Estratto del documento

“Il silenzio”

Tesina multidisciplinare

Silvia Canturi

Anno scolastico:

2012-2013

V DP

Ist. Sup. Statale Carlo Levi

Indice

PAG 1: Prefazione e introduzione

Parte prima

- 1. Pio XII e l'Olocausto........................ pag. 5

1

- Libro di supporto “Il Papa e il Diavolo” (Phayer)

Parte seconda

- 2.1 Seneca............................................ pag. 10

- 2.2 Ungaretti........................................ pag. 13

- 2.3 Beckett.......................................... pag. 16

Parte terza

- 3.1 Nietzsche........................................ pag. 21

- 3.2 Munch.............................................. pag. 23

Parte quarta

- 4.1 Maria Montessori.............................. pag. 28

- 4.2 Comunicazione non verbale.............. pag. 30

- 4.3 Il collocamento obbligatorio.............. pag. 32

Parte quinta

- 5.1 Il benessere dell'apparato

cardiocircolatorio............................... pag. 35

Matematica

- 6.0 Il teorema della permanenza del segno.. pag. 38

Prefazione e introduzione

Prefazione

“Sul muro ritrovai la vecchia scritta: TISINA, (SILENZIO);

però sotto c'era una grande voragine slabbrata creata da

un'esplosione. Il custode mi dice che è stata lasciata così

per ricordare che quel silenzio è stato violato.”

(Margaret Mazzantini - “Venuto al mondo”)

Ho voluto incentrare il mio percorso pluridisciplinare sul silenzio e i suoi tanti aspetti.

La mia riflessione prende spunto dalla frase tratta dal romanzo dell'autrice italiana Margaret Mazzantini; la citazione appare come un'“ossimoro” visivo che accosta il significato del silenzio con il suo opposto estremo, la voragine creata da un'esplosione di guerra.

Noi siamo abituati a riempire la vita con rumori che non danno spazio al silenzio; sembriamo temerlo come fosse un precipizio verso il vuoto, ma in realtà esso è quella “pausa” che, come in musica, dà un significato ai suoni.

Il silenzio ci arricchisce.

Il silenzio crea un “rumore comunicativo” più forte della parola, e molti poeti e personaggi illustri di tutte le epoche hanno trovato nel silenzio la condizione adatta al proprio animo per esprimere ciò che di più profondo essi possedevano e, soprattutto, l'ho voluto trattare perché considero il silenzio come un'occasione fondamentale e rappresentativa anche di me stessa.

Introduzione

I vari aspetti del silenzio che andrò ad analizzare sono suddivisi in questo modo all'interno della tesina: la prima parte tratta il silenzio di guerra e quindi il ruolo e il comportamento della Santa Sede di fronte allo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, con il supporto del libro “Il Papa e il diavolo” dello storico Michael Phayer.

La seconda parte analizza la ricerca del silenzio in campo letterario, introducendo a riguardo le riflessioni di Giuseppe Ungaretti, Seneca e Samuel Beckett.

La terza parte affronta il modo attraverso cui il silenzio è inteso come mera illusione di una società perfetta, attraverso “L'urlo” di Edvard Munch e il pensiero di Nietzsche.

La quarta parte riguarda la condizione di chi è obbligato al silenzio, i sordomuti, partendo da una breve storia su come sia cambiato l'approccio pedagogico verso questi, arrivando al metodo Montessoriano e alle leggi in ambito lavorativo varate a loro favore.

Inoltre, esamina il linguaggio non verbale, con riferimenti a Jerome Bruner e ai tipi di linguaggio dell'infanzia. La quinta parte tratta del silenzio come prevenzione del benessere dell'individuo con collegamenti riguardanti il sistema circolatorio.

Parte prima

(Il silenzio di guerra) 3

Parliamo di....

Uno tra gli aspetti più importanti della seconda guerra mondiale è il silenzio della Chiesa cattolica, prima, durante e in parte dopo l'Olocausto.

La posizione di Pio XII influì notevolmente sul corso degli eventi; se egli avesse preso una posizione rispetto alla situazione degli ebrei, il corso della storia sarebbe stato diverso, modificato positivamente o negativamente.

Infatti ciò che maggiormente ha fatto pensare che Pio XII fosse “il Papa di Hitler” è proprio la sua assenza continua di interventi e di condanna dell'antisemitismo. Diversi critici hanno preso in analisi questo aspetto della storia schierandosi pro o contro gli interventi ecclesiastici; molti sono soliti sostenere che la Chiesa ha fatto “ciò che poteva”, dando rifugio nella Santa Sede a chi degli ebrei si fosse convertito e fosse riuscito a scappare dalla trappola dei campi di concentramento e di sterminio. Altri invece vedono nella figura di Pio XII tutto fuorché la figura di un Papa; una persona corrotta, che ha sporcato l'immagine della Chiesa per preservare i propri interessi territoriali ed economici.

Michael Phayer ha condotto nel libro “Il Papa e il Diavolo” una dettagliata analisi dei documenti ecclesiastici negli anni che vanno dal primo dopoguerra al Concilio Vaticano II, analizzando in modo obiettivo tutti gli aspetti salienti. Il suo, oltre ad essere un «importante contributo alla lettura dell'Olocausto» (Publisher Weekly), mi ha dato modo di poter sviluppare e approfondire maggiormente questa tematica. 4

“Sembra che il Santo Padre abbia deciso di adottare la politica dello struzzo verso queste note atrocità. Come conseguenza di questo comportamento esasperante si avverte che la grande autorità morale goduta da Pio XI in tutto il mondo è oggigiorno offuscata.”

“Le chiese vengono profanate o chiuse, la religione fatta oggetto di scherno, non si tengono più funzioni, i vescovi sono rimossi dalle loro sedi, centinaia di preti sono uccisi o imprigionati, le suore sono alla mercè di ladri depravati, ostaggi innocenti sono assassinati ogni giorno davanti agli occhi dei bambini, e nonostante questo il papa se ne sta in silenzio come se ciò che accade al suo gregge non lo riguardasse.”

“Durante la marcia forzata, una madre cercò di salvare il suo bambino lanciandolo oltre il recinto che circondava il ghetto, ma sbagliò mira e il bambino rimase impigliato nel filo spinato. Le sue urla furono presto taciute dalle pallottole (delle guardie).”

“Lifton ha scoperto che spesso i medici in servizio nelle SS operavano diligentemente in alcune circostanze della loro professione medica (cercando una cura per la malaria, ad esempio) «per riparare» ai loro omicidi.”

Parte prima - Il silenzio di guerra

1.1 Il silenzio di Pio XII

Libro di supporto:

Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, Papa Pio XI avvertì, in seguito alla “notte dei cristalli” (1938), l'aspetto razziale dell'antisemitismo della Germania nazista; egli infatti emanò atti che denunciavano questi atteggiamenti. Malauguratamente però nel 1939 egli morì e l'avvento di Pio XII cambiò la situazione in Vaticano. Eugenio Pacelli era terrorizzato all'idea di un possibile intervento di Hitler contro la Chiesa cattolica e fu promotore egli stesso nel 1929 dei Patti Lateranensi; Pio XI, che aveva inizialmente mantenuto il silenzio in rispetto del Concordato, dopo il 1938 avrebbe voluto rompere i rapporti con Hitler, ma fu dissuaso dal suo successore.

Due degli eventi che meglio possono descrivere l'ambiguità del Vaticano furono i casi di Polonia e Croazia che precedettero l'Olocausto. È importante parlarne perché il genocidio protratto verso il popolo polacco e croato andava ben oltre la popolazione ebraica e, anche in questo caso, il Papa non reagì.

In Polonia (1939) i tedeschi avevano come obiettivo la creazione di nuovo “spazio vitale” e perciò la distruzione dell'intero paese a prescindere dalla nazionalità degli abitanti; non solo il popolo ebraico subì il genocidio, ma soprattutto i polacchi cristiani, che rappresentavano la potenza principale in uno stato cattolico come la Polonia. Diverse furono le richieste d'aiuto, le parole dure ascoltate da Pio XII, eppure egli decise la strada del silenzio e della diplomazia: scelse di essere neutrale. I motivi principali sono due: Pio XII aveva paura di un possibile attacco da parte dei nazisti e, inoltre, schierandosi contro i tedeschi avrebbe accettato la possibilità di un'alleanza con un popolo comunista quale la Russia, e questo per il Papa era impensabile.

In Croazia (1941) vigeva il movimento filofascista e filo-cattolico degli Ustascia; Pavelic, in accordo sia con Hitler che con la Chiesa cattolica, voleva formare uno stato croato cattolico. Il genocidio perpetrato in Croazia dagli Ustascia però fu così deplorevole e violento da spingere persino Italia e Germania a criticare questo accanimento contro i serbi non cattolici e gli ebrei. Il Vaticano era consapevole dei crimini commessi, ma le uniche vie che adottò furono quelle diplomatiche, senza mai intervenire contro la politica di Pavelic, giustificando la Croazia di essere un paese giovane che, come tutti i giovani, poteva sbagliare e che perciò aveva diritto a una seconda opportunità. Dietro questo comportamento di biasimo di Papa Pio XII c'era il suo interesse nel vedere la Croazia diventare uno stato satellite della Chiesa cattolica.

Anche nel momento in cui la Santa Sede avrebbe potuto intervenire senza il rischio di attacchi tedeschi, il Papa tacque per salvaguardare i suoi interessi. 5

Parte prima - Il silenzio di guerra

Durante tutto il corso della guerra, a partire dall'operazione Barbarossa, si è certi che, nonostante le difficoltà di comunicazione, al Papa giunsero migliaia di segnalazioni riguardanti l'Olocausto e che quindi ne fosse a conoscenza. La sua posizione però non cambiò, ci furono addirittura tante minacce da parte dei vescovi europei che volevano sottrarlo all'incarico papale, ed egli a queste provocazioni rispose con un unico intervento nel discorso di Natale del 1942 in cui spese 27 parole, non esplicitamente d'accusa, sull'Olocausto (su 26 pagine di discorso). Egli non comunicò mai le informazioni che conosceva neanche ai movimenti impegnati a proteggere gli ebrei; egli stesso sosteneva che di fronte alla questione dell'Olocausto le sue priorità erano altre.

I motivi che spinsero Pio XII ad agire in questo modo furono principalmente due: la paura di bombardamenti su Roma e del comunismo. Pio XII era filo-tedesco, non filo-nazista, perché sapeva che la Germania era l'unico stato in grado di bloccare la Russia comunista. Inoltre il Papa era preoccupato dell'integrità del Vaticano, tant'è che, dopo la sconfitta della Germania da parte degli alleati, egli supplicò Roosevelt e Churchill di non colpire il Vaticano e le sue proprietà. Di tutta risposta Churchill gli disse di non aver visto tanto interesse da parte di Pio XII quando ad essere bombardate furono Londra e Parigi, e Roosevelt rispose che, nonostante il trattamento di favore, egli doveva far presente che «la guerra è guerra». Di lì a poco, nel 1943, furono colpite le proprietà ecclesiastiche, e bombe caddero anche sul Vaticano senza arrecare però molti danni.

A guerra finita, nel 1945, si aprì il dibattito sulle responsabilità dell'Olocausto e la Chiesa cattolica cercò di scaricare la propria parte di responsabilità, sottolineando quegli interventi nei quali aveva offerto rifugio presso la Santa Sede ad alcuni ebrei convertiti.

Si ricordano gli interventi di molti sacerdoti e ministri che hanno rischiato la vita per essersi ribellati, eppure la Chiesa e i vescovi non si esposero mai; anzi, molti di loro intercedettero per liberare i criminali nazisti dalle sentenze di morte, fornendo loro credenziali e denaro per scappare. Innanzitutto per Pio XII, che era personalmente coinvolto in questi avvenimenti, il solo fatto di essere nazista non rendeva quegli uomini dei criminali, e inoltre il solo fatto di essere anticomunisti superava ogni aspetto negativo dovuto alla loro appartenenza al partito nazista.

Durante la guerra fredda i cattolici furono spietatamente vittimistici per evitare qualsiasi tipo di condanna o colpa nei loro confronti. Intanto Papa Pio XII, persino sulla questione ebraica riguardante la Palestina, si schierò in difesa dei diritti dei cattolici senza preoccuparsi del popolo ebraico, giustificando le sue scelte con l'insegnamento della Chiesa che 6

Parte prima - Il silenzio di guerra

negava agli ebrei la Terra Santa.

Solamente dopo la morte di Pio XII la questione dell'Olocausto acquisì una nuova importanza. Con il Concilio Vaticano II nel 1965 Papa Giovanni XXIII ascoltò le storie di Isaac, un ebreo francese sopravvissuto, rendendole pubbliche, tant'è che il documento ufficiale del Concilio, “Nostra aetate”, contiene diversi spunti di riflessione sull'Olocausto.

Quando nel 1963 papa Giovanni morì il mondo ebraico perse un grande amico. 7

Pio XII e gli ebrei di Roma

Il più grande rastrellamento di ebrei in Italia fu compiuto a Roma nel 1943. Più di 2000 ebrei furono temporaneamente rinchiusi nella scuola militare distante circa 2 km dal Vaticano; furono portati il giorno successivo alla stazione di Roma e dopo 5 giorni arrivarono ad Auschwitz. In nessuna circostanza papa Pio XII si trovò più vicino all'Olocausto che in questa, e nonostante ciò non fece niente per evitarlo. Il papa seppe dell'imminente rastrellamento con largo anticipo, ma decise di non avvertire gli ebrei, e infine, dopo che gli ebrei furono deportati, il papa non condannò la Germania per questa barbarie.

Parte seconda

(Silenzio letterario) 8

Parliamo di...

Quando si parla di ricerca si sottintende il bisogno di essa. Dall'antica Roma dei tempi di Nerone fino ai nostri giorni il silenzio rappresenta quel “luogo figurato” che l'uomo, e più specificamente l'artista, cerca per potersi rifugiare.

Lucio Anneo Seneca vive e opera durante il principato di Nerone.

  • La sua attività oratoria fu molto cospicua e soprattutto influenzata dalla situazione politica di Roma e dalle correnti filosofiche di carattere stoico ed epicureo. Il suo approccio al silenzio, inteso come letterario, nasce perciò dall'esigenza sia di rompere i rapporti con Nerone dopo che egli uccise Agrippina nel 95 a.C., sia di ritirarsi a vita privata per poter rivestire il ruolo del saggio secondo le ideologie filosofiche a cui Seneca fa riferimento.
  • Giuseppe Ungaretti è un poeta ermetico. Egli riconosce nel silenzio sia una condizione poetica che esistenziale. Riguardo alla sua poetica egli ridava alla parola una nuova risonanza come se essa esprimesse tutta la sua essenza solo se isolata in uno spazio bianco, come un suono nel silenzio. Riguardo alla condizione esistenziale, egli considera il silenzio l'unico “luogo” in cui il poeta può esprimere i suoi sentimenti; questo tema lo ritroviamo nella poesia “Il silenzio”, in cui egli scrive della nostalgia per la sua città natale Alessandria d'Egitto.
  • Samuel Beckett è un drammaturgo irlandese vissuto nel 1900. Egli sceglie di fare del silenzio il filo conduttore di tutte le sue opere per opporsi alla crisi di libertà di linguaggio dovuta ai totalitarismi. La sua produzione è sicuramente influenzata dalle guerre mondiali; la devastazione, il dolore, la distruzione, il rumore che egli visse in prima persona si traduce in opere in cui la forma più importante di espressione è appunto il silenzio. 9

“Tutti gli esseri umani sono manifestazioni di un unico spirito universale.”

(Lucio Anneo Seneca)

“If I have been known who Godot is, I would have written it in the script”

(Samuel Beckett)

“It's only the surface. Under the sea, everything is stationary as a tomb. There isn't noise. All day and all night, there isn't a noise.”

(Samuel Beckett)

“Se il carattere dell'800 era quello di stabilire legami a furia di rotaie e di ponti e di pali e di carbone e di fumo-

il poeta d'oggi cercherà dunque di mettere a contatto immagini lontane, senza fili”

[Giuseppe Ungaretti]

Parte seconda - Lucio Anneo Seneca

LVI Epistula ad Lucilium

2.1 Seneca

Lo stoico Lucio Anneo Seneca fece dell'etica il campo fondamentale della conoscenza. Egli sosteneva che:

il saggio può gradualmente avvicinarsi alla perfezione controllando e superando la propria ira, ritenuta come malattia dell'anima;

il saggio non può essere toccato da alcun danno né da alcuna offesa: ciò presuppone l'assoluta autosufficienza, ovvero l'autarkeia;

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Sintesi

Introduzione soluzione tesina

“Sul muro ritrovai la vecchia scritta: Tisina, (silenzio); però sotto c'era una grande voragine slabbrata creata da un'esplosione. Il custode mi dice che è stata lasciata così per ricordare che quel silenzio è stato violato.” (Margaret Mazzantini - “Venuto al mondo”).

Ho voluto incentrare la mia tesina di maturità sul silenzio e i suoi tanti aspetti. La mia riflessione prende spunto dalla frase tratta dal romanzo dell'autrice italiana Margaret Mazzantini; la citazione appare come un “ossimoro” visivo che accosta il significato del silenzio con il suo opposto estremo, la voragine creata da un'esplosione di guerra. Noi siamo abituati a riempire la vita con rumori che non danno spazio al silenzio; sembriamo temerlo come fosse un precipizio verso il vuoto, ma in realtà esso è quella “pausa” che, come in musica, dà un significato ai suoni.

Il silenzio ci arricchisce. Il silenzio crea un “rumore comunicativo” più forte della parola e molti poeti e personaggi illustri di tutte le epoche hanno trovato nel silenzio la condizione adatta al proprio animo per esprimere ciò che di più profondo essi possedevano e soprattutto l'ho voluto trattare, perché considero il silenzio come un'occasione fondamentale e rappresentativa anche di me stessa. Inoltre la mia tesina permette dei collegamenti con altre materie scolastiche.

Collegamenti

Silenzio tesina

  • Storia: Il silenzio di Pio XII durante l'Olocausto.
  • Latino: Seneca.
  • Italiano: Giuseppe Ungaretti.
  • Inglese: Samuel Beckett.
  • Filosofia: Nietzsche.
  • Storia dell'arte: Edvard Munch.
  • Pedagogia: Maria Montessori.
  • Metodologia: La comunicazione non verbale (Ekmann e Bruner).
  • Diritto: Il collocamento obbligatorio per i sordomuti.
  • Biologia: Il benessere dell'apparato cardiocircolatorio con il silenzio.
  • Matematica: Il teorema della permanenza del segno.
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