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Tesina d’esame

3^ media

Anno scolastico 2010-2011

“Il razzismo”

A cura di: Macauda, 3^C

Indice

Antologia

  • Il razzismo;
  • Martin Luther King, I have a dream.

Letteratura

  • Vita e opere di Primo Levi;
  • Poesia “Se questo è un uomo”.

Storia

  • Il nazismo.

Educazione alla cittadinanza

  • L’Italia repubblicana;
  • Costituzione italiana;
  • Ordinamento dello Stato.

Geografia

  • La Germania;
  • Profilo storico;
  • Territorio;
  • Popolazione;
  • Città;
  • Economia.

Inglese

  • The Racism.

Francese

  • Sos Racisme;
  • Les droits de l’homme.

Musica

  • La musica leggera e la musica in Italia

Storia dell’arte

  • Pablo Picasso;
  • Guernica, 1937.

Narrativa

  • Immigrazione e razzismo. 2

Scienze

  • I vulcani.

Educazione fisica

  • Lo scheletro;
  • Le articolazioni;
  • I muscoli.

Educazione tecnica

  • Produzione e trasformazione dell’energia;
  • Le centrali elettriche;
  • Macchine in uso nelle centrali elettriche;
  • Centrale termonucleare. 3

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Il razzismo

1. Le origini del razzismo

Con il termine razzismo vengono indicate le teorie e i comportamenti tesi a realizzare e giustificare la supremazia di una razza sulle altre.

Questo pregiudizio si fondava sulle teorie pseudoscientifiche di due secoli fa che individuavano all’interno della specie umana numerose razze riconducibili a quattro gruppi (negroide, australoide, mongoloide, europoide), ciascuno con caratteristiche biologiche ben definite.

L’appartenenza ai vari gruppi (comunemente confusi con le razze) veniva determinata prevalentemente in funzione del colore della pelle, riconoscendo una presunta superiorità alla razza bianca.

Oggi queste teorie appaiono del tutto bizzarre in quanto sono prive di qualsiasi fondamento scientifico. La genetica ha dimostrato infatti con grande chiarezza che le differenze biologiche tra i diversi gruppi umani, che sono esclusivamente la conseguenza di un lungo processo di adattamento a specifiche condizioni ambientali, sono così poco significative da rendere improponibile la classificazione per razze per la specie umana.

Conoscere la falsità di questi principi è indispensabile per evitare la diffusione di qualsiasi forma di discriminazione razziale e per comprendere che ogni individuo ha diritto, al di là di qualsiasi diversità, sia essa somatica od anche socio-culturale, alla dignità e al rispetto.

2. La discriminazione negli Usa. La “soluzione finale” di Hitler. L’apartheid

Il fenomeno del razzismo si è manifestato anche in epoche antecedenti al XIX secolo.

Dopo la nascita degli Stati Uniti d’America il problema razziale si evidenziò in tutta la sua crudezza: negli stati del Sud i coloni bianchi sottoposero a dure forme di discriminazione e segregazione la popolazione di colore, che non vide mutare il suo stato di sottomissione neppure dopo l’abolizione della schiavitù sancita da un emendamento della Costituzione nel 1865, cioè dopo la Guerra di Secessione.

Nello stesso anno sorse il Ku Klux Klan, società segreta razzista tendente a difendere la posizione di supremazia dei bianchi sui neri con azioni violente e terroristiche dei suoi membri. Da qualche anno, peraltro, si parla di un “ritorno” del Ku Klux Klan tradizionale ad opera di un gruppo temibile e compatto che si batte questa volta contro gli islamici e gli immigrati clandestini.

Solo dopo la seconda guerra mondiale la lotta al razzismo negli Stati Uniti cominciò a registrare significativi successi soprattutto a opera della stessa popolazione di colore che, guidata dal pacifista Martin Luther King e dal più radicale Malcom X, riuscì ad avanzare sul cammino dell’integrazione sociale.

Tuttavia, la forma più atroce di razzismo fu quella praticata in Germania contro gli Ebrei da parte del regime nazista. Convinti della superiorità della razza “ariana” germanica, gli ideologi del nazismo, con in testa Adolf Hitler, promossero una ossessiva campagna propagandistica contro gli Ebrei. Lo stesso Hitler, appena assunto il potere, perseguì la preservazione e la “purificazione” del popolo tedesco sottoponendo gli Ebrei a pesanti persecuzioni per giungere, successivamente, a sostenere la necessità della soluzione finale, ovvero del genocidio.

Tale delirante progetto fu intrapreso nel corso della seconda guerra mondiale con l’Olocausto, cioè la soppressione fisica di 6 milioni di Ebrei (da questi chiamata Shoah), alla cui deportazione nei campi di sterminio contribuirono alcuni governi europei alleati dei nazisti.

Anche l’Italia fascista, con la Carta della razza, diede il suo apporto alla persecuzione antiebraica, varando una serie di misure discriminatorie, come l’esclusione degli Ebrei da impieghi pubblici e il divieto di matrimoni misti.

Dopo il terribile tentativo di annientamento del popolo ebraico, il razzismo fu duramente condannato da tutti i paesi del mondo.

Ciononostante, la discriminazione razziale esplose di nuovo e in modo clamoroso in Sudafrica, dove la popolazione bianca risultante dai colonizzatori olandesi diede il via alla politica dell’apartheid. Tale politica impose la limitazione dei diritti politici e civili della maggioranza nera e la sua rigida separazione dai bianchi nelle zone residenziali, negli uffici pubblici, nei luoghi di lavoro, nelle scuole.

La politica segregazionista del Sudafrica ha cominciato a subire una lenta revisione solo dal 1983. La continua rivolta dei ghetti neri e le conseguenti dure condanne internazionali per le sanguinose repressioni hanno consentito la graduale abrogazione delle leggi su cui si reggeva il sistema dell’apartheid.

Nel 1990 è stato liberato, dopo venticinque anni di prigionia, Nelson Mandela, l’amato leader del movimento anti-apartheid. Tre anni dopo, nel 1993, egli ha riportato uno straordinario successo nelle prime libere elezioni a suffragio universale che lo hanno consacrato presidente della Repubblica Sudafricana.

3. Il nuovo razzismo

Negli ultimi anni è tornato ad aleggiare su tutta l’Europa il fantasma livido del razzismo, un male antico che sembrava ormai sconfitto e relegato nei libri di storia. Sono paradossalmente riaffiorati l’intolleranza e l’odio per il “diverso”, che hanno assunto la forma di xenofobia, ovvero l’avversione per gli stranieri e per tutto ciò che è straniero.

I vecchi ideali nazionalisti sono riemersi con rinnovato vigore nella nuova Germania, turbata dai contraccolpi sociali ed economici di una riunificazione che inizialmente ha comportato gravi problemi. In questa difficile fase di transizione sono sorti movimenti di ispirazione neonazista, i cui militanti, noti con il nome di naziskin, hanno scatenato una violenza feroce contro gli extracomunitari e, più in generale, contro tutte quelle minoranze etniche, religiose e sociali che da sempre sono le vittime predestinate della discriminazione razziale.

Questi giovani fanatici, riconoscibili per le loro teste rasate e per i giubbotti di pelle nera contrassegnati da simboli di morte, sono stati protagonisti di numerosi e sanguinosi episodi di violenza. In Germania hanno scatenato feroci cacce contro gli immigrati.

Le bande di naziskin hanno seminato terrore e morte anche nel nostro paese, dove hanno scelto gli stadi come scenari preferiti, per manifestare ogni domenica con striscioni, slogan e pestaggi le loro deliranti convinzioni razziali. In questi ultimi tempi, a seguito degli sconvolgimenti politici verificatisi nei Paesi dell’Europa Orientale e a quelli recentissimi della cosiddetta “Primavera araba”, è in atto un’ulteriore ondata migratoria. Purtroppo i popoli dell’Europa Occidentale non sono ancora preparati psicologicamente ad accogliere persone così diverse per caratteristiche somatiche e culturali.

Vi è inoltre da considerare che numerosi extracomunitari entrano clandestinamente nei vari Paesi (a partire dall’Italia per evidenti motivi di collocazione geografica) e vi soggiornano illegalmente senza regolari permessi. C’è poi da rilevare che sono pochi coloro che riescono a trovare un lavoro e che, quando ciò avviene, si tratta spesso di occupazioni saltuarie, a carattere vessatorio, mal retribuite, prive di copertura assicurativa, previdenziale ed assistenziale.

Una gran parte di extracomunitari è costretta a “sbarcare il lunario” vendendo chincaglieria ad ogni angolo di strada o ai semafori nelle grandi città o lungo gli ottomila Km di coste italiane (sono i cosiddetti “Vu’ cumprà”), trascorrendo la notte in alloggi di fortuna, se non addirittura all’addiaccio.

Molto frequentemente, gli immigrati provenienti dall’Africa vengono assoldati per delle organizzazioni criminali, specie per lo spaccio della droga e per la prostituzione.

Recentissimi e sanguinosi fatti di cronaca hanno dimostrato che ormai, accanto alle tradizionali bande mafiose e camorristiche, sta sorgendo una vera e propria “mafia nera”. Questa escalation di violenza sta incrementando il razzismo che non distingue fra “buoni”, la stragrande maggioranza, e “cattivi”, creando attorno a tutti gli immigrati un’atmosfera di differenza se non di sordido odio pronto a manifestarsi alla prima occasione. È così che gli italiani, come hanno scritto autorevoli commentatori, hanno scoperto di non essere poi così tolleranti come avevano ritenuto, dimenticando che anch’essi sono stati migranti subendo gravi discriminazioni.

Senza dubbio una parte degli immigrati ha lavori occasionali e marginali. Ma secondo me loro partecipano in maniera proficua all’economia italiana in settori occupazionali in cui è difficile reperire manodopera locale per mansioni assai faticose e poco retribuite.

Penso al bracciantato agricolo, ipersfruttato al sud, ai sempre più numerosi operai semplici nelle fabbriche, alla manovalanza nei lavori pesanti (per esempio, nell’edilizia) o socialmente poco apprezzati (per esempio, nelle imprese di pulizie), alle badanti e ai collaboratori domestici. Si tratta di un grande contingente di lavoratori, che costituisce manodopera insostituibile (pochi italiani sono disposti a fare quei lavori), che, oltre ad essere una risorsa economica, è un bene sociale.

Immagino cosa accadrebbe se d’un tratto sparissero tutte le badanti straniere!!! Sarebbe un disastro per le famiglie italiane, che avrebbero difficoltà serissime, se non insormontabili, nell’esercizio dei compiti di cura con parenti anziani non autosufficienti.

Oppure cosa accadrebbe se d’un tratto sparissero tutti gli operai semplici stranieri dalle catene di montaggio? Venendo a mancare porzioni del processo produttivo, il danno, oltre che economico, sarebbe sociale in termini di precarizzazione o perdita del lavoro da parte della stessa manodopera italiana; insomma, a cascata ne risulterebbe della sofferenza sociale.

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Martin Luther King

Nel 1963, circa duecentocinquantamila persone, neri e bianchi di ogni ceto e religione, marciarono su Washington nel corso di una grande manifestazione intesa a sensibilizzare l’opinione pubblica su una serie di gravi problemi riguardanti il lavoro e la libertà. In quegli stessi anni, negli Stati Uniti la discriminazione razziale verso i neri era ancora molto pesante, soprattutto in alcuni Stati, e questo nonostante la Costituzione degli Stati Uniti abbia sempre dichiarato che i diritti fondamentali sono garantiti a tutti i cittadini senza distinzione. I manifestanti si raccolsero infine ai piedi del monumento del presidente Abraham Lincoln. Li guidava Martin Luther King, che pronunciò un discorso sulla democrazia così denso di significato che ancor oggi è rimasto esemplare.

“I have a dream” (Io ho un sogno)

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi neri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Ma cento anni dopo, il nero ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del nero è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il nero ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il nero langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un “pagherò” del quale ogni americano sarebbe diventato erede.

Questo “pagherò” permetteva che tutti gli uomini, sì, i neri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.

È ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo “pagherò” per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai neri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: “fondi insufficienti”. Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso.

Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei neri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.

Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i neri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.

Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai neri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.

Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità nera non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: “Quando vi riterrete soddisfatti?” Non saremo mai soddisfatti finché il nero sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.

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Sintesi

Introduzione razzismo tesina

Questa tesina di terza media descrive il razzismo. L'argomento è collegabile, nella tesina, con i seguenti argomenti: in Antologia il razzismo; Martin Luther King, I have a dream, in Letteratura vita e opere di Primo Levi; “Se questo è un uomo”, in Storia il nazismo, in Educazione alla cittadinanza l’Italia repubblicana; Costituzione italiana; Ordinamento dello Stato, in Geografia la Germania, in Inglese the Racism, in Francese Sos Racisme; Les droits de l’homme, in Musica la musica leggera e la musica in Italia, in Storia dell'arte Pablo Picasso, Guernica, in Narrativa Immigrazione e Razzismo, in Scienze i vulcani, in Educazione fisica lo scheletro, le articolazioni, i muscoli, in Educazione tecnica la produzione e trasformazione dell’energia, le centrali elettriche, le macchine in uso nelle centrali elettriche e la centrale termonucleare.

Collegamenti

Razzismo tesina

  • Antologia: Il razzismo; Martin Luther King, I have a dream.
  • Letteratura: Vita e opere di Primo Levi; “Se questo è un uomo”.
  • Storia: Il nazismo.
  • Educazione alla cittadinanza: L’Italia repubblicana; Costituzione italiana; Ordinamento dello Stato.
  • Geografia: La Germania.
  • Inglese: The Racism.
  • Francese: Sos Racisme; Les droits de l’homme.
  • Musica: La musica leggera e la musica in Italia.
  • Storia dell'arte: Pablo Picasso, Guernica.
  • Narrativa: Immigrazione e Razzismo.
  • Scienze: I vulcani.
  • Educazione fisica: Lo scheletro, le articolazioni, i muscoli.
  • Educazione tecnica: Produzione e trasformazione dell’energia, le centrali elettriche, le macchine in uso nelle centrali elettriche e la centrale termonucleare.
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