Estratto del documento

Tesina maturità 2011/2012

“I sette vizi capitali”

A cura di:

Santoni Julien

Classe: V Sezione: A

I 7 vizi capitali

  • Lussuria:
  • Ira: Invidia
  • Gola: Feuerbach, La teoria degli alimenti - “L’uomo è ciò che mangia”. (Filosofia)
  • Superbia: The Aesthetic Movement and its best author, Oscar Wilde. (Inglese)
  • Avarizia: Giovanni Verga - “Mastro Don Gesualdo”, “La Roba”. (Italiano)
  • Accidia: Seneca, “De Otio”. (Latino)

Prima guerra mondiale. (Storia)

Il vulcano, una delle tante manifestazioni dell’ira della natura. (Scienze della Terra)

Gustav Klimt, Giuditta I, 1901 (Storia dell’arte)

Premessa

“Non possiamo evitarli…

… non possiamo ignorarli…

… dall’alba dei tempi si sono impadroniti di noi...

… ci seguono…

… non ci abbandonano…

… perché sanno che prima o poi…

… assaporeranno la nostra anima…

… persino gli angeli più vicini a Dio hanno ceduto al loro fascino…

… per poi cadere nelle profondità oscure dell’Inferno.”

I vizi, come ben sappiamo, sono abitudini dannose alle quali l’uomo si abbandona in quanto essere “imperfetto”. Il primo a sottolineare i sette vizi capitali fu Tommaso D’Aquino, il quale li definì tali perché essi ne originano altri e quindi, chi si macchia di queste colpe, difficilmente riesce poi a fermarsi e fare ammenda.

L’idea di scegliere questa tesina è nata all’improvviso leggendo un articolo di giornale che ricordava la famosa frase del filosofo Feuerbach: “L’uomo è ciò che mangia”.

Da lì, ho pensato di affrontare il peccato di gola.

Introduzione

Dal Cristianesimo fino alla fine del XVII secolo

Con il Cristianesimo il concetto di vizio diventa la ripetizione non occasionale del peccato; il peccato è l’atto singolo e occasionale. I vizi vengono definiti “capitali” perché si pensa che da essi ne derivino altri. Pochi sanno che inizialmente i vizi erano 8: gola, lussuria, avarizia, tristezza, ira, accidia, vanagloria e superbia; la tristezza era vista come un sentimento che indicava il non apprezzare le opere che Dio aveva compiuto per gli uomini.

Secondo la Chiesa il peccato più grave era la superbia, perché con questo sentimento l’uomo tendeva a mettersi sullo stesso livello di Dio, considerandolo addirittura inferiore. Infatti è proprio la superbia il peccato di cui si macchiarono Lucifero, Eva e Adamo.

Successivamente la tristezza venne assemblata all’accidia e si aggiunse l’invidia. I vizi rimasero 8 ma si pensava che fossero 7 più 1 perché la superbia era considerata, come ho precedentemente detto, la radice di tutti gli altri.

Nella società moderna

Spesso l’uomo si sente protagonista nel mondo, invincibile, tende a guardare gli altri prima di se stesso. Se ci si riflette un po’, ci accorgeremo tutti che almeno una volta abbiamo peccato nel sentirci non adatti né preparati al ritmo incessante che la vita impone, nel non saper resistere a quel dolce che sembra chiamarci da dietro una vetrina, di invidiare qualcuno solo perché possiede qualcosa in più di noi.

Beh, secondo me, siamo tutti vittime o carnefici dei sette peccati capitali e ad oggi peccare è diventato quotidianità.

Nella letteratura italiana

Dante Alighieri, il nostro caro ed amatissimo padre della letteratura italiana, scriverà la sua opera più celebre: “La Divina Commedia”. Non voglio soffermarmi troppo su questo grande poeta perché ci sarebbero fiumi di parole da versare; vorrei invece far notare come sia strettamente legato con la mia tesina.

Analizzando il Purgatorio, la seconda delle tre cantiche della Divina Commedia, notiamo la sua suddivisione in sette cornici, nelle quali si espiano proprio i sette peccati capitali (peccati considerati “lievi” dalla religione cattolica):

  • Nella 1° cornice troviamo i Superbi, che come pena hanno l’obbligo di camminare portandosi dei pesi.
  • Nella 2° cornice troviamo gli Invidiosi, che indossano un cilicio e hanno le palpebre cucite da un filo di ferro.
  • Nella 3° cornice troviamo gli Iracondi, che sono costretti a camminare nel fumo.
  • Nella 4° cornice troviamo gli Accidiosi, che corrono gridando esempi di accidia punita e di sollecitudine.
  • Nella 5° cornice troviamo gli Avari che sono distesi e legati.
  • Nella 6° cornice troviamo i Golosi, che, come ben possiamo immaginare, sono puniti patendo la sete e la fame.
  • Nella 7° ed ultima cornice del Purgatorio troviamo i Lussuriosi, che camminano nel fuoco.

Ogni cornice ha un custode angelico e gli espianti hanno sott’occhio esempi del loro vizio punito e della virtù opposta.

Il Purgatorio dunque ha la funzione principale di espiazione, riflessione e pentimento; ed è solo attraverso il cammino, il pellegrinaggio verso Dio, che l’anima può aspirare alla redenzione da questi vizi capitali.

Analoghi vizi li troviamo anche nell’Inferno, la prima delle tre cantiche della Divina Commedia.

In realtà però Dante credeva che il più grave tra i 7 peccati capitali fosse l’accidia, l’indolenza, l’inerzia, l’incapacità di agire all’interno della propria vita e della società. Dante era un uomo teso verso la vita attiva, convinto che l’uomo dovesse intervenire in prima persona nell’agire politico (pagò ciò lui stesso con l’esilio).

Ai suoi occhi questo non poteva che essere il peggiore dei peccati, la causa della degenerazione morale e politica della società umana, la causa principale della presenza del male sulla Terra.

Dante Alighieri e la sintesi del purgatorio.

Per Gabriele D’Annunzio invece i vizi erano solo cinque poiché egli non dava importanza alla lussuria e all’avarizia. Infatti è risaputo che il Poeta era un uomo a cui piaceva avere molte amanti; inoltre eliminò dai vizi l’invidia perché, sebbene egli fosse pieno di debiti, sperperava tutto ciò che aveva per comprare cose futili, ma lo faceva per la semplice estetica.

In effetti, dalle sue notizie biografiche, sappiamo che non si fece mancare nulla, circondandosi di cose belle e vivendo la vita con la “v” maiuscola.

Per lui la qualità degli uomini si dimostrava vivendo in pieno in un mondo “universale”, secondo il concetto dell’Estetismo, tra virtù e vizi sfrenati (tutti temi che ritroveremo nel suo “chef d’oeuvre Il Piacere”).

Gabriele D’Annunzio.

Cit: “Habere non haberi” - Possedere e non essere posseduti.

L’espressione giustifica le ricchezze, ma mette in guardia l’uomo dalla possibilità di essere posseduto da esse. Questa citazione possiamo trovarla ne “Il Piacere”.

La gola

La gola è il desiderio di “ingerire” più di quanto l’individuo necessiti. Rappresenta l’ingordigia di cibi e bevande, quindi può definirsi il vizio dell’eccesso. Gusto e olfatto sono i sensi più arcaici che mettono in moto le zone più primitive del cervello, quelle su cui

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 15
Sette vizi capitali - Tesina per liceo scientifico Pag. 1 Sette vizi capitali - Tesina per liceo scientifico Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 15.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sette vizi capitali - Tesina per liceo scientifico Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 15.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Sette vizi capitali - Tesina per liceo scientifico Pag. 11
1 su 15
Sintesi

Collegamenti interdisciplinari

  • Arte: Gustave Klimt (Giuditta I) - Lussuria;
  • Sc. della Terra: il vulcanismo - Ira;
  • Italiano: Giovanni Verga (Mastro Don Gesualdo, La Roba) - Avarizia;
  • Storia: cause Prima guerra mondiale - Invidia;
  • Latino: Seneca (De Otio) - Accidia;
  • Inglese: Oscar Wilde (The Aestheticism) - Superbia;
  • Filosofia: Feuerbach (L'uomo è ciò che mangia) - Gola.
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi