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La paralisi della scelta

Fin dalle origini per l’uomo compiere una scelta è stato un ostacolo che egli ha dovuto superare. La scelta è sempre, o quasi sempre, accompagnata dal dubbio ed è proprio quest’ultimo che insinua nell’animo umano l’incertezza.

Scegliere vuol dire individuare tra più cose o persone quella che appaia più idonea al contesto in cui ci si trova anche se spesso prendere una decisione è tutt’altro che cosa semplice. Partendo dal presupposto che non esista la scelta perfetta, per prenderne una è bene documentarsi al meglio andando direttamente alla fonte delle informazioni che riguardano le opzioni oggetto della nostra indecisione, quindi stilare un elenco di pro e di contro e cercare di capire quale alternativa sia la più idonea ai nostri desideri, o per lo meno quella che meno se ne discosta.

Se se ne parla in questi termini, è allora bene capire quale sia la vera difficoltà nel compiere una scelta ed essa può essere ritrovata nell’intimo dell’essere umano, nella sua sensibilità. Al momento della scelta infatti non interviene esclusivamente un fattore razionale che, se così fosse, probabilmente renderebbe più semplice individuare l’alternativa migliore ma, al contrario, è presente e parimenti importante anche un fattore emotivo.

Quest’ultimo porta la coscienza dell’individuo a interrogarlo sulle conseguenze future che la scelta, una volta compiuta, comporterà. Dunque è proprio con l’entrata in scena dell’emotività che nell’uomo nasce un processo interiore che ha inizio con il porsi la domanda riguardo la scelta da compiere e la conseguente risposta subito seguita dal dubbio.

Si tratta di un circolo vizioso, domanda-risposta-dubbio, che paralizza l’uomo lasciandolo sospeso fra le varie alternative che gli si pongono davanti, immobile nel suo intrico di pensieri e quindi incapace, fisicamente e intellettualmente, di andare avanti.

Una tale paralisi nasce, oltre che dal dubbio, anche dal sentimento della paura, paura di soffrire, di sbagliare, paura di peggiorare la situazione attuale o quella di coloro che ci circondano operando una scelta errata. Più che sentimento di paura, sarebbe opportuno parlare di angoscia dal momento che non si tratta di una fobia legata ad un oggetto materiale e che quindi verrebbe superata eliminandone la causa, bensì si tratta di un sentire viscerale collegato più alla sensibilità dell’individuo che al suo intelletto.

In genere, nel momento in cui un individuo viene posto davanti al bivio rappresentato dalla scelta, egli può già a priori scegliere di non scegliere ma in questo modo il problema non viene superato poiché si è già operata una scelta, ovvero quella di non scegliere, e inoltre in questo modo egli ha delegato altri individui di scegliere al posto suo il che non sempre risulta la decisione migliore in quanto nessuno, più di noi stessi può interpretare al meglio le nostre esigenze e i nostri sogni.

È quindi bene scegliere personalmente e in maniera consapevole riguardo le decisioni che influenzeranno la nostra vita, il nostro futuro partendo dal principio di comunione tra ragione ed emotività il quale ci permetterà di scegliere in maniera oggettiva e realistica seppur tenendo conto dei nostri desideri.

Il compimento della scelta implica grande responsabilità dal momento che una esclude l’altra e, specie in situazioni delicate o che maggiormente influenzeranno il nostro percorso, risulterebbe improbabile un eventuale cambiamento di rotta.

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Kierkegaard (1813-1855)

Una delle sue maggiori opere è il libro Aut-Aut nel quale egli rivendica la singolarità dell’esistenza individuale mostrando come, nel corso della sua vita, si aprano di fronte all’uomo possibilità di scelta esistenziali che portano l’individuo a far esperienza di tre precisi stadi di vita: estetico, etico e religioso.

Non si tratta però di tappe collegate tra loro, al contrario, fra esse c’è un salto per cui ogni stadio risulta alternativo all’altro. Fra queste modalità di vita s’impone dunque una scelta (Aut-Aut) che determinerà il corso futuro dell’esistenza.

Stadio estetico

L’esteta è colui che dedica la propria vita alla ricerca del piacere rifiutando di assumere un qualsivoglia ruolo sociale. La scelta della vita estetica porta però alla perdizione poiché il singolo non è in grado di scegliere se stesso disperdendosi invece in cose futili.

Stadio etico

Al contrario l’uomo etico è colui che assume un determinato ruolo scegliendo la riaffermazione di sé. Tuttavia, assumendo forme universali, l’individuo viene irretito dal conformismo sociale e ancora una volta la sua singolarità viene annullata.

Allo stesso tempo, l’emergere della personalità, che ha permesso la scelta di scegliere, conduce al riconoscimento di sé come individuo, dunque di fronte a Dio e di fronte alla propria natura limitata.

Stadio religioso

La vita religiosa si presenta come soluzione a-razionale capace però di risolvere tale contraddizione. Il singolo ha la libertà di scegliere tra varie possibilità e il dovere di assumersi le rispettive conseguenze.

Il passaggio dallo stadio etico a quello religioso avviene tramite un salto nella fede che rompe ogni legame tra ciò che è razionale e ciò che non lo è, ponendo una netta differenza tra vita etica e vita religiosa ed evidenziando come la fede sia un rapporto personale tra il singolo e Dio.

Tema centrale della filosofia kierkegaardiana è dunque la possibilità della scelta. Da esse dipende il suo destino nell’eternità e tale consapevolezza rende l’uomo preda dell’angoscia.

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Sintesi

Collegamenti paralisi della scelta, percorso

Filosofia: Kierkegaard.

Arte: Munch.

Inglese: James Joyce, Eveline.

Storia: La società di massa.

Latino: Seneca, epistola VII a Lucilio.

Italiano: Pirandello, La Carriola.

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