Liceo scientifico
“duca degli abruzzi”
Gorizia
Il senso della vita
“L’uomo è fatto per cercare ma troverà solo la possibilità di cercare all’infinito” Sant’ Agostino
Esame di Stato 2014/2015
Classe 5c
Malic federica
Tesina di maturità
Il senso della vita
Introduzione
- Giacomo Leopardi
Canto notturno di un
Pastore errante dell’Asia
Arthur Schopenhauer
Alfred Lord
N Paul
Tennyson
Gauguin
Ulysses and the meaning of life
Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?
Giuseppe
Introduzione
Ungaretti
Sono una creatura
Qual è il significato della nostra vita e della vita in generale? Essa ha un senso o non ne ha alcuno? È forse assurda o che altro?
Credo che ognuno di noi si sia posto questa domanda alla quale però pare difficile dare una risposta sensata o quantomeno logica. Talvolta le cose appaiono difficili più di quanto lo siano in realtà. Spesso, infatti, siamo noi stessi che creiamo dei limiti al nostro immaginario, tali da sembrare poi insormontabili. Per cercare di definire al meglio quale sia il senso della vita possiamo farci aiutare dal mondo ludico, precisamente nel gioco del biliardo.
Supponiamo di trovarci davanti ad un apposito tavolo coperto di panno verde, con alte sponde, in cui si aprono sei buche e dove al centro vengono posizionate diverse palle di svariato colore. La loro posizione di partenza è ben definita e lo sappiamo tutti, dipende poi dalla bravura dei singoli giocatori cercare di farle entrare, a colpi di stecca, nelle apposite cavità. Diamo allora una configurazione alle parti in causa: il tavolo verde rappresenta la vita, i giocatori rappresentano i singoli individui, le palle multicolori sono gli obiettivi, le buche sono il raggiungimento di tali obiettivi, le stecche sono lo strumento che ci aiuta a raggiungere gli obiettivi prefissati.
Ecco che la vita appare come un gioco imprevedibile, dove ai nastri di partenza, quindi alla nascita, si è tutti uguali e, nel susseguirsi del gioco, siamo noi stessi gli artefici del raggiungimento degli obiettivi che ci siamo prefissati di ottenere nel corso del nostro percorso per dare un senso alla nostra vita. Certo è che, spesso e volentieri, le palle non vanno a finire dove vogliamo che vadano a finire. Questo ci può demoralizzare ma guai abbattersi quando si è consapevoli di quanto si vuole raggiungere per dare un senso alla vita che ci è stata donata. È grazie a questo che il mondo va avanti e la vita merita di essere vissuta.
Ho scelto questo argomento in quanto mi è capitato spesso, in questo ultimo periodo, di pensare al senso della vita. La causa scatenante di questo pensiero è stata il disastro aereo che ha coinvolto moltissime persone, tra le quali alcuni studenti della mia età che erano di ritorno da una gita all’estero. Ho pensato al senso delle loro vite: senz’altro essi si erano posti degli obiettivi per il loro futuro o avevano dei sogni da realizzare. Purtroppo una persona si è “intromessa” nel loro percorso di vita distruggendo tutto. Questo fatto mi ha turbato. Qualcuno ha parlato di destino, di fatalità ma io mi sono chiesta: “Ma la vita ha un senso?”
Con questa tesina ho voluto riflettere sul senso della vita attraverso alcuni autori che si sono posti tale domanda. Dall’interrogativo di Giacomo Leopardi
Canto notturno di un pastore errante
sul significato della vita umana nel
dell’Asia al pensiero di Arthur Schopenhauer, dal senso della vita nella poesia
Ulysses
Da
di Alfred Lord Tennyson all’interrogativo di Paul Gauguin nel dipinto
dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? per finire con Giuseppe Ungaretti
Sono una creatura.
con la poesia Federica Malic …
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Giacomo Leopardi
Canto notturno di un pastore errante dell’Asia
“…E tu certo comprendi il perché delle cose, e vedi il
Canto
Con i cosiddetti “grandi idilli”, di cui frutto del mattin, della sera, del
notturno di un pastore errante dell’Asia (1829-1830) fa parte, Leopardi (1798-1837) tempo…” G.
torna alla poesia dopo l’intervallo di sei anni
Leopardi
Operette Morali.
delle Queste poesie, a differenza degli idilli giovanili, sono pervase dalla consapevolezza del dolore, del vuoto dell’esistenza, della morte, a causa della fine delle illusioni giovanili. Lo spunto del componimento deriva da un articolo letto su una rivista del 1826 riguardante le abitudini e i canti malinconici dei pastori asiatici.
Partendo da tale suggestione, nella sua poesia più filosofica, Leopardi non parla in prima persona, come avviene solitamente, ma affida le sue riflessioni a un pastore, un uomo semplice e ingenuo proveniente da una terra lontana e non ben definita, il quale analizza filosoficamente la sua infelicità e quella universale, facendosi portavoce del tedio e dello sgomento provati da ogni uomo di fronte a un’esistenza dolorosa di cui non si comprende il significato, alla ricerca del senso della vita umana.
Il pastore si rivolge alla luna, tipica interlocutrice di Leopardi, cercando inizialmente di impostare un parallelismo tra la condizione dell’uomo e quella della luna, che però verrà subito smentito con gli ultimi versi della strofa, in cui il contrasto tra il corso immortale della luna e la breve vita dell’uomo è particolarmente evidenziato.
È come se il pastore, nel suggestivo paesaggio notturno, credesse che la luna, in quanto in una posizione superiore rispetto all’uomo, potesse capire dall’alto il motivo della vita umana, costituita in maggior parte da dolore e noia.