Il senso della vita
Tesina interdisciplinare
Esame di Stato 2011-2012
Istituto di Istruzione superiore “8 Marzo”
Cammareri Sabrina 1
5a Erica
Il senso della vita
Se esistiamo, abbiamo un senso
Interrogarsi sul senso della nostra vita è quanto di più razionale possa dirsi. È una domanda che riguarda anche l’intero universo. È una domanda certamente di sapore religioso e filosofico che tutti gli uomini si pongono perché dotati di ragione, cioè capaci e soprattutto desiderosi di conoscere le cause, gli scopi, il significato di ciò che esiste e degli eventi che si succedono nel tempo.
La risposta può essere religiosa in quanto si affida ad una spiegazione che suppone l’esistenza di un Dio creatore, oppure può non essere affatto religiosa fino ad approdare alla posizione di chi ritiene che non vi sia alcuna risposta possibile al di là di ciò che è sperimentabile con i sensi del proprio corpo.
Nell’universo ci sono miliardi di galassie e in ciascuna galassia miliardi di stelle. In paragone alla vastità dello spazio il nostro sistema solare è soltanto un granello di polvere e la terra è microscopica. I sette miliardi di persone della terra si riducono a meno che nulla. La nostra piccolezza nello spazio e la fugacità della nostra esistenza in paragone all’eternità spinge molte persone a chiedersi: ma la vita ha un senso?
Indipendentemente dal loro approccio alla vita, non riescono a evitare il “senso di inutilità e vuoto”. Infatti milioni di persone nel mondo vivono una vita di stenti e sofferenze quasi inconcepibili. Povertà, malattie, violenza gratuita e oppressione sono una realtà quotidiana per loro. La loro preoccupazione principale è sopravvivere giorno per giorno. 2
Milioni di altri godono di una certa prosperità materiale. Sembrano avere tutto quello che ci vuole per sentirsi veramente appagati. Ma, molte volte “fatica e dolore” — ad esempio rovesci finanziari imprevisti o dolorose tragedie, come la morte di un figlio — mandano in frantumi sogni e speranze.
Molti altri vivono la loro vita come se fosse un viaggio senza meta, corrono, corrono sempre più velocemente senza chiedersi se stanno andando nella direzione giusta, si ritrovano a incrementare attività fini a se stesse che alla fine lasciano solo un senso di vuoto e insoddisfazione.
Allora qual è il senso della vita?
Dove si può cercare la risposta a questa eterna domanda?
Molti di coloro che credono nella scienza si basano e danno come scontata la teoria dell’evoluzione, ma per la sua stessa natura l’evoluzione procede senza un criterio, senza scopi né mete. Se siamo il prodotto dell’evoluzione, siamo qui senza motivo, non siamo diretti da nessuna parte e la nostra vita non ha nessun senso.
Molti altri si basano sulla creazione, pensano che essa più della teoria dell’evoluzione sia in armonia con la vera scienza.
Infatti la creazione spiega il progetto intenzionale che vediamo nel cielo e sulla terra, nelle piante e negli animali, nel nostro stesso corpo e nel nostro meraviglioso cervello. Le informazioni contenute nel DNA rendono senz’altro testimonianza all’opera di una eccezionale intelligenza. Einstein non ebbe mai simpatia per il Dio delle religioni della cristianità, ma era profondamente colpito dall’“armonia della legge naturale, che rivela un’intelligenza così superiore che, in paragone ad essa, il modo sistematico di pensare e di agire degli esseri umani è un riflesso del tutto insignificante”.
Chi non crede in Dio o vive nel dubbio, non avverte qualcosa più grande di lui dove cercare un senso. L’uomo di fede religiosa, viceversa, crede che il senso della vita umana, anche quando essa appare assolutamente primitiva ed umile, è quello di essere un dono di Dio, progettista da capacità inimmaginabili di tutto ciò che ci circonda. 3
Il senso della vita
Letteratura: Eugenio Montale
È l’interprete della condizione di crisi dell’uomo contemporaneo (solitudine, mancanza di certezze, concezione della vita come dolore). A differenza di Ungaretti e Quasimodo egli non assunse nessun impegno sul piano ideologico. Egli giudica i responsabili della guerra e il fascismo ma la sua condanna è espressa in nome di uno sdegno morale e di quell’altissimo sentimento della libertà e dignità umana che lo accomuna a Gobetti. Sul piano religioso egli non appartiene a nessuna confessione anche se avverte una costante ansia metafisica e un’aspirazione al divino.
Poetica e linguaggio
La cifra è la negatività, cioè che in un mondo arido, disumano, il poeta può solo dire “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Al poeta non bisogna chiedere folgorazioni rivelatrici, parole magiche che pretendono di svelare l’ignoto, ma solo “modesti accenni fatti di pena e di stenti”. Quindi è venuta meno la fede che i decadenti avevano nel valore metafisico della parola, nella capacità del linguaggio di ricreare la realtà. Egli demitizza tutto ciò, tutta la tradizione aulica della nostra poesia. E tutto questo lo esprime ne “I Limoni” (dichiarazione di poetica).
Linguaggio: asciutto, impassibile, antiaulico, antimusicale, anti-idillico, che corrisponde alla negatività della sua visione della vita. Ritroviamo parole concrete, umili, di tutti i giorni, suoni che stridono, cioè che si ripetono. Siamo 4
al polo opposto della poesia di Ungaretti, tutta affidata alla magia dell’analogia, libera da ogni effusione sentimentale. La poesia è concreta, il linguaggio essenziale, cioè riduce al minimo la distanza tra l’oggetto e la parola che lo deve rappresentare.
- Italiano: Eugenio Montale
- Storia: 14 punti di Wilson
- Tedesco: Franz Kafka
- Arte: Paul Gauguin