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Maturità 2013-2014

Le seconde possibilità

Tanya Glosa 5 1

A serale

Dietro ogni traguardo c'è una nuova partenza. Dietro ogni risultato c'è un'altra sfida.

Finché sei vivo, sentiti vivo.

Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.

Madre Teresa di Calcutta

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Introduzione

Come mai questo tema?

Nella vita mi sono state concesse diverse seconde chance, sono stata vittima di un incidente stradale a seguito del quale, interrompendo il percorso di studi di pianoforte e orchestra, mi sono indirizzata verso uno studio classico; ho superato il ginnasio con soddisfazione, ma poi la crisi economica che si è abbattuta sul nostro paese ha colpito anche la mia famiglia, da qui la decisione di interrompere gli studi per dare una mano in casa. Mi sono iscritta ad una scuola professionale così da frequentare al mattino e lavorare il pomeriggio. Al termine di questo percorso, un professore mi ha parlato di una scuola serale “l’istituto Angelo Frammartino”, subito in me si è riaccesa la speranza di raggiungere il tanto desiderato titolo di studio. La decisione di riprendere a studiare e di frequentare il corso dopo il lavoro è stata per me, una vera e propria “seconda possibilità”, l’ennesima. Questa scelta, seppur faticosa, ha inciso positivamente sulla visione del mio futuro, facendo nascere in me la voglia di provare un percorso universitario.

Appena cominciato il quinto anno, in classe, non si parlava che dell’esame di stato e di come questo anno sarebbe stato impegnativo. Cominciando a riflettere su questo tema delle seconde opportunità, mi sono resa conto di quanto questo fosse attuale, basta accendere la tv o aprire un giornale che subito ci salta all’occhio il problema dell’emigrazione e immigrazione.. che non è altro che il sogno di una seconda chance.. la speranza di una vita migliore, come il desiderio di riscatto da parte dei detenuti che in alcuni casi trovano nel lavoro carcerario o nei progetti fuori dal carcere, la possibilità di imparare non solo un lavoro ma un modo diverso di vivere fatto di sudore e fatica che li accompagnerà alla fine della pena e ricominciare sarà più facile.

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Vale la pena

Educare alla legalità non può essere una semplice imposizione. Per far sì che il concetto di legalità entri a far parte del bagaglio personale di ognuno è necessario accompagnare, sostenere e infine rendere consapevoli le persone incorse in reato. Una buona occupazione e il rispetto per l’ambiente possono essere i cardini del percorso, non solo verso la legalità, ma verso una nuova vita. (Ora d’aria)

Il lavoro dentro e fuori dal carcere:

Uno degli strumenti più importanti per il reinserimento nella società del recluso, è il lavoro. Poiché oltre a favorire il trattamento rieducativo, offre al detenuto, la possibilità di ricavare un guadagno, attraverso il quale può soddisfare le sue necessità oltre ad evitare le conseguenze negative portate dall’ozio.

Prima dell'entrata in vigore della Costituzione italiana, il lavoro per i detenuti, veniva considerato esclusivamente in funzione punitiva.

Nella Carta Costituzionale, che entra in vigore il 1º gennaio del 1948, si concretizza un notevole cambiamento del concetto di sanzione penale: la pena detentiva, oltre a rappresentare un provvedimento repressivo, proporzionato alla gravità del reato inflitto al soggetto dotato di capacità di intendere e di volere, deve tendere alla rieducazione del condannato. Il lavoro è inteso come strumento rieducativo e non punitivo, e al lavoratore sono quindi assicurate diritti e tutele minime (per cui non si tratta di lavori forzati). L'art. 20 dell’ordinamento penitenziario definisce le principali caratteristiche del lavoro negli istituti penitenziari; dove deve essere favorita la destinazione dei detenuti e degli internati al lavoro e la loro partecipazione a corsi di formazione professionale. In questo senso, possono essere stipulati rapporti con aziende pubbliche o con aziende private convenzionate e con l'ente Regione al fine di istituire all'interno degli istituti

Non ha carattere

gruppi di lavoro organizzato o corsi di formazione professionale.

afflittivo. Non rappresenta pertanto un inasprimento della pena ma è considerato come una forma di organizzazione necessaria alla vita della comunità. E’ remunerato. Il compenso è calcolato in base alla quantità e alla qualità di lavoro prestato, in misura non inferiore ai 2/3 del trattamento economico previsto dai contratti collettivi nazionali. Sono riconosciute, inoltre, le medesime garanzie assicurative, contributive e previdenziali di quelle previste in un rapporto di lavoro subordinato. L’organizzazione e i metodi devono riflettere quelli della società

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per preparare

libera. Questo i detenuti alle normali condizioni del lavoro libero e favorirne il reinserimento sociale.

Lavoro esterno al carcere

Per "lavoro all'esterno" s'intende la prestazione di attività a favore di imprese, pubbliche o private, al di fuori delle mura dell'istituto carcerario. I detenuti ammessi al lavoro all'esterno vi si recano senza scorta, a meno che particolari ragioni di sicurezza non facciano disporre diversamente. La sicurezza cui fa riferimento la norma dell'ordinamento penitenziario è quella della persona ammessa al lavoro esterno, poiché non avrebbe senso autorizzare soggetti ritenuti pericolosi o comunque non affidabili. Il contratto di lavoro è stipulato direttamente tra il detenuto e l'impresa esterna, che può essere sia pubblica che privata. Possono essere ammessi al lavoro all'esterno tutti i detenuti e gli internati. La legge prevede però un regime differenziato per i condannati per i reati più gravi.

  • I detenuti e gli internati per particolari delitti possono essere ammessi al lavoro all'esterno solo se collaborano con la giustizia;
  • I detenuti e gli internati per particolari delitti (quali quelli commessi per finalità di terrorismo) possono essere ammessi al lavoro all'esterno solo se si possa oggettivamente escludere la permanenza di collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva;
  • I detenuti per uno dei delitti di reato associativo di tipo mafioso, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione ecc, possono essere ammessi al lavoro all'esterno solo se hanno espiato almeno un terzo della pena ovvero, se condannati all'ergastolo, se hanno espiato almeno dieci anni di detenzione;
  • I detenuti possono prestare attività a titolo volontario e gratuito in progetti di pubblica utilità in favore della collettività o a sostegno delle vittime dei reati da loro commessi.

Tra le varie ricerche, ho trovato molte testimonianze positive, di quella che è l’esperienza, a mio parere fantastica, della rieducazione! Perché, il solo fatto di passare del tempo in una cambiare bisogna offrire a chi ha sbagliato, gli strumenti giusti

cella non basta, per

per ripartire. Di seguito alcuni esempi:

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E’ il 2007 quando, nella Casa Circondariale di Lecce, nasce un progetto che coinvolge circa venti detenute alle quali viene offerto un percorso formativo, volto al reinserimento nella società e alla rieducazione dello spirito. Lo scopo principale di Made in Carcere è quello di

Seconda Opportunità

" "

diffondere la filosofia della per le Donne detenute e della

Doppia vita

" " per i tessuti. Un messaggio di speranza, di concretezza e solidarietà, ma anche di libertà e rispetto per l'ambiente. Queste donne imparano un mestiere scoprendo un'alternativa alla vita precedente. Creano borse, braccialetti, portachiavi e altri accessori venduti attraverso il sito, oppure nella grande distribuzione, persino nella distribuzione automatica negli aeroporti di Bari, Brindisi e Lecce.

“Rimanendo rinchiuse 22 ore al giorno in cella ci si incattivisce. Se tutte le detenute avessero l’opportunità che abbiamo noi, il carcere sarebbe veramente un posto di rieducazione. Abbiamo sbagliato, possiamo cambiare e migliorarci.”

Antonietta, italiana 29 anni, condannata a sei anni

Quando entri in carcere sembra che sia tutto finito. Invece è l’inizio di tutto. Qua puoi imparare a perdere e anche a capire i tuoi errori. Ma non tutti riescono a cogliere l’opportunità. C’è gente che entra ed esce dal carcere e durante la reclusione impara solo a commettere altri crimini. Io ho avuto la fortuna di lavorare nel laboratorio di sartoria appena arrivata, è stato un aiuto grandissimo.

Maria, italiana, 63 anni, ha scontato sei anni nella sezione di massima sicurezza, quella destinata principalmente alle detenute mafiose.

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È una bella soddisfazione pensare che qualcuno da fuori utilizza una cosa che ho fatto io da reclusa, una cosa utile che viene apprezzata. Forse chi non ha provato la vita di detenzione non può capire che gioia sia per noi. È come essere anche un po’ fuori. Lavorare ci da la possibilità di riscattarci, è una vera rieducazione. Chiuse in cella, invece, le persone si induriscono ancora di più e quando escono non riescono a reintegrarsi. Anzi sono molto peggio di quando sono entrate.

Lucia, italiana, 35 anni, reclusa da quattro anni con una pena (non definitiva) di trent’anni. Sta lavorando per Made in Carcere da 2 anni

è un’associazione di Roma, che produce per conto del Comune, borse in PVC realizzate dalle detenute di Rebibbia Femminile. I principi sono più o meno gli stessi. Ho estrapolato dalla rete, alcuni articoli a riguardo:

: “Dare una mano a chi sta in prigione e aiutare l’ambiente si può fare. Lo dimostra l’iniziativa lanciata dalla Fao e dalla Onlus Ora d’Aria con le detenute del carcere di Rebibbia a Roma per limitare lo spreco di materiale plastico proveniente da striscioni e poster. Mega poster, vecchi striscioni, cartelloni usati(…)L’idea è venuta ad un dipendente della Fao, Sergio Ferraro. «Era da un po’ – spiega - che pensavo a quanta plastica viene usata e poi buttata via. E mi sembrava importante pensare a come riciclarla nell’impegno che la Fao ha preso per essere più “verde” anche al suo interno» “

: (…)In meno di due mesi sono state già realizzate oltre 400 borse che al momento sono vendute presso il carcere, ma che in futuro, se il progetto si espanderà, potrebbero trovare uno sbocco anche fuori. “L’iniziativa rappresenta per le detenute l’opportunità di imparare un mestiere per il futuro, qualcosa di nuovo, una risorsa che potrebbe aiutarle a reinserirsi quando

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usciranno dal carcere”, dice la direttrice di Rebibbia, Lucia Zainaghi. Le detenute che partecipano al progetto ricevono un’indennità per il lavoro svolto.

Sitografia: www.oradarialab.com www.mentelocale.it www.ristretti.org

L’emigrazione

Quando erano gli italiani a partire

Quando grandi masse di popolazione si spostano da uno stato all’altro o tra regioni di uno stesso paese, avviene un fenomeno demografico chiamato emigrazione. La causa principale è lo squilibrio tra popolazione e risorse, che spinge chi non trova opportunità lavorative dignitose nel proprio paese d’origine, a spostarsi altrove sperando di trovare condizioni di vita favorevoli e possibilità lavorative migliori.

Potremmo esaminare tre casi tipo: Clandestini, Profughi e individui regolari.

Viene definito “Clandestino”, colui che arriva illegalmente, senza documenti, esso se fosse colto in flagrante dalle forze dell'ordine verrebbe rispedito da dove è partito; spesso molti di loro raggiungono l'Italia o altre coste, con vecchie imbarcazioni fatiscenti tanto da essere denominate “Carrette del mare” pericolose, perché esageratamente sovraccariche. Il più delle volte, quello che nasce come “Viaggio della speranza” termina in tragedia, con la morte di quasi tutti i passeggeri.

E’ definito “Profugo” colui che lascia la propria patria a causa di condizioni politiche a lui non tollerabili, in seguito a calamità naturali o guerre, e che spera di trovare una situazione migliore.

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I “Regolari” sono gli individui che si trasferiscono in paesi diversi dai loro in modo legale.

Le città mediamente sviluppate si stanno trasformando, giorno dopo giorno, in società multietniche. Questo fenomeno coinvolge non solo coloro che si trasferiscono, ma anche la società che li ospita, la quale si arricchisce di nuove culture, religioni e lingue. Purtroppo tutto ciò, viene visto negativamente dalla maggior parte della popolazione che “ospita” la quale, etichetta gli immigrati come "possibili criminali" o "parassiti sociali". Nonostante questo sia solo uno stereotipo, questa forma di razzismo, ostacola la convivenza e l’integrazione.

Per quanto possa sembrare un fenomeno moderno, data la sua esplosione negli ultimi anni, l’emigrazione ha caratterizzato la storia della nostra penisola fin dall’antichità. Abbiamo dati che ci permettono di comprendere l’evoluzione di questo fenomeno, ma fino al 1876 non è stato rinvenuto niente di certo.

Da questa data possiamo suddividere le varie fasi migratorie che ci hanno interessato, in 4 flussi principali:

Prima fase migratoria: 1876-1900

In questa prima fase, gli italiani tentarono la fortuna in quello che era definito il “nuovo mondo”…l’America! Il viaggio li catapultava in un paese urbanizzato nel quale trovavano numerose attività lavorative all’interno di industrie di ogni tipo o come operai per la costruzione di strade e ferrovie. Coloro che approdavano nel Sudamerica si inserivano nel settore agricolo o in aziende, e molto spesso riuscivano a mettere su imprese indipendenti nel giro di pochi anni.

Parenti e amici rimasti in patria, quando ricevevano notizie dai loro cari, coglievano l’occasione e partivano con meno timore, certi di un punto di riferimento oltre oceano. Un esempio lampante è quello degli emigranti di Bassano che, via via si trasferirono in Brasile e diedero vita alla zona nota come “

Nuova Bassano “.

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“Il canto degli emigranti” di Ferdinando Fontana, 1881

“Noi siamo pecore, figli di pecore.

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Sintesi

Introduzione seconde possibilità tesina

Questa tesina maturità ragioneria descrive il tema delle seconde possibilità, permettendo di effettuare i seguenti collegamenti interdisciplinari: in diritto "vale la pena", il lavoro dei detenuti dentro e fuori al carcere; in Storia "quando erano gli italiani a partire": emigrazione; in italiano il "confronto d'opinione": tre autori a confronto sulla visione della seconda possibilità, ossia Sciascia, Pirandello, Ungaretti; in economia: "una seconda possibilità per Stabilimenti Termali Spa": risanamento e rilancio di un'ipotetica azienda in crisi; in inglese la pubblicità e in Matematica il grafico della curva di perdita e ripresa dell'azienda sopra citata.

Collegamenti

Seconde possibilità tesina

  • Diritto: "vale la pena", il lavoro dei detenuti dentro e fuori al carcere.
  • Storia: "quando erano gli italiani a partire": emigrazione.
  • Italiano: "confronto d'opinione" tra tre autori a confronto sulla visione della seconda possibilità (Sciascia, Pirandello, Ungaretti).
  • Economia: "Una seconda possibilità per Stabilimenti Termali Spa", risanamento e rilancio di una ipotetica azienda in crisi.
  • Inglese: La pubblicità.
  • Matematica: Il grafico della curva di perdita e ripresa dell'azienda sopra citata.
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