Alla scoperta del mondo animale: tra simboli e valori
Tesi di: Luciani Flavio
Liceo scientifico Bruno Touschek di Grottaferrata (RM), anno scolastico 2012/2013
Introduzione
Perché una tesina sugli animali?
L’idea è nata dal personale amore per ogni genere di animale e dal grande interesse di studiare questo affascinante mondo ancora, sotto molti aspetti, da analizzare e scoprire. Lo stare insieme agli animali e capirne la psicologia e le caratteristiche è un tema che ha interessato molto la mia infanzia, aiutato anche dal fatto di possedere, per scelta mia e dei miei genitori, un elevato numero di animali di specie diverse: cani, gatti, citelli, scoiattoli, pappagalli, tartarughe, pesci, ricci. Posso dunque dire che gli animali sono stati i grandi intrattenitori di tanti pomeriggi della mia infanzia e lo sono ancora, seppur per tempi più ristretti; dunque mi è sembrato opportuno e congeniale scegliere come argomento tale tematica. L’amore che nutro per loro forse deriva dalla semplicità che traspare dal loro sguardo e dal loro animo istintivo e naturale.
“Una gran parte delle emozioni più complesse sono comuni agli animali più elevati e a noi. Ognuno può aver veduto quanta gelosia dimostri il cane se il padrone prodiga il suo affetto ad un’altra creatura, ed io ho osservato lo stesso fatto nelle scimmie. Ciò dimostra che non solo gli animali amano, ma sentono il desiderio di essere amati.” (Darwin, da “L’origine dell’uomo e la scelta in rapporto col sesso”)
“I bambini, come gli adulti, devono stare sempre con animali: si imparano molte cose, come la vulnerabilità della vita e la dedizione.” (Charlize Theron)
Sebbene gli animali siano i nostri conviventi sulla terra, cosa evidente dal momento che essi hanno accompagnato lo sviluppo dell’uomo dai tempi più remoti e hanno contribuito alla sua sopravvivenza, essi tendono oggi a venire sopraffatti dal genere umano, il quale viene a considerare in modo sempre più preoccupante gli animali come specie inferiore, dimenticando, nella maggior parte dei casi, che anche lui fa parte del regno animale, sebbene dotato di maggior intelligenza. Intelligenza spesso usata male. Questo è un concetto che va sottolineato e ripetuto perché il rispetto per gli animali deve esistere e deve essere necessario ai fini dell’evoluzione, affinché si elimini ogni genere di sopruso e ingiustizia nei confronti di creature che non devono essere considerate inferiori all’uomo. Deve cessare la piaga della vivisezione e non devono verificarsi mai più episodi come “Il castello dell’orrore” di Green Hill, da cui è arrivato, per la felicità della mia famiglia, il mio beagle Yago (nelle immagini in fondo): solo una magra consolazione, visto che nei laboratori di Green Hill, da considerarsi veri e propri lager per gli animali, sono morti centinaia di animali solo per qualche futile e inutile indagine scientifica.
“Gli animali sono creature di questa terra, sono nostri fratelli e quindi non è che si devono considerare oggetti a nostra disposizione. Sono esseri viventi che hanno capacità di amare e di soffrire e quindi dobbiamo trattarli proprio come fratelli, come fratelli minori. Noi abbiamo un cervello più potente, però non vuol dire che, per questo, dobbiamo abusare di loro.” (Margherita Hack)
“Senza dubbio ci troviamo un gradino più sopra rispetto agli animali per la nostra intelligenza e la nostra forza spirituale. Ma per quel che riguarda il diritto alla vita ci troviamo sul loro medesimo piano.” (Dalai Lama)
Ci sono molte persone, invece, che amano gli animali molto più dei loro simili. A molti questa cosa appare strana, ma una spiegazione esiste ed è molto semplice. Mentre gli uomini spesso offrono amicizia, comprensione, ascolto, ma poi nei sentimenti umani si rivelano freddi, distaccati e controllati, al contrario gli animali sono subito affettuosi, si affezionano, ti riconoscono, ti cercano. Si riceve molto spesso più da un animale che da una persona. Gli animali non fanno differenza tra amicizia e amore, essi danno tutto il loro affetto e basta. Non fanno differenze di sesso, di fisico, di faccia. Essi ti amano per quello che sei, indipendentemente da tutto. Invece gli esseri umani fanno molte differenze, di sesso, di idee, di religione, di fisico e di colore della pelle. Gli animali non badano se tu hai bisogno d’amore o ti aspetti affetto, loro te lo danno, non gli interessa sapere se li cerchi perché ti senti solo o perché hai solo bisogno di calore. Loro ti danno tutto e non chiedono nulla in cambio. Si rimane spesso delusi dalle persone, invece gli animali non ti fanno soffrire, non ti causano tristezza, non ti danno rifiuti. Ecco perché alcune persone amano di più gli animali. Sono persone deluse dagli uomini, dal rapporto con gli altri, dallo scontro con muri alti e barriere varie che gli esseri umani mettono sempre davanti a sé quando si tratta di relazioni. Si trincerano, si barricano, si nascondono e alla fine capisci che non ti danno niente, per loro è solo un passatempo. Invece gli animali ti amano e per loro è una cosa vitale e istintiva.
“Gli animali sono assai più di noi soddisfatti per il semplice fatto di esistere; le piante lo sono interamente, gli uomini lo sono secondo il grado della loro stupidità. Questa dedizione totale al presente, propria degli animali, è la precipua causa del piacere che ci danno gli animali domestici.” (Arthur Schopenhauer, da “Il mondo come volontà e rappresentazione”)
Gli animali nella letteratura
Fin dai tempi antichi, molto spesso nei testi letterari sono state raccontate storie in cui gli animali facevano da protagonisti o comunque la loro presenza aveva un ruolo determinante nello svolgersi delle vicende. Spesso legati a questa o quella simbologia, si sono sostituiti all’autore, per ricordare principi, idee, sentimenti o vizi umani, nel tentativo di guidare l’uomo nella strada del “giusto”. Le pagine della letteratura antica e moderna sono colme di figure animalesche, che, diventate protagoniste delle loro opere, sono atte a fondare una simbologia e a divenire personificazione di ciò che non è contenibile nella sfera del pensiero e anche di quelle paure che derivano dall’ignoto. L’uomo pensa i propri animali e si identifica con quello o quelli che rispecchiano di più le sue personali ideologie e il suo carattere.
Già gli autori del mondo antico facevano riferimento al mondo animale ricorrendo al filone satirico e moraleggiante per descrivere i comportamenti umani: è il caso di Fedro. Fedro introdusse per la prima volta nella letteratura romana il genere della favola, anche se all’inizio i suoi scritti rimasero anonimi e fu addirittura ignorato dallo stesso Seneca, che definiva la favola come “un’impresa non ancora tentata dagli ingegni romani”. Le sue favole, che sono state poi sempre utilizzate nella scuola per la brevità dei componimenti e la semplicità dello stile, non sono state scritte per denunciare un comportamento di una persona specifica, tanto meno di un imperatore; infatti, essendo un liberto, egli affermava che “per un dannoso” (“palam muttire plebeo criticare lo stato è plebeio piaculum est”). I suoi componimenti assumono la caratteristica di un apologo animalesco che ha per protagonisti animali parlanti raffigurati secondo una tipologia convenzionale che li rende simboli trasparenti di caratteri e atteggiamenti umani: la favola diviene così un genere a sé stante costituito da brevi racconti di fantasia dotati di significato pedagogico e morale.
Fedro ha ripreso il genere favolistico sia perché lo preferiva rispetto ad altri generi, sia perché attraverso le favole poteva esprimere, anche se non esplicitamente, giudizi sulla sua epoca e sulla politica. Quindi era innocuo solo in apparenza, perché in realtà descriveva la situazione socio-politica, usando metafore ed allegorie (protesta velata). Ma, a differenza di Esopo, Fedro afferma che, oltre ad ammaestrare, consigliare e ammonire, il suo intento è anche quello di divertire, inserendo una varietas di personaggi, ma il tono moralistico che emerge dalle sue favole è amaro e pessimista. Il suo pessimismo deriva dalla consapevolezza che nel mondo regna la legge del più forte: il povero e il debole, se vogliono sopravvivere evitando guai maggiori, devono saper stare al loro posto, cercando nella prudenza e nell’astuzia i mezzi per difendersi dalle ingiustizie e cercare la libertà, che è il bene più prezioso. È evidente che Fedro, con la sua vita da plebeo, si rispecchia in questa concezione. Si riporta di seguito la favola “La volpe e la cicogna” (Fabulae, 1, 26):
Nulli nocendum: si quis vero laeserit, multandum simili iure fabella admonet. Vulpes ad cenam dicitur ciconiam prior invitasse et illi in patina liquidam posuisse sorbitionem, quam nullo modo gustare esuriens potuerit ciconia. Quae vulpem cum revocasset, intrito cibo plenam lagonam posuit: huic rostrum inserens satiatur ipsa et torquet convivam fame. Quae cum lagonae collum frustra lamberet, peregrinam sic locutam volucrem accepimus: “Sua quisque exempla debet aequo animo pati”.
In questa favola a due personaggi, senza dialogo, la “morale”, anticipata nei primi due versi, viene ribadita alla fine nella battuta della cicogna: non si deve recar danno per primi, ma, di fronte alla malvagità altrui, il modo migliore di difendersi è “rendere pan per focaccia”.
Un’altra favola di Fedro è “Il lupo magro e il cane grasso” (Fabulae, 3, 7):
Quam dulcis sit libertas breviter proloquar. Cani perpasto macie confectus lupus forte occurrit; dein, salutati invicem ut restiterunt, “Unde sic, quaeso, nites? Aut quo cibo fecisti tantum corporis? Ego, qui sum longe fortior, pereo fame.” Canis simpliciter: “Eadem est condicio tibi, praestare domino si par officium potes”. “Quod?” inquit ille. “Custos ut sis liminis, a furibus tuearis et noctu domum. Adfertur ultro panis; de mensa sua dat ossa dominus; frusta iactat familia, et quod fastidit quisque pulmentarium. Sic sine labore venter impletur meus”. “Ego vero sum paratus: nunc patior nives imbresque in silvis asperam vitam trahens. Quanto est facilius mihi sub tecto vivere, et otiosum largo satiari cibo!”. “Veni ergo mecum”. Dum procedunt, aspicit lupus a catena collum detritum cani. “Unde hoc, amice?”. “Nil est”. “Dic, sodes, tamen”. “Quia videor acer, alligant me interdiu, luce ut quiescam, et vigilem nox cum venerit: crepusculo solutus qua visum est vagor”. “Age, abire si quo est animus, est licentia?”. “Non plane est”, inquit. “Fruere quae laudas, canis; regnare nolo, liber ut non sim mihi”.
Questa favola è considerata il lavoro mimico di Fedro; infatti riprende come esempio la favola del topo di campagna e del topo di città di Orazio: il tema è il medesimo, quello del valore inestimabile della libertà. Simile è anche la struttura del racconto, in cui uno dei due animali scopre solo alla fine il duro prezzo che dovrebbe pagare per avere i vantaggi di cui gode il compagno.
Fedro inverte i tradizionali ruoli dei due animali, facendo del cane l’emblema del servilismo e del lupo un eroe della libertà.
Il simbolismo animale nel Romanticismo
Anche nella letteratura e nell’arte dell’Ottocento e del Novecento si ritrovano immagini di animali. Il simbolismo animale vede l’eclissare, almeno in parte, della sua funzione critica e di protesta e vede una maggiore espressione del pensiero e del sentimento dell’artista o del poeta, che vedono nel mondo animale la fonte da cui servirsi per far capire e conoscere in modo più veloce e intuitivo la reale condizione interiore. Ciò si verifica soprattutto nel Romanticismo.
Il Romanticismo è un movimento artistico, musicale, culturale (Romantik) e letterario sviluppatosi in Germania, preannunciato in alcuni dei suoi temi dal movimento preromantico dello Sturm und Drang, al termine del XVIII secolo e poi diffusosi in tutta Europa nel secolo seguente. Come reazione all’Illuminismo e al Neoclassicismo, cioè alla razionalità e al culto della bellezza classica, il Romanticismo contrappone la spiritualità, l’emotività, la fantasia, l’immaginazione, l’affermazione dei caratteri individuali d’ogni artista, la tendenza all’evasione e all’infinito, l’autoconsapevolezza della propria limitatezza e la conseguente ironia, il piacere e il sublime, il desiderio del desiderio, male del desiderio (Sehnsucht), o come diretta conseguenza di quanto sperimenta l’uomo nei confronti dell’assoluto.
Nella letteratura si sviluppano due correnti:
- La corrente soggettiva, che concepisce la poesia come una delle più alte espressioni di spirito, di fantasia, di sentimento dell’uomo, espressione spontanea degli ideali dell’artista. Costui dà voce all’inquietudine e all’insoddisfazione dello spirito umano, al contrasto tra reale e ideale, tra finito e infinito che dilaniano il suo cuore. La poesia è fonte di introspezione, scavo interiore, analisi degli stati d’animo dell’autore che sono universali e accomunano tutti gli uomini;
- La corrente oggettiva, che concepisce la letteratura come rappresentazione di una realtà lirico-sociale; vuole rappresentare il vero esteriore, la vita e gli ideali degli uomini di un preciso tempo e luogo. Lo strumento principale di cui si serve è il romanzo.
In arte si vogliono suscitare forti sentimenti e si vuole esaltare la forza della natura attraverso immagini forti e comunicative. Vi è rappresentazione fedele di profonde e toccanti emozioni e l’esaltazione dell’inverosimile, dell’irreale e del fantastico, arrivando alla percezione del sublime tramite inquietudine, solitudine e paura, ma anche gioia e armonia con la fusione con la natura.
La filosofia in età romantica si riflette nel pensiero dei massimi esponenti dell’idealismo, in particolare di quello tedesco, rappresentato da Fichte, Schelling ed Hegel; esso fu però anticipato da Kant, che nella Critica del Giudizio aveva aperto la strada alla concezione della natura come inesauribile e spontanea forza vitale dove si esprime la divinità.
William Blake e il mondo animale
In English literature, retracing the themes of romanticism, a poet who makes use of animals in his poems is William Blake. William Blake was born in London in 1757, he entered in the Royal Academy and throughout his life his poetry cannot find many admirers. He was the “prophet” of imagination and symbolism, a great mystical and visionary poet who found himself in opposition to all prevailing beliefs and attitudes of the 18th century, both church and state.
He hated rationalism and materialism of Newton, the reductive Deism and atheism of Enlightenment philosophers, the tepid moralistic Christianity of contemporary church, the conservatism of middle class society and the realistic art literature of the 18th century which regarded art as “imitation” (he believes that art is creative vision). Besides he exalted nature, democratic ideas, justice, freedom, the supremacy of the spirit over the body and instinct over education.
He asserted that it was possible to see the infinite and the eternal beyond material appearances of the finite world.
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Percorso interdisciplinare
- Italiano: Saba (la poesia delle piccole cose: La capra, A mia moglie e) e accenni sul romanticismo.
- Latino: Fedro (favole sugli animali).
- Inglese: William Blake (The Lamb e The Tyger), Orwell (Animal Farm).
- Storia dell'arte: l'arte naif (Rousseau e Ligabue).
- Filosofia: Schopenhauer (rapporto con gli animali e concetto di volontà e intelletto).
- Geografia astronomica: Laika, il primo cane sulla Luna.
- Storia: accenni sulla guerra fredda connessa alla corsa nello spazio tra USA e URSS.
- Fisica: Luigi Galvani e l'elettrizzazione animale.
- Attualità: diritti degli animali e impegno per la loro tutela.