Estratto del documento

Il rosso

La parola rosso in latino è indicata con i termini “rutilus e ruber” che, concettualmente, significano “sangue e vita”, il rosso è infatti il simbolo del corpo.

Il rosso è il colore più caldo, è il primo colore che i neonati imparano a riconoscere ed è il primo colore a cui tutti i popoli hanno dato un nome.

Il simbolo del colore rosso, come tutti i simboli, ha valenze sia positive che negative.

Da un lato il rosso è il colore dell’amore, della passione, del sangue inteso come vita, dall’altro è il colore dell’ira, della violenza, dello spargimento di sangue.

In termini temporali, il rosso rappresenta il presente.

Nell’antico Egitto il rosso aveva valenze prevalentemente negative essendo legato a Seth, uccisore di Osiride, che aveva occhi e capelli rossi, mentre il nero non aveva valenze così negative essendo il colore del limo, apportatore di vita, e l’Egitto stesso veniva chiamato Kemet, terra nera. In Occidente è spesso il Diavolo ad essere rappresentato con i colori rosso e nero.

La simbologia del rosso nel suo aspetto negativo è legata alla violenza e allo spargimento di sangue, legandola al mito di Marte, il dio della guerra. La scelta di identificare il pianeta Marte con l’omonimo dio è dettata dal colore del pianeta che è il rosso.

Nell’antichità il colore rosso, o meglio il colore porpora, si ricavava da molluschi; l’operazione era lunga e costosa e per questo rappresentava il potere e la ricchezza.

In principio era usato esclusivamente dai religiosi ed in seguito venne usato anche dai sovrani.

Non a caso i cardinali indossano una tunica di colore rosso, che non solo ricorda il sangue dei martiri della Chiesa, ma anche la loro regalità. In passato lo stesso Papa indossava abiti di colore rosso, poi abbandonati per il bianco.

Il rosso e il nostro corpo

È dimostrato che l’esposizione al rosso è stimolante ed eccitante. Accelera il battito cardiaco, stimola la circolazione sanguigna, gli organi riproduttivi, il rilascio dell’adrenalina e la respirazione.

Il rosso rappresenta uno stato fisiologico che provoca energia, che rende aperti, passionali e vitali.

Il rosso e il nostro carattere

Chi ama il rosso è una persona coraggiosa, competitiva e passionale.

Cerca il prestigio e vuole dominare.

Fa tutto il possibile per affermarsi ricercando una posizione di primo piano. Lavora con vigore ed è dotato di un’intelligenza pratica e spirito di sacrificio.

Chi ama il rosso ha uno slancio verso l’azione, la lotta, la competizione, l’eroismo e la produttività.

Psicologia del colore rosso

Nel numero di febbraio del Journal of Experimental Psychology è apparsa una ricerca sul colore rosso a firma di Andrew J. Elliot, professore di psicologia alla University of Rochester.

Il colore rosso avrebbe, secondo questo studio, il potere di influenzare, anche in maniera subliminare, il funzionamento cognitivo delle persone.

Usato notoriamente come segnale di “pericolo”, “stop”, “errore”, “attenzione”, segnale cioè che tende ad estrarre negli individui la cosiddetta “motivazione di evitamento”, si sarebbe così profondamente radicato nel cervello umano da spingerlo a “inibirsi” e ad “evitare” anche quando non ce ne sarebbe alcun bisogno.

Lo studio è consistito nel far comparire, davanti agli occhi di alcuni dei soggetti sperimentali, un flash di rosso per una frazione di secondo inferiore al tempo necessario perché potessero accorgersene.

Subito dopo tutti i partecipanti sono stati sottoposti a diversi test cognitivi compreso un test del Q.I. e un test nel quale doveva essere scelta a piacere una delle varie domande a cui dare una risposta.

Ai test cognitivi i risultati hanno evidenziato che i soggetti che avevano ricevuto il “trattamento al rosso” avevano risultati di performance peggiori.

Secondo gli autori il rosso, benché percepito solo subliminarmente e non consapevolmente, è associato fortemente con l’errore e il fallimento, essendo usato tradizionalmente per la correzione degli errori nei compiti di scuola.

Questo produrrebbe una sorta di imprinting negativo, forse mediato dall’ansia, tale da peggiorare significativamente le abilità cognitive.

Nel compito “a scelta” invece gli stessi soggetti sceglievano prevalentemente la domanda più semplice, un classico esempio di comportamento teso a evitare il fallimento.

Naturalmente i ricercatori sono ben consapevoli che qualsiasi colore porti con sé differenti significati in diversi contesti e che, se il contesto cambia, cambiano le implicazioni.

Ad ogni modo resta interessante la suggestione che, per esempio, almeno in contesti di lavoro o comunque produttivi, la presenza del rosso può costituire un inconsapevole start ambientale alla motivazione di evitamento, che potrebbe declinarsi in modi imprevisti.

Il Verismo

Il Verismo nasce in Italia nella seconda metà dell’800 come conseguenza degli influssi del Positivismo che suscitò negli intellettuali fiducia nel progresso scientifico.

L’influenza del Positivismo si manifestò in vari settori, fra i quali la letteratura.

Verso la fine degli anni ’70, grazie all’impegno critico di Luigi Capuana e al genio narrativo di Giovanni Verga, si afferma il Verismo.

Entrambi facevano parte del movimento della “Scapigliatura”, nato a Milano tra il 1860-70.

Il nome che significa spostato, scapestrato, deriva da un romanzo del 1862, “La scapigliatura e il 6 Febbraio” di Cletto Arrighi.

Ciò che caratterizza questo movimento è la fine degli entusiasmi risorgimentali, il rifiuto del romanticismo patriottico e sentimentale che aveva caratterizzato la cultura italiana della prima metà del secolo.

G. Verga e L. Capuana

La dottrina del Verismo fu elaborata nel centro culturale più vivace di quel periodo, l’ambiente milanese. Colui che ne enunciò per primo i canoni teorici fu Luigi Capuana. Sulle sue teorie esercitarono il loro influsso i romanzi del naturalista francese Emile Zola. Le idee del Capuana sul romanzo, ebbero una palese influenza su tutto il gruppo della Scapigliatura e in particolare su Verga, che fu spinto verso il definitivo abbandono della maniera tardo romantica.

Giovanni Verga

Nasce a Catania il 2 settembre del 1840 in una famiglia di agiate condizioni economiche e di origine nobiliare. I tipi di educazione ricevuta sono sul piano politico e sul piano letterario.

Fondamentali nella sua vita sono gli anni fiorentini (1865-72), dove avviene l’incontro con Luigi Capuana, con il quale inizia un rapporto d’amicizia. Più tardi si trasferisce a Milano. La fase milanese coincide con la maturità dello scrittore e con la grande stagione dei capolavori. L’ultima fase della vita del Verga è caratterizzata dallo scambio epistolare con la contessa Dina di Sordevolo, conosciuta a Roma e amata per tutta la vita. Muore a Catania nel 1922.

Discreto, solitario e riservato pur mantenendo sempre un tratto cortese, contrario a qualsiasi forma di pubblicità, chiuso in una sorta di costante malinconia.

Ne emerge l’immagine di un uomo sensibile, ma dal carattere difficile, per il quale l’approdo al Verismo rappresentò forse il mezzo ideale per nascondere se stesso dietro la propria opera.

Egli visse in un’epoca di transizione, caratterizzata dal passaggio dall’idealismo dell’Italia risorgimentale allo scetticismo positivistico dell’Italia post-unitaria.

Questa rinuncia all’idealismo romantico in nome di un atteggiamento di fiducia nella scienza si tradusse nel Verga in una forma di rassegnazione e accentuò la sua visione pessimistica della vita, vista come una drammatica lotta in cui solo il più forte è destinato a vincere e il più debole, fatalmente, a soccombere.

Nelle sue opere Verga adotta un linguaggio spoglio e povero, punteggiato di modi di dire, come nei Malavoglia.

La visione di Verga è radicalmente pessimistica e valori come altruismo o pietà sono solo ideali e non trovano posto nella realtà dominata da interesse e egoismo.

Viene usata l’impersonalità nel Verismo di Verga, secondo la cui visione, la narrazione deve conferire al racconto l’impronta di cosa realmente avvenuta.

A differenza del Naturalismo di Zola, nel Verismo di Verga viene usata la tecnica della regressione.

In Germinal quando descrive i figli di un minatore che fanno il bagno insieme usa il termine “cucciolata di cagnolini” oppure sempre in Germinal descrivendo la cucina dei minatori dicendo che c’è un odore di cipolle che avvelenava l’aria, Zola dà i suoi giudizi di scrittore borghese. Zola commenta dall’alto del suo punto di vista scientifico perché crede che la scrittura possa cambiare la realtà, mentre Verga col suo pessimismo afferma che ogni tentativo di modificare la realtà è inutile e non resta che riprodurre la realtà così com’è.

Il racconto deve essere presentato in modo da porre il lettore faccia a faccia col fatto nudo e schietto in modo che non abbia l’impressione di vederlo attraverso la lente dello scrittore. L’autore deve mettersi nella pelle dei suoi personaggi esprimendosi con le loro parole. Nelle opere di Verga il narratore si eclissa e adotta il modo di pensare e di esprimersi dei personaggi, come se a raccontare fosse uno di loro.

Un esempio lo si ha in Rosso Malpelo in cui si fanno dipendere qualità morali di Malpelo dal colore dei capelli rivelando una visione primitiva e superstiziosa non appartenente di certo ad un intellettuale borghese quale era Verga. Come se a raccontare fosse uno dei minatori della cava di rena dove lavora Malpelo.

Il Ciclo dei Vinti

“Ho in mente un lavoro, che mi sembra bello e grande, una specie di fantasmagoria della lotta per la vita, che si estende dal cenciaiolo al ministro e all’artista, e assume tutte le forme, dalla ambizione alla avidità del guadagno, e si presta a mille rappresentazioni del grottesco umano.”

Così scrive Verga in una lettera del 1878 all’amico Salvatore Paolo Verdura.

Il ciclo dei vinti è un ciclo di 5 romanzi dei quali, però, Verga scrisse solo i primi due: I Malavoglia (1881) e Mastro-don Gesualdo (1888). I successivi tre titoli che dovevano completare il ciclo non sono mai stati scritti: essi comprendono La duchessa di Leyra, L’onorevole Scipioni e L’uomo di lusso. Questi ultimi dovevano narrare la sconfitta di quella vanità che può sussistere solo ad un alto livello sociale, la sconfitta nelle ambizioni politiche tese alla conquista del potere, e la sconfitta dell’artista che aspira alla gloria.

Tutta la società, ad ogni livello, è dominata da conflitti di interesse, ed il più forte trionfa, schiacciando i più deboli.

Verga però non intende parlare dei vincitori, ma sceglie come oggetto della sua narrazione i vinti.

I vinti per il Verga, sono quelli che la fiumana del progresso ha deposti sulla riva, dopo averli travolti e annegati.

Nei Malavoglia si tratta di un bisogno dei beni primari, mentre nei romanzi successivi si passerà alla ricerca del meglio.

Perché l’analisi sia esatta occorre il principio dell’impersonalità.

I Malavoglia

I Malavoglia è la storia dei Toscano, una famiglia di pescatori soprannominati I Malavoglia, i cui membri sono rimasti sconfitti nel loro grande sforzo per uscire dalla miseria nella lotta per i beni primari, passando alla condizione di nullatenenti. Il tema di fondo dell’opera è la rottura dell’equilibrio di un mondo tradizionale e immobile.

C’è la visione della vita tradizionale fondata sulla saggezza antica dei proverbi. Si tratta di un romanzo corale, con questo coro diviso in due: da una parte i Malavoglia caratterizzati da valori puri; dall’altra le comunità del paese cinica e mossa da interesse, che ha il compito di straniare i valori proposti dai Malavoglia.

Il giovane ‘Ntoni riceve la chiamata per la leva ed entra a contatto con la società napoletana. Padron ‘Ntoni, per guadagnare qualcosa mentre il nipote è assente, decide di comprare una partita di lupini a credito, che suo figlio Bastianazzo dovrà andare a vendere. La nave con il carico di lupini affonda e I Malavoglia sono costretti a vendere la casa portando man mano alla disgregazione della famiglia.

Il vero protagonista dei Malavoglia è il villaggio di Aci Trezza. È senza dubbio la gente di questo paese che sa sempre tutto e che ha un compito importantissimo, tanto che è stata suggerita, non a caso, la definizione dei Malavoglia come opera “corale”. Tuttavia, l’importanza della “coralità” nel romanzo non esclude né diminuisce il rilievo di alcuni personaggi, tra i quali spiccano il vecchio Padron ‘Ntoni e il maggiore dei suoi nipoti ‘Ntoni.

Padron ‘Ntoni è il simbolo dei valori fondati sulla tradizione, di quella “religione della casa e della famiglia”, che rappresenta uno dei punti fondamentali del romanzo. Egli era solito mostrare “il pugno chiuso”, emblema di una salda unione familiare e nel parlare, ricorre di continuo ai proverbi e ai motti, che racchiudono la saggezza degli antichi.

‘Ntoni invece, incarna la ricerca del nuovo e del diverso che, sempre secondo l’ideologia verghiana, è implicita nello scorrere inarrestabile della “fiumana del progresso”.

Mastro-don Gesualdo

Rispetto a I Malavoglia, nel Mastro-don Gesualdo cambia il quadro sociale e la fisionomia dei personaggi.

L’ambiente non è più quello dei Malavoglia, anzi è un ambiente ristretto, socialmente più elevato, a metà tra la borghesia e l’aristocrazia.

Il linguaggio è più vario rispetto ai Malavoglia, fatto di una sintassi più articolata, di un registro più analitico dei sentimenti.

Come nei Malavoglia non c’è il narratore onnisciente e abbiamo uno scorcio della storia e dell’ascesa sociale di Gesualdo in un momento di quiete serale dopo una giornata di lavoro, in cui Gesualdo si abbandona ai ricordi e rievoca il suo passato, con un monologo interiore in forma indiretta libera.

Mentre I Malavoglia era un romanzo corale, il Gesualdo ha al centro la figura del protagonista, infatti il punto di osservazione dei fatti coincide con la sua visione.

Scompare nel Gesualdo la bipolarità tra personaggi depositari dei valori e i rappresentanti della legge per la lotta per la vita. Il conflitto tra i due poli passa all’interno di Gesualdo. Pur dedicando tutta la sua vita alla conquista della roba conserva in sé un bisogno di relazioni umane autentiche.

Verga prende spunto dal personaggio di Mazzarò della novella “La roba”.

La sete di denaro di Gesualdo gli ha creato intorno il deserto nei rapporti affettivi.

Questo “mastro” muratore che ha raggiunto una notevole ricchezza, è riuscito anche a diventare “don” sposando una figlia di una famiglia di nobili decaduti. Gesualdo rinuncia, per sposare Bianca, all’amore fedele di Diodata, la serva affezionata che gli ha dato due figli.

L’unica figlia che Gesualdo riconosce è quella nata dal legittimo matrimonio: Isabella, che si vergogna del padre.

Gesualdo è un vincitore materialmente, ma è un vinto sul piano umano.

Novelle rusticane

Le Novelle rusticane sono una raccolta di 12 novelle pubblicate nel 1883 e segnano un inasprimento del Verismo verghiano, che diventa più tagliente. A differenza di Vita dei campi c’è la scomparsa di eroi “normali” per lasciare spazio agli eroi titanici come per esempio Mazzarò ne “La Roba”. I temi cambiano e ce n’è uno prevalente, la roba e la lotta per il suo possesso. Nella società che l’autore delinea ogni valore è tramontato, i sentimenti e gli affetti non hanno più spazio, tutto si riduce, nell’ambito della lotta per la sopravvivenza, a pura economicità.

Vita dei campi

La raccolta di novelle “Vita dei campi”, pubblicata a Milano nel 1880.

Le novelle presenti nell’opera “Vita dei campi” sono sette più un prologo ai Malavoglia (Fantasticheria): Cavalleria rusticana, La Lupa, Jeli il pastore, Rosso Malpelo, Guerra dei Santi, Pentolaccia e L’amante di Gramigna; nella seconda edizione fu aggiunto poi Il come, il quando, il perché.

Dei sette racconti, cinque sono strutturati in modo analogo intorno al motivo amore-passione, con una conclusione drammatica o violenta (Cavalleria rusticana, Jeli il pastore, La Lupa, Pentolaccia e L’amante di Gramigna), mentre le due novelle restanti hanno invece come protagonista una l’intero paese (Guerra dei Santi) e l’altra un unico personaggio (Rosso Malpelo).

Verga presenta la popolazione isolana, intenta alla sua semplice vita, di duro lavoro, di sfruttamento, animata da intense passioni che sfociano talvolta in gesti tragici e sanguinosi.

La vita di questi personaggi, pur nella sua semplicità, risulta essere ricca di valori, dignitosa e autentica.

Viene contrapposto in quest’opera il mondo primitivo della Sicilia a quello di Milano, caratterizzato da un ambiente raffinato e mondano dove i sentimenti sono artificiosi e non autentici.

La rappresentazione del mondo rurale è estremamente realistica, con un’impronta di pessimismo, ma anche di romanticismo. I temi principali qui trattati sono l’amore e la diversità.

Quest’ultima si divide in diversità dell’individuo rispetto a un gruppo di persone (Rosso Malpelo) e diversità tra classi sociali (Cavalleria Rusticana e Fantasticheria).

Anteprima
Vedrai una selezione di 13 pagine su 56
Color, color...Rosso! Pag. 1 Color, color...Rosso! Pag. 2
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Color, color...Rosso! Pag. 6
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Color, color...Rosso! Pag. 11
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Color, color...Rosso! Pag. 16
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Color, color...Rosso! Pag. 21
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Color, color...Rosso! Pag. 26
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Color, color...Rosso! Pag. 31
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Color, color...Rosso! Pag. 36
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Color, color...Rosso! Pag. 41
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Color, color...Rosso! Pag. 46
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Color, color...Rosso! Pag. 51
Anteprima di 13 pagg. su 56.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Color, color...Rosso! Pag. 56
1 su 56
Sintesi

Materie e argomenti

  • Italiano: Giovanni Verga (Rosso Malpelo)
  • Storia: la settimana rossa
  • Sistemi: la sicurezza delle reti
  • Informatica: i database
  • Inglese: office suites and communications
  • Elettronica: telecomunicazioni e modulazioni
  • Calcolo: il campionamento
  • Matematica: l'integrale definito; il teorema della media; le serie numeriche; la serie di Mengoli; il criterio di D'Alembert
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi