Ribellione
Provocazione
Approfondimento
A cura di Sofia Argentin
A.S. 2015/2016
5BL ISIS A.V. Obici
In storia dell'arte: Marcel Duchamp
Di letteratura: Filippo Tommaso Marinetti
Storia: il movimento del '68
CE letteratura inglese: Oscar Wilde
Marcel Duchamp
Marcel Duchamp nasce a Blainville, in Francia, nel 1887 e si forma come pittore, scultore e scacchista.
Venne influenzato dall’ambiente futurista, cubista ed impressionista, ma trovando la propria dimensione in quell’avanguardia dell’arte-non arte, della provocazione continua: il dadaismo.
Esso viene definito “movimento antitutto”, poiché perfino la parola Dada non significa nulla, ma venne scelta aprendo in modo casuale un dizionario tedesco-francese da Tristan Tzara, poeta e fondatore del Cabaret Voltaire, di cui parleremo successivamente.
Dada significa due volte sì in russo, due volte questo in tedesco e in italiano costituisce una delle prime lallazioni pronunciate dai bambini.
Dada è gioco, paradosso continuo, è reazione agli orrori della guerra mondiale e rifiuto dei valori morali, politici, culturali ed estetici del mondo borghese convenzionale e chiuso.
Se dovessimo collocare la nascita del dadaismo, potremmo individuarla nel 1916 in Svizzera, a Zurigo, al riparo dalla guerra. Il centro di maggiore sviluppo dell’avanguardia è il Cabaret Voltaire, un locale di intrattenimento dove venivano allestite mostre, danze, letture poetiche ed esecuzioni di musiche africane. È qui che nel 1916 viene reso pubblico il Manifesto del Dadaismo, dal quale cito: “L’opere d’arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un’opera d’arte non è mai bella per decreto legge. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, senza alcun carattere di universalità.”
Già da queste righe si può cogliere il carattere Dada e il gusto del rifiuto del razionale e piuttosto un legame con il non senso.
Gli artisti dadaisti utilizzarono i ready-made, ovvero opere realizzate con oggetti reali, composti ed assemblati al fine di realizzare un’opera d’arte creata dal tutto e dal niente.
Marcel Duchamp fu il primo a farne uso, per esempio in “Bicycle Wheel”, un ready-made paradossologico: la ruota di bicicletta, simbolo di movimento accostata ad uno sgabello in legno, rappresentazione di un prodotto artigianale.
Questo nuovo contesto disorienta e manda in crisi lo spettatore, talmente abituato ai canoni artistici imposti da cercare l’individuazione di una soluzione interpretativa ai rompicapi duchampiani.
Oltre che “straniare” lo spettatore ed il mondo esterno, Duchamp provoca e si ribella all’arte classica: un esempio lampante lo troviamo in “LHOQQ”, rappresentazione fotografica della Gioconda di Leonardo Da Vinci, alla quale sono stati aggiunti baffi e pizzetto.
Le lettere del titolo, se pronunciate in francese, rivelano il vero significato dell’opera: “Colei che ha il culo caldo”. Cosa può esserci di più provocante e dissacrante della tradizione?
La Monna Lisa è stata e sarà per sempre un simbolo importante per la storia dell’arte, e Duchamp, con tale gesto non era intenzionato a screditare o disprezzare tale opera, ma, al contrario, farne un omaggio, unendo il vecchio ed il nuovo, ottenendo un paradosso oltre che una profonda provocazione rivolta alla società osanattrice di classicità e alla serietà accademica con cui troppo spesso l’arte viene proposta al mondo esterno.
Marcel Duchamp dedicherà la sua intera vita al “fenomeno dada” con lunghe pause che dedicherà alla professione di scacchiere, per poi tornare sempre alla pittura ed alla scultura, fino al giorno della sua morte, avvenuta il 2 ottobre 1968. L’artista fa incidere sulla sua tomba un epitaffio composto da se stesso, con il quale se ne andrà con quel gusto fastidioso ed ironico tipicamente dadaista che lo contraddistingueva: “D’altronde, sono sempre gli altri che muoiono.”
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Il dadaismo nasce come conseguenza a quell’avanguardia inneggiatrice dell’amore per il pericolo: il futurismo. Questo movimento ha un fondatore per eccellenza, Filippo Tommaso Marinetti.