Ribelli per amore…
Storie di uomini e di idee
F. Vaglia: “Ribelle è dunque colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà, il che si esprime oggi nell’intenzione di contrapporsi all’automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica” E. Junge.
Giulia Fanoni | …….della libertà 1
I.I.S di Valle Sabbia “Giacomo Perlasca” d’Idro
A.S. 2015/2016
Fanoni Giulia
Giulia Fanoni | …….della libertà 2
L’età in cui ci troviamo ad affrontare l’esame di maturità è un’età turbolenta, ricca di cambiamenti, di scelte da compiere, di strade nuove da intraprendere. È un’età che da sempre viene associata con lo spirito ribelle e nella mia esperienza scolastica, ma anche di vita ho potuto conoscere vari personaggi che per il loro coraggio, il loro anticonformismo, il loro amore per la libertà e gli ideali mi hanno conquistato.
«Chiamiamo invece Ribelle chi nel corso degli eventi si è ritrovato isolato, senza patria, per vedersi infine consegnato all’annientamento. Ma questo potrebbe essere il destino di molti, forse di tutti – perciò dobbiamo aggiungere qualcosa alla definizione: il Ribelle è deciso ad opporre resistenza, il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata. Ribelle è dunque colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà, il che si esprime oggi nell’intenzione di contrapporsi all’automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica, che è il fatalismo.» (E. Junger, Trattato del ribelle, Casa Editrice, Luogo di edizione data, pp. 41-42).
Il ribelle è per definizione colui che con azioni o comportamenti avversa le imposizioni, non ha paura di andare controcorrente, non tiene conto del giudizio degli altri e matura la consapevolezza che le proprie scelte vadano portate avanti anche al costo di sacrifici.
La storia del progresso umano è frutto delle intuizioni e della caparbietà di chi, certo delle proprie idee, ha saputo promuoverle, sicuro di ricavarne un vantaggio non solo individuale.
L’anticonformismo, spesso, è libera scelta frutto di personalità estroverse che anticipano le novità, altre volte, imposto dalla contingenza degli eventi, viene attuato da persone per nulla rivoluzionarie, ma che, poste di fronte a un bivio, spesso scelgono la via più difficile e con coerenza la percorrono.
e
Tutti i personaggi di cui voglio parlare sono stati nel loro tempo e ognuno a loro modo “liberi”; si sono ribellati allo “status quo” nella vita civile, nell’arte, nella letteratura. Con la mia tesina ho voluto analizzare alcune figure di ribelli e le loro corrispondenze nelle materie di italiano, storia, inglese e storia dell’arte. La ribellione dei partigiani contro la dittatura, la ribellione dei futuristi contro il passato con l’avvicinamento al Fascismo e al Nazionalismo dovuto all’esigenza di una guerra, a dire di Marinetti, sola igiene del mondo, la ribellione dei protagonisti dei romanzi di Orwell destinata a finire in maniera negativa, la ribellione di un’artista alla vita “tranquilla” per l’amore dell’arte. …….Della libertà
Giulia Fanoni | …….della libertà 3
Alle origini della Resistenza
“Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza”
(cit. Sandro Pertini, presidente della Repubblica dal 1978 al 1985, ex comandante partigiano).
Dall’8 settembre alla fine del 1943 la Resistenza nasce e si organizza. All’inizio gli episodi di resistenza all’esercito tedesco sono pochi e tutti finiti in un bagno di sangue, come l’epica battaglia della divisione Acqui a Cefalonia.
Poi si andarono man mano formando le prime bande di partigiani intorno ai soldati sbandati.
Le feroci rappresaglie tedesche non fanno che spingere altri giovani a combattere contro gli occupanti e a confermare le umiliazioni che molti soldati avevano dovuto subire dall’alleato tedesco che si riteneva di razza superiore.
Prima pagina del Corriere della Sera
Nell’inverno 1943-’44 si formano i Comitati di Liberazione Nazionale in tutto il territorio occupato. I Comitati, che rappresentano tutti i partiti antifascisti, guidano e coordinano l’azione delle bande partigiane in loco. L’organismo centrale CLN si forma a Roma a opera di sei partiti (azionista, comunista, democratico cristiano, demolaburista, liberale, socialista) ed è presieduto da Ivanoe Bonomi. Un ruolo fondamentale ebbe, in particolare, il CLNAI (Alta Italia).
Già nei primi mesi del 1944 la Resistenza aveva raggiunto una certa consistenza. Le brigate partigiane si erano arricchite di giovani che, piuttosto che rispondere ai bandi di reclutamento dell’esercito di Salò, preferirono disertare e andare a ingrossare le fila dei partigiani.
Si formarono i Gruppi di Azione Patriottica (GAP), militanti comunisti che si battevano con audaci colpi di mano nel pieno delle città occupate, ai quali i tedeschi reagirono con rappresaglie feroci, come quella delle Fosse Ardeatine a Roma. Nell’aprile 1944 Palmiro Togliatti, il capo dei comunisti, rientrato clandestinamente in Italia dall’esilio a Mosca, lanciò la proposta di un governo di unità nazionale che, rinviando a liberazione avvenuta la scelta tra repubblica e monarchia, unisse tutti i partiti nazionali, monarchici inclusi, nello sforzo di cacciare i nazisti e i loro alleati fascisti fuori dai confini nazionali e riunificare l’Italia.
Ciò diede maggiore impulso alla guerra partigiana, non solo dal punto di vista dei combattimenti ma anche, e soprattutto, dal punto di vista organizzativo-politico.
A giugno si creò il comando generale del Corpo Volontari della Libertà, con sede a Milano. La direzione delle operazioni militari fu affidata al comunista Luigi Longo e all’azionista Ferruccio Parri. Roma venne liberata il 6 giugno 1944.
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La liberazione di Roma da parte degli Alleati
Il 6 giugno c’era stato lo sbarco in Normandia, l’Asse si stava ritirando dal fronte russo e anche in Italia la Wehrmacht si ritirava lasciandosi dietro una scia di sangue e massacri, come quelli di Sant’Anna di Stazzema e di Marzabotto-Monte Sole, che colpirono soprattutto le popolazioni civili.
I tedeschi si attestarono sulla linea gotica. Durante quell’estate la resistenza armata si estese molto, ma all’inizio dell’inverno fu costretta a fermarsi. L’avanzata degli alleati si rivelò più lenta e difficile di quel che si pensava. Ci si dovette preparare a un altro duro inverno.
Inverno 1944-45: partigiani in montagna
Molti partigiani deposero le armi, alcune bande si consegnarono.
La lotta partigiana attraversò un momento di stasi. Ma la Resistenza tenne.
La guerra partigiana è costretta a trasferirsi in pianura; l’inverno e i rastrellamenti non consentono di restare in montagna nonostante la maggiore facilità di nascondersi.
Il 5 aprile inizia l’offensiva alleata sul Tirreno, ma saranno i partigiani a entrare per primi nelle città
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e liberare l’Italia da tedeschi nazisti e italiani fascisti. Il 25 aprile è il giorno della liberazione di Milano ed è la data simbolo della fine dell’occupazione nazifascista del paese. Nei giorni dell’insurrezione accaddero anche, come nel resto dell’Europa liberata, episodi di giustizia sommaria.
Il 25 aprile 1945 a Milano
Protagonisti della Resistenza non furono solo i partigiani delle bande armate; questi nulla avrebbero potuto senza l’appoggio di tanta popolazione civile, che nascose armi e persone a rischio della propria vita. Un ruolo particolarmente importante ebbero le donne, sia come ‘staffette’ portaordini, sia come compagne d’armi vere e proprie, che si conquistarono sul campo la loro prima reale emancipazione, quella del voto, che infatti avvenne nelle prime elezioni dell’Italia libera, il 2 giugno 1946.
Donne partigiane
Giulia Fanoni | …….della libertà 6
La Resistenza nella Valsabbia (ottobre 1943 - gennaio 1944)
Subito dopo l’8 settembre 1943 in Valsabbia, spontaneamente e autonomamente, si formano i primi gruppi di ribelli. In questa fase tali gruppi sono da considerare più delle bande che dei gruppi organizzati, malgrado ci siano alcuni tentativi di organizzare la rivolta anche se con scarso successo.
Questi gruppi sono formati sia da sbandati, ovvero soldati dell’esercito italiano che dopo l’8 settembre sono tornati in valle dalle loro dislocazioni originarie e che si rifugiano per non essere deportati in Germania dai nazisti, sia da cittadini delle popolazioni locali ostili al regime. I quali, prevedendo la sconfitta dei repubblichini, volevano dare una speranza di riscatto agli italiani che stavano per essere liberati dagli alleati. In una evoluzione sempre maggiore, il primo tentativo di coordinare le bande è di Giorgio Oliva, originario Vestone. Poco dopo si organizza la prima azione alla Rocca d’Anfo per recuperare armamenti necessari alla rivolta. Dopo la seconda metà di novembre l’organizzazione viene garantita in maniera continuativa da Perlasca e Bettinzoli. Questo tuttavia solo dopo la costituzione del Comando delle Fiamme Verdi avvenuta a Brescia in novembre.
In questo contesto di scarsa organizzazione dei gruppi, la costituzione del Comando delle Fiamme Verdi è di grande impulso per la resistenza, in particolare nella Valsabbia. Perlasca e Bettinzoli, prima dell’incarico ottenuto dal Comando delle Fiamme Verdi, erano già presenti in valle ma le loro mansioni si limitavano allo stabilire contatti e collegamenti tra alcuni esponenti del movimento ribellistico della Valsabbia. Dopo la creazione delle Fiamme Verdi si risolvono i maggiori problemi organizzativi dei gruppi già esistenti in valle e vengono avviati contatti sia pur precari e difficili con la città. Da questo momento l’azione di Perlasca e Bettinzoli ha un carattere organizzativo e questo rende possibile l’aggregazione sotto una sola organizzazione dei molti sbandati e dei gruppi esistenti. Grazie alla presa in carico dell’organizzazione da parte di Perlasca e Bettinzoli, nel gennaio del 1944 è possibile realizzare delle attività di guerriglia. Questa nuova organizzazione delle azioni viene subito avvertita da tutti i gruppi attivi in valle.
Nel gennaio del 1944, vengono identificati e catturati i gruppi maggiormente attivi ed esposti della Valsabbia. Questi arresti segnano una grave crisi delle Fiamme Verdi valsabbine che culmina il 18 gennaio con la fuga alle 5 del mattino di Perlasca, Bettinzoli, Giulio Ebenestelli e Valerio Mor. Gli «amici» di cui Perlasca si fidava gli permisero di entrare in città, ma al solo scopo di arrestarlo in seguito assieme alle persone che avrebbero avuto dei contatti con lui. Più tardi, sempre il 18 gennaio alle 13:30, anche Bettinzoli viene arrestato nella sua casa in via Bottonaga. Bettinzoli e Perlasca, come gli altri resistenti arrestati nei giorni precedenti, vengono radunati dalla banda di Ferruccio Sorlini e dalla Feldgendarmerie nella caserma dell’Arsenale “Gnutti” in via Crispi, 10 che fungeva da carcere giudiziario.
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Introduzione Ribelli per amore, storie di uomini e idee tesina
L’età in cui ci troviamo ad affrontare l’esame di maturità è un’età turbolenta, ricca di cambiamenti, di scelte da compiere, di strade nuove da intraprendere. È un’età che da sempre viene associata con lo spirito ribelle e nella mia esperienza scolastica, ma anche di vita ho potuto conoscere vari personaggi che per il loro coraggio, il loro anticonformismo, il loro amore per la libertà e gli ideali mi hanno conquistato.
«Chiamiamo invece Ribelle chi nel corso degli eventi si è ritrovato isolato, senza patria, per vedersi infine consegnato all’annientamento. Ma questo potrebbe essere il destino di molti, forse di tutti – perciò dobbiamo aggiungere qualcosa alla definizione: il Ribelle è deciso ad opporre resistenza, il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata. Ribelle è dunque colui che ha un profondo, nativo rapporto con la libertà, il che si esprime oggi nell'intenzione di contrapporsi all'automatismo e nel rifiuto di trarne la conseguenza etica, che è il fatalismo.˃˃ (E. Junger, Trattato del ribelle, Casa Editrice, Luogo di edizione data, pp. 41-42).
Il ribelle è per definizione colui che con azioni o comportamenti avversa le imposizioni, non ha paura di andare controcorrente, non tiene conto del giudizio degli altri e matura la consapevolezza che le proprie scelte vadano portate avanti anche al costo di sacrifici.
La storia del progresso umano è frutto delle intuizioni e della caparbietà di chi, certo delle proprie idee, ha saputo promuoverle, sicuro di ricavarne un vantaggio non solo individuale.
L’anticonformismo, spesso è libera scelta frutto di personalità estroverse che anticipano le novità, altre volte, imposto dalla contingenza degli eventi, viene attuato da persone per nulla rivoluzionarie, ma che poste di fronte ad un bivio spesso scelgono la via più difficile e con coerenza la percorrono.
Tutti i personaggi di cui voglio parlare sono stati nel loro tempo e ognuno a loro modo “liberi” e si sono ribellati allo “status quo” nella vita civile, nell’arte, nella letteratura. Con la mia tesina ho voluto analizzare alcune figure di ribelli e le loro corrispondenze nelle materie di italiano, storia, inglese e storia dell’arte. La ribellione dei partigiani contro la dittatura, la ribellione dei futuristi contro il passato con l’avvicinamento al Fascismo e al Nazionalismo dovuto all’esigenza di una guerra, a dire di Marinetti, sola igiene del mondo, la ribellione dei protagonisti dei romanzi di Orwell destinata a finire in maniera negativa, la ribellione di un’artista alla vita “tranquilla” per l’amore dell’arte.
Collegamenti
Ribelli per amore, storie di uomini e idee tesina
- Italiano - Futurismo.
- Storia dell'arte - Federico Vaglia, il Futurismo.
- Storia - La resistenza italiana.
- Inglese - George Orwell, 1984.