L'età del reporter:
Il giornalismo e il racconto del mondo
Studente: Pasquale Gallo
Classe: VE scuola: liceo scientifico e linguistico di Ceccano
A. scolastico: 2013/2014
La fotografia come strumento per raccontare
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“Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare.”
Cit. Daniel Pennac
Oggi, il giornalismo e l'informazione non possono prescindere dalle immagini. È impensabile raccontare un evento mondiale senza le immagini: il racconto si esprime attraverso gli scatti catturati dai fotografi a tal punto da riuscire a far immedesimare l'osservatore nelle vicende rappresentate. Lo stesso concetto è rintracciabile in un'altra forma d'arte che fin da sempre ha avuto un forte legame con la
La propaganda fascista come mezzo di costruzione del consenso
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Il fenomeno che, durante il fascismo, effettuò un controllo politico su tutti i mezzi di comunicazione, attuando un processo di fascistizzazione del paese, con lo scopo di orientare l'opinione pubblica, di caricarla, comunicando l'esaltazione della missione nazionale, viene chiamato “Propaganda fascista”. I messaggi furono rivolti a tutte le categorie della società italiana e vennero diffusi incessantemente attraverso la radio, il cinema e in particolar modo la stampa. Il controllo attuato dal regime sulle informazione fu reso possibile attraverso l'acquisto da parte del partito fascista delle maggiori testate giornalistiche.
I più celebri quotidiani, quindi, presentavano il periodo fascista come un modello storico di pace e forte moralità. Nonostante il controllo e le forti censure attuate dal fascismo, alcuni giornali d'opposizione come “La Stampa” e “Il Corriere della Sera” riuscirono a sopravvivere. Fu per questo motivo che con le “Leggi Fascistissime” Mussolini impose che ogni giornale avesse un direttore responsabile inserito nel partito fascista e che il giornale stesso, prima della pubblicazione, fosse sottoposto ad un fiscale controllo.
Il compito di visionare le pubblicazioni giornalistiche era affidato al Ministero della Cultura Popolare, ente fondato da Mussolini nel 1937. A capo di questo Ministero c’era Galeazzo Ciano, che poi diventò Ministro degli Esteri e che s’interessò anche
Le riviste italiane del primo Novecento
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