Estratto del documento

Il regime stalinista in Moldavia e i campi di concentramento

1918-1956

Florea Irina

5 BK

Per non dimenticare le più grandi tragedie del ‘900: Gulag e Lager

Testimonianze dei deportati

Primo Levi

Aleksandr Solženicyn

Arrivata in Italia, tre anni e mezzo fa, ho cominciato a sentire parlare sempre di più del nazismo e delle sue conseguenze in Europa, specialmente per gli ebrei. È così che ricordai tutte le cose che mi stava raccontando mio nonno quando ero piccola e non ne capivo il senso. Si trattava dei gulag, del sistema sovietico, che ha segnato per sempre il nostro paese, Moldavia! Essendo a conoscenza di quello che è successo a causa del regime nazista, ho voluto approfondire il tema dello stalinismo.

Moldavia, Repubblica Socialista Sovietica

La Moldavia, ufficialmente Repubblica Moldova, è uno stato dell'Europa orientale racchiuso tra la Romania e l'Ucraina. Si tratta di uno stato parlamentare nel presente che entrò a far parte della Romania alla conclusione della prima guerra mondiale (1918). Nel giugno del 1940, a seguito del patto russo-tedesco Molotov-Ribbentrop e del protocollo segreto del 26 giugno 1940, URSS diede alla Romania un ultimatum chiedendo la "restituzione ad ogni costo" della Moldavia, allora chiamata Bessarabia, e della Bucovina settentrionale. Di conseguenza, il 28 giugno, i carri armati russi cominciano l’occupazione abusiva di Bessarabia.

Dal 1944 fu una Repubblica Socialista Sovietica fino al 13 settembre 1991, giorno in cui dichiarò l'indipendenza dall'Unione Sovietica.

I confini della repubblica attuale ricalcano quelli della precedente repubblica socialista sovietica. Dalla suddivisione dei territori annessi alla repubblica moldava, venne aggiunta inoltre la Transnistria, che ha dichiarato la propria indipendenza nel settembre 1990, ma non è riconosciuta da nessun Stato.

L’occupazione e le conseguenze

Dal 3 luglio del 1940 l’amministrazione della Bessarabia è stata acquisita dai funzionari russi sostituendo le "pattuglie rivoluzionari locali" con i "professionisti NKVD (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni)" e arrestando tutte le persone sospette, soprattutto i politici, specialmente quelli del Consiglio del Paese che hanno fatto campagna per l'unificazione della Bessarabia con la Romania nel 1917.

Durante questo periodo sono state sequestrate le radio, per impedire la circolazione dell’informazione e la collettivizzazione è stata fatta senza opposizione a causa della immensa brutalità russa contro i contadini. Hanno inoltre attaccato la scuola rumena e hanno imposto quella sovietica screditando il rispetto per la famiglia e per gli insegnanti attraverso un'intensa opera di propaganda nelle scuole e nei luoghi di lavoro ("Tua madre è l’Unione Sovietica, tuo padre: Stalin"). Sempre nel 1940 è stata attuata la nazionalizzazione delle banche, delle imprese industriali, ferrovie e vie navigabili interne e strutture delle telecomunicazioni.

Il 1 gennaio 1941 l’alfabeto latino è stato bandito e sostituito con il cirillico per cui questo è stato il primo passo nella “fabbricazione” della lingua moldava seguito dalla sostituzione delle parole rumene con arcaismi, adozione delle parole russe e l’eliminazione di tutti i neologismi francesi ma non di quelli tedeschi. In seguito la chiesa è stata vietata, gli iniziatori della Brigata di Propaganda Antireligiosa entravano nelle cattedrali, chiese, monasteri, anche durante le mense, con bandiere rosse, gridando: "Morte ai preti!", dopo di che distruggevano le icone, le macchiavano di vernice e a volte sul loro dorso incollavano il ritratto di Stalin; sputavano le croci, entravano nell’altare e indossavano gli abiti sacerdotali e i credenti non osavano opporsi perché alla porta erano quelli del NKVD, armati, pronti ad intervenire. Hanno profanato e bruciato libri religiosi e biblioteche della parrocchia, dell’episcopia.

“Gulag”

Durante l'Unione Sovietica, in particolare negli anni dello stalinismo, Mosca ha considerato la Repubblica Socialista Sovietica Moldava non solo una fonte di materia prima, ma "una fonte di manodopera a basso costo per i cantieri, le imprese industriali e minerarie di carbone in diverse regioni del paese sovietico". Ma questo non è stato l’unico motivo delle deportazioni di massa e non è stata Moldavia l’unica a subire una tragedia del genere da parte del regime stalinista che ha portato non solo alla sterminazione parziale del popolo di questi stati ma anche alla sterminazione delle minoranze etniche rifugiate su questi territori (ebrei dalla Cecoslovacchia e Austria che si trasferirono in Polonia).

Innanzitutto la Moldavia ha subito tre ondate di deportazioni forzate, Polonia cinque, Lituania tre, Lettonia ed Estonia una deportazione di massa ciascuna dirette verso una vasta rete di campi di lavoro chiamati “Gulag” che un tempo erano disseminati in lungo e in largo in tutta l’Unione Sovietica, dalle isole del mar Bianco alle sponde del mar Nero, dal Circolo polare artico alle pianure dell’Asia centrale, da Murmansk al Kazakistan, dal centro di Mosca alle periferie di Leningrado.

Il Gulag è ormai sinonimo in Europa di campo di concentramento del sistema sovietico. Il termine in sé rappresenta l’abbreviazione di: ГУЛаг - Главное управление исправительно-трудовых лагерей, "Direzione principale dei campi di lavoro correttivi” e si può dire che entra nel linguaggio sovietico solo all’inizio del 1931 quando viene istituita un’amministrazione autonoma per la gestione dei campi comunisti.

L’amministrazione dei Gulag ha in prevalenza questi scopi di carattere generale:

  • Isolare gli elementi poco sicuri e sospetti e utilizzarli come manodopera forzata;
  • Assicurare manodopera a basso prezzo a imprese statali su tutto il territorio nazionale;
  • Costruire nuovi complessi concentrazionari;
  • Liquidare periodicamente talune categorie di detenuti.

In aggiunta alla categoria più comune di campi che praticavano lavoro fisico pesante e vari tipi di detenzione, esistevano anche altre forme.

Šaraška (шарашка, luogo d'ozio) - laboratori di ricerca dove gli scienziati arrestati, alcuni dei quali eminenti, venivano riuniti e sviluppavano in segreto nuove tecnologie e ricerche di base.

Psichuška (психушка, manicomio) - trattamento medico forzato mediante imprigionamento psichiatrico, utilizzato, al posto del campo di lavoro, al fine di isolare ed esaurire psichicamente i prigionieri politici. Questa pratica divenne comunissima dopo lo smantellamento ufficiale del sistema dei Gulag.

Campi o zone speciali per fanciulli ("малолетки", maloletki, minorenni), per disabili e per madri con neonati ("мамки", mamki). Queste categorie erano considerate improduttive e spesso soggette a molti abusi.

Campi per "mogli di traditori della Patria" (esisteva una categoria particolare di repressi: "membri familiari dei traditori della Patria" (ЧСИР, член семьи изменника Родины).

Migliaia di zek furono usati per estrarre minerale di uranio e preparare attrezzature per i test di Novaja Zemlja, nell'isola di Vajgac, a Semipalatinsk, tra gli altri luoghi.

Esistono documenti sull'uso di prigionieri dei Gulag nei primi test nucleari.

Avraham Shifrin (The First Guidebook to Prisons and Concentration Camps of the Soviet Union, 1982) definisce come "campi di sterminio" 43 campi dell'Unione Sovietica nei quali i prigionieri furono "forzati a lavorare in condizioni pericolose e insane responsabili di una morte certa". L'autore identifica tre tipi di campi:

  • Campi dai quali nessuno uscì vivo (miniere di uranio e impianti di arricchimento);
  • Campi di lavoro pericoloso per l'industria bellica (impianti nucleari ad alto rischio);
  • Campi di lavoro pericoloso, responsabile di disabilità e malattie fatali (impianti senza ventilazione).

«Per fare le camere a gas, ci mancava il gas» - Aleksandr Solženicyn

Dopo la seconda guerra mondiale, non sono bastate le deportazioni per la piccola Moldavia; Stalin aveva ancora un piano per essa: la carestia indotta. Nell'autunno del 1946, i funzionari comunisti spazzarono via tutti i prodotti alimentari dalle case dei cittadini fino all’ultimo granello, non importava se avevano 2 o 14 bambini, se erano poveri o ricchi. E chi si opponeva, veniva immediatamente fucilato o inviato nel Gulag (una morte ancora più dolorosa). Chi cercava di fuggire all'estero, in particolare in Romania, era catturato, fucilato o inviato nel Gulag. Chi riusciva a superare il confine con la Romania veniva catturato dai bolscevichi e "rimpatriato" per essere fucilato o inviato nel Gulag. La fame organizzata è arrivata a un tale livello che ha costretto le persone a mangiare tutti i tipi di erba, animali che di solito non si devono mangiare (gatti, cani, topi...) e persino uomini già morti dalla fame.

“Viviamo in tempi difficili, le persone che mangiano persone. Vengono sepolti circa 50 ogni giorno. Si passano le giornate con grande orrore – non abbiamo nemmeno un boccone di pane e tutti muoiono come delle mosche...” - il ricordo di una sopravvissuta della fame del 1946-1947, Moldavia.

Il fenomeno di cannibalismo si verificò nel 1933, quando furono condotti esperimenti sociali di sopravvivenza, che videro migliaia di "elementi socialmente nocivi" deportati in aree completamente disabitate e prive di mezzi di sussistenza, allo scopo di identificare un metodo di colonizzazione del "Far East" sovietico. Sull'isola di Nazino, nel cuore della Siberia, furono trasferite 13.000 persone: quasi tutte morirono d'inedia, freddo e fame, si uccisero a vicenda o furono giustiziate. Gli episodi di cannibalismo erano all'ordine del giorno.

Il cammino

C’era un sistema preciso per spaventare le persone e farle salire sulle macchine dei soldati sovietici e deportarle. Di solito, un gruppo di due o tre soldati armati e un addetto alla sicurezza bussavano alla porta e alla finestra nel cuore della notte, prendendo di sorpresa le famiglie. “Avete a disposizione un quarto d'ora per prepararvi!”, questo era l'ordine dato alle persone spaventate a causa di ciò che è accaduto, senza capire dove stavano andando e perché. Spesso, tra coloro che entravano in casa, c’era anche il “benefattore” che aveva denunciato la famiglia, aiutando così la NKVD per rilevare gli elementi pericolosi. I deportati avevano l’autorizzazione di prendere 10 kg a persona delle cose più necessarie. Immediatamente venivano caricati nei camion e portati alla stazione ferroviaria.

Qui, i membri di ogni famiglia venivano separati come segue: i capi delle famiglie da una parte, i maggiorenni da un’altra, e le donne con figli piccoli e gli anziani – da un’altra parte ancora. Dopo dovevano salire a bordo dei vagoni merci, in ciascuno di essi salivano 70-100 persone, senza cibo né acqua. Sulle carrozze c'era scritto: “Treno con lavoratori che fuggono dalla Romania, da sotto il giogo dei boiardi accoglieteli con fiori!” o “Emigranti volontari”, cosa molto curiosa perché piena di menzogna e crudeltà come nel caso del messaggio di benvenuto posto all'ingresso di numerosi campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale: “Arbeit macht frei” che in tedesco significa “Il lavoro rende liberi”.

Tutti i detenuti venivano sottoposti ad un controllo medico, nell’arco del quale si definiva il tipo di lavoro da assegnare: lavoro di fatica, di sforzo medio o senza fatica fisica. Giornate lavorative erano di 270—300 all'anno, di 10-12 ore al giorno. Le quantità di cibo giornaliero erano definite dalle leggi, però in realtà queste leggi non venivano osservate e tanti detenuti soffrivano di malnutrizione e carenze vitaminiche. La mortalità in maggior parte era causata dalle malattie di raffreddore a causa dell’abbigliamento inadatto e delle condizioni inadeguate degli edifici di detenzione (tra cui baracche di legno non riscaldate) e dallo stato di denutrizione.

I detenuti che lavoravano male o si impegnavano poco nel loro lavoro a loro assegnato venivano messi in condizioni di vita peggiori e venivano sottoposti ad una vera persecuzione psicologica degradante. Le torture e le umiliazioni erano all'ordine del giorno. Per esempio: trascinare rocce o tronchi da un luogo all'altro, contare i gabbiani, urlare "internazionale" per molte ore. Se un prigioniero non urlava, due o tre prigionieri venivano uccisi, urlavano fino a quando non crollavano dalla stanchezza. E tutto questo durante la notte al freddo.

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Sintesi
  • Italiano: Primo Levi, Aleksandr Solženicyn.
  • Storia: I campi di concentramento. Gulag e lager nazisti.
  • Diritto: Totalitarismo.
  • Scienze delle finanze: L’aspetto economico dei campi di concentramento.
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