Referendum: la generazione di Facebook e Twitter si è fatta sentire
«Il successo dei referendum è stato anche una vittoria dei nuovi media sui vecchi: l'opposizione ha usato Facebook, Twitter, email e blog per scavalcare il dominio di Berlusconi sulla televisione.»
«Gli italiani trovano la voce e puniscono Berlusconi», titola l'emittente britannica BBC. Non è stato solo un voto di protesta, è stata anche una vittoria dei «nuovi media»; «Attraverso il cyberspazio una nuova generazione di italiani si sono scambiati sms, Twitter e email per spronarsi al voto».
«L'Italia - osserva ancora la BBC - si unisce alla Germania nel respingere l'appartenenza al club dell'energia nucleare, anche se entrambi continueranno a importarla da altri Paesi. Due grandi economie europee rinunciano a una fonte di energia che un tempo davano per scontata […] altre potrebbero seguire».
(Elysa Fazzino; Il Sole 24 Ore, 14 giugno 2011)
In un mondo tempestato di notizie pessime, dove si cerca una maggiore percentuale di share da parte delle televisioni mediante (Chi l'ha visto, Quarto Grado ecc.) trasmissioni macabre e dove vengono divulgate solo notizie che fanno comodo a chi siede sopra poltrone pagate dallo Stato e finanzia i giornali italiani in cambio di «glorificazioni», questa tesina è basata, contro la tendenza, su una bella notizia.
12-13 giugno 2011: il referendum sull'energia nucleare voluto dal governo per consolidare la fiducia del suo popolo, ma censurato e nascosto da televisioni e radio controllate dallo stesso per «accaparrarsi» questa fiducia con la forza, ha raggiunto di misura il quorum grazie all'apporto di una nuova tecnologia ancora sconosciuta agli «antichi» politici di oggigiorno: il Web 2.0.
I cambiamenti radicali della nostra storia vengono quasi sempre sottovalutati nel momento in cui avvengono: molto probabilmente questo referendum, che alcuni di noi hanno ignorato, sarà riesumato tra 50 anni dagli storici e definito come «il sorpasso definitivo di Internet a danno dei vecchi mezzi di comunicazione di massa»: infatti chiunque fosse iscritto a Facebook o Twitter si sarà accorto, dal mese di maggio ai primi di giugno, della mastodontica campagna di propaganda (basata sul passaparola) avanzata dagli utenti, di gran lunga più estesa e meno condizionata dalle strategie politiche che invece strumentalizzano i vecchi mezzi di comunicazione.
La «voce del popolo» ha forse vinto finalmente per la prima volta una battaglia: quella di decidere spontaneamente la propria sorte senza la manipolazione di quel «deus ex machina» del potere politico.
La nostra analisi riguarderà quindi ciò che la voce del popolo ha rappresentato nella storia e infine un'analisi scientifica dell'energia nucleare.
Prima di fare un viaggio indietro nella storia però, sarà un famoso quadro a illustrarci com'era il mondo prima della «rivoluzione» del 12-13 giugno 2011.
Storia dell'arte
Andiamo quindi indietro al 1808, martedì 3 maggio, giorno immortalato, in una sua scena nella capitale spagnola, da Francisco Goya.
(Francisco Goya, 3 maggio 1808; olio su tela, 266 x 345; Museo del Prado, Madrid)
La pittura appartiene al movimento del Romanticismo, ma mentre i Tedeschi e gli Inglesi interpretarono questa innovazione come una Sturm-und-Drang) ricerca del sublime (si pensi allo e una quasi-assenza dei personaggi, surclassati dall'ambiente circostante (Cfr. Il Viandante sul mare di nebbia Annibale attraversa le Alpi), o i Francesi e gli Spagnoli, tra cui il pittore Francisco Goya, che possiamo collocare in uno stadio di transizione tra neoclassicismo e romanticismo, preferirono imprimere sulla tela le emozioni tramite i volti degli uomini rappresentati.
L'episodio antecedente a quello rappresentato fu la rivolta del popolo spagnolo il giorno precedente contro il dominio Francese-napoleonico (conosciuta come «rivolta del 2 maggio»), repressa con violenza dall'armata transalpina.
Sebbene l'occhio cada subito sul condannato in maglia bianca, l'osservatore si rende subito conto che egli non è l'unica vittima e, spaziando, nota il contrasto tra il muro solido e composto di soldati francesi e il disordine caotico dei dannati, i quali sono impotenti di fronte al plotone: Goya, con il contrasto tra popolo e governo (rappresentato dai soldati che eseguono il «lavoro sporco»), vuole far assumere all'immagine una dimensione umana universale, il simbolo cioè della rivolta dei popoli contro le oppressioni di altri popoli.
Con una semplice immagine notiamo quindi sin da subito quale fu il rapporto tra governo e popolo nella nostra storia: un rapporto di pura sottomissione costituita non solo da monarchia assoluta, ma anche di finta democrazia, di lavaggio del cervello, di illusioni e di censure.
Latino
Facendo un salto addirittura nella Roma Imperiale, scopriremo una situazione sostanzialmente e paradossalmente simile a quella dei nostri giorni: in una Roma ormai dai costumi corrotti, dalla moralità diventata un'utopia e dalla politica diventata un gossip, nasceva uno dei primi autori latini veramente rivoluzionari che ebbe il coraggio di criticare chi era stato fino a quel giorno elevato dal popolo al livello degli Dei.
(Publio Cornelio Tacito, 55 - 120)
«O Meliboee, deus nobis haec otia fecit:
namque erit ille mihi semper deus, illius aram
saepe tener nostris ab ouilibus imbuet agnus.»
(Verg. Bucoliche, I° libro)
Il «Deus» che Virgilio cita nelle sue «Bucoliche», opera di dieci ecloghe antecedente all'Eneide, non è altri che Ottaviano Augusto: colui che è considerato il primo Imperatore Romano, infatti, fu idolatrato dai suoi concittadini del tempo come uomo che ricostruì Roma e restaurò la Repubblica, la quale era andata scemando nei secoli precedenti a causa di guerre civili e dittature.
Caio Ottaviano in realtà fu molto astuto: conquistò la grazia del suo popolo con le parole e la finta modestia.
«Nel 29 a.C. Ottaviano ha trentaquattro anni, è malato alla gola, ne ha sofferto per tutto il viaggio di ritorno, dall'Asia alla Grecia, all'Italia. […] Ora che non ha più nemici da combattere, avverte persino un certo fastidio del potere. Si isola ad Atella, volontariamente. Pensa addirittura al gran rifiuto: ritirarsi dalla vita politica. […] Si precipitarono a raggiungerlo Marco Vipsanio Agrippa e Caio Clinio Mecenate, le due colonne dell'Impero.
Insieme tornano a Roma e convocano il Senato. Era inverno. Consoli per l'anno 27 a.C. Ottaviano e Agrippa. Il giorno 13 gennaio. Nella Curia si respirava un senso di frustrazione e di attesa. Infine Ottaviano si alza e comincia a parlare. […] Riassume quello che ha fatto, le guerre combattute, gli incarichi portati a termine, parla di cifre, elenca l'inventario dei beni dello Stato.
Poi, a conclusione, la frase netta e tagliente come una spada: “Depongo tutti i miei poteri, e vi rendo le armi, le leggi, i popoli soggetti”.»
(da F. Sampoli, Il potere come vocazione, in «Archeo», 2 novembre 2003, pp. 63 sg.)
Nonostante questa citazione possa ingannare il lettore, Augusto, rinunciando a tutto ciò che conquistò, fu implorato nel corso degli anni dal Senato a tornare a comandare la Repubblica e così gli vennero via via attribuiti tutti i poteri e il titolo di «Augustus», da «Augeo» ovvero «accrescere»: iniziò quindi l'Impero.
Historiae
Publio Cornelio Tacito intorno al 100 scrisse le Historiae e «Annales»: successivamente gli Nelle prime anche Tacito elogia Ottaviano parlando, nell'ultimo libro, della sua ascesa al potere dopo la battaglia di Azio: l'autore, nonostante reputi la dittatura di un solo uomo l'unica soluzione per rifondare l'Impero, è pienamente cosciente che ciò avrebbe significato la perdita della libertà di parola, di scrittura e di pensiero.
Augusto fondò infatti il «circolo di Mecenate» e si circondò di artisti e letterati da lui protetti in cambio di elogi e grazie (Cfr. citazione di Virgilio a inizio pagina) e si dovette arrivare a Tacito, 50 anni dopo, quando la storia analizza obiettivamente i fatti, per ascoltare critiche vere e proprie sul primo imperatore.
Collegamenti interdisciplinari
- Storia dell’arte: 3 maggio 1808
- Latino: Tacito
- Filosofia: Karl Marx
- Italiano: Gabriele D’Annunzio
- Inglese: Oscar Wilde
- Storia: il bombardamento atomico (Hiroshima e Nagasaki)
- Fisica: il nucleare
- Geografia astronomica: la catena protone-protone