“Padre, maestro ed amico, noi giovani del mondo guardiamo ancora a te. Sostieni il nostro impegno in questa società”
Don Bosco e i suoi ragazzi
Elisabetta Francioni
5° Ap
Liceo Scienze della Formazione S. G. Bosco
Anno scolastico 2013-2014
Indice
- Introduzione
- L’800, un secolo difficile
- Un pretino diventato santo
- Il sistema preventivo
- L’oratorio di Valdocco
- Nostalgia dell’oratorio
- I ragazzi di oggi
- Conclusione
- Introduzione
Introduzione
Ciò che mi ha spinto a condurre queste ricerche è stato l’amore per i ragazzi, per la vita di ognuno di loro, per i bambini con qualche difficoltà sia a livello scolastico che famigliare, per i ragazzi adolescenti che non vedono l’ora di diventare “grandi” e per quelli che non riescono a ritagliarsi uno spazio nemmeno nel gruppo dei pari.
Sono gli stessi giovani, perché con gli stessi interrogativi, dubbi e situazioni famigliari “particolari”, cui duecento anni fa si è dedicato Don Bosco, quelli a cui avrebbe donato la sua stessa vita.
Sono i suoi insegnamenti che dovrebbero guidare i maestri, gli educatori, i professori e tanti altri, nello svolgere il loro lavoro.
Talvolta i loro compiti e le cure per i ragazzi non terminano sul luogo di lavoro perché sempre più le problematiche dei giovani riguardano un contesto esterno a quello scolastico, che difficilmente viene preso in considerazione.
È spesso al di fuori della struttura-scuola che i giovani si ritrovano abbandonati, se così vogliamo definirli, anche questa sarebbe meglio considerarla una nuova forma di abbandono.
Sono deviati, insicuri, timorosi nell’affrontare il futuro, persi.
Sta allora ai genitori, agli insegnanti a trasmettere quei valori, quelle certezze, quel modus vivendi (implicante il rispetto, l’educazione, la solidarietà e l’interesse verso il prossimo) che stanno svanendo sempre di più.
Due secoli diversi, ognuno con le sue caratteristiche positive e negative, ognuno con le proprie ideologie e correnti di pensiero... eppure le condizioni non ottimali alla crescita dei giovani sono le stesse, o quasi.
La condizione di abbandono in cui essi versano è il frutto di entrambe le epoche, tuttavia ciò si manifesta sotto spoglie diverse.
L’800, un secolo difficile
Piano piano in tutta Europa stava svanendo l’ideologia illuminista che fino ad ora aveva guidato le sorti di molti stati. Da poco si erano concluse le guerre napoleoniche in Francia e l’Inghilterra si trovava nel periodo della prima industrializzazione: gli opifici mutarono la loro struttura e presero il nome di “fabbriche”. Qui, in dei luoghi alquanto malsani vi lavoravano per tantissime ore al giorno (anche più di 16h) uomini, donne e bambini.
Essi non avevano nemmeno il tempo di tornare a casa per dormire e così intorno alla fabbrica ognuno di loro si costruiva una “baracca”, che gli permetteva di riposare almeno per un po’. Nella prima metà dell’800 Marx mise in luce le condizioni in cui si trovavano gli operai e tutti i lavoratori ma soprattutto il rapporto fra operaio e proprietario della fabbrica e fra l’operaio ed il proprio lavoro, definito da Marx alienante.
L’Italia, a differenza di altre nazioni, aveva una situazione non ottimale, perché frammentata sia territorialmente che politicamente. Dunque, ciò che i patrioti andavano ricercando era l’Unità, raggiungibile attraverso solo e soltanto delle rivolte e dei moti risorgimentali.
Essi furono principalmente tre: quelli del 1820-21, del ’30-31 e del ’48. Chi guidava questi moti apparteneva ad un ceto medio che comprendeva gli studenti, la borghesia e l’aristocrazia; tuttavia, i rivoltosi avendo idee diverse riguardo l’assetto politico e il modo di amministrare lo Stato, fecero sì che i moti non si concludessero come essi desideravano.
Il fallimento fu principalmente causato dal mancato coinvolgimento delle masse popolari.
Soltanto nella primavera del 1860 grazie all’intervento di Garibaldi con la Spedizione dei Mille, il Regno delle Due Sicilie fu annesso al “Regno dell’Italia” definendo l’unione anche tra due classi sociali completamente agli antipodi: i borghesi e i progressisti del Nord e i latifondisti del Sud.
Soprattutto il Meridione non fu d’accordo con questa decisione e manifestò il suo dissenso attraverso atti di brigantaggio. Ma questo non era che uno dei problemi da risolvere. Nonostante il 17 marzo 1861 si fosse riunito a Torino il 1° Parlamento nazionale che proclamò il Regno d’Italia, il processo di unificazione non poteva considerarsi terminato in quanto mancava il Veneto, il Trentino e lo Stato Pontificio. Con la Terza guerra d’Indipendenza il Regno d’Italia conquistò il Veneto e nel 1870, con lo sfondamento della Breccia di Porta Pia, Papa Pio IX fu costretto a riconoscere l’annessione dei territori dello Stato Pontificio all’Italia.
Tutto questo è ciò che racconta la Storia dei libri di testo scolastici.
Ma, a livello sociale, com’era veramente la situazione?
Alla vigilia dell’Unità d’Italia, si respirava un clima alquanto patriottico, molti cittadini, anche gli stessi preti, mostravano orgogliosi la coccarda tricolore: la tenevano sul petto e partecipavano ai festeggiamenti per lo Statuto. Gli ecclesiastici non adempivano ai loro compiti, allontanandosi dai valori e dalle regole imposte dall’ordine a cui appartenevano.
Inoltre il governo nel 1855, emanò una legge che soppresse gli ordini religiosi.
Fra le persone coinvolte in questi tumulti e nei moti vi erano adulti e bambini, ragazzi senza istruzione, analfabeti, che si suddividevano in bande e che scorrazzavano per le vie senza perseguire un preciso scopo, o forse sì: quello di unirsi alle rivolte, sebbene la maggior parte di loro non conoscesse nemmeno i motivi per cui i cittadini manifestavano.
Anche dopo il raggiungimento dell’Unità d’Italia le condizioni di vita degli abitanti del Nord e quelle del Sud continuavano ad essere totalmente diverse.
Nelle città del Nord i cittadini s’interessavano alla politica, almeno quelli di estrazione borghese, quindi alcuni di loro avevano accesso agli studi.
Al contrario, l’interesse principale della gente del Sud era la terra. Essi conducevano una vita di tipo rurale, vivevano dei prodotti che coltivavano, lavoravano nelle miniere, facevano lavori duri, faticosi, che compromettevano soprattutto l’integrità fisica.
Basti pensare alla condizione della donna: nel Settentrione e al Centro, ella poteva dedicarsi all’estetica, alla cura del corpo, alla villeggiatura, come si può notare nell’opera di G. Fattori, La Rotonda dei Bagni Palmieri (illustrazione 1); mentre al Sud, le donne, come ci mostra anche un’opera di Millet (illustrazione 2) facevano le spigolatrici, stavano nei campi.
Introduzione ragazzi, tesina
Ciò che mi ha spinto a condurre queste ricerche per la mia tesina di maturità è stato l'amore per i ragazzi, per la vita di ognuno di loro, per i bambini con qualche difficoltà sia a livello scolastico che famigliare, per i ragazzi adolescenti che non vedono l'ora di diventare "grandi" e per quelli che non riescono a ritagliarsi uno spazio nemmeno nel gruppo dei pari. Sono gli stessi giovani, perché con gli stessi interrogativi, dubbi e situazioni famigliari "particolari", cui duecento anni fa si è dedicato Don Bosco, quelli a cui avrebbe donato la sua stessa vita. Sono i suoi insegnamenti che dovrebbero guidare i maestri, gli educatori, i professori e tanti altri, nello svolgere il loro lavoro. Talvolta i loro compiti e le cure per i ragazzi non terminano sul luogo di lavoro perché sempre più le problematiche dei giovani riguardano un contesto esterno a quello scolastico, che difficilmente viene preso in considerazione. È spesso al di fuori della struttura-scuola che i giovani si ritrovano abbandonati, se così vogliamo definirli, anche questa sarebbe meglio considerarla una nuova forma di abbandono. Sono deviati, insicuri, timorosi nell'affrontare il futuro, persi. Sta allora ai genitori, agli insegnanti a trasmettere quei valori, quelle certezze, quel modus vivendi (implicante il rispetto, l'educazione, la solidarietà e l'interesse verso il prossimo) che stanno svanendo sempre di più. Due secoli diversi, ognuno con le sue caratteristiche positive e negative, ognuno con le proprie ideologie e correnti di pensiero... eppure le condizioni non ottimali alla crescita dei giovani sono le stesse, o quasi. La condizione di abbandono in cui essi versano è il frutto di entrambe le epoche, tuttavia ciò si manifesta sotto spoglie diverse. La tesina permette anche vari collegamenti interdisciplinari.
Collegamenti
Ragazzi, tesina
- Storia: Risorgimento, Unità d'Italia.
- Pedagogia e sociologia: Don Bosco.
- Storia dell'arte: Il realismo.