Propaganda: la fabbrica del consenso
Matteo Ferettini
5D A.S. 2012/2013
1
Introduzione
Il 10 giugno 1940 a Piazza Venezia Benito Mussolini annunciava la consegna della dichiarazione di guerra alla Francia e all'Inghilterra: fu l'inizio per l'Italia di 5 anni di guerra, di sangue e disperazione. Centinaia di migliaia saranno le vittime e altrettanti gli invalidi e i mutilati.
In quel 10 di giugno migliaia di persone però lo acclamavano ammaliate, prese dal “raptus dell’entusiasmo”, ignare del baratro in cui stavano per essere gettate.
Viene spontaneo, pertanto, chiedersi come Mussolini sia riuscito a garantirsi per quasi un ventennio un vasto consenso popolare e come una sanguinosa dittatura abbia potuto assumere il volto di un complesso Stato corporativo, in cui il governo è paternamente vicino al popolo, sostenuto da quella nuova religione laica che riempie d'orgoglio nazionalista e unitario un intero paese.
Scopo di questa tesina è raccontare come gli Italiani siano arrivati a quel giorno di inizio estate e come la forza e l'abilità della propaganda fascista abbiano conquistato il loro consenso attraverso l’elaborazione di miti e l’invenzione di slogan.
Sotto il governo fascista infatti le piazze d'Italia furono trasformate in un unico scenario dove milioni di persone celebravano la consacrazione dei simboli e le apparizioni del duce, presenti anche nell’urbanistica e nel paesaggio.
Su tutto svetta lui: Benito Mussolini, il Duce degli italiani, “L'Uomo della Provvidenza”, come verrà definito da Pio XI.
Bisogna riconoscere che pochi uomini al mondo hanno utilizzato con tanta maestria la comunicazione scritta, verbale, fotografica e cinematografica per perseguire i propri fini.
Egli infatti fu uno dei primi a comprendere la necessità di associare la propria immagine a simboli ed icone che accendessero il furore delle masse.
Giustamente lo storico antifascista Gaetano Salvemini scrisse che “il fascismo fu inventato da un genio della propaganda”; per molti studiosi Mussolini rappresenta il primo caso storico di culto della personalità nella politica moderna.
Ma che cos'è la propaganda?
La propaganda può essere definita una forma di comunicazione volta ad influenzare l'opinione pubblica e ad “imprimere negli individui valori, credenze e codici di comportamento atti a integrarli nelle strutture istituzionali della società di cui fanno parte” (definizione di P. Castagnetti, Il presente nella storia di Milano, 1998).
I primi passi di Mussolini: dal PSI ai Fasci di Combattimento
2
Iscritto al PSI sin dal 1900, Mussolini evidenzia un acceso interesse per una politica attiva e diventa presto esponente del socialismo anticlericale della Romagna. Alla fine del 1912 assume la direzione dell'Avanti!, e si fa portavoce di tutte le insoddisfazioni e le frustrazioni di una società caduta in una crisi economica ed ideale, spingendo così masse sempre più vaste in insurrezioni spesso senza chiare prospettive.
Espulso dal partito nel 1914 a causa delle sue posizioni interventiste fonda, grazie ai finanziamenti degli ambienti finanziari e industriali (Ansaldo, Ilva, Banca Commerciale) il Popolo d'Italia, giornale ultranazionalista schierato a fianco dell'Intesa, rompendo così gli ultimi legami con l'originaria matrice socialista.
Nel 1919 a Milano nascono i Fasci di Combattimento, eredi di quei Fasci di Azione Rivoluzionaria che tra il 1914 e il 1915 avevano condotto una violenta campagna per l'intervento in guerra. La riunione ha luogo in P.za San Sepolcro (da qua il nome del programma che verrà stilato) in una Sala messa a disposizione dal circolo degli industriali e dei commercianti.
I partecipanti alla riunione sono un miscuglio eterogeneo di arditi, massoni, futuristi e sindacalisti anarchici ma su una cosa sono d'accordo: la lotta andrà condotta contro i borghesi, i clericali e i socialisti.
Non è possibile qui indicare le varie componenti ideologiche che anticipano il fascismo e che confluiscono in esso; sarà sufficiente riconoscere nel Futurismo e nella linea superomistica l'influsso di Nietzsche-D'Annunzio per quanto riguarda ideologia e linguaggio.
Il Futurismo
L'influenza futurista fu sicuramente la più importante per la creazione dei primi fasci; il programma del partito politico futurista del 1918 anticipa molti punti del programma dei Fasci italiani di combattimento.
Analizziamo per sommi capi il movimento di avanguardia e di cultura, fondato da Filippo Tommaso Marinetti nel 1909 a Parigi con la pubblicazione sulla rivista Le Figaro del primo manifesto, in cui è presente per la prima volta un programma proiettato verso il futuro e l’avvenire. È violentemente polemico contro la cultura dominante che deve essere liberata “dalla sua fetida cancrena di professori, di archeologi, di ciceroni e di antiquari”. Propone perciò un'arte che celebri il dinamismo, la velocità, la macchina e l'azione dell'uomo in ogni campo. L'arte dovrà incidere nel tessuto sociale, provocando, scuotendo, usando violenza psichica e anche fisica.
Non v'è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo.
7
3
Sono evidenti in queste posizioni deformanti riecheggiamenti nietzschiani (esaltazione della volontà di potenza), bergsoniani (esasperazione della teoria dello slancio vitale).
Nel loro irrazionalismo glorificano la guerra, la “sola igiene del mondo”, e il militarismo.
Non c’è da meravigliarsi se ardenti interventisti ed esasperati nazionalisti, dopo la guerra siano diventati fervidi sostenitori del neonato movimento fascista.
La letteratura futurista
Il culto della novità è eclatante nel “Manifesto tecnico della letteratura futurista” (1912).
Bisogna distruggere la sintassi disponendo i sostantivi a caso, come nascono.
Si deve usare il verbo all'infinito [...]
Si deve abolire l'aggettivo, perché il sostantivo nudo conservi il suo colore essenziale. [...]
Si deve abolire l'avverbio, vecchia fibbia che tiene unite l'una all'altra le parole [...]
Ogni sostantivo deve avere il suo doppio, cioè il sostantivo deve essere seguito, senza congiunzione, dal sostantivo a cui è legato per analogia. [...]
L’analogia è intesa come “l'amore profondo tra le cose distanti”: di questa tecnica, già utilizzata dai simbolisti francesi, si avvarranno largamente gli “ermetici”.
È chiaro come il futurismo volesse stravolgere completamente l’arte “passatista”.
Il concetto di simultaneità tra impressione ed espressione, da realizzarsi attraverso le “parole in libertà”, è un altro fondamento del programma di rinnovamento.
Bisogna riconoscere che la poetica futurista approda a risultati singolari.
Si veda il Palombaro di C. Govoni:
4
Una poesia visiva che rappresenta una serie di disegni "a tema" tracciati con linee intenzionalmente infantili corredati con commenti e scritte con calligrafia da scolaro.
Il testo è costituito dalle parole e descrizioni che fanno da commento alle immagini; in sostanza si tratta di analogie disegnate. Parole e disegni sono disposti in modo da creare la sensazione di un movimento ondulante, per ricreare la sensazione di essere in un fondale marino e conferire all'ambiente sottomarino una scenografia vibrante di vita.
La poesia racconta l’immersione di un Palombaro nell’animato mondo sottomarino.
Secondo i canoni futuristi, e la consuetudine di Govoni, abbondano metafore e analogie, per citarne alcune:
- La medusa viene definita "ombrello di mendicante";
- I rametti di corallo vengono definiti "primavera metallizzata dei coralli".
Significativa è anche Passeggiata di A. Palazzeschi, poesia che crea l'impressione di un'insensata macedonia di parole italiane e francesi, di numeri e di lettere; in realtà il testo ricompone i suoni e le impressioni di una passeggiata in città, intrapresa da due personaggi immaginari introdotti da un breve dialogo brillantemente reso dal poeta con la tecnica del collage di stampo cubista, il tema della caoticità e del movimento, tipico del futurismo.
. B
Andiamo?
5
Andiamo pure.
All'arte del ricamo,
fabbrica passamanerie,
ordinazioni, forniture.
Sorelle Purtarè.
Alla città di Parigi.
Modes, nouveauté.
Benedetto Paradiso
successore di Michele Salvato,
gabinetto fondato nell'anno 1843.
Avviso importante alle signore!
[…]
Il futurismo nelle arti figurative
Anche in questo campo si celebra la superiorità di ciò che è dinamico su ciò che è statico: il primo è destinato a travolgere il secondo; si spiega così l'esaltazione dell'azione, indipendentemente da ogni fine.
Maggiore teorico e rappresentante della pittura futurista è U. Boccioni, più che nella sua pittura però è la statua Forme uniche della continuità nello spazio che è maggiormente rappresentato lo “slancio vitalistico” che caratterizza l'arte futurista.
Il problema della rappresentazione del movimento sulla superficie immobile del quadro invece è brillantemente risolto nel Dinamismo di un cane al guinzaglio di G. Balla, che alla morte di Boccioni sarà l'indiscusso protagonista del
6
movimento.
Emblema dello stretto rapporto del pittore con il regime è il quadro La marcia su Roma.
La propaganda di agitazione: violenza e retorica bellicista
Lo squadrismo e il culto della violenza
La prima fase del movimento fascista è caratterizzata dal fenomeno dello Squadrismo, una mise en scène della violenza atta a reprimere qualsiasi indizio di ribellione. È questa la prima forma di propaganda messa in atto dal regime per assicurarsi il consenso delle masse.
Il tema della violenza è costantemente presente nella propaganda fascista: dapprima è riservato al “culto dei caduti”, con la sacralizzazione dei luoghi della guerra. È però con l'organizzazione della memoria dello squadrismo e della Marcia su Roma che l'esaltazione della violenza e della sua narrazione divengono una pratica permanente.
È noto che la diffusione del fenomeno fascista inizia nel momento in cui industriali e agrari si servirono delle squadracce per sedare i tentativi di ribellione dei contadini e degli operai con lo scopo di recuperare velocemente ciò che era stato ceduto durante il biennio rosso.
7
In seguito la violenza è dirottata contro i nemici politici: primi fra tutti socialisti e comunisti.
L’escalation di violenze appare incontrastata per una certa complicità delle forze di polizia ed anche della corona (il duca di Savoia è simpatizzante di Mussolini), ma anche del governo. Questo infatti vede nel movimento fascista un ottimo strumento per impedire la possibilità di una rivoluzione bolscevica e ritiene che in un secondo momento possa essere ricondotto nei limiti della legalità.
Mussolini ben presto si rende conto che non si può ottenere il consenso del popolo unicamente con una politica di terrore, ma che si deve dare un’immagine regale del fascismo. Bisogna saper “vendere” il neonato
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.