Estratto del documento

Piano Matteo

Liceo Scientifico Statale F. Vercelli

A

Classe 5 A

A.S. 2011-12

Progresso tecnologico

Il rapporto con la società

A cavallo tra XIX e XX secolo 1

Indice

Mappa concettuale pag. 3

Introduzione pag. 4

Filosofia: Karl Marx

Vita pag. 5

Manoscritti economico-filosofici del 1844 pag. 5

L'ideologia tedesca pag. 6

Il Capitale pag. 7

Italiano: il Verismo pag. 10

Giovanni Verga

Vita pag. 11

I Malavoglia pag. 12

Storia: Taylorismo e Fordismo pag. 15

Totalitarismo della tecnica pag. 16

Inglese: Aldous Huxley

Life and Works pag. 18

Brave New World pag. 19 2

Filosofia

Karl Marx

- Manoscritti economico-filosofici del 1844: il concetto di alienazione

- L'ideologia tedesca: la nozione di materialismo storico

- Il Capitale: l'evoluzione tecnologica

Italiano

Il Verismo

Giovanni Verga

- Il “Ciclo dei vinti” e la “fiumana del progresso”: I Malavoglia

Progresso tecnologico

Storia

- Taylorismo e Fordismo

- Il “Totalitarismo della Tecnica”

Inglese

Aldous Huxley

- Brave New World: the utopia to end all utopias 3

Introduzione

Da sempre l'uomo ha fondato la sua esistenza sulla scoperta, sulla conoscenza e sulle abilità attraverso processi evolutivi differenti che stanno alla base del progresso tecnologico.

Ho voluto analizzare, utilizzando filtri filosofici e letterari, quale sia stato il rapporto società-progresso tecnologico tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900.

Ho posto la filosofia di Marx quale punto di partenza, volendo dare particolare attenzione al concetto di alienazione (caratteristica della società industrializzata) e di materialismo storico (ovvero studio della storia quale sviluppo tecnico ed economico), per poi passare alla visione verista, testimonianza delle problematiche dello stato italiano, formatosi da pochi anni, che hanno sconvolto e rinnovato la vita della popolazione meridionale.

Di seguito, entrando di fatto nel XX secolo, ho presentato le nuove teorie sull'organizzazione del lavoro proposte da F. Taylor e le considerazioni sugli eventuali effetti di un errato rapporto uomo-macchina, tale da condurre, a causa di un'inversione dei termini, ad una supremazia della tecnologia sull'uomo, simile a quella satirizzata da Aldous Huxley in Brave New World. 4

Filosofia

Karl Marx

Vita

Karl Heinrich Marx nacque il 5 maggio 1818 a Treviri da una famiglia ebraica convertitasi al protestantesimo. Egli studiò nelle università di Bonn, Berlino e Jena. Scelse di non rimanere nell'ambito universitario in carica di docente intraprendendo poi, nel 1842, la carriera giornalistica diventando dapprima collaboratore e poi direttore della Rheinische Zeitung (Gazzetta renana) di Colonia. I suoi articoli, incentrati sulla critica delle condizioni sociopolitiche dell'epoca, gli crearono problemi con le autorità: il giornale fu, infatti, soppresso nel 1843. Marx si recò quindi a Parigi, dove instaurò contatti con i movimenti socialisti, completò la sua formazione teoretica in filosofia e si dedicò ai primi studi di economia politica. Nel 1844 incontrò Engels; entrambi si accorsero di essere pervenuti per strade differenti alla medesima concezione della necessità storica di una rivoluzione e collaborarono alla sistematizzazione dei principi teoretici del comunismo, oltre che all'organizzazione di un movimento operaio internazionale fondato su tali principi. Nel 1847 si recò a Londra dove si riunì il primo congresso dei comunisti; qui continuerà il suo lavoro di ricerca, dedicandosi in particolare all'analisi del sistema capitalistico fino alla sua morte nel 1883.

Manoscritti economico-filosofici del 1844

I Manoscritti economico-filosofici del 1844 sono un'opera frammentaria risalente al periodo del soggiorno parigino di Marx; questa è costituita essenzialmente da una critica dell'economia classica da cui emergono le prime caratteristiche della teoria politica marxista che verranno poi esplicitate nel Manifesto.

La trattazione inizia indagando le leggi che regolano il mercato e l'industria, da cui, contrariamente a quanto sosteneva Adam Smith, non traspariva nulla di armonico e naturale, bensì un'economia, terreno di conflitti, da cui non è possibile astrarre (come invece fecero gli economisti classici). Marx contesta a questi di aver occultato e mascherato un certo modo di produzione, quello capitalista, con leggi ritenute naturali e immutabili ritenendo un dato di fatto l'esistenza della proprietà privata.

Successivamente egli considera il rapporto esistente tra l'operaio e il suo lavoro, giungendo così a formulare il concetto di alienazione: con questo termine si intende una condizione patologica di scissione, di dipendenza e di auto-estraniazione; una problematica che riguarda direttamente l’operaio, il non proprietario, il salariato, ed indirettamente il sistema capitalistico stesso. La svalorizzazione del mondo umano cresce in rapporto diretto con la valorizzazione del mondo delle cose e l’oggetto che il lavoro produce si contrappone al lavoratore come un essere estraneo, come una potenza indipendente da colui che la produce; quindi la realizzazione del lavoro si presenta come annullamento dell’operaio, come alienazione.

Rispetto al prodotto del proprio lavoro l’operaio viene a trovarsi come rispetto ad un oggetto estraneo.

Inoltre se prodotto del lavoro è l’alienazione, la produzione stessa deve essere alienazione dell’attività, poiché il lavoro non è volontario ma forzato, costrittivo, soddisfa bisogni estranei e comporta una perdita di se stessi. L’uomo si sente libero soltanto quando espleta le sue funzioni “animali”, mentre si sente “bestia” nelle sue funzioni umane, ovvero nel lavoro sociale, quando dovrebbe sentirsi “uomo”.

Il lavoratore non è alienato soltanto rispetto al prodotto e alla stessa attività produttiva, infatti, poiché il lavoro estraniato rende estraneo all’uomo l’uomo stesso. La sua vita produttiva diventa soltanto un mezzo per conservare la propria esistenza fisica. L’attività libera, cosciente, creativa e universale è il carattere specifico della specie dell’uomo, ma il lavoro forzato, ripetitivo, unilaterale, fa della vita dell’uomo un mezzo della sua esistenza fisica.

La proprietà privata è una conseguenza inevitabile del lavoro alienato: il lavoro alienato è l’essenza della proprietà privata e l’alienazione dell’operaio è determinata dalla proprietà privata dei mezzi di produzione. Quindi il superamento dell'alienazione del lavoro può avvenire solamente con l'abolizione della proprietà privata e con la creazione di una società comunista. Il comunismo diventa quindi il mezzo con cui viene resa possibile l'annullamento dell'alienazione, operazione che coincide con il recupero di tutte le facoltà dell'uomo e la liberazione dell'essenza umana.

L'ideologia tedesca

Il testo fondamentale in cui Marx presenta la propria concezione materialistica della storia è L’ideologia tedesca (1845-46), scritto in collaborazione con Engels durante l’esilio di Bruxelles, e rimasta inedita fino al 1932. Tale concezione non si definisce materialistica perché postula la riducibilità di tutta la realtà a materia, ma perché riconduce le forme di esistenza umana alle condizioni materiali di vita degli uomini: non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza.

L’originalità dell’opera risiede nel tentativo di cogliere il movimento reale della storia, al di là delle rappresentazioni ideologiche che ne hanno velato da sempre la struttura. Basilare è qui la contrapposizione tra scienza ed ideologia: Marx intende per ideologia una falsa rappresentazione della realtà; essa è il processo per cui alla comprensione oggettiva dei rapporti reali fra gli uomini si sostituisce un’immagine deformata di essi. L’intento è quello di svelare, al di là delle ideologie mistificanti, la verità (condizioni materiali di vita) sulla storia, mediante il raggiungimento di un punto di vista obbiettivo sulla società, che permetta di descrivere non ciò che gli uomini possono apparire nella rappresentazione propria o altrui, bensì quali sono realmente.

L’umanità è una specie evoluta, composta di individui associati, che lottano per la propria sopravvivenza. Di conseguenza, la storia non è un evento spirituale, ma un processo materiale fondato sulla dialettica bisogno/soddisfacimento. È proprio questa azione materiale che “umanizza” l’uomo: infatti si possono distinguere gli uomini dagli animali per la coscienza, per la religione, per innumerevoli altri motivi, ma essi cominciarono di fatto a distinguersi allorché, in virtù della necessità, cominciarono a produrre i loro mezzi di sussistenza. Alla base della storia vi è dunque il lavoro, attraverso cui l’uomo si rende tale. L’uomo lavora e lavorando produce se stesso. 6

Nell’ambito di quella produzione sociale dell’esistenza bisogna poi distinguere due elementi di fondo: le forze produttive e i rapporti di produzione. Il primo comprende tutto ciò che concorre alla produzione economica (strumenti, sapere tecnico, forza lavoro), il secondo indica le relazioni che si instaurano fra gli uomini nel corso della produzione, soprattutto rapporti tra classi, e che trovano la loro sanzione giuridica nei rapporti di proprietà. I rapporti di produzione risultano definiti soprattutto dal possesso o meno dei mezzi di produzione.

Forze produttive e rapporti di produzione costituiscono, nel loro insieme, la “struttura” della società, che è definita dal modo specifico di produrre e di distribuire la ricchezza. La struttura si identifica quindi con l’ossatura economica della società. Rispetto alla totalità sociale, la struttura rappresenta la base reale sulla quale si eleva una “sovrastruttura” giuridica e politica (tutto il resto che non sia una struttura sociale) e alla quale corrispondono determinate forme della coscienza sociale. Il termine sovrastruttura sta ad indicare che i rapporti giuridici, le forze politiche, le dottrine etiche, artistiche, religiose e filosofiche non debbono essere intese come delle realtà a sé stanti, ma come delle espressioni dei rapporti che definiscono la struttura di una certa società storica. Di conseguenza non sono le leggi, lo stato, le forze politiche, le religioni, le filosofie che determinano la struttura economica della società, ma è la struttura economica che le determina: le forze motrici della storia non sono di natura spirituale, bensì di natura socio-economica.

Forze produttive e rapporti di produzione, oltreché rappresentare la chiave di lettura della statica della società, sono anche lo strumento interpretativo della sua dinamica, poiché si identificano con la molla propulsiva del suo divenire, ovvero con la legge stessa della storia. Il materialismo storico diventa legge interpretativa del mutamento storico. Marx ritiene infatti che ad un determinato grado di sviluppo delle forze produttive tendano a corrispondere determinati rapporti di produzione e di proprietà. Non può esserci sempre equilibrio; il modo di produzione muta velocemente, più dei rapporti di produzione; gli uni non sono più funzionali agli altri. Tuttavia i rapporti di produzione si mantengono soltanto sino a quando favoriscono le forze produttive e vengono distrutti quando si convertono in ostacoli o catene per le medesime. Poiché le forze produttive, in connessione con il progresso tecnico, si sviluppano più rapidamente dei rapporti di produzione (che esprimendo delle relazioni di proprietà tendono a rimanere statici), ne segue periodicamente una situazione di frizione o di contraddizione dialettica fra i due elementi, che genera un’epoca di rivoluzione sociale. Infatti le nuove forze produttive sono sempre incarnate da una classe in ascesa (cioè dai rapporti di produzione in cui è esponente una classe in ascesa), mentre i vecchi rapporti di proprietà sono sempre incarnati da una classe dominante al tramonto. Di conseguenza, risulta inevitabile lo scontro fra di esse. Alla fine finisce quasi sempre per trionfare la classe che risulta espressione delle nuove forze produttive, che in tal modo riesce ad imporre la propria maniera di produrre e di distribuire la ricchezza imponendo la propria specifica visione del mondo.

Il Capitale

Il Capitale è un'opera in tre volumi di cui il primo fu pubblicato da Marx stesso nel 1867, il secondo e il terzo furono curati da Engels, dopo la morte del filosofo, e pubblicati rispettivamente nel 1885 e nel 1894. Esso ha come sottotitolo “critica dell’economia politica”, il che rivela l'opposizione di Marx all’economia classica, che sosteneva l'esistenza di leggi universali dell'economia; egli è convinto che la società borghese porti in se stessa delle contraddizioni strutturali interne che ne minano la solidità, ponendo le basi oggettive della sua fine. 7

La trattazione del Capitale inizia con l’analisi del concetto di merce; essa ha un duplice valore: un valore d’uso e un valore di scambio. Il valore d’uso si basa sull'utilità di una merce nel soddisfare un determinato bisogno.

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Sintesi
  • Italiano: Verga
  • Filosofia: Marx
  • Storia: Taylorismo
  • Inglese: Aldous Huxley
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