Estratto del documento

Profitto, prepotenza, progresso

Introduzione

“La massima ambizione dell’uomo? Diventare ricco. Come? In modo disonesto, se è possibile; se non è possibile, in modo onesto.”

Mark Twain

La nostra epoca è qualcosa di grande, di magnifico, il punto di massimo sviluppo mai raggiunto dalla nostra civiltà: è il frutto di più di 5.000 anni di storia umana. È grandioso vedere come noi, semplici animali dotati di pensiero, siamo potuti arrivare a tutto questo: possiamo volare, esplorare pianeti distanti milioni di anni luce dal nostro, autogestirci attraverso l’istituzione di organi nazionali e internazionali, interagire tra di noi per migliorare le nostre condizioni di vita.

Questo processo evolutivo è però senza dubbio avvenuto iper-velocemente lasciando così, al passato, molti valori, modi di vivere, personalità, modi di concepire la vita e il rispetto per questa, indietro, dimenticati nell’abisso del progresso e del profitto.

Ci siamo evoluti ma a scapito di chi? Come? In maniera responsabile oppure pensando solo a noi stessi?

Per rispondere a questa domanda sembra sufficiente dire: abbiamo fatto nuove scoperte, nuove invenzioni e perciò siamo dove siamo arrivati oggi. Questa è una risposta troppo facile da dare a mio parere e anche ingenua, pur essendo indubbiamente vera.

Si pensi però alla condizione dei milioni di cinesi sfruttati come macchine dalle multinazionali del mondo, ai migliaia di indiani sottopagati e schiavi delle case di moda, alle popolazioni indigene di tutto il centro-sud America che ogni giorno devono combattere contro il loro stesso stato per far valere i propri diritti sui loro territori e a come spesso vengono inascoltati, alla condizione disumana in cui la parte nord-occidentale del mondo ha ridotto la parte rimanente del globo solo ed unicamente per il proprio benessere.

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Ma in questa globale corsa all’oro non solo le persone, che, anche se in casi remoti, hanno la possibilità di far valere i propri diritti attraverso la parola, rimangono schiacciate, ma anche l’ambiente, i luoghi in cui viviamo.

La deforestazione, la costruzione di immense dighe, l’inquinamento sono il segno più atroce dell’avidità umana che mostra la nostra grandezza ma allo stesso tempo la nostra stupidità e ignoranza.

I soldi, la ricerca di fama, le manie di grandezza regolano ormai le menti dei grandi industriali che con la scusa del progresso, dello sviluppo di nuove tecnologie, di migliorare le condizioni umane, attraverso la prepotenza sulle persone e sull’ambiente (nei paesi più poveri i lavoratori sono costretti a farsi assumere dalle grandi multinazionali che li sfruttano perché magari è proprio sui loro terreni agricoli, utili secondo le leggi dell’economia solo a loro stessi e non al mondo intero, che vengono costruite le fabbriche)(nella maggior parte delle volte i grandi poli industriali, soprattutto nei paesi in via di sviluppo come il Brasile, vengono costruiti in luoghi ancora incontaminati) generano il loro profitto.

Al lato: Popolazione indigena del sud-est asiatico (Isola di Sumatra) costretta ad assistere alla deforestazione destinata alla produzione di carta per alcune case editrici di libri e di packing italiane.

(Greenpeace)

Sotto: Indice di ricchezza dei vari paesi del mondo. I paesi in blu sono i più poveri, quelli in rosso i più ricchi che, per la maggior parte, sono situati nella parte nord occidentale del globo.

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La nostra evoluzione, il nostro progresso si configura perciò come una lotta contro la libertà di alcune specie e popoli, una maniera, nella maggior parte dei casi, di prendere il possesso di qualcosa incondizionatamente, prepotentemente, per conquistare soldi, per acquisire potere, per prevalere sugli altri che siano animali o persone in tal maniera da renderli generatori della nostra ricchezza e del nostro benessere e trattandoli sempre come semplice carne da macello, esseri da sfruttare, senza né diritti né scopi.

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Riferimenti culturali

Dickens:

Oliver Twist

Utilitarianism

Boccioni:

Futurismo

“La città che sale”

Marx:

Il plus-valore

Capitalismo

Prepotenza

Progresso

Profitto

‘800-‘900

Tacito:

La battaglia di Calgaco

Imperialismo

Gli imperi coloniali

Verga:

Morale del progresso

Darwinismo

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Le mire imperialistiche

Le mire imperialistiche hanno sempre dominato le menti degli uomini. Basti infatti pensare che già i Greci, pur, nella loro moralità, ritenendo grave il fatto che un popolo si gettasse alla conquista di terre straniere assoggettandone gli abitanti, conquistò l’isola di Melo unicamente attraverso la prepotenza: “La vostra ostilità non ci danneggia quanto la vostra amicizia, manifesto esempio per i sudditi della nostra debolezza, mentre l’odio lo è della nostra potenza”. I Melii cercarono in tutti i modi di trovare un accordo con gli ateniesi ma non ci riuscirono e infine caddero sotto il loro dominio dopo aver combattuto eroicamente per la loro libertà.

Quest’episodio è simile a quello raccontato da Tacito in ”Agricola” (“De vita et moribus Iulii Agricolae”). In quest’opera composita l’autore risalta velatamente la propria soggettività ma allo stesso tempo, in molte descrizioni, resta “super partes” fornendo una visione della scena oggettiva al limite del reale, descrive la Britannia, il suo popolo e le battaglie più importanti tra questo e il popolo romano rientrando così, trattando diversi argomenti correlati, nel genere della monografia storiografica soffermandosi in particolare sull’aspetto politico, biografico ed etnografico ma, allo stesso tempo, non celando di certo l’intento encomiastico proprio del componimento.

Il tema centrale della parte politica dell’opera è occupato dal concetto di potere analizzato prima attraverso un contrasto tra le due personalità più interessanti del testo quali Agricola e, seppur indirettamente, Domiziano, e poi, attraverso la parte de “Il discorso di Calgaco”.

Agricola rappresenta la libertà, la fiducia di Tacito nel cambiamento del clima politico romano, l’exemplum perfetto di come “posse etiam sub malis principibus magnos viros esse” mentre Domiziano, al contrario, la tirannia, la monarchia e la crudeltà di un uomo accecato dal potere e caratterizzato dalla prepotenza.

Questo contrasto lo ritroviamo esplicitamente nel discorso del comandante Calgaco di fronte ai suoi uomini prima della battaglia contro i romani:

“I romani, avidi se il nemico è ricco, arroganti se è povero” – “Non si possono saziare. Passano sotto il falso nome di impero il rubare, trucidare, uccidere” – “Quando hanno fatto il deserto lo chiamano pace” – “I romani, la cui prepotenza invano vorresti placare con l’umile sottomissione”: parole dure che risaltano sì, la grande capacità dell’autore di rendersi fuori dalle parti, ma allo stesso tempo fanno riflettere il lettore sui concetti di libertà e vita e quelli immediatamente opposti di dominio e arroganza.

I romani vogliono tutto: ricchezze, beni e territori da sfruttare e derubare, non si curano degli altri, sono assetati di potere, di fama, hanno sete di dominazione, vogliono il potere su tutto e tutti.

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I romani, come i greci, distruggono, anche se il nemico sarebbe disposto ad arrendersi senza combattere e Calgaco denuncia proprio la vera natura dell’imperialismo di Roma.

Da una parte perciò abbiamo il potere, gli oppressori, dall’altra la libertà, un ideale, la voglia di rivalsa, la voglia di combattere per se stessi, per la propria dignità, non rinnegando le proprie origini e difendendo la propria indipendenza.

Da tutto questo si può estrapolare benissimo il concetto di prepotenza intesa come voglia di primeggiare, di avere sotto il proprio controllo tutto, anche l’ultima parte del mondo conosciuto. Il concetto di prepotenza che si trova in quest’opera non si discosta minimamente da quello di progresso, che seppur non vi si può intendere come fine, può esservi comunque trovato come mezzo, come concetto per giustificare le proprie azioni. I romani si sentono infatti in diritto di conquistare i barbari, coloro che non hanno leggi e sono “ignoranti”, hanno il dovere di civilizzarli.

La battaglia è devastante e termina con la vittoria dei romani. Ma non è certamente l’ennesima vittoria del popolo romano che rimarrà impressa nelle menti dei posteri, ma il coraggio e la forza dei Britanni che non si sono arresi di fronte ad una morte sicura, che hanno combattuto per loro stessi e per la loro

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Sintesi

Latino - Tacito: "Il discorso di Calgaco"

Storia - Imperialismo

Filosofia - Marx

Italiano - Verga

Inglese - Dickens

Arte - Boccioni: "La città che sale"

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