Estratto del documento

Martina Anna Buffa, classe V SA, a.s. 2014/2015

Liceo scientifico “F. Vercelli”

La mente come sede della conoscenza:

Filosofia: Sigmund Freud e la psicoanalisi. La teoria dell’iceberg e il problema della limitata conoscenza di sé.

Inglese: “Ulysses” by Lord Alfred Tennyson. La mente come continua ed infinita ricerca della conoscenza.

Italiano: Luigi Pirandello. La mente come fallimentare conoscenza di sé e l’esperienza surreale del “vedersi vivere” nei romanzi “Il fu Mattia Pascal”, “Uno, nessuno, centomila” e nelle novelle “La carriola” e “Il treno ha fischiato”.

La mente in relazione con il corpo:

Scienze: Malattie e disturbi psicosomatici. Lo strettissimo ed inscindibile legame mente-corpo.

La mente come strumento della persuasione:

Storia: I totalitarismi del 1900. Nazismo, Fascismo e Stalinismo: il potere del consenso sulla mente dell’individuo “massificato”.

La “mente artificiale”:

Informatica: L’intelligenza artificiale. 0

Introduzione

La mente può essere considerata, per definizione da vocabolario “l’insieme delle facoltà intellettive che permettono all’uomo di conoscere la realtà, di pensare e di giudicare” (Il Garzanti).

Anche se il dibattito sul significato certo di questa parola è ancora aperto, e verte sulla presunta spiritualità del concetto di “mente” o, in alternativa, a livello neurofisiologico, sulla sua identificazione con il cervello, in questa sede io intendo considerarla come da definizione precedentemente citata.

In effetti la mente è lo strumento che ognuno di noi maggiormente utilizza in ogni singolo istante della propria esistenza: essa è l’organo del pensiero, dell’intelligenza, della conoscenza degli eventi esterni, ma anche dell’auto-conoscenza, è lo strumento tramite il quale creiamo fantasie per evadere dalla realtà e ci relazioniamo con il mondo elaborando ogni sorta di dato, esterno o interno che sia.

In questa trattazione mi focalizzerò su alcune facoltà legate alla mente, ovvero i suoi “poteri” che essa quotidianamente rende anche nostri: a partire dalla conoscenza (sia quella del mondo esterno, sia quella dell’identità del singolo) trattata da un punto di vista problematico, passando dalla manipolazione, che fa leva proprio sulla mente per introdurvi pensieri e convinzioni che normalmente essa non concepirebbe, fino allo strettissimo legame che vi è tra la mente e il corpo. Un ultimo tema, non meno importante, sarà quello della “intelligenza artificiale”, che da un lato esula dal normale e classico concetto dell’intelligenza come facoltà mentale, ma che, soprattutto negli ultimi anni con l’avvento delle moderne tecnologie, ha avuto un’importanza tutt’altro che irrilevante e secondaria.

La scelta di questo argomento da parte mia è stata praticamente immediata, in quanto la tematica mi ha sempre affascinato in modo particolare.

L’illimitatezza della conoscenza e l’idea che più porte si aprono, più ve ne saranno da aprire, mi ha sempre contemporaneamente attratto e provocato un certo senso di smarrimento, infatti ho sempre reso mia la massima “Grande sapienza è grande tormento. Chi più sa, più soffre.” (Qohelet 1 1,18). Questo tema, unito all’impossibilità di individuare una propria identità, ha fornito, durante il mio percorso scolastico, un importante e solido contributo alla mia formazione, e per questo motivo ho voluto introdurli e trattarli in questa tesi. Personalmente sono convinta che la mente sia il più potente strumento che l’uomo possiede, e che debba essere sfruttata al meglio, al fine della perfetta formazione del singolo, sia a livello culturale, ma soprattutto dal punto di vista dell’esperienza di vita personale.

Il quadro che ho posto come frontespizio della mia trattazione è “Il Carnevale di Arlecchino” (1924) di Joan Mirò, ed è stato da me scelto in quanto appartenente al Surrealismo, la corrente sviluppatasi in Europa nei primi anni del Novecento, la cui definizione è: “Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale.” (Manifesto surrealista, André Breton - 1924).

Ed è proprio in questo quadro che Mirò utilizza la tecnica dello “automatismo psichico”, secondo la quale bisogna mettere a dura prova il corpo per permettere alla mente di spingersi oltre le proprie normali possibilità, al fine di sperimentare visioni surreali e fantastiche, e scoprire l’inconscio non solo durante il sonno, ma soprattutto durante la veglia.

Esso rappresenta una stanza colma di oggetti apparentemente privi di significato, disposti secondo un ordine che non è quello consueto, ma è quello della mente, dell’inconscio, che dispone gli oggetti in un modo per noi incomprensibile. Il fatto che Mirò abbia voluto rappresentare questa situazione “surreale”, simbolica, pervasa da una dimensione di fantasia visionaria ed immaginazione, ci fa capire come voglia in qualche modo “scandagliare” dentro di sé così da scoprire le occulte corrispondenze tra oggetti e conoscere la più profonda espressione del suo io, grazie al simbolo della scala, il suo “trampolino di lancio” per la dimensione fantastica e surreale della vita.

Questo quadro è, a mio parere, un buon biglietto da visita per la presentazione della mia trattazione, in quanto rappresenta proprio il mondo della mente, che possiede molti “poteri” e che deve essere costantemente messo alla prova dall’uomo, al fine di poterlo sfruttare al meglio e conoscere quanto più possibile, nonostante le numerose difficoltà che si presentano. 2

Filosofia

Sigmund Freud e la psicoanalisi

Come avevo già accennato nell’introduzione, la mente è lo strumento della conoscenza, sia quella che riguarda noi stessi, sia quella che concerne il mondo esterno e i suoi eventi. In questa sede tratterò del primo tipo di conoscenza.

La frase “Conosci te stesso” era già diffusa tra gli antichi, tant’è che la troviamo scritta sull’architrave del portale del tempio di Apollo a Delfi, e la fece anche propria il filosofo Socrate. Questo è quindi sempre stato un problema, fin dai tempi passati, ma è solo con l’avvento della civiltà contemporanea, e, più precisamente, alla fine dell’Ottocento con la Psicoanalisi, che possiamo affermare realmente come sia praticamente impossibile conoscere tutto di noi stessi. Questo può risultare ciò che si dice “un fulmine a ciel sereno”, ma il motivo ci viene spiegato nientemeno che dal fondatore della Psicoanalisi, Sigmund Freud.

Nato a Freiberg, in Moravia, nel 1856, il neurologo austriaco fu il fondatore di una scienza della mente e dell’inconscio che ebbe forti ed importanti ripercussioni sulla neurologia e sulla psichiatria.

Freud, tramite un’efficace metafora, paragona la nostra mente ad un iceberg: la minima parte che emerge e che normalmente si può vedere in apparenza, è la parte conscia della nostra psiche, mentre la parte sommersa, che è anche la più consistente (proprio come accade per i colossi di ghiaccio) è nascosta non solo agli altri, ma soprattutto a noi stessi, e rappresenta l’inconscio. 3

Le due topiche freudiane

Indispensabile a questo punto è l’enunciazione delle due “topiche” freudiane, riguardanti la suddivisione della mente (o psiche, che dir si voglia). La prima, elaborata sul finire dell’Ottocento, suddivide la psiche in tre sistemi:

  • Inconscio: è il luogo nel quale si depositano tutti gli elementi mentali che hanno subito una rimozione e dunque dei quali non abbiamo consapevolezza. La rimozione è un meccanismo che porta a rimuovere dalla nostra vita cosciente desideri, ricordi e pensieri che sono per noi intollerabili. Inoltre, è importante sottolineare che molti sintomi delle isterie erano secondo Freud causati proprio da questi elementi rimossi che, non potendo accedere alla coscienza, in qualche modo si esprimono appunto attraverso i sintomi psicosomatici, dei quali parlerò in seguito;
  • Preconscio: è formato da ciò che non si trova attualmente nel campo della coscienza, quindi da ciò di cui attualmente non si è consapevoli, ma di cui lo si può diventare tramite uno sforzo mentale;
  • Conscio: è il sistema dell’apparato psichico che, attraverso gli organi di senso, si trova a diretto contatto con il mondo esterno e consapevolmente utilizza pensieri, ricordi e desideri per compiere azioni volontarie nella propria vita, esaminando con attenzione la realtà.

Nella sua “Introduzione alla psicoanalisi”, intorno agli anni ’20 del Novecento, Freud illustra una seconda topica, suddivisa in tre “istanze psichiche”, che supera quella precedente:

  • Es (pronome neutro tedesco, terza persona singolare): è un “calderone ribollente di impulsi e pulsioni” che non conosce né logica, né morale, ma è caotico e segue semplicemente il principio di piacere, secondo il quale ogni desiderio deve essere soddisfatto. Al suo interno possono convivere pulsioni contrastanti tra loro: esso è infatti la sede della pulsione di vita, l’Eros, e quella di morte, autodistruttiva, il Thanatos;
  • Super-Io: obbedisce al principio di dovere ed è il luogo in cui vengono introiettati i divieti impartiti nell’infanzia dai genitori, che non possiedono una loro intrinseca logica, ma li rendiamo parte di noi e li portiamo avanti negli anni. Il suo carattere spiccatamente repressivo porta ad uno stato di infelicità, è una sorta di coscienza morale;
  • Io: è la parte consapevole di noi, e ha “tre severissimi padroni”, ovvero l’Es, il Super-Io e il mondo esterno. L’Io infatti obbedisce al principio di realtà, e riceve ordini contrapposti da questi tre “mondi”.

E’ proprio per questo motivo che riusciamo a comprendere perché la vita sia così complicata per chiunque.

“Il povero Io [...] è costretto a servire tre severissimi padroni, deve sforzarsi di mettere d’accordo le loro esigenze e le loro pretese. Queste sono sempre fra loro discordanti e appaiono spesso del tutto incompatibili; nessuna meraviglia se l’Io fallisce così frequentemente nel suo compito. I tre tiranni sono: il mondo esterno, il Super-io, l’Es.” (Introduzione alla Psicoanalisi - 1917).

“L’Io [...] è destinato a rappresentare le richieste del mondo esterno, ma al tempo stesso vuole essere il fedele servitore dell’Es, rimanere con l’Es in buona armonia, raccomandarglisi quale oggetto e attirarne su di sé la libido. [...] Aizzato così dall’Es, limitato dal Super-io, respinto dalla realtà, l’Io lotta per venire a capo del suo compito economico di stabilire l’armonia tra le forze e gli influssi che agiscono in lui e su di lui; e si comprende perché tanto spesso non riusciamo a reprimere l’esclamazione: “La vita non è facile!”.”

(Introduzione alla psicoanalisi - 1917).

Ho introdotto questo argomento nella mia trattazione proprio perché, essendo la mente stessa la sede della conoscenza, dalla teoria dell’iceberg si origina proprio il problema dell’auto-conoscenza, in quanto non solo le persone intorno a noi non possono conoscere tutto di noi, ma neppure noi stessi possiamo conoscerci completamente, proprio perché la parte nascosta è quella più consistente e anche più importante. La Psicoanalisi, oltre ad avere uno scopo terapeutico e curativo di certe patologie, si propone proprio di far emergere questo lato sconosciuto a noi stessi, tentando di abbattere le resistenze che la nostra mente introduce in modo da non mostrare la parte più intima di noi, spesso costituita da traumi, situazioni negative e talvolta vergognose che la nostra mente tende a rimuovere, senza però cancellare.

Dapprima Freud tentò di sperimentare l’ipnosi, ovvero l’induzione di uno stato di semi coscienza che abbatte le barriere difensive della psiche: siccome ciò che viene rimosso e rimane nascosto agisce in modo inconsapevole creando malesseri e conflitti, tramite l’ipnosi si fanno riemergere le cause di questi problemi, e i disturbi del soggetto tendono a diminuire, anche se solo per tempi brevi. Questo problema viene risolto proprio con la pratica psicanalitica, che necessita di un tempo ben più lungo, ma permette di far emergere le cause dei propri malesseri in modo consapevole, anche se in noi vi è una resistenza istintiva che tende a tenere nascosto ciò che è traumatico, doloroso, vergognoso o immorale.

La seduta psicanalitica si basa sulla tecnica delle cosiddette libere associazioni, così descritta da Freud nella “Interpretazione dei sogni”:

“Gli si dice [al paziente, NdR] dunque che il successo della psicoanalisi dipende dal fatto che egli osservi e comunichi tutto ciò che gli passa per la mente e non sia tentato di sopprimere un’idea perché gli sembra insignificante o non pertinente, un’altra perché gli sembra assurda: che deve comportarsi con tutta imparzialità nei confronti di ciò che gli viene in mente, perché dipenderebbe proprio dalla critica se non riuscisse a trovare la soluzione del sogno, dell’idea ossessiva, e così via, di cui si è in cerca.”

Questa tecnica è necessaria alla seduta proprio perché lo psicanalista deve poter tener conto di ogni singolo dettaglio delle esperienze passate del paziente, perciò ogni singolo elemento che viene in mente al paziente può rivelarsi la chiave di interpretazione vincente per la risoluzione di patologie psichiche.

Nella sua opera “Psicopatologia della vita quotidiana” Freud spiega anche il significato, dal punto di vista analitico, di alcuni eventi che quotidianamente accadono e ai quali normalmente si dà poco significato, che in realtà sono indispensabili per l’analisi. Essi sono i lapsus, le dimenticanze (nomi, parole straniere, propositi, sequenze di parole) con i conseguenti falsi ricordi, e le cosiddette sbadataggini.

I lapsus, che possono essere di lettura, di scrittura o verbali, in entrata o in uscita, sono errori che ci portano a dire, scrivere o leggere una cosa anziché un’altra e che possono apparentemente sembrare innocui, ma in realtà manifestano dei contenuti inconsci che tenderebbero ad essere repressi, e che tramite essi riescono ad emergere. In particolare quelli di lettura possono essere causati da una perturbazione del discorso, ovvero dall’influenza di una parte precedente o successiva che si sovrappone a quella che si sta leggendo. Talvolta le cause sono riconducibili alla somiglianza tra le parole o alla contiguità logica di esse con altre presenti nel nostro inconscio, ma spesso i lapsus possono essere causati da desideri rimossi che tentano in qualche modo di emergere.

Un ragionamento simile avviene per le dimenticanze: la perturbazione agisce anche in questo caso, in quanto una parte del discorso che si sta per fare va ad influenzare quello che invece si sta già facendo, portando a distogliere l’attenzione su di esso, causando proprio la dimenticanza. Le dimenticanze di nomi propri, ad esempio, possono essere spesso riconducibili a sentimenti di odio o antipatia, o situazioni spiacevoli vissute con la persona in questione.

Esse vengono frequentemente seguite dal falso ricordo di altri nomi, che si impongono come nomi sostitutivi, sicuramente non casuali, ma che seguono leggi legate a contenuti presenti nel nostro inconscio che anche in questo caso tentano di emergere.

Le sbadataggini invece, che sono gli eventi più imbarazzanti e frequenti che avvengono durante la nostra routine quotidiana, non sono per nulla casuali, anzi può capitare con un po’ di attenzione, di ricondurre ad esse pensieri spesso vergognosi o immorali che tentano in qualche modo di emergere dal nostro inconscio e che invece esso tenderebbe a rimuovere.

La più importante tecnica per conoscere ciò che è radicato e nascosto nel nostro inconscio risulta però essere l’interpretazione dei sogni, alla quale lo stesso Freud ha dedicato l’omonima opera. Essa non è una novità legata alla Psicoanalisi, ma è sempre stata applicata già dai tempi antichi, più che altro al fine di prevedere eventi o manifestazioni delle divinità.

E’ proprio il sogno, “appagamento camuffato di un desiderio rimosso”, ad essere la “via regia che porta alla conoscenza dell’inconscio nella vita psichica”, poiché nel momento onirico la nostra resistenza è più debole, per cui ciò che è rimosso, perché vergognoso, proibito o penoso, si manifesta proprio nel contenuto del sogno, che è di due tipi:

  • Contenuto manifesto: la parte del sogno che, al risveglio, viene ricordata e raccontata dal sognatore, ovvero il sogno così come si presenta a colui che lo sogna, con i suoi personaggi, le sue ambientazioni, le sue atmosfere, la sua storia creata dall’inconscio;
Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 44
Poteri della mente, tesina Pag. 1 Poteri della mente, tesina Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Poteri della mente, tesina Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Poteri della mente, tesina Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Poteri della mente, tesina Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Poteri della mente, tesina Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Poteri della mente, tesina Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Poteri della mente, tesina Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Poteri della mente, tesina Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 44.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Poteri della mente, tesina Pag. 41
1 su 44
Sintesi
  • Filosofia - Sigmund Freud e la Psicanalisi
  • Inglese - Ulysses by Tennyson
  • Italiano - Luigi Pirandello
  • Scienze - Malattie e disturbi psicosomatici
  • Storia - I totalitarismi
  • Informatica - L'intelligenza artificiale
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi