Liceo scientifico G. Da Procida
Il piacere e la seduzione
La figura del seduttore e il culto della bellezza
“Vivere ardendo e non bruciarsi mai”
Anno scolastico 2013/2014
Classe V C
Giulia Foggetti
Il Piacere e la Seduzione – La figura del seduttore e il culto della bellezza.
Indice
Storia dell’arte
- Bernini come seduttore;
- L’estasi di Santa Teresa;
- Klimt come seduttore;
- Giuditta I.
Filosofia
- Kierkegaard - la vita estetica e la figura del seduttore.
Storia
- Mussolini seduttore di masse.
Inglese
- Oscar Wilde;
- Aestheticism;
- The figure of the dandy;
- The Picture of Dorian Gray.
Italiano
- Gabriele D’annunzio come esteta;
- Il piacere;
- Elena Muti: femme fatale;
- Andrea Sperelli.
Latino
- Petronio, un dandy dell’antichità: arbiter elegantiae;
- Satyricon.
Scienze
- Il fascino della Luna e le sue fasi.
Fisica
- Il fascino del suono e le sue capacità di coinvolgere emotivamente.
Matematica
- L’integrale, l’inverso della derivata;
- Teorema di Torricelli-Barrow.
Storia dell’arte
Nel Seicento la seduzione si avvicinò molto all’estasi: l’amore non ascende dal corpo ma vi discende tumultuosamente fino a provocare l’appagamento e l’estasi. Pochi sono gli artisti che sono stati capaci di trasformare la materia inerte in carne. Uno di questi artisti è Gian Lorenzo Bernini. Invece nell’immaginario dell’ultimo quarto del 19º secolo si diffonde la rappresentazione della femme fatale che assume forme di animali fantastici, di sirena, vampiro, sfinge, oppure indossa le vesti di figure mitologiche, leggendarie, storiche come Eva, Pandora, Elena, la regina di Saba, Messalina, trovando forse la più perfetta incarnazione in quella di Giuditta o di Salomè. In quest’ultima si rispecchia un’ideale di donna estremo e artificioso alla cui costituzione concorrono bellezza, forte carica erotica, crudeltà, fascino irresistibile. La storia di Giuditta ha senza dubbio il suo interprete maggiore in Gustav Klimt.
Gian Lorenzo Bernini
Gian Lorenzo Bernini rappresenta l’artista barocco per definizione.
Le sue figure sembrano staccarsi dal piedistallo e fuggire via leggere. L’arte barocca aspira a creare un coinvolgimento totale dello spazio nel quale l’opera è contenuta includendovi anche l’osservatore. L’opera è concepita come se fosse uno spettacolo teatrale. L’arte barocca configura la rappresentazione come discorso dimostrativo e lo articola secondo un metodo di persuasione, essa può applicarsi a qualsiasi soggetto perché ciò che importa non è di persuadere a questa o quella cosa, ma semplicemente di persuadere.
Oltre alle sue innegabili doti di artista, Bernini aveva anche una forte personalità e una grande capacità di autopromozione. Queste qualità gli avevano permesso di conquistare molto presto la stima di intellettuali e aristocratici creando una fitta rete di conoscenze influenti.
Nonostante in alcune fonti sia rappresentato nelle vesti di un viscido cortigiano pronto a compiacere potenti, l’immagine che prevale è quella di un uomo dall’approccio tutt’altro che accondiscendente, ma basato, come d’altronde la sua arte, sulla forza dell’intelligenza e dell’acume.
Egli, dunque, è acuto, affascinante, ha una vastissima cultura, è l’artista più ricercato dell’epoca e gode di tutti i privilegi della sua notorietà, tanto che quando si trova coinvolto in una scandalosa relazione conclusasi violentemente sfociata quasi in tragedia viene aiutato dal papa.
Una delle opere più importanti è l’Estasi di Santa Teresa d’Avila. Bernini si trova davanti al difficile compito di dover rappresentare lo stato spirituale interiore descritto da Teresa nei suoi scritti, uno stato che si traduce in sensazioni ambivalenti caratterizzate dall’unione di dolore e piacere e che coinvolge sia il corpo fisico sia quello immaginario dell’anima. La donna è mollemente abbandonata all’indietro, mentre un angelo la sostiene appena dalla veste. Un fascio di raggi dorati fa da sfondo alle due figure inondate di luce.
Adagiato su una nuvola, il corpo di Teresa si agita, il volto della santa è sconvolto da un’emozione estatica, che dagli occhi socchiusi e dalla bocca semiaperta, in un’espressione di piacere fisico, si dipana sino alla liscia nudità degli arti e al fremito convulso della veste. L’angelo che le sta di fronte tiene la freccia delicatamente tra le dita della mano destra, mentre con la sinistra regge l’orlo della veste di Teresa preparandosi a infliggerle, come un cupido, la stoccata amorosa. Il suo volto, fortemente idealizzato, pur riflettendo la delizia della santa, non ha alcunché di terreno.
Rappresenta la volontà dell’anima della santa di unirsi completamente a Dio. Questa volta la protagonista non vuole sfuggire alla passione, come nelle opere passate, al contrario, la desidera con tutta se stessa. Per Bernini l’unico modo per comunicare il torrente di sensazioni che investe la santa sta nel rendere visibile l’estasi del corpo. Bernini fa propagare questa esperienza nello spazio circostante, trasmettendosi perfino alle venature dei marmi colorati per registrare una sorta di pulsazione diffusa. Il suolo si apre e ne escono scheletri che sembrano tendere verso la fonte di luce. Tutto si apre e trema.
Nessuno prima di Bernini è mai riuscito a rendere il marmo così carnale. Nelle sue mani la pietra diventa palpito e onda, fremito e sudore, le sue figure piangono e gridano, i loro torsi ruotano e si inarcano nello spasmo provocato da sensazioni intense.
Gustav Klimt
Gustav Klimt ebbe una carriera ricca di soddisfazioni, appassionato difensore della libertà individuale ed artistica, alieno dal conformismo, d’indole simile a quella d’un bohémien, infatti amava anche indossare un lungo camicione blu invece del consueto abito di società indossato dai pittori famosi del tempo.
Intorno agli anni Novanta cominciò a distaccarsi dagli ambienti artistici della tradizione e a criticarne sempre più lo spirito conservatore, approdando alla Secessione viennese di cui resta ancora oggi l’interprete più significativo. Klimt fu un finissimo decoratore, un eccellente disegnatore ed un abile paesaggista, ma nel suo tempo fu molto ricercato soprattutto come ritrattista di figure femminili, in particolare dalle ricche e colte signore della borghesia industriale viennese, che seppe ritrarre in piena libertà stilistica, proseguendo nella sperimentazione e nella ricerca di nuove soluzioni pittoriche, in modo elegante e raffinato, con immagini stilizzate e languide, in quadri estremamente ornamentali, simili a preziosi lavori di orafi, che, ad un’attenta lettura, rivelano un erotismo quasi morboso che non di rado provocò vivaci reazioni nei suoi contemporanei.
Klimt aveva davvero un temperamento appassionato, da seduttore. Una volta inseguì fino a Venezia Alma Malher, una bellissima e famosa bellezza viennese, sperando di diventarne l’amante, ma lei non cedette. Non si sposò mai, ma ebbe poi una lunghissima relazione, durata ben ventisette anni, con Emilie Flöge, la vedova del fratello, che spesso gli fece da modella e per la quale disegnò molti abiti.
La vita di Klimt coincise anche con il periodo più interessante ed intenso della cultura viennese, e cioè con gli studi di Freud, lo sviluppo delle nuove teorie sulla psicoanalisi, sulla sessualità, sull’estetica, che rivoluzionarono i costumi, spostando l’interesse del mondo intellettuale, ma anche di quello artistico, sulla psiche e sull’eros. Klimt, già sensibile alla bellezza fisica, assimilò tutte queste suggestioni che, insieme all’interesse innato verso la donna, alimentarono il suo immaginario e confluirono nella sua arte.
L’erotismo, la nascita, la morte, la presenza femminile, il ciclo della vita, la donna incinta e la donna madre, furono questi i temi che ripropose in maniera quasi ossessiva, palesando continuamente la sua attrazione verso la figura femminile, in un approccio però ambiguo: la donna di Klimt è, infatti, sempre in sospensione tra l’essere madonna oppure femme fatale, perciò la scelta di ritrarla spesso in posa frontale, come icona da rispettare o da temere perché incarnazione del male, dispensatrice di felicità, come nel quadro Il bacio, oppure causa di distruzione attraverso un oscuro potere, come Giuditta I. Nelle sue opere, inoltre, c’è una costante ricerca e celebrazione di bellezza. La considerazione della donna che aveva Klimt era chiusa nel cliché del demone e dell’angelo.
Ha un riferimento biblico ben preciso il soggetto del quadro Giuditta I: nell’Antico Testamento Giuditta è una nobile vedova ebrea, bella e virtuosa, che riesce a salvare la città di Betula dall’assedio degli Assiri. Afflitta per il suo popolo oppresso, la pia donna giorno e notte prega il Signore perché vada in suo soccorso finché, ispirata, elabora un piano audace.
Raccomandandosi a Dio si reca con una domestica nell’accampamento nemico, i soldati la portano subito dal generale assiro Oloferne che, vedendola così bella, s’infiamma di desiderio per lei e vuole possederla. Con soavi parole la donna lo tiene a bada per tre notti, partecipando ai suoi banchetti e aspettando il momento opportuno per il suo proposito.
La terza notte Oloferne cena con i suoi baroni e beve parecchio; scaldato dal vino, e infiammato dalla passione, vuole possederla.
Storia dell’arte
- Bernini come seduttore
- L’estasi di Santa Teresa
- Klimt come seduttore
- Giuditta I
Filosofia
- Kierkegaard - la vita estetica e la figura del seduttore
Storia
- Mussolini seduttore di masse
Inglese
- Oscar Wilde
- Aestheticism
- The figure of the dandy
- The Picture of Dorian Gray
Italiano
- Gabriele D’Annunzio come esteta
- Il piacere
- Elena Muti: femme fatale
- Andrea Sperelli
Latino
- Petronio, un dandy dell’antichità: arbiter elegantiae
- Satyricon
Scienze
- Il fascino della Luna e le sue fasi
Fisica
- Il fascino del suono e le sue capacità di coinvolgere emotivamente
Matematica
- L’integrale, l’inverso della derivata
- Teorema di Torricelli-Barrow