Pietro Cetto
Classe III B
Scuola Media Leonardo da Vinci
Pavia. Tesina multidisciplinare
Il petrolio, le guerre per il controllo delle zone di produzione e le alternative energetiche
Geografia
La penisola arabica
La penisola araba, ossia “Penisola (o Isola) degli Arabi”, è un vasto subcontinente trapezoidale che a Nord confina col deserto siriano, a Ovest col Mar Rosso, a Sud con l'oceano Indiano e a Est con il Golfo Persico. È costituita da un immenso tavolato inclinato: la parte più elevata si affaccia sul Mar Rosso e sul Golfo di Aden e scende poi verso la Mesopotamia e il Golfo Arabico. È la più grande penisola della Terra. È politicamente suddivisa tra il regno di Arabia Saudita, lo Yemen, il sultanato dell'Oman, gli Emirati Arabi Uniti (EAU), il Qatar, il Bahrain e l'emirato del Kuwait.
L’interno della penisola è montuoso e caratterizzato da vasti e inospitali deserti e da una ancor più grande estensione di terre steppose; le uniche zone fertili sono quelle lungo le coste e la vallata compresa tra i fiumi Tigri ed Eufrate. La Penisola Arabica conosce un regime di piogge assai limitato, tale da far classificare l'intera area come arida o semi-arida. Dal punto di vista geologico la Penisola Araba è un subcontinente, distaccatosi dalla placca africana per effetto delle attività vulcaniche.
Geografia
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Sede storica probabile della cultura araba, già nel II millennio a.C. La diffusione dell’Islam diede un’organizzazione politica alle tribù nomadi sparse sul territorio. Prima di allora solo alcune regioni avevano avuto civiltà stabili: l’area dell’attuale Yemen, dove sorsero regni importanti tra cui quello di Saba, e l’Iraq, infatti nella fertile regione della Mesopotamia si erano susseguite dal IV millennio le civiltà dei sumeri, degli accadi e dei persiani.
La popolazione della regione è araba con minoranze armene e curde. La lingua araba e la religione islamica sono elementi di unità. La popolazione è distribuita lungo le coste, nelle città, nelle oasi e nella vallata della Mesopotamia; l’interno della penisola è quasi disabitato.
Le oasi sono fondamentali per l’economia della regione. In esse, grazie ad un sistema di canalizzazione che permette l’irrigazione, si praticano attività agricole. Le principali coltivazioni sono quelle della palma da datteri, di cereali, fichi, mandorli, albicocchi, viti, melograni, legumi e ortaggi.
In tutta la regione è praticata la pastorizia nomade di ovini, cammelli e cavalli arabi.
Il sottosuolo è scarso di minerali, ad eccezione del petrolio, che si estrae in tutti gli stati della penisola. La scoperta di giacimenti petroliferi ha profondamente modificato l’economia dei paesi dell’area: sono sorti nuovi centri in prossimità dei giacimenti, oleodotti e porti, e si sono creati posti di lavoro, che hanno attratto immigrati anche dai paesi vicini. L’ingente ricchezza però è concentrata nelle mani di pochi.
Geografia
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Iraq
- Superficie: 434.128 km2;
- Popolazione: 25.670.000 abitanti;
- Densità di popolazione: 59 abitanti/km2;
- Capitale: Bagdad (6 milioni di abitanti);
- Forma di governo: Repubblica;
- Lingua: arabo (nella regione curda il curdo);
- Religione: musulmana (sciita 62,5%; sunnita 34,5%).
Il paese, già parte dell’impero ottomano, dal 1920 fu amministrato dalla Gran Bretagna; divenne Monarchia indipendente nel 1932 e Repubblica nel 1958.
Geografia
Nel 1979 l’elezione di Saddam Hussein segnò l’inizio di un regime dittatoriale. Per espandere il proprio potere nel 1980 Saddam dichiarò guerra all’Iran, il conflitto durò otto anni e causò migliaia di vittime. Nel 1990 ci fu un ulteriore tentativo di espansione ai danni del Kuwait. Questo provocò l’intervento dell’ONU e quella che fu definita la prima guerra del Golfo. L’Iraq fu sconfitto; i danni subiti e le sanzioni dell’ONU impoverirono ulteriormente il paese. Nel 2003 l’esercito USA invase l’Iraq dando inizio a quella che fu definita la seconda guerra del Golfo, che provocò la caduta di Saddam Hussein. Nonostante le elezioni del 2005 abbiano ristabilito un governo democratico, numerosi attentati e situazioni di guerriglia rendono la situazione politica instabile e l’ONU ha deciso di tenere nel paese una forza multinazionale.
Il territorio iracheno è prevalentemente desertico e si trova sul tavolato arabo nord-orientale. Il cuore del paese corrisponde alla regione chiamata Mesopotamia, tra il Tigri e l’Eufrate.
Il clima è arido all’interno, tropicale nella fascia costiera, desertico al confine con l’Arabia. La regione del Golfo è tra le più calde del pianeta. La popolazione è concentrata nella Mesopotamia meridionale e nella regione a nord-ovest. L’incremento demografico è uno dei più alti al mondo, ma l’embargo (dopo la prima guerra del Golfo) ha provocato un aumento della mortalità infantile per mancanza di cibo e medicinali.
La maggioranza della popolazione è araba (65%) con minoranze curde (23%) nel nord.
L’economia del paese ha risentito delle pesanti conseguenze delle guerre.
L’agricoltura è possibile grazie alle opere di irrigazione, sebbene praticata con metodi arretrati è in grado di sopperire al fabbisogno interno. Le coltivazioni principali sono quelle di cereali. Si coltivano anche legumi, ortaggi, patate, sesamo, barbabietole e canna da zucchero, agrumi, vite, ulivo, datteri, tabacco, oppio, cotone e lino.
L’allevamento, di tipo nomade, è in declino. L’artigianato è molto sviluppato soprattutto per tessuti, pelle e metalli. In Iraq il sottosuolo è ricchissimo di petrolio e di gas naturale, che hanno favorito lo sviluppo dell’industria petrolchimica.
Storia
Produzione e riserve petrolifere mondiali
Attualmente nel mondo si producono circa 80 milioni di barili di petrolio al giorno (in un anno 3 miliardi di barili). Di questa produzione, almeno 27 milioni di barili al giorno vengono dai paesi OPEC, che però detengono la maggioranza delle esportazioni mondiali di greggio: oltre il 50%. Infatti numerosi altri grandi produttori (come gli Stati Uniti) sono anche grandi consumatori.
Le riserve mondiali accertate di petrolio sono circa 1.200 miliardi di barili. Di queste, oltre il 75% sono nei paesi OPEC e la maggior parte di queste è localizzata in Medio Oriente. Da qui l’importanza di questa regione, per il controllo futuro di una fonte di energia come quella del petrolio.
Con il progressivo declino delle riserve dei paesi non OPEC, il peso dei paesi OPEC andrà sempre crescendo.
Cos’è l’OPEC
L’OPEC (Organization Petroleum Exporting Countries) è stata creata nel 1960 e attualmente ne fanno parte 11 paesi:
Arabia Saudita, Iran, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi, Algeria, Qatar, Libia, Nigeria, Indonesia, Venezuela.
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Come si vede, sette di questi paesi sono arabi e 9 sono in Medio Oriente e Africa. È proprio in questi due continenti che si è svolta finora la maggiore lotta per il controllo delle fonti di idrocarburi, contrassegnata da tensioni e guerre.
Come si è sviluppata la politica nei paesi produttori di petrolio
L’era del petrolio iniziata con l’introduzione del motore a scoppio (1895) si può dividere in due grandi periodi storici.
Il primo, che va dall’inizio del Novecento fino alla metà degli anni Settanta, è dominato dalle compagnie petrolifere straniere, soprattutto anglo-americane, le sole che hanno a disposizione i capitali necessari per la ricerca del petrolio. Sono conosciute come le Sette Sorelle: cinque americane (Esso, Mobil, Chevron, Texaco, Gulf), una anglo-olandese (Shell), una britannica (British Petroleum, responsabile del disastro nel Golfo del Messico). Durante questo primo periodo il potere delle compagnie petrolifere è pressoché assoluto, cercano e producono petrolio pagando pochissimo ai paesi produttori.
Il secondo periodo, che va dalla metà degli anni Settanta a oggi, è caratterizzato dal risveglio dei paesi produttori che hanno conquistato, in quegli anni, l’indipendenza politica.
Oggi, a distanza di trent’anni, si può dire che è intervenuto un tacito accordo tra paesi produttori e compagnie petrolifere straniere, per una convivenza comune e lo sviluppo delle grandi risorse di petrolio e di gas. In quest’area però le tensioni e il pericolo di conflitti restano alti.
Ora, se possiamo dire che le guerre sono tutte delle follie, si può anche dire che nella follia si possono trovare delle ragioni. In effetti, con la scoperta dei giacimenti minerari (uranio, rame, petrolio, carbone, diamanti) si introduce nella storia una logica di controllo delle zone geografiche di produzione.
Come già detto, il petrolio è distribuito in modo non omogeneo e presente prevalentemente in Medio Oriente.
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Sappiamo anche che il petrolio è una risorsa primaria, il che vuol dire che non ne possiamo fare a meno.
Al momento non abbiamo risorse energetiche comparabili e senza combustibile saremmo tutti al buio e al freddo e non avremmo neanche da mangiare per mancanza di fertilizzanti per l’agricoltura. Nella pratica, da almeno cinquant’anni, il petrolio è una delle ragioni per le quali si fanno le guerre.
In effetti il recente ciclo di guerre e l’invasione dell’Iraq sono note come Guerre del petrolio.
Cronaca della prima guerra del Golfo
L’Iraq, ridotto praticamente in bancarotta dalle enormi spese della guerra contro l’Iran (durata otto anni, negli anni Ottanta), si trovava in una situazione estremamente difficoltosa e, come è avvenuto spesso nel corso della storia di fronte a un problema di difficile soluzione, il governo ha pensato di risolverlo con il ricorso alle armi. Questo portò all’invasione del Kuwait da parte degli iracheni e all’inizio della prima guerra del Golfo, dove una coalizione di stati occidentali e arabi espulse gli iracheni dal Kuwait in una breve e sanguinosa campagna militare.
Il conflitto, destinato a trasformarsi in una guerra di rilevanza internazionale, ebbe inizio nei primi giorni dell’agosto del 1990, quando le truppe irachene invasero il Kuwait e ne occuparono la capitale.
Il consiglio di sicurezza dell’ONU chiese immediatamente il ritiro delle truppe e nello stesso tempo Stati Uniti e Unione Sovietica condannarono l’invasione. Nei giorni seguenti l’ONU proclamò l’embargo commerciale contro l’Iraq, mentre gli Stati Uniti e i loro alleati (Gran Bretagna) predisponevano l’invio di imponenti forze militari nell’area del Golfo Persico.
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L’operazione militare, denominata “Desert Storm”, coinvolgeva 34 paesi, tra cui l’Italia.
Gli Stati Uniti giunsero ad inviare nell’area fino a 500.000 uomini; l’importanza di questo intervento era dovuta al fatto che nell’area del Medio Oriente erano in gioco da un lato i più grandi interessi petroliferi del pianeta (va rilevato che tutto il mondo industrializzato dipendeva da queste risorse energetiche) e dall’altro lato il controllo strategico di quest’area geografica.
Agli inizi del 1991 si giunse alla resa dei conti tra Iraq e la potente coalizione capeggiata dagli Stati Uniti; nel gennaio la guerra, nonostante la pretesa “precisione chirurgica” delle cosiddette “bombe intelligenti”, assunse proporzioni per molti aspetti catastrofiche. Nei soli primi otto giorni di guerra vi furono 15.000 missioni aeree sull’Iraq, mentre il governo iracheno, per ritorsione, dava alle fiamme centinaia di pozzi petroliferi e inondava di greggio il Golfo Persico, determinando uno dei più grandi disastri ecologici di tutti i tempi.
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Nel mese di febbraio ebbe inizio anche una grande offensiva terrestre della coalizione anti-irachena che condusse, negli ultimi giorni del mese, alla resa definitiva del governo di Bagdad.
Il bilancio della guerra del Golfo risultò estremamente pesante: le stime contarono almeno centomila morti tra gli iracheni, migliaia dei quali civili.
Sul piano finanziario gli economisti stimarono un costo di circa mille miliardi di Lire per ogni giorno di guerra.
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Geografia
- La penisola Arabica;
- Storia: Produzione e riserve petrolifere mondiali, guerra del Golfo;
- Scienze e Tecnica: il petrolio, ciclo produttivo, energie alternative;
- Francese: les energies renouvelables;
- Italiano: Poeti del '900 e la guerra;
- Storia dell'arte: la Pop - art;
- Inglese: Andy Warhol (biography);
- Ed. fisica: il rugby.