Estratto del documento

Liceo Classico Francesco Stelluti

A.S 2012/2013

Classe 3 B

Tesina di Beatrice Malefora

Quando la donna sarà uguale al maschio, la

“vita perderà il suo sapore”

Introduzione

Nonostante il ruolo della donna nel Novecento sia stato, e rimanga tuttora, ampiamente analizzato, con questo mio lavoro, ho voluto rivolgere l’attenzione al

la donna vittima che ha contribuito

binomio, o per meglio dire contrasto, tra la donna forte e

in entrambi i casi alla formazione di una sua spersonalizzazione, operata tramite un’accurata manipolazione psicologica da parte dello Stato e della stessa società vigente.

Mi sono prevalentemente interessata ad analizzare tale situazione nel panorama della Germania hitleriana proprio perché tale ossimoro è più evidente e più interessante, in quanto il sistema totalitario che si è affermato sia nelle modalità di ascesa al potere sia nel sua continuazione è sorto grazie ad un’abile operazione psicologica: così come la società civile si è lasciata traviare da un leader carismatico, così la donna ha scelto consapevolmente e non, di essere influenzata dal regime.

La mia analisi condotta in merito alla donna forte-vittima non è finalizzata a descrivere uno spaccato sociale-politico oramai decaduto ma ad analizzare la società odierna, corrotta da mere superstizioni e discriminazioni operate anche in questo caso su un piano psicologico.

Il femminicidio, crimine orrendo di genere inflitto alla donna, che sta assumendo sempre più un’importanza mediatica, ritengo sia un “degno” erede di quanto violenza la donna ha sempre subito, in special modo durante un contesto statale totalitario.

Punti chiave

  • La donna tedesca sotto il nazismo
  • La donna SS nei lager
  • Donna vittima nei lager
  • Il Secondo Sesso di Simone de Beauvoir
  • Il femminicidio secondo Barbara Spinelli (cenni)

La donna tedesca sotto il nazismo

È giusto evidenziare come la falsa creazione del prototipo di donna-madre forte, in Germania durante gli anni trenta del Novecento, non derivasse da un presupposto politico come avvenne in Italia, ma da un presupposto biologico di inferiorità dal quale le donne erano all’oscuro ma che cementificò la loro sicurezza.

Il nazismo aveva alla base una concezione antifemminista, radicalizzata sulla presunta distinzione “naturale” dei sessi: gli uomini erano produttivi e creativi nel mondo della politica e della guerra, le donne, riproduttive e passive all’interno delle mura domestiche, per cui dovevano essere confinate ai loro compiti di mogli e madri.

Lo stesso ministro della propaganda Joseph Goebbels asserì: ”il posto giusto che le spetta è nella famiglia e il suo compito meraviglioso consiste nel donare figli al popolo e alla nazione”.

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Questa inferiorità biologica fu teorizzata dal maggiore ideologo del regime Alfred Rosenberg che nell’opera “Mito del 20 secolo” attribuisce gli elementi positivi della storia della civiltà al carattere maschio e virile dell’uomo infatti.

Egli analizzando le varie razze afferma che quelle nordiche o ariane rappresentano il «principio maschile» dell’umanità: tutto ciò che è forma, misura, ordine, gerarchia, proporzione, ritmo e armonia, si tratta di un principio essenzialmente nobile e aristocratico dal quale deriva ogni fecondità creatrice.

Le razze orientali, per contro, rappresentano il «principio femminile» cioè quanto nella vita della umanità è materia informe, caos, dissoluzione, ebbrezza orgiastica,

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sensualità sfrenata, demonismo e magia.”

D’altro canto il regime si rese conto che per l’affermazione di un grande Stato, fosse necessario il loro contributo per eliminare “l’’inquinamento razziale”; in particolare si richiedeva che esse generassero molti figli, denunciassero i vicini sospetti e boicottassero i negozi ebrei, non tralasciando di ripulire la società civile dalle idee non germaniche.

La nuova donna avrebbe dovuto così intraprendere la lotta razziale attivamente ma al contempo sottomettersi passivamente all’uomo: “per quanto umiliate dal disprezzo maschile potevano pur sempre andare orgogliose della loro superiorità nei confronti degli ebrei.

Nelle donne naziste l’arroganza razziale andava di pari passo con la sottomissione sessuale.

Date queste premesse, inevitabile risulta l’interrogativo storico sul perché molte donne abbiano potuto aderire all’abominio della guerra e soprattutto ci si chiede a cosa si deve la partecipazione di una consistente componente femminile agli stermini nei campi di concentramento?

Con il nazismo Hitler si presentava come il Messia, infatti le donne aderirono prima al partito nazional socialista e poi accettarono il nuovo regime, in quanto speravano di conseguire in cambio la possibilità di plasmare la propria sfera, quella femminile, senza che gli uomini interferissero.

Per generazioni il punto di riferimento della loro vita pubblica era stata la Chiesa, in cui continuavano a non godere diritti degni di questo nome, e non lo Stato, che, soltanto da poco, aveva concesso loro il diritto di voto.

Le donne non erano, per nascita, titolari di diritti: questi erano concessi loro dagli uomini.

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Sintesi

Collegamenti Parità dei sessi-tesina

Storia: nazismo (Hitler) e condizione lager

Filosofia: la corrente dell'Esistenzialismo (filosofa Simone de Beauvoir)

Italiano: Alfred Rosenberg, Mito del 20 secolo

Diritto: il femminicidio secondo la giurista Barbara Spinelli

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