I.C. Mommsen Roma
Esame terza media
Focanti Flavia
Tra Ottocento e Novecento
Anno 2013/2014
L’impressionismo
Negli ultimi decenni dell’Ottocento la rivoluzione industriale cambia radicalmente il volto dell’Europa, l’uomo guarda con ottimismo al futuro e ripone grande fiducia nel progresso scientifico e tecnologico.
In quel periodo Parigi è la città più importante dell’Europa, soprattutto per le arti. L’artista non ha più dei committenti (principi, governanti, ordini religiosi, borghesi) che gli commissionano dei lavori, ma esprime ciò che gli suggeriscono la propria sensibilità e i propri interessi: è attraverso le mostre e i mercati d’arte che l’artista si fa conoscere.
Nel 1874, nell’atelier del fotografo Felix Nadar, vengono esposti i dipinti di alcuni giovani artisti francesi: i soggetti fanno parte della vita quotidiana e sono eseguiti dal vero, all’aperto (en plein air). I critici dell’epoca, ancora legati ai canoni della pittura tradizionale, definiscono spregiativamente questi artisti “impressionisti”, termine che rimane ancora per designare la corrente.
Un apporto decisivo alla poetica impressionista è fornito dalla fotografia, che in quel periodo si va diffondendo in Europa e che, con la capacità di fermare l’immagine, coglie la realtà con immediatezza, così come gli impressionisti fanno con i dipinti.
Negli stessi anni si diffondono in Europa le stampe giapponesi, che influenzano gli Impressionisti per la libertà con cui le immagini vengono inquadrate, per la freschezza delle forme e per i colori brillanti.
Pierre-Auguste Renoir
Uno dei maggiori rappresentanti dell’Impressionismo e quello che mi ha emozionato di più, è Pierre-Auguste Renoir. Nato nel 1841 a Limoges, cittadina famosa per la produzione di ceramiche e porcellane, Renoir si trasferisce nel 1844 con la famiglia a Parigi.
A 15 anni era già un apprezzato decoratore di ceramiche, ma fu solo nel 1860 che, dopo aver studiato disegno, Auguste decide di dedicarsi completamente alla pittura.
Si iscrive alla scuola di Belle Arti, dove incontra fra gli altri Monet, con cui inizia a dipingere all’aria aperta. Nel 1874 partecipa alla prima mostra Impressionista e in breve tempo si afferma come pittore.
È in questo periodo che dipinge alcuni celebri capolavori come “Cogliendo fiori”, “Le Moulin de la Galette”, ambientato in un celebre locale da ballo e “La colazione dei canottieri”, all’interno di un noto ristorante.
Il suo stile rispecchia la serenità che sempre accompagnerà la sua vita: paesaggi solari, momenti di festa e incontri, bellissimi volti femminili dipinti con pennellate vaporose e fluide, che regalano allo spettatore l’impressione di una vibrazione luminosa.
Nel 1881 viaggia in Italia dove trova ispirazione nella pittura di Tiziano e Raffaello: questa esperienza orienta Renoir verso uno stile più classico caratterizzato da una maggiore definizione delle figure. Si trasferisce nel sud della Francia dove muore nel 1919.
Nuove melodie, nuove armonie e nuovi ritmi
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, il mondo europeo è animato da numerose correnti culturali, alcune più legate alla tradizione, altre più orientate verso la sperimentazione di un “nuovo” che dia espressione alla condizione dell’uomo contemporaneo.
In questo periodo Parigi diventa un crocevia di artisti e di eventi internazionali, come le Esposizioni Universali, che consentono al mondo occidentale di entrare in contatto con le espressioni artistiche di paesi lontani (es. le stampe giapponesi).
Nel 1889 per la prima volta vengono ascoltate le musiche tradizionali dell’isola di Giava e della Spagna. All’inizio del Novecento, inoltre, una serie di eventi-mostre, pitture e sculture, balletti e concerti, suscitano interesse verso la Russia e verso la sua cultura.
La più importante sarà la fondazione di una nuova compagnia di ballo, quella dei Balletti russi formata dai più grandi ballerini dei teatri russi, che rivoluzionerà il balletto classico europeo, proponendo lavori nuovi e nuove opere, in collaborazione con i musicisti come Debussy.
Claude Debussy vive a Parigi ed è convinto che si debbano abolire i confini tra le varie arti: per lui la musica deve aprirsi alle influenze di pittura, scultura, poesia ecc.
Si avvicina così ai poeti simbolisti, per i quali l’arte ha il compito di rivelare tutto ciò che va al di là della realtà, attraverso dei simboli, delle metafore o delle similitudini.
Così Debussy compone delle opere in cui la musica crea delle atmosfere sognanti e indefinite. Ed è proprio per questo che la sua musica viene spesso avvicinata alle opere dei pittori impressionisti, per i quali non conta rappresentare la realtà nei suoi dettagli ma darne l’impressione attraverso rapide pennellate di colore, con contorni imprecisi e indefiniti come ad esempio nel quadro “Impressione, il sorgere del sole” di Claude Monet, dal quale prende il nome il movimento impressionista.
Il Decadentismo
Il Decadentismo è una corrente artistico-letteraria nata in Francia. I caratteri fondamentali del Decadentismo sono:
- Mancanza di fiducia nella ragione e nella scienza
- Isolamento rispetto alla società circostante
- Esaltazione della propria individualità, del proprio «io»;
- Senso di crisi, di morte, di angoscia e di solitudine.
La poesia è la sola possibile intuizione della realtà e il poeta è considerato come un veggente, cioè colui che fra tutti gli uomini è in grado di cogliere il significato nascosto della realtà.
Ne deriva che le parole poetiche non hanno più peso, diventano musica, e i versi, svincolati da ogni regola metrica, diventano rapidi, carichi di significato e di simbologie.
Giovanni Pascoli
Giovanni Pascoli nacque a San Mauro di Romagna nel 1855. L’uccisione del padre fu l’inizio di una serie di lutti e disgrazie familiari che lasciarono un segno profondo nella sua personalità e in tutte le sue opere.
Egli proseguì gli studi fino alla laurea in Lettere all’Università di Bologna. Morì a Bologna nel 1912.
Le idee e la politica
Egli avverte la vita dell’uomo come un immenso mistero in cui prevalgono sofferenze e dolore; ciò lo induce a ripiegarsi in se stesso e a cercare nelle piccole cose una risposta alla sua ansia di conoscere il mistero della vita.
In ciascuno di noi, dice, vive un «fanciullino» al quale tutte le cose del mondo appaiono nuove, ed egli solo, sa cogliere i segreti della natura e dell’uomo.
Per questo le piccole cose comuni e quotidiane acquistano nella poesia di Pascoli valore simbolico, cioè assumono un significato che va al di là di ciò che tutti vedono o sentono.
Le opere
Tra le sue raccolte poetiche ricordiamo:
- Myricae (1897): poesie ispirate a temi familiari e campestri.
- Primi poemetti (1897),
- Canti di Castelvecchio (1903),
- Nuovi poemetti (1909): poesie ispirate, oltre ai temi familiari e campestri, al mistero della morte e del cosmo.
- Poemi conviviali (1904): poesie che traggono dal mondo classico latino e greco.
- Carmina: poesie in latino.
X Agosto
San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de' suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
Ritratto di Pascoli e restò negli
aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…
Ora là, nella casa romita
lo aspettano, aspettano invano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
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