Omicida e artista. Le due facce di Adolf Hitler
Alunno: Cannizzo Vincenzo
Classe: 5 C
°
Indirizzo: Restauro Lapideo
di Adolf Hitler
Filosofia: Il superuomo di
Storia: Hitler, il nazismo, la Nietzsche
seconda guerra mondiale Matematica: Definizione di
Storia dell'arte: Picasso- limite, dimostrazione, forme
Guernica indeterminate
Italiano: Il superomismo di Fisica: I principi della
D'Annunzio; opera Le vergini delle rocce
Termodinamica
Chimica: I veleni-produzione
ed uso durante la seconda
guerra mondiale
Adolf Hitler: quando non era ancora il Führer
“Nessuno faceva attenzione a lui. Era in corso una tragedia immane e nessuno se n’era accorto, nessuno aveva fatto caso alla catastrofe che aveva appena sfondato l’androne dell’Accademia di Belle Arti, all’annuncio esplosivo che aveva squarciato l’universo: Adolf Hitler respinto.”
Il futuro Führer della Germania nacque a Branau sull' Inn, sul confine austro-tedesco da una famiglia di estrazione sociale medio-bassa; suo padre era un funzionario statale di dogana e immaginava per il figlio un futuro analogo al suo: questa prospettiva disgustava Hitler; il giovane Adolf era un aspirante pittore, amante dell' aria aperta e del vagabondare. Hitler era un vero appassionato di arte; in futuro avrebbe più volte affermato che, se non si fosse dedicato alla politica, egli sarebbe diventato "uno dei primi pittori, se non il primo, della Germania"; poi ammirò Firenze e i suoi capolavori con passione sincera. Fin dalla gioventù adorò le opere di Wagner, su tutte il "Tristano e Isotta", tanto che definì la musica "l' unica consolazione" al suo destino di drammatica solitudine di capo "insieme ai bambini", che amava di cuore.
Tuttavia il suo sogno artistico era un' illusione: come pittore e come architetto Hitler era un incapace, tanto che fu respinto dall' Accademia di arti figurative di Vienna per due anni consecutivi. Proprio a Vienna il giovane Adolf si era definitivamente trasferito dopo aver lasciato la scuola senza aver conseguito il diploma.
Condusse una vita a dir poco miserabile (tanto che definì quegli anni "il periodo più triste della mia vita", probabilmente perché dovette lavorare per tirare a campare, cosa che odiava profondamente), una vita fatta di mense per poveri, pernottamenti di fortuna ma anche di grandi letture. Il futuro Führer tedesco leggeva veramente moltissimo nelle biblioteche pubbliche tanto che, pur non essendo diplomato, egli possedeva una cultura importante per la sua giovane età, per quanto strana. Fu proprio in quegli anni che si formò la coscienza politica di Hitler, di stampo germanista e razzista, assimilata dai testi della cultura del pangermanesimo e di autori anti-semiti ottocenteschi. Era un ragazzo schivo, distaccato e terribilmente solitario, che covava odio per la sua città adottiva (un odio che non scomparve mai del tutto dal cuore del futuro dittatore nazista) e per le "degenerazioni della società austriaca"; anelava una riunione dell’Austria con la Germania, un'impresa che nel 1938 avrebbe costituito il suo più grande trionfo. Si manteneva con saltuari lavori di pittura, di basso livello e destinati ai loculi viennesi o a qualche vetrina. Allo scoppio della Prima guerra mondiale Hitler, recatosi in Germania, a Monaco, nel 1912, si unì alla folla festante per l'inizio del conflitto bellico e si arruolò come volontario nell'esercito imperiale prussiano, dove combatté con indomito coraggio e vigore (disprezzando i commilitoni più 'umani'). Dal 1917 ebbe il grado di caporale e fu ferito più volte; per le sue imprese sul campo di battaglia si meritò la croce di ferro di seconda categoria, e poi anche quella di prima, un'onorificenza raramente concessa ad un semplice soldato, per di più non tedesco. La notizia della sconfitta lo raggiunse mentre era convalescente per un problema agli occhi: per Hitler fu una tragedia personale e nazionale la cui colpa attribuì ai traditori semiti (e non solo) colpevoli di aver 'pugnalato alle spalle' la Germania, defraudandola della vittoria. Da queste basi di odio e di rancore per la sconfitta, per la nascente Repubblica di Weimar e per il durissimo trattato di Versailles imposto alla Germania, iniziò l'attività di agitatore politico di Hitler nei primi anni '20, quando diventò per la sua magnetica dialettica il leader dello NSDAP, il Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi.
Adolf Hitler, un nome, una storia tragica per l’umanità. Aspirante pittore, l’8 ottobre 1918 non venne ammesso all’Accademia di Belle Arti di Vienna. Una commissione di pittori, disegnatori, architetti bocciò senza appello la prova del giovane. Hitler visse con profonda delusione questo suo fallimento. Che cosa sarebbe accaduto invece se egli vi fosse stato ammesso? La sua vita sarebbe stata diversa? E, soprattutto, differente sarebbe stato il corso della storia del XX secolo? Sarebbero esistiti ugualmente il Terzo Reich ed il Nazismo? Ci sarebbe stata la Seconda guerra mondiale? Con un Hitler pittore, sarebbero stati risparmiati cinquanta milioni di morti, più sei milioni di ebrei vittime della shoah?
Il Nazismo
Il Partito nazista nacque nel clima di delusione e di rabbia per gli esiti della pace di Versailles. Il nazionalsocialismo si inseriva infatti nel panorama della destra tedesca, nazionalista e militarista, che rifiutava gli esiti della prima guerra mondiale. L’ideologia nazista aveva inoltre un aspetto anticapitalista, anche se la lotta di classe veniva condannata in favore del corporativismo.
Nelle premesse ideologiche del Partito nazista era centrale il concetto di purezza della razza del popolo tedesco, il mito dell’arianesimo. Occorreva sottomettere le razze inferiori, creando una comunità purificata da ogni elemento estraneo. L’apice del razzismo nazista fu l’antisemitismo: il nazismo identificò nell’ebraismo la fonte di tutti i mali che affliggevano la Germania. Ma la difesa della purezza della razza doveva essere esercitata anche contro gli zingari, i portatori di handicap, gli omosessuali e i malati di mente. I cardini del pensiero politico di Hitler erano:
- La lotta contro il liberalismo e la democrazia, ritenuti simboli di decadenza rispetto all’unità del corpo sociale;
- La lotta al marxismo che disgregava la società con la lotta di classe;
- La lotta contro gli ebrei accusati di guidare lo sfruttamento economico della Germania.
Hitler desiderava creare una società compatta, con al vertice un capo supremo e assoluto, non soggetto al potere ma fonte dell’autorità stessa (Führerprinzip, «principio del capo»). Un obiettivo era quello di condurre la Germania alla conquista dello «spazio vitale» necessario al suo sviluppo: si trattava nella sostanza di distruggere l’URSS e di asservire la razza slava.
Hitler andò al governo il 30 gennaio 1933. Il 27 febbraio un incendio distrusse il Reichstag, la colpa venne data ai comunisti. Fu l’occasione per Hitler di introdurre nel paese misure eccezionali. Vennero sospese le garanzie costituzionali e fissate nuove elezioni. Hitler ottenne la maggioranza assoluta in Parlamento e poté procedere in modo formalmente legale alla «nazificazione» della Germania. Il 23 gennaio 1933 Hitler chiese l’approvazione di una legge che gli assegnasse pieni poteri. Tranne i socialdemocratici, tutti si piegarono alla volontà di Hitler. Iniziava così la dittatura. Il 14 luglio una legge sancì l’instaurazione dello Stato totalitario a partito unico. I sindacati furono soppressi, ogni istituzione venne nazificata. Fu creata una polizia segreta, la Gestapo, per l’annientamento degli oppositori, che venivano rinchiusi nei lager e progressivamente eliminati.
Hitler affrontò, poi, il problema del dissenso interno al Partito nazista, rappresentato dalla componente anticapitalista guidata da Ernst Rohm e costituita soprattutto dalle SA (braccio armato del partito). Nella famosa notte dei lunghi coltelli (30 giugno 1934) le SS e la Gestapo uccisero Rohm e moltissime SA. Il 2 agosto, quando Hindenburg morì, Hitler assunse anche le funzioni di presidente del Reich. Per quanto riguarda i rapporti con la Chiesa cattolica, Pio XI firmò nel 1933 un Concordato con lo Stato tedesco che le garantiva libertà nel culto. Solo nel 1957, di fronte alla politica antireligiosa del Führer, Pio XI con l’enciclica “Con cocente dolore” condannò il governo tedesco. Da allora migliaia di cattolici furono perseguitati. La Chiesa protestante invece si piegò al regime nel 1938. La persecuzione degli ebrei si articolò in tre fasi distinte.
- Dal 1933 al 1935 i nazisti scatenarono una violenta propaganda per diffondere tra i Tedeschi l’ostilità verso gli ebrei.
- Nel 1935 la persecuzione venne legalizzata. Il governo nazista emanò le Leggi di Norimberga, che escludevano gli ebrei dalla «Comunità nazionale». Tra il 9 e il 10 novembre 1938 (notte dei cristalli) vennero infrante le vetrine dei negozi degli ebrei, distrutte le sinagoghe, incendiate le abitazioni, arrestati, feriti e uccisi ebrei in tutta la Germania.
- La decisione di procedere allo sterminio venne presa nel 1941. Nel corso del 1942 si avviò la deportazione degli ebrei nei lager di: Auschwitz, Treblinka, Mauthausen, Buchenwald. Era l’attuazione della cosiddetta «soluzione finale» che provocò la morte di circa 6 milioni di ebrei.
Il consenso fu costruito con la radio, il cinema e le adunate oceaniche. Alla propaganda vera e propria, si aggiungevano una rigorosa censura sui giornali, il controllo della formazione scolastica e l’inquadramento dei giovani in organizzazioni naziste come la Gioventù hitleriana. La crisi economica e la lotta alla disoccupazione furono i principali problemi che il partito nazionalsocialista dovette affrontare appena giunto al potere. Nell’obiettivo del regime vi era il raggiungimento dell’autosufficienza alimentare. Gli sforzi maggiori furono però rivolti a risollevare il settore industriale, che si riprese soprattutto grazie alla politica del riarmo. Nel complesso l’intera economia fu posta al servizio della guerra che Hitler si preparava a intraprendere. Tra il 1934 e il 1935 il regime varò leggi che:
- Impedirono la libertà di scelta del lavoro.
- Istituirono il servizio di lavoro obbligatorio per i giovani fra i 18 e i 25.
Lo Stato esercitò il suo controllo anche sulla società e sulla famiglia. L’obiettivo della politica sociale era l’educazione nazionalsocialista delle masse fondata sull’istruzione militare e sulla gestione del tempo libero. Il successo di Hitler diede ulteriore stimolo alla diffusione di movimenti di estrema destra ispirati al nazismo o al fascismo. Nel corso degli anni Trenta, regimi di questo tipo si imposero in quasi tutta Europa.
Crisi e tensioni in Europa
Spazio vitale
Hitler, al potere dal 1933, reclamava la conquista dello spazio vitale per la costruzione della grande Germania. Per questo:
- Violando i Patti di Versailles riarmò il paese in modo massiccio e riportò le truppe in Renania che secondo il patto doveva rimanere smilitarizzata;
- Tentò di annettere l’Austria, ma fu fermato dall’opposizione di Francia, Gran Bretagna e Italia.
Nel 1935 a Stresa si tenne una conferenza tra questi tre paesi, che si limitarono a condannare le azioni tedesche senza minacciare interventi armati. Mussolini, per accreditare il fascismo a livello internazionale, si era mostrato preoccupato per la pace. Nel 1935 però aggredì l’Etiopia e si avvicinò alla Germania. Nel 1931 nacque l’asse Roma-Berlino-Tokio, nell’ottica di una supremazia tedesca in Europa e giapponese in Asia. La Società delle Nazioni, sprovvista di apparati militari, si dimostrò impotente contro la politica dell’Asse. Gli Stati Uniti erano chiusi nell’isolazionismo e la Gran Bretagna fino al 1959 condusse la politica dell' appeasement: la pace andava mantenuta, anche a costo di concessioni a Hitler. Ciò permise al nazifascismo di agire indisturbato. In Europa si costituirono dei fronti popolari che raggruppavano tutte le forze antifasciste, dai cattolici ai socialisti, le quali accantonarono le tradizionali divisioni.
- Nel 1955 il VII Congresso dell’Internazionale Comunista decise di allearsi alle forze democratiche europee.
- In Francia e Spagna nel 1956 grazie al fronte popolare si formarono governi di coalizione tra forze antifasciste. La Francia combatté la destra militarista, ma in politica estera si allineò all’appeasement inglese. In Spagna invece si scatenò la guerra civile.
Guernica: la città rasa al suolo
Pablo Picasso, Guernica 1937 olio su tela 351 x 787 cm Museo del Prado, Madrid.
Storia
L’opera è strettamente connessa alla guerra civile spagnola e in particolare al bombardamento franchista della città basca di Guernica, che venne rasa al suolo in poche ore il 26 aprile 1937. In quel periodo la Spagna era agitata da una guerra civile tra fronte popolare e Falange nazionalista, filo fascista, militarista, capeggiati dal generale Franco. La guerra finì solo nel 1939 con la vittoria di Franco e un milione di morti. L’impegno civile di Picasso aveva avuto momenti alterni e non si era mai espresso in modo tanto esplicito come in quest’opera, concepita come la descrizione di un dramma locale, ma anche come un manifesto universale contro la forza cieca delle guerre che coinvolgono la popolazione inerme. In un’atmosfera mondiale estremamente tesa, torbida e instabile si apre nel 1937 a Parigi una grande Esposizione Internazionale. La Spagna vi partecipa con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla guerra civile che dilania il proprio paese e affida a Picasso il compito di rappresentarla con un grande dipinto murale. Ma quando il 26 aprile si diffonde la notizia dell’atroce eccidio del popolo basco di Guernica a opera di bombardieri tedeschi, Picasso decide di rispondere con coraggio straordinario, alla viltà di un gesto assurdo quanto inutile e cambia il soggetto in preparazione. Nasce così, dalla febbrile attività svolta dall’artista in poche settimane, il capolavoro assoluto di Guernica. L’opera prende le mosse dalla convinzione di Picasso che il bombardamento a tappeto di Guernica non sia un isolato e raccapricciante episodio della guerra civile spagnola, ma l’avvio di una tragedia collettiva. Per questo motivo il dipinto non rappresenta un fatto storico ma è di per sé un fatto storico che trascina uno stuolo di intellettuali e di democratici a difendere la democrazia.
Il quadro 1937
La grande tela, realizzata nel pieno della guerra civile spagnola su incarico del Governo repubblicano ed esposta all’Esposizione internazionale di Parigi, esprime la protesta rabbiosa di Pablo Picasso contro il bombardamento della cittadina basca di Guernica y Luno. Il senso della drammaticità delle figure, della tensione delle opposizioni formali, dell’assenza del colore e l’evocazione di un mondo che esita tra le tenebre e la luce, si estende alla visione più ampia di una umanità sospesa tra la vita e la morte. Gran parte degli elementi presenti nella tela appartengono all’universo simbolico della corrida, che diviene dunque lo strumento metaforico ideale per la rappresentazione del dramma bellico. Sebbene le forme spezzettate ed il loro sovrapporsi suggeriscono un assemblaggio caotico degli elementi, la rappresentazione è in realtà strutturata in base ad un impianto dal rigore quasi classico. Lo spazio della tela si divide verticalmente in quattro parti uguali e si compone su un triangolo che culmina al centro della stessa. Con una serie di quinte giustapposte, su un suolo appiattito, senza prospettive ne spessore, Picasso costruisce uno spazio che è allo stesso tempo aperto e chiuso, privato e pubblico, diurno e notturno. La luce fredda della lampada suggerisce uno spazio piramidale, al vertice del quale domina, la figura scalpitante del cavallo ferito, la cui testa ruota in un grido di dolore. L’animale dal ventre squarciato, strumento dell’uomo nella battaglia contro la forza bruta, assurge a simbolo della tragedia umana. Il toro paradigma di serenità, forza, fierezza, nobiltà, è in realtà una figura estremamente ambigua: ispirato alla figura mitologica del Minotauro, in cui la passione fisica animale si fonde alla sensibilità umana, il toro diventa qui spettatore della tragedia del valore di fronte alla morte, assumendo un ruolo quasi protettivo nei confronti della donna col bimbo morto tra le braccia.
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- Italiano: Il superuomo di D'Annunzio
- Filosofia: Il superuomo di Nietzsche
- Storia: Hitler e il Nazismo
- St. Arte: Guernica di Picasso
- Fisica: Termodinamica
- Matematica: Successioni numeriche
- Chimica: I veleni