Il Novecento e Picasso
Indice
Premessa..................................................pag. 2
“Il peggior nemico dell’arte è il buon gusto”........pag. 3
Pablo Picasso ...............................................pag. 4
Les Demoiselles D’Avignon..............................pag. 9
Giovanni Pascoli.............................................pag. 13
Dora Maar........................................................pag. 15
Guernica...........................................................pag. 18
Le fasi produttive di Guernica..........................pag. 21
Analisi di Guernica...........................................pag. 25
Guerra civile spagnola......................................pag. 28
Massacro in Corea.............................................pag. 30
Sasson..................................................................pag. 33
Bibliografia e sitografia.......................................pag. 35
Pag. 1 Il Novecento e Picasso
Premessa
Ho scelto di concentrare la mia tesina su Picasso e il suo genio creativo perché è un tema a me particolarmente caro. Ho deciso di frequentare la facoltà di Architettura al Politecnico di Torino a partire dal settembre prossimo e questo lo devo interamente a Guernica.
Fino all’anno scorso credevo di voler lasciare il Paese per intraprendere un percorso di formazione e crescita personale negli Stati Uniti, ma durante l’estate passata mi sono imbattuta nell’opera più celebre di Picasso per puro caso e mi ha affascinata al punto tale da cercare informazioni sulla sua interpretazione e la sua simbologia. Quel giorno scoprii un mondo che mai avevo pensato potesse diventare il mio futuro. Eppure mi appassionai così tanto che a partire dal pittore spagnolo iniziai a cercare informazioni su artisti contemporanei quali Lucio Fontana, Piero Manzoni e quelli appartenenti alla Body Art.
Fra tutte le persone e le tendenze con cui sono venuta a contatto gli architetti del Movimento Moderno quali Le Corbusier, Walter Gropius, Ludwig Mies van der Rohe e Frank Lloyd Wright sono quelli che più mi hanno colpita e così decisi di seguire le loro orme, sperando di poter ottenere anche solo un millesimo del loro successo.
Potevo certamente concentrare la mia tesina su questi maestri del XX secolo, anche perché che li apprezzo più di quanto possa ammirare Picasso, ma non sono loro ad aver cambiato il mio futuro.
Perciò la mia tesina sarà incentrata su Pablo Picasso, non solo come pittore, ma come uomo, marito e amante. Oltre a dedicare alcune pagine alla sua esperienza di vita, analizzerò quattro tra le sue opere più significative (Les Demoiselles d’Avignon, Dora Maar, Guernica e Il Massacro in Corea) e alcune tematiche a loro collegate: per quanto riguarda la letteratura italiana esaminerò il pensiero che Giovanni Pascoli espresse nel saggio “il Fanciullino” e presenterò l’analisi di una delle sue più belle poesie; per la storia esporrò le cause e i fatti relativi alla guerra civile spagnola e per concludere ho deciso di inserire una dichiarazione di Siegfried Sassoon, scrittore inglese e soldato nella prima guerra mondiale che inviò una delle lettere di denuncia della guerra più sentite e più profonde che abbia mai letto: ho davvero ammirato il suo coraggio.
Si dice che la tesina debba parlare di chi la scrive e io non potrei scegliere un modo diverso da questo per spiegare chi sono.
Pag. 2 Il Novecento e Picasso
“Il peggior nemico della creatività è il buon gusto”
Disse Picasso.
Secondo me questa è la frase che meglio racchiude tutta la sua poetica.
Pablo Picasso (insieme a Braque) ha il merito di aver stravolto la pittura in tutte le sue forme rendendola completamente diversa da quella conosciuta dal mondo intero fino al suo arrivo.
Picasso ha spazzato via le proporzioni, la verosimiglianza, i rapporti equilibrati tra i soggetti e lo spazio che li circonda. È andato contro alle leggi della fisica e ai modelli tradizionalmente apprezzati; è andato contro il “buon gusto”.
Con buon gusto, in questo caso, si intende tutto ciò che è comunemente accettato come opera d’arte, tutto ciò che la gente considera piacevole alla vista.
Il “buon gusto” è però basato su qualcosa che è o qualcosa che è stato, ma non riguarda il futuro. Pensiamo alla nostra epoca storica: l’arte contemporanea non è largamente apprezzata mentre i capolavori impressionisti sono oggetto d’interesse per tantissime persone; sono considerate “buon gusto”.
Eppure quando negli anni ’70 dell’Ottocento Monet, Manet, Renoir e tanti altri presentarono i loro lavori al Salon furono respinti per ben due volte (non solo a quello ufficiale, ma anche a quello dei rifiutati) perché il permesso di esporre era accordato da accademici che si basavano sulla loro idea di “buon gusto”, ovvero quella che comprendeva le opere di tendenza Neoclassica.
Picasso, con questa frase, sta semplicemente avvisando il mondo del suo arrivo preparandolo a qualcosa di nuovo, che rompa ogni schema e vada al di là di ogni immaginazione. Solo colui che è disposto ad andare contro corrente e a rischiare potrà fare qualcosa di innovativo, potrà creare arte che coinvolga e non annoi. Ed è per questo che il grande artista spagnolo crede fermamente che il “buon gusto” non sia altro che un limite per tutti coloro che vogliono fare dell’arte.
Quello che inizialmente poteva sembrare una debolezza si è poi rivelata essere un punto di forza e il pittore stesso affermerà:
“Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole.”
Pag. 3 Il Novecento e Picasso
Pablo Picasso
Pablo Picasso è stato un pittore, scultore e litografo spagnolo di fama mondiale, considerato uno dei maestri della pittura del XX secolo. Egli nacque a Málaga, in Spagna, nel 1881 ed era primogenito di numerosi fratelli.
Il giovane Picasso manifestò sin da piccolo passione e talento per il disegno e secondo la madre la prima parola da lui pronunciata fu “piz”, abbreviazione dello spagnolo “lápiz”, ovvero matita.
Dopo aver trascorso a Málaga i primi dieci anni della sua vita, Picasso si trasferisce a Barcellona e vi resta fino all’età di ventiquattro anni. Da allora in poi, pur cambiando talvolta residenza ed effettuando anche diversi viaggi, egli si stabilisce in Francia dove resterà fino alla sua morte, avvenuta l’8 aprile del 1973, all’età di 92 anni.
Il fatto che il padre di Picasso fosse professore di disegno alla scuola di belle arti ebbe un influsso decisivo sulla formazione culturale dell’artista. Pablo, già nella sua infanzia, aveva nozioni tecniche di un adulto, imparate sì dal padre ma dovute anche all’innato dono prodigioso che egli fu ben presto in grado di sviluppare. Durante i quattro anni che passò a La Coruña, egli sviluppò queste nozioni tecniche ad un punto tale che suo padre, un giorno, notando la qualità eccezionale di un esercizio di disegno che egli stesso aveva proposto, spinto dall’emozione, decise di consegnare definitivamente al figlio la tavolozza e i pennelli, considerandolo fin da allora in grado di farne un uso molto migliore di quanto lui stesso ne avesse mai fatto.
Pablo, avendo raggiunto il massimo grado di perfezione nella tecnica appresa da suo padre, acquistò una grande fiducia in se stesso, al punto tale da realizzare, non ancora quattordicenne, una mostra dei suoi lavori a La Coruña.
Durante il periodo barcellonese, il modo di dipingere di Picasso ha subito un’evoluzione di capitale importanza. Pablo arrivò a Barcellona con una solida formazione accademica, ma il contatto con gli artisti del posto lo portò a riflettere sulle possibilità che la libertà creatrice poteva offrirgli. Era più che naturale che Picasso, tenuto conto delle realizzazioni dei suoi nuovi amici e delle opere che richiamavano all’impressionismo e al postimpressionismo, cominciasse a liberarsi della rigidità accademica per lanciarsi in creazioni di ben più ampio respiro e di maggior forza espressiva. Agli inizi si avverte un certo schematismo delle forme e l’uso di un cromatismo più audace e più libero (non si può dire che Picasso sia passato attraverso una tappa impressionistica; egli usa forme semplici e colori puri soprattutto per ottenere una maggiore intensità espressiva).
Alla fine dell’estate del 1900, non sopportando più l’ambiente che lo circonda, decide di trasferirsi a Parigi. Qui è solito frequentare i quartieri di Montmartre e Montparnasse, includendo tra le sue amicizie André Breton e Guillaume Apollinaire. Non sono momenti facili dal punto di vista economico, nonostante le importanti amicizie che stringe in questi anni.
Pag. 4 Il Novecento e Picasso
A Parigi conosce una ragazza della sua stessa età, Fernande Olivier, con la quale inizia una lunga relazione affettiva. È lei che appare ritratta in molti dei quadri del “periodo rosa”. Alla fine dello stesso anno torna in Spagna, molto influenzato dall’esperienza parigina. In particolare, egli rimane colpito da Henri de Toulouse-Lautrec, a cui si ispira per alcune opere di questo periodo.
La seconda guerra mondiale
Durante la seconda guerra mondiale Picasso rimase nella Parigi occupata dai tedeschi. Il regime nazista disapprovava il suo stile, pertanto non gli fu permesso di esporre le sue opere (riuscì però ad evitare il divieto di realizzare sculture in bronzo, imposto dai nazisti per economizzare il metallo).
Uno dei più famosi lavori di Pablo di questo periodo è “Guernica”, tela dedicata al bombardamento dell’omonima cittadina basca ad opera dei tedeschi. Quello di Guernica fu il primo bombardamento aereo contro una popolazione civile inerme che la storia ricordi. La tela ha un forte significato simbolico: il toro rappresenta la furia della guerra, il cavallo, il popolo ferito, i caduti a terra la sconfitta dell’umanità.
Picasso rimase neutrale durante la guerra civile spagnola, la prima e la seconda guerra mondiale, rifiutandosi di prendere posizione per qualsiasi parte. Non si espresse mai al riguardo e nessun movimento politico sembrava coinvolgerlo in grande misura, ciò nonostante si iscrisse al partito comunista francese. In quanto cittadino spagnolo residente in Francia, non fu obbligato a combattere contro l’invasore tedesco nelle due guerre mondiali e durante la guerra civile in Spagna gli spagnoli residenti all’estero non erano obbligati ad arruolarsi, così l’artista decise di non prendere parte nemmeno a questo scontro. Attraverso la sua arte espresse tuttavia condanna e rabbia contro Francisco Franco, il franchismo e ogni forma di oppressione.
Le donne di Picasso
Sposato due volte, Pablo ha avuto quattro figli da tre donne diverse e numerose relazioni extra-coniugali.
Nel 1918 sposò a Parigi Ol’ga Chochlova, una ballerina russa che introdusse Pablo nell’alta società parigina degli anni Venti. I due ebbero un figlio, Paulo, ma l’atteggiamento contenuto di Ol’ga collideva con lo spirito bohémien dell’artista, creando tra i due motivo di continua tensione.
Nel 1927 Picasso conobbe la diciassettenne Marie-Thérèse Walter e iniziò una relazione con lei, dalla quale ebbe una figlia, Maia. Marie-Thérèse visse nella vana speranza di unirsi in matrimonio all’artista e si suiciderà impiccandosi quattro anni dopo la sua morte.
Anche la fotografa Dora Maar fu amica e amante di Picasso e i due si frequentarono spesso tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta; fu lei a documentare la realizzazione di Guernica.
Dopo la fine della guerra Picasso divenne il compagno di una giovane studentessa d’arte, Françoise Gilot. Insieme ebbero due figli, Claude e Paloma. Fu lei, unica tra le tante, a lasciare l’artista, stanca delle sue infedeltà.
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Dopo la separazione Picasso passò un brutto periodo, testimoniato dalle opere di questo periodo.
La morte
Pablo Picasso morì per un attacco di cuore l’8 aprile 1973 a Mougins, in Provenza, dove aveva fatto erigere la propria residenza, all’età di 92 anni. Alcune biografie accennano al fatto che Picasso prima di morire abbia pronunciato il nome del suo presunto rivale: Amedeo Modigliani. Fu sepolto nel parco del castello di Vauvenargues.
Lasciti
Al momento della sua morte, molti dei suoi dipinti erano di sua proprietà, dato che Picasso tenne fuori dal mercato le opere che non aveva bisogno di vendere. Picasso possedeva inoltre una considerevole collezione di opere di artisti suoi contemporanei come ad esempio Henri Matisse, con cui scambiò addirittura delle opere. Non lasciando un testamento, le tasse di successione vennero pagate allo stato francese attingendo alle sue opere e alla sua collezione. Questi lavori andarono a formare il fulcro dell’immensa collezione del Musée Picasso di Parigi.
Un altro museo dedicato al pittore si trova a Barcellona e ospita molti dei primi lavori dell’artista, creati durante la sua permanenza in Spagna, incluse alcune opere raramente esibite in cui si rivela la sua solida preparazione classica. Il museo inoltre possiede alcuni studi di figura fatti sotto la guida del padre nonché la collezione di un amico di Pablo.
L’arte di Picasso
L’immenso lavoro di Picasso è spesso suddiviso in “periodi”. Benché i nomi dei periodi più recenti siano oggetto di discussione, quelli più comunemente accettati sono il “periodo blu” (1901-1904), il “periodo rosa” (1905-1907), il “periodo africano” (1907-1909), il “cubismo analitico” (1907-1912), il “cubismo sintetico” (1912-1919).
I diversi stili saranno brevemente presentati di seguito.
Prima del 1901
L’apprendistato di Picasso col padre iniziò prima del 1890; i suoi progressi possono essere osservati presso il Museo Picasso di Barcellona, che raccoglie una delle più complete raccolte dei primi lavori dell’artista.
Il periodo blu
Pag. 6 Il Novecento e Picasso
Dal 1901 lo stile di Picasso iniziò a mostrare dei tratti originali. Ebbe inizio il cosiddetto “periodo blu” che si protrasse fino al 1904.
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Tesina di 35 pagine
Trovate l'intera tesina di 35 pagine negli allegati, in formato Word.
La tesina è completa di un indice, una premessa, 11 capitoli e al fondo una bibliografia e una sitografia.
Tutte le frasi riportate in azzurro e normalmente anche in corsivo sono citazioni dell'autore stesso che ho deciso di mettere in evidenza.
Estratto del primo capitolo
“Il peggior nemico della creatività è il buon gusto” disse Picasso.
Secondo me questa è la frase che meglio racchiude tutta la sua poetica.
Pablo Picasso (insieme a Braque) ha il merito di aver stravolto la pittura in tutte le sue forme rendendola completamente diversa da quella conosciuta dal mondo intero fino al suo arrivo.
Picasso ha spazzato via le proporzioni, la verosimiglianza, i rapporti equilibrati tra i soggetti e lo spazio che li circonda. È andato contro alle leggi della fisica e ai modelli tradizionalmente apprezzati; è andato contro il “buon gusto”.
Con buon gusto, in questo caso, si intende tutto ciò che è comunemente accettato come opera d'arte, tutto ciò che la gente considera piacevole alla vista.
Il “buon gusto” è però basato su qualcosa che è o qualcosa che è stato, ma non riguarda il futuro. Pensiamo alla nostra epoca storica: l'arte contemporanea non è largamente apprezzata mentre i capolavori impressionisti sono oggetto d'interesse per tantissime persone; sono considerate “buon gusto”.
Eppure quando negli anni ’70 dell’Ottocento Monet, Manet, Renoir e tanti altri presentarono i loro lavori al Salon furono respinti per ben due volte (non solo a quello ufficiale, ma anche a quello dei rifiutati) perché il permesso di esporre era accordato da accademici che si basavano sulla loro idea di “buon gusto”, ovvero quella che comprendeva le opere di tendenza Neoclassica.
Picasso, con questa frase, sta semplicemente avvisando il mondo del suo arrivo preparandolo a qualcosa di nuovo, che rompa ogni schema e vada al di là di ogni immaginazione. Solo colui che è disposto ad andare contro corrente e a rischiare potrà fare qualcosa di innovativo, potrà creare arte innovativa che coinvolga e non annoi. Ed è per questo che il grande artista spagnolo crede fermamente che il “buon gusto” non sia altro che un limite per tutti coloro che vogliono fare dell’arte.
Quello che inizialmente poteva sembrare una debolezza si è poi rivelata essere un punto di forza e il pittore stesso affermerà:
“Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole.”