Estratto del documento

Liceo Classico G. Leopardi

Montalto delle Marche

Anno scolastico 2013/2014

Sara Ciattoni

La morte della Pizia

“Tutto era solo un’impostura, un suo sogno, e un giorno ogni cosa sarebbe finita”

F. Dürrenmatt

Indice

  • Presentazione, pag. 4
  • Introduzione, pag. 5
  • La figura di Edipo
  • Sofocle, pag. 7: Edipo Re
  • Freud, pag. 9: Il complesso di Edipo
  • Verità assoluta e verità relativa
  • La crisi delle certezze dell’uomo, pag. 11
  • Nietzsche, pag. 12: Su verità e menzogna in senso extramorale
  • Pirandello, pag. 14: Così è (se vi pare)
  • D’Avignon: Il Cubismo, pag. 16; Les demoiselles
  • Religione e politica
  • Polibio, pag. 20: Religione come Instrumentum Regni
  • Lucrezio, pag. 22: De Rerum Natura
  • Marx, pag. 24: La religione come oppio dei popoli
  • Lenin, pag. 26: Socialismo e Religione
  • Bibliografia, pag. 29
  • Sitologia, pag. 30

Presentazione

“Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giunto con loro”

Sono queste le parole che meglio descrivono l’essenza dell’opera di Friedrich Dürrenmatt, “La morte della Pizia”. In questo breve racconto l’autore rovescia e mette in discussione tutti i valori e i canoni sui quali si era retto fino a quel momento il mito di Edipo, come emblema della società e della cultura greca, simbolo dell’irrazionalità degli antichi, la Pizia. Quella che, partendo proprio dal mito, era l’eletta sacerdotessa del dio Apollo a Delfi che, seduta sul suo tripode e avvolta dal vapore, profetizzava agli uomini il volere degli dei attraverso uno spiritato e solenne vaticinio, quasi una liturgia della religione politeistica, in Dürrenmatt diventa “un’imbrogliona che improvvisa oracoli a casaccio, secondo l’umore del momento”, quasi una moderna cartomante.

Dopo aver smascherato la solenne figura della sacerdotessa e averla riportata, da arcana e sacra ad una vestale stanca e vecchia, l’investigazione di Dürrenmatt si sposta sul mito di Edipo. Dal momento che la causa irrazionale della vicenda, la Pizia appunto, è stata riportata alla logica, il mito perde di senso e la ricerca di una verità assoluta porta alla nascita di una miriade di verità relative che causano la disgregazione del mito stesso. “La verità resiste in quanto tale soltanto se non la si tormenta”, è una nozione multiforme, soggettiva, che deve sempre fare i conti con il risvolto della medaglia, ovvero il falso. Che cos’è allora la verità? È il discorso logico di Dürrenmatt, o sono i vaticini irrazionali della Pizia? È caos o cosmos? Ma soprattutto è una, unica, assoluta e indiscutibile o sono molteplici, discordanti e paradossali?

È stato questo l’aspetto che più mi ha affascinato di tutta l’opera. Mi ha aperto gli occhi verso una visione del mondo che fino a quel momento non avevo considerato. Ho letto e riletto il libro sperando di trovare ogni volta quell’indizio nascosto che potesse svelarmi una verità di fondo, la verità di fondo, senza rendermi conto che era proprio quello l’obiettivo di Dürrenmatt: portare il lettore ad abbandonare ogni sorta di logica ed accettare le cose così come sono, a leggere il racconto per puro piacere, senza secondi fini, ad accettare quello che Nietzsche avrebbe definito ‘Dionisiaco’ e diventare così un ‘Oltre-uomo’.

Introduzione

Il percorso interdisciplinare che vado a proporre è suddiviso in base alle tre tematiche che ho rintracciato all’interno del libro: la figura di Edipo, i concetti di verità assoluta e verità relativa e il rapporto tra la religione e la politica.

Nella prima parte, quella riguardante la figura dell’eroe greco, ho voluto trattare la famosa tragedia di Sofocle “Edipo re” e parlare dell’interpretazione in chiave psicoanalitica che ne dà Freud con la teoria del complesso di Edipo.

Nella seconda parte, quella riguardante i concetti di verità relativa e verità assoluta, ho analizzato in breve il periodo storico del Positivismo inserendo nel contesto il pensiero di due dei maggiori “maestri del sospetto”: Nietzsche, con la sua idea di verità espressa nell’opera “Su verità e menzogna in senso extramorale”, e Pirandello, con l’opera teatrale “Così è (se vi pare)”. Infine ho voluto parlare del Cubismo, avanguardia storica che più di tutte mette in discussione l’esistenza di un unico punto di vista e quindi di un’unica realtà.

Nella terza parte ho deciso di trattare il complesso rapporto tra religione e politica. Nel libro questo aspetto è latente ma fondamentale. La Pizia stessa non crede più nei suoi oracoli e Tiresia per primo dice di essere un finto cieco che ha vaticinato solo per interessi politici. Nella trattazione ho deciso di inserire Polibio, che parla della religione romana come di un efficace “instrumentum regni”, Lucrezio, il quale porta avanti una forte critica alla religione tradizionale nel suo poema filosofico “De Rerum Natura”, Marx, con la sua teoria della religione come oppio dei popoli, e infine, parlando delle persecuzioni religiose nell’URSS, ho inserito il famoso articolo di Lenin “Socialismo e Religione”.

La figura di Edipo

Sofocle

“Edipo Re”

La famosa tragedia narra del dramma di Edipo. Si apre con l’immagine di Tebe devastata dalla peste. Il coro, formato dagli anziani della città, si reca dal re Edipo pregandolo di liberare la città da questa piaga come in precedenza aveva fatto con la Sfinge. Il re, preoccupato, decide di mandare il cognato, Creonte, a consultare l’oracolo di Delfi. Il responso impone di purificare la città dall’assassino del precedente re, Laio, morto in circostanze oscure. Ha inizio così l’inchiesta che porterà alla scoperta della più atroce verità. Edipo invoca Tiresia che, dopo un’iniziale reticenza, rivela che l’uccisore di Laio è Edipo stesso. Quest’ultimo, sconvolto, accusa l’indovino di complottare contro di lui con Creonte.

A questo punto compare sulla scena Giocasta che, cercando di tranquillizzare Edipo, palesa un particolare che si rivelerà una traccia molto importante: Laio è stato ucciso da un gruppo di predoni ad un trivio e che delle quattro persone che accompagnavano il re ne è sopravvissuta solo una. Edipo inizia a capire e inizia a parlare della sua vita. Era cresciuto alla reggia di Corinto con i genitori Merope e Polibio. Raggiunta la maturità si recò a Delfi per consultare l’oracolo, il quale sentenziò che si sarebbe macchiato di parricidio e avrebbe avuto un rapporto incestuoso con la madre. Spaventato decise di non fare ritorno in patria e si era recato a Tebe.

Iniziano a comparire i primi sospetti quando racconta dell’incontro al trivio con un gruppo di uomini e dell’uccisione di questi. Edipo pensa di essere l’assassino di Laio e chiede a Giocasta di interrogare il servo scampato all’aggressione. Entra in scena intanto un messaggero da Corinto che annuncia la morte di Polibio e informa Edipo che, anche se il re di Corinto è morto, non ci sarà alcun incesto dato che Merope non è sua madre. L’indagine si sposta: Edipo non deve indagare più sull’assassinio di Laio, ma sulla sua identità.

Quando gli vengono chieste spiegazioni, il messaggero dice che è stato lui a consegnare il piccolo Edipo a Polibio e Merope dopo che gli era stato consegnato da un servitore della casa di Laio che era, peraltro, l’unico sopravvissuto alla strage del trivio. Edipo vuole maggiore chiarezza e chiede di incontrare quest’uomo, ma Giocasta, che nel frattempo ha intuito la verità dei fatti, si oppone.

Edipo continua la sua indagine e dopo uno scontro tra il messaggero e il servitore della casa di Laio, quest’ultimo rivela la verità: il bambino che ha consegnato al messaggero è il figlio di Laio e di Giocasta. Edipo disperato torna alla reggia dove, dopo aver trovato Giocasta che, intuita la verità, si era impiccata, si acceca. Rientra in scena con il volto rigato di sangue e chiede a Creonte di essere allontanato dalla città. Il coro intona un canto terribile e dice che non c’è sventura più grande di quella di Edipo.

Edipo rappresenta l’essere che, pur del tutto innocente, la divinità ha voluto gravare dei mali e delle colpe più terribili che si possano immaginare. Appresa la profezia che lo voleva parricida e incestuoso, ha compiuto istintivamente l’unica cosa che gli sembrava logica: fuggire via da quelli che riteneva i suoi genitori. La fuga di Edipo però si rivela un costante avvicinamento all’empietà. L’uomo non può sfuggire al proprio destino.

Sigmund Freud

Il complesso di Edipo

Il mito di Edipo si può considerare “il mito” del XX secolo, grazie all’interpretazione che ne diede uno degli uomini che più avrebbe orientato la cultura novecentesca, Sigmund Freud.

Freud scelse l’Edipo del dramma greco come emblema del dramma che matura nella parte segreta della mente; la storia del re di Tebe si può infatti considerare il mito di fondazione della psicoanalisi. Nell’interpretazione dei sogni del 1900 Freud scriveva:

“Se il re Edipo riesce a scuotere l’uomo moderno non meno dei greci suoi contemporanei, la spiegazione può trovarsi soltanto nel fatto che deve esistere nel nostro intimo una voce pronta a riconoscere la forza coattiva del destino di Edipo. […] Il suo destino ci commuove soltanto perché sarebbe potuto diventare anche il nostro, perché prima della nostra nascita l’oracolo ha decretato la medesima maledizione per noi e per lui.”

Freud cita anche i versi in cui Giocasta dice a Edipo “Molti sognarono di unirsi alle loro madri”, segnale di un desiderio inconscio di incesto represso dal linguaggio dei sogni. La vicenda dell’eroe che uccide il padre per giacere con la madre si trasforma in un modello applicabile ad ogni situazione psichica, come quella del piccolo Hans, un ragazzo che Freud ebbe in cura e sul quale scrive:

“Hans è veramente un piccolo Edipo che vorrebbe togliere di mezzo il padre ed essere solo con la bella madre e dormire con lei”

Dagli studi di Freud su Hans è nata la teoria della sessualità che comprende appunto il complesso di Edipo: sentimento di amore, in parte cosciente, in parte inconscio, per il genitore di sesso opposto, cui si accompagnano sentimenti di gelosia e di rivalità per il genitore dello stesso sesso.

Verità assoluta e verità relativa

La crisi delle certezze dell’uomo

Nel periodo compreso tra fine Ottocento e inizio Novecento si verifica una vera e propria rivoluzione che colpisce i diversi campi del sapere. Questa svolta epocale rappresenta la “crisi delle certezze dell’uomo”, perché vengono messi in discussione tutti i valori della ragione classica: non si crede più a un mondo necessario, alla centralità dell’uomo, ad una verità assoluta, unica e conoscibile.

A questo insieme di valori si sostituisce una molteplicità di prospettive, una pluralità di punti di vista che dà vita ad un totale relativismo. Il passaggio a questa nuova epoca coinvolge ogni tipo di indagine dell’uomo sulla realtà e su se stesso, e questi passaggi non sono semplici evoluzioni delle varie discipline, ma vere e proprie rivoluzioni che minano alle fondamenta le conoscenze precedenti.

Con il positivismo si pensava che la scienza potesse spiegare il mondo, ma ben presto si manifestarono i primi segni di sfiducia con il decadentismo. Quando nel 1899 Freud pubblica la sua “Interpretazione dei sogni” e inizia a scandagliare l’inconscio umano, abbandonando la medicina tradizionale e dedicandosi alla psicoanalisi si acuì la crisi di tutte le certezze del tempo.

Friedrich Nietzsche

“Su verità e menzogna in senso extramorale”

In filosofia, si ha una profonda critica dei valori dominanti. Nietzsche è uno dei primi ad intuire che in realtà le cose stiano in modo diverso da come sono state viste e interpretate.

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Sintesi

Sintesi La morte della Pizia - Tesina

La tesina di maturità che propongo è suddivisa in base alle tre tematiche che ho rintracciato all’interno del libro: la figura di Edipo, i concetti di verità assoluta e verità relativa e il rapporto tra la religione e la politica.

Nella prima parte della tesina, quella riguardante la figura dell’eroe greco, ho voluto trattare la famosa tragedia di Sofocle “Edipo re” e parlare dell’interpretazione in chiave psicoanalitica che ne dà Freud con la teoria del complesso di Edipo.

Nella seconda parte, quella riguardante i concetti di verità relativa e verità assoluta, ho analizzato in breve il periodo storico del Positivismo inserendo nel contesto il pensiero di due dei maggiori “maestri del sospetto”: Nietzsche, con la sua idea di verità espressa nell’opera “Su verità e menzogna in senso extramorale”, e Pirandello, con l’opera teatrale “Così è (se vi pare)”. Infine ho voluto parlare del Cubismo, avanguardia storica che più di tutte mette in discussione l’esistenza di un unico punto di vista e quindi di un’unica realtà.

Nella terza parte della tesina maturità classica ho deciso di trattare il complesso rapporto tra religione e politica. Nel libro questo aspetto è latente ma fondamentale. La pizia stessa non crede più nei suoi oracoli e Tiresia per primo dice di essere un finto cieco che ha vaticinato solo per interessi politici. Nella trattazione ho deciso di inserire Polibio, che parla della religione romana come di un efficace “instrumentum regni”, Lucrezio, il quale porta avanti una forte critica alla religione tradizionale nel suo poema filosofico “De Rerum Natura”, Marx, con la sua teoria della religione come oppio dei popoli, e infine, parlando delle persecuzioni religiose nell’URSS, ho inserito il famoso articolo di Lenin “Socialismo e Religione”.

Collegamenti

La morte della Pizia - Tesina

  • Greco - Sofocle, “Edipo Re”, Polibio, la Religio come Instrumentum Regni.
  • Storia - La crisi delle certezze dell’uomo, la religione nell'URSS.
  • Filosofia - Sigmund Freud, il complesso di Edipo, Friedrich Nietzsche, il concetto di verità, Karl Marx, la religione come oppio dei popoli.
  • Italiano - Luigi Pirandello, “Così è (se vi pare)”.
  • Storia dell’Arte - Il Cubismo
  • Latino - Lucrezio, “De Rerum Natura”, I elogio di Epicuro
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