Pier Paolo Pasolini
di Silvia Bolzan
Liceo Ginnasio Statale “A. Canova”
Anno scolastico 2007-2008
Introduzione
Valenza formativa della ricerca
Pier Paolo Pasolini è stato un personaggio influente sia nel campo artistico sia nell’ambito sociale dell’Italia del secondo dopoguerra. Ho voluto approfondire la vita e il suo pensiero in primo luogo per una curiosità personale e poi perché, a distanza di trent’anni dalla sua morte, la sua figura e la sua personalità anticonformista fa ancora discutere. Pasolini è un autore ancora attuale in quanto attraverso i suoi scritti e film ci testimonia gli atteggiamenti e le bassezze dell’uomo che si ripetono in ogni epoca.
Sintesi del percorso
Il percorso verte sull’indagine di Pasolini riguardo l’uomo e i suoi atteggiamenti nella società, a questo proposito è stato preso in considerazione il romanzo Ragazzi di vita in cui l’autore descrive il mondo delle borgate romane da cui è affascinato e la sua attenzione si focalizza in particolare sui ragazzi che seguono i loro istinti ed impulsi.
Il tema centrale, ovvero l’indagine degli impulsi che guidano l’uomo, si ritrova in alcuni suoi film quali Edipo re (vicenda tratta dall’omonima tragedia di Sofocle) e Medea (tratta dalla tragedia di Euripide): il primo film è centrato sul dramma di Edipo il quale diventa, per volere del Fato, patricida e marito di sua madre. Nel secondo film vi è il tema della vendetta e del furore che porta la protagonista, Medea, ad essere l’assassina dei suoi stessi figli.
Nell’ultima fase della produzione cinematografica di Pasolini, soprattutto in Salò o le 120 giornate di Sodoma, la critica della società è molto esplicita e provocatoria: il regista-scrittore mette in evidenza, infatti, fino a che punto gli uomini possono spingersi seguendo i propri istinti.
Pier Paolo Pasolini: la vita
“Solo l’amare, solo il conoscere conta”
Nasce a Bologna nel 1922, dove il padre, ufficiale dell’esercito, presta servizio. La madre, maestra elementare è di Casarsa della Delizia, in Friuli, e appartiene ad una famiglia contadina. Proprio a Casarsa Pasolini trascorre buona parte della sua giovinezza; ben presto però le sue scelte anticonformiste entrano in contrasto col padre autoritario e conservatore, reso più acuto dal profondo attaccamento del giovane alla madre. La carriera paterna costringe la famiglia a frequenti spostamenti e a Pier Paolo a condurre i suoi studi in varie località del Veneto e dell’Emilia.
Poi si iscrive alla facoltà di Lettere dell’università di Bologna.
L’armistizio del ’43 sorprende Pasolini a Livorno dove sta prestando servizio militare; fa così ritorno a Casarsa dove vive in clandestinità.
Durante una delle incursioni aeree anche la casa materna è distrutta e la famiglia si trasferisce a Versuta.
Dopo il processo Pasolini si trasferì a Roma con la madre conducendo una vita d’estrema indigenza e difficoltà per l’esclusione di cui si sentiva vittima.
Affascinato dal vitalismo dei ragazzi di borgata romani, di cui lo colpì il coraggio, il senso dell’avventura e la capacità di vivere alla giornata, scrisse due romanzi: Ragazzi di vita ’55 e Una vita violenta ’59, in cui utilizzò un linguaggio di sua invenzione a metà tra gergo e dialetto.
Nei due romanzi principali i protagonisti sono i giovani di borgata, un mondo di borgata descritto con precisione documentaria e con amore spassionato. Pasolini era rimasto affascinato dalla carica anarchica di questi ragazzi di vita, dal loro abbandonarsi agli istinti e agli impulsi, dalla loro capacità a sottrarsi ad ogni regola di comportamento ufficiale.
L’originalità di queste opere lo pose al centro dell’attenzione del mondo intellettuale, ma i contenuti gli valsero un processo per pornografia, da cui uscì con il ruolo di provocatore nel bene e nel male. Nel ’57 pubblicò Le ceneri di Gramsci, una raccolta di undici poemetti composti tra il ’51 e il ’56 in cui esprime il tentativo di comporre il dissidio, che l’autore nel suo intimo avverte lacerante, tra l’attaccamento alla tradizione culturale, alle suggestioni e agli allettamenti dell’ambiente sociale da cui proviene da una parte, e l’adesione alla lotta di classe quale strumento di riscatto per le masse popolari dall’altro.
Tra il ’57 e il ’61 scrisse anche undici sceneggiature cinematografiche. Fra i film più famosi si ricordano: Edipo
Divenivano intanto sempre più frequenti i suoi interventi di denuncia contro il carattere disumano della nostra società.
Egli distinse lo sviluppo dal progresso, considerando il primo legato al potere economico e causa del consumismo, cioè della produzione di beni superflui; il secondo quale elemento necessario alla produzione dei beni necessari. Accusò quindi il consumismo di aver causato la omologazione delle masse, vale a dire l’ottusa uniformità degli uomini al di là dei caratteri della classe sociale di appartenenza.
Trovò tragica morte nel 1975 per mano di uno di quei “ragazzi di vita” da lui studiati con umana simpatia e in uno squallido paesaggio di borgata romana non dissimile da quelli usati nei suoi stessi film e romanzi.
Ragazzi di vita (1955)
Il romanzo, uscito nel ’55, è ambientato nella Roma del II dopoguerra, racconta le giornate trascorse alla ricerca di soldi e passatempi di giovani ragazzi che vivono ammassati in edifici desolanti. Sono personaggi emarginati dalla città normale e rispettabile, non integrati in un contesto sociale di lavoro o scuola: la strada è il loro spazio e la loro scuola. Una delle sensazioni più immediate, durante la lettura, è che si stia assistendo alla storia di adolescenti che non sono mai stati bambini. In loro non c'è la voglia di giocare innocentemente, nessuno di loro è ingenuo; l'unico ad avere qualcosa in comune con la figura del bambino, Marcello, muore quasi subito, proprio nel momento in cui va a cercare il Riccetto, suo migliore compagno di avventure.
La spacconeria e la spavalderia dei giovani che nutrono la speranza in un domani migliore si scontra con la rassegnazione spesso tradotta in rabbia degli adulti e inoltre spesso l'autore fa risaltare il fatto che ognuno dietro alla maschera dura e necessaria per non sentirsi inferiore a nessuno, anzi superiore, celi in realtà difficoltà comuni a tutti e tanti piccoli problemi personali (le frustate vere o presunte di Amerigo, la violenza del padre di Genesio, la morte dei genitori del Riccetto, ecc…).
L'unica vera protagonista di “Ragazzi di vita” è la borgata romana, la periferia della capitale dentro e attorno alla quale si snodano tutte le piccole e grandi vicende dei giovani borgatari che vivono alla giornata, senza pensare al domani, immersi nella loro povertà, vissuta comunque con orgoglio, senza rassegnazione, e con la speranza di “azzeccare il colpo giusto” grazie alle capacità superiori a quelle degli altri che ognuno crede di avere.
Nel testo Pasolini non si sofferma ad analizzare i pensieri e i sentimenti dei personaggi, ma in genere tende a descrivere dettagliatamente le loro azioni. A questo discorso si può forse legare il fatto che questi ragazzi di vita siano sboccati e volgari, violenti e usino sempre un tono di voce molto alto, quasi come fanno i neonati, sì a causa della loro ignoranza, ma forse anche per distogliere la propria attenzione da un'analisi interiore di se stessi, e per chiedere inconsciamente aiuto ad un qualcuno che sia disposto ad abbandonare le proprie difficoltà e i propri problemi quotidiani per decidersi ad ascoltarli veramente e ad occuparsi anche della loro solitudine interiore.
L’Edipo re di Sofocle
Trama: A Tebe, dove regna Edipo, scoppia una pestilenza e per debellarla i sudditi chiedono aiuto al sovrano, il quale ha già inviato Creonte, il cognato, a interrogare l’oracolo di Apollo. Il responso dice che per sconfiggere il morbo che sta devastando la città si deve individuare ed esiliare l’assassino del precedente re di Tebe, Laio. Edipo si mette subito alla ricerca dell’omicida ma ciò lo condurrà a scoprire una verità terribile: ad uccidere Laio è stato proprio lui stesso. A questo punto la narrazione ritorna indietro a narrare i fatti avvenuti precedentemente il regno di Edipo, ed è da qui che inizia il film dello stesso Pasolini: Edipo infatti era stato allevato a Corinto dal re Polibio e da sua moglie, che perciò considerava suoi genitori, non sapendo che in realtà il suo vero padre avesse ordinato di ucciderlo dopo la sua nascita, temendo che si compisse una profezia che voleva il figlio destinato ad ucciderlo e a sposare la sua stessa madre, e che solo la pietà di un pastore l’avesse salvato da una morte certa. Da Corinto Edipo si era subito allontanato quando venne a conoscenza del suo destino: durante il suo cammino però si imbatté in Laio e in seguito ad una lite scoppiata tra i due, Edipo lo uccise. Sconfitta poi la sfinge, egli aveva ottenuto dai Tebani il regno e le nozze con Giocasta, la vedova di Laio, e così si era compiuto anche il profetizzato incesto. La verità viene pian piano a galla grazie all’indovino Tiresia, ma è in un primo tempo rifiutata da Edipo. Poi l’interrogatorio all’unico sopravvissuto della strage in cui aveva perso la vita Laio, e poi del servo incaricato di ucciderlo quand’era ancora neonato, convincono Edipo della tremenda realtà. Giocasta, la mogli-madre di Edipo, intuisce tutto prima del figlio-marito e si impicca. Edipo si acceca poi con uno spillone del vestito di Giocasta e si avvia ad un volontario esilio.
In questa tragedia Sofocle ribadisce la propria pessimistica visione dell’esistenza; Edipo rappresenta l’essere che la divinità ha voluto gravare dei mali e delle colpe più terribili: il suo è un destino inevitabile di parricida e incestuoso, anche se vi cerca in tutti i modi di sfuggire.
La vicenda di Edipo serve da monito a tutti, perché tutti temano la divinità, perché non facciano facili previsioni su di sé e meditino sull’antico precetto in base al quale, prima di dire che qualcuno è felice bisogna attendere la fine della sua vita (vv.1524-1530):
O cittadini di Tebe, patria mia, guardate questo Edipo,
Che conosceva gli enigmi famosi ed era il più valente tra gli uomini,
Né alcuno tra i cittadini poteva considerarne senza invidia la sorte,
A quale flutto di tremenda sciagura è giunto.
Onde non si stimi felice nessun mortale guardando al mondo estremo
Prima che abbia trascorso il termine di vita senza avere sofferto nulla di doloroso.
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Tesina - Premio maturità 2008
Titolo: Pier Paolo Pasolini
Autore: Silvia Bolzan
Descrizione: Il percorso verte sull'indagine di Pasolini riguardo i comportamenti istintuali dell'uomo: si è dunque preso in considerazione il libro Ragazzi di vita, i film Edipo re, Medea e Salò.
Materie trattate: italiano, storia, greco, latino, filosofia.
Area: umanistica
Sommario
Il percorso verte sull'indagine di Pasolini riguardo l'uomo e i suoi atteggiamenti nella società, a questo proposito è stato preso in considerazione il romanzo Ragazzi di vita in cui l'autore descrive il mondo delle borgate romane da cui è affascinato e la sua attenzione si focalizza in particolare sui ragazzi che seguono i loro istinti ed impulsi.
Il tema centrale, ovvero l'indagine degli impulsi che guidano l'uomo, si ritrova in alcuni suoi film quali Edipo re (vicenda tratta dall'omonima tragedia di Sofocle) e Medea (tratta dalla tragedia di Euripide): il primo film è centrato sul dramma di Edipo il quale diventa, per volere del Fato, patricida e marito di sua madre. Nel secondo film vi è il tema della vendetta e del furore che porta la protagonista, Medea, ad essere l'assassina dei suoi stessi figli.
Nell'ultima fase della produzione cinematografica di Pasolini, soprattutto in Salò o le 120 giornate di Sodoma, la critica della società è molto esplicita e provocatoria: il regista-scrittore mette in evidenza, infatti, fino a che punto gli uomini possono spingersi seguendo i propri istinti.
Si è infine concluso con il pensiero del filosofo Schopenhauer, secondo il quale alla base delle azioni e dei comportamenti umani ci sarebbe una volontà inconscia ed irrazionale, comune a tutti gli esseri viventi.