Il mito del progresso: da Prometeo alla società di massa
Indice
Introduzione: “Le magnifiche sorti e progressive” 2
Il progresso nella classicità
Greco: Esiodo - Eschilo 6
Latino: Lucrezio - Seneca - Vitruvio 9
Il progresso nel XIX e XX secolo
Storia: la seconda rivoluzione industriale 13
Fisica: circuiti RLC - onde radio 18
20
Matematica: funzioni seno e coseno
Geografia: gli strati dell’atmosfera 21
Italiano: Leopardi - Verga - il Futurismo 23
36
Filosofia: il Positivismo - Popper
Il progresso ai giorni nostri
Conclusione: “La tecnologia nella società dei consumi” 39
“Le magnifiche sorti e progressive”
S
in dalla sua prima apparizione sulla Terra, l’uomo si è distinto dagli altri animali per
una ragione fondamentale: la capacità di mettere a frutto il suo intelletto al fine di
produrre strumenti e tecniche che agevolassero la sua esistenza. Ciò gli ha permesso
di affermarsi col tempo sugli altri esseri viventi, e di intraprendere il lungo e faticoso
cammino verso la realizzazione del “regnum hominis”, ovvero il definitivo controllo
dell’uomo sulla natura: una lotta che, in realtà, ancora oggi non conosce vincitori e
vinti.
N
on bisogna dimenticare che gli storici stessi si sono serviti dei primissimi esempi di
“innovazioni” o “invenzioni” per classificare i vari stadi dell’evoluzione umana, o per
definire il confine tra “preistoria” e “storia”, convenzionalmente fissato, appunto, intorno
al 3000 a.C. con l’invenzione della scrittura. La messa a punto delle primordiali
tecniche agricole, della levigatura, della lavorazione del bronzo e del ferro hanno
segnato i primi passi dell’uomo verso la “civiltà”.
G
ià nella Grecia classica, tuttavia, e, più tardi, in
ambiente romano, col graduale affinarsi del pensiero
filosofico, in alcuni pensatori comincia a farsi strada
l’idea che il rapido progredire dei tempi non assicuri
all’uomo un roseo destino: per Esiodo e Lucrezio, ad
esempio, passa un filo conduttore destinato ancora
per secoli a mettere in discussione la funzionalità del
progresso, spesso interpretato come causa della fine
della mitica “età dell’oro” e, di conseguenza,
dell’infelicità della razza umana.
D’altro canto, altri intellettuali come Eschilo e
Seneca si schierano a favore, invece, del concetto di
“progresso”: il primo ricorrendo nuovamente alla
mitologia, tramite il ribelle Prometeo, disposto a
sacrificare anche se stesso perché l’umanità conosca i vantaggi derivanti dal fuoco, e
il secondo elaborando un’analisi scientifica delle “Naturales quaestiones”, appunto,
“questioni della natura”.
C
on l’avvento del Cristianesimo, in ogni caso, il problema è, ormai, ben delineato:
bisogna accogliere il progresso con gratitudine o con timore? E come distinguere
un’innovazione necessaria da una potenzialmente dannosa?
A sciogliere l’intricata rete di dubbi e superstizioni tessuta dalla tradizione mitologica
prima, e da quella religiosa poi, contribuirono in primis l’Umanesimo rinascimentale,
col geniale contributo, ad esempio, di Leonardo da Vinci, nonché le innumerevoli
scoperte geografiche del XV e XVI secolo, e, soprattutto, la rivoluzione scientifica
inaugurata da Copernico (1543) e conclusa da Newton (1687). Costoro hanno gettato
le basi della scienza “moderna”, libera dai vincoli del sapere preconsolidato, e aperta,
invece, alla sperimentazione.
S
arà, indubbiamente, a questa linea di pensiero che si assoceranno gli intellettuali
illuministi, veri e propri profeti del “lume” della conoscenza, e, addirittura, studiosi dei
popoli allo stato selvaggio e del loro approccio al progresso: una sorta di replay di ciò
che era accaduto alla società europea.
A prosecuzione del cammino intrapreso dagli illuministi, interverrà, nel XIX secolo, la
corrente filosofica del Positivismo: come suggerito dalla denominazione stessa,
costoro interpretano il sapere in senso “positivo”, ovvero in continua espansione,
grazie all’applicazione del metodo scientifico anche a discipline tipicamente non
annoverate tra le “scienze”, come la politica e la sociologia, della quale si interesserà,
in particolare, Auguste Comte.
Parallelamente nasce e si diffonde in
tutta Europa il Romanticismo, che
propone, al contrario, il rifiuto della
ragione e della riduzione della realtà a
pura razionalità, a favore di un
recupero della dimensione
individualistica, del soggettivismo e
dell’introspezione dell’Io, dei sogni, e
dei sentimenti. Ne conseguì
un’importante rivalutazione del
Medioevo, fino ad allora considerato
un’epoca buia, poiché povera in
termini di innovazione e di progresso. È
in questo contesto che emerge la
figura di Giacomo Leopardi, che, seppur in profondo disaccordo con alcuni principi-
chiave della letteratura Romantica, spesso ne condivide i contenuti. Proprio sulla
problematica del progresso, infatti, è imperniata la sua penultima lirica “La
ginestra”, con la quale Leopardi indirizza al suo pubblico un’apocalittica esortazione: per
sopportare la felicità che cronicamente affligge l’uomo, c’è bisogno di unità e
solidarietà nella lotta contro la natura, e non di cieco affidamento al progresso in
quanto garante di benessere.
J. H. Füssli, L’incubo
3
E
videntemente sorda all’avvertimento leopardiano, è proprio dalla seconda metà
dell’Ottocento che l’Europa vive un momento di grande sviluppo economico e
tecnologico che culminerà nella Seconda Rivoluzione Industriale: il sistema
capitalistico prende definitivamente piede, rendendo i maggiori stati europei grandi
potenze industriali, insieme agli Stati Uniti e, in seguito, al Giappone. Ferve la ricerca
scientifica di nuove tecnologie e di nuovi macchinari da impiegare nelle fabbriche, la
rete dei mezzi di comunicazione e di trasporto si affina e si infittisce, vengono
scoperte nuove fonti di energia, e le case godono finalmente della rete elettrica e
dell’illuminazione: è questa l’epoca delle grandi invenzioni, divenute oggi
indispensabili, come il telegrafo, il telefono, e la radio, ed è questo il momento in cui,
consolidatosi il profilo della classe operaia, si gettano le basi per ciò che verrà, poi,
definito “società di massa”.
N
on tutti, però, erano del tutto persuasi dall’entusiasmo per questa folle corsa
all’industrializzazione: ad esempio, nella prefazione a “Eva”, Giovanni Verga, dichiara di
vivere in un’“atmosfera di Banche e di Imprese Industriali”, in cui non c’è più spazio e
non c’è più tempo né per la moralità né tantomeno per l’arte, ridotta ad un “lusso per
scioperati”.
I
l XX secolo si presenta come diretta conseguenza ed evoluzione degli avvenimenti
della fine dell’Ottocento. Nella “Belle Époque”, è, ormai, la legge del consumo a fare
da padrone e a tentare di uniformare la società ad un’unica grande massa: se, un
tempo, era solo una fetta della popolazione a poter godere dei vantaggi derivanti dal
progresso, con l’allargamento del mercato alcuni beni di consumo diventano man
mano accessibili anche alla classe proletaria, contemporaneamente
protagonista di scioperi e sollevazioni popolari per la lotta per la conquista dei diritti
fondamentali.
A
d accompagnare l’Europa verso il cupo periodo dei totalitarismi, vi è la corrente
artistica e letteraria del Futurismo, che verrà strumentalizzata durante il Regime a fini
propagandistici, per alcuni punti in comune proprio con il programma fascista: a partire
dalle note nazionalistiche, fino alla concezione della guerra, il Manifesto Futurista sembra
dar voce al proprio tempo, esaltando, ad esempio, il nuovo mito della “velocità” contro
l’“immobilità pensosa” del secolo appena trascorso.
4
Nel periodo dei due conflitti mondiali, l’Europa, seppur
palcoscenico di stragi e orrori al di là dei limiti
dell’immaginazione stessa, non cesserà di assistere al
conseguimento di nuovi risultati in campo scientifico, in
questo caso prevalentemente destinati all’impiego
bellico: furono proprio le nuove armi di distruzione di
massa, chimiche, biologiche, e nucleari, a rendere le
due Guerre Mondiali le più distruttive in assoluto nella
storia del genere umano.
Tra le due guerre, il filosofo viennese Karl Popper, al termine di un percorso di critica
dell’epistemologia neopositivista e della teoria della verificabilità, completata
l’elaborazione della teoria del falsificazionismo, si interroga su cosa sia davvero il
progresso, dando origine ad un dibattito filosofico che si protrae fino ai giorni nostri: se il
progresso scientifico scaturisce da un accrescimento conoscitivo, come stabilire quale
tra due teorie entrambe verosimili sia preferibile? E, una volta dimostrate false delle
teorie accettate in passato, è comunque possibile attribuire loro un ruolo nella storia
della scienza?
C
iò che è certo è che il progresso è un tratto onnipresente
nella storia dell’evoluzione umana, con cui molti grandi
pensatori e letterati si sono variamente confrontati, che ha
percorso le stesse orme dell’uomo e che, inevitabilmente,
continuerà a farlo: spetta a noi, però, e alla nostra coscienza
stabilire fino a che punto sia ragionevole alimentare questa
fiamma, affinché illumini tutti, senza scottarci. 5
Greco
Esiodo: Le opere e i giorni, Teogonia
Eschilo: Prometeo incatenato
N
el mondo greco, l’idea di progresso è presente come
irrimediabilmente lontano, modo ciclico, interpretando il tempo
perlopiù relazionata a contesti temporalmente e non, dalla mitica “età
epici o eziologici: si configura, infatti, come innovazioni che
non scaturiscono in seguito all’intervento o ad un suggerimento della divinità, ma
come frutto esclusivamente dell’ingegno umano. In alternativa, può essere
percepito come “progresso” anche la modifica da parte dell’uomo civilizzato di
un aspetto della natura: la creazione, dunque, di kosmov kaov.
È proprio di questo tema che si occupa Le opere e i giorni,
Esiodo ne un poema didascalico in esametri, con cui l’autore
intende letteralmente descrivere le opere degli uomini e i giorni ad esse favorevoli o
meno.
Al fine di ben rendere la natura didascalica del poema, Esiodo ricorre a
miti estrapolati dalla tradizione arcaica greca, dietro ognuno dei quali si
nasconde un’esortazione morale a non
ripetere gli errori dei rispettivi protagonisti.
Tra i miti prescelti da Esiodo, spicca
proprio quello delle “cinque età degli
uomini”, che rievoca, appunto, il
processo evolutivo storico che ha portato
all’infelice condizione presente, esposta
nei miti precedenti. Secondo la tradizione
arcaica, come già detto in precedenza, la
storia cominciava con la prospera “età
dell’oro”, nella quale una stirpe di uomini
mortali:
“crearono nei primissimi tempi gli immortali
che hanno la dimora sull’Olimpo. Essi
vissero ai tempi di Crono, quando regnava
nel cielo; come dèi passavan la vita con
l’animo sgombro da angosce, lontani, fuori
dalle fatiche e dalla miseria; né la misera
vecchiaia incombeva su loro [...] tutte le
cose belle essi avevano” (Le opere e i
giorni, vv. 109 e seguenti) 6
Precedentemente al sorgere della filosofia, in realtà, era ancora assente
un’idea precisa di “progresso”: gli antichi
greci, infatti, concepivano la storia in
condanna:
Titano riceverà un’atroce
S
eguiva l’età dell’argento, quando gli incatenato ad una montagna, un’aquila
uomini vivevano un’eterna infanzia; l’età verrà tutti i giorni a divorare il suo fegato,
del bronzo, stirpe di feroci guerrieri; la ricresciuto durante la notte.
stirpe dei semidei, morti nelle guerre di
Tebe e di Troia; e, infine, l’attuale quinta
generazione, afflitta da ogni sorta di male
e destinata anch’essa ad essere
annientata da Zeus. È chiara, dunque,
l’ottica pessimistica con cui Esiodo
concepisce la storia: ciò scaturisce
proprio dall’apparente “degrado” della
società, attribuito alla volontà umana di
avanzare tecnologicamente,
allontanandosi dalla sua natura
primigenia, e chiudendosi, perciò, per
sempre alle spalle le porte dell’età
dell’oro.
Nella Theogonia, Esiodo, invece, si propone di realizzare un vero e proprio
“catalogo” delle divinità appartenenti al Pantheon greco, a partire dal Chaos
primordiale, fino ad arrivare a Zeus e gli altri abitanti dell’Olimpo. Un passaggio
rilevante di questo ambizioso progetto lo ritroviamo nell’ultima sezione, la
Titanomachia, nella quale vengono narrate le vicende dei figli di Giapeto e
Climene, fra cui Prometeo, latore per definizione di progresso e conoscenza. Il
mito a lui legato viene narrato da Esiodo nella versione più tradizionale, con fini
eziologici: Prometeo, protettore della stirpe umana, ordisce un tranello alle
spese di Zeus, che coglie la perfidia in atto, ma lascia che l’inganno venga
portato a compimento, meditando di vendicarsi sul genere umano, a cui il
Titano è tanto legato. La vendetta di Zeus prevede il definitivo allontanamento del
fuoco dagli uomini, ai quali era occasionalmente concesso servirsene: sarà
proprio Prometeo ad intervenire, rubando la fiamma dal padre di tutti gli dèi. Per il
bene dell’umanità, il ribelle Prometeo riceverà un’atroce condanna:
incatenato ad una montagna, un’aquila verrà tutti i giorni a divorare il suo fegato,
ricresciuto durante la notte.
A
nche Eschilo, il primo dei tre maggiori tragediografi dell’antica Grecia, si occupa del mito di Prometeo in una trilogia che avrebbe dovuto comprendere il “Prometeo portatore del fuoco”, il “Prometeo Incatenato”, e il “Prometeo liberato”:
di questi ci è giunto solo il dramma centrale, dalla difficile collocazione cronologica. Il sipario si apre
in medias res, ovvero nel momento in cui Prometeo sta per essere incatenato, dopo
aver rubato il fuoco agli dèi. Poco dopo sopraggiungono le Oceanine, che
chiedono al Titano chi gli abbia inflitto tale pena, e cercano di confortarlo con l’aiuto
di Oceano. Ma Prometeo, grazie alle sue capacità profetiche, già conosceva il
dolore a cui sarebbe andato incontro, e non prova rimorso per le azioni compiute,
anzi si mostra speranzoso per la sua sorte, in quanto è a conoscenza di un
segreto che potrebbe privare Zeus del suo potere: come racconta anche alla
ninfa Io, quando Cronos fu spodestato maledisse suo figlio, augurandogli di
subire lo stesso da un suo discendente, ma solo il Titano conosce il nome di colei
che lo darà alla luce. Immediatamente sopraggiunge Hermes, ordinandogli di
dire tale nome, e, all’orgoglioso rifiuto di Prometeo, l’ira di Zeus scuote la roccia a
cui è incatenato, facendola sprofondare nelle viscere della terra.
7
Nel periodo dei due conflitti mondiali, l’Europa, seppur
palcoscenico di stragi e orrori al di là dei limiti
dell’immaginazione stessa, non cesserà di assistere al
conseguimento di nuovi risultati in campo scientifico, in
questo caso prevalentemente destinati all’impiego
bellico: furono proprio le nuove armi di distruzione di
massa, chimiche, biologiche, e nucleari, a rendere le
due Guerre Mondiali le più distruttive in assoluto nella
storia del genere umano.
I
l dramma si conclude così, ma alcuni frammenti ci permettono di ricostruire la
vicenda del dramma conclusivo, il “Prometeo liberato”, nel quale si assiste
alla riconciliazione con Zeus, dopo la liberazione da parte di Eracle, e la
rivelazione che Teti è colei con cui Zeus non dovrà mai unirsi.
A
d una prima lettura, sembrerebbe che Eschilo intendesse sminuire con questo
dramma l’autorità di Zeus: in realtà, l’autore, mosso da una sincera e assoluta
fede nei confronti del culto tradizionale, reputa Zeus l’apoteosi della divinità, e
“perfetto giustiziere”. Il dubbio è definitivamente sciolto proprio con i
frammenti del dramma conclusivo pervenutici, grazie ai quali si legge del
perdono di Zeus nei confronti di Prometeo, pur colpevole di un grave
affronto.
Per quanto riguarda il protagonista, emerge con forza il coinvolgimento
dell’autore, dichiaratamente sostenitore degli ideali democratici più radicali, nella
vicenda: la figura di Prometeo, così incondizionatamente legato al genere
umano, tanto da sopportare per anni pene infernali per liberare uomini da
sofferenze ben più trascurabili, sarà apparsa ai suoi occhi, e probabilmente
anche ai suoi lettori, del tutto assimilabile a quella degli eroi della migliore tradizione
epica.
Eschilo appartiene, dunque, ad un gruppo particolare di cittadini della Grecia
classica. Infatti, in un mondo caratterizzato da valori religiosi e politici
forti e ben radicati, alcuni pensatori cominciano ad aprirsi alla prospettiva del 8
Latino
Lucrezio: De rerum natura
Seneca: Naturales quaestiones
Vitruvio: De architectura
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Materie e argomenti
Greco
Esiodo ed Eschilo
Latino
Lucrezio; Seneca (Naturales Quaestiones); Vitruvio
Storia
La seconda rivoluzione industriale
Fisica
La radio (circuiti RLC e onde radio)
Matematica
Le funzioni seno e coseno (derivazione e integrazione)
Geografia astronomica
Gli strati dell'atmosfera
Italiano
Giacomo Leopardi (La scommessa di Prometeo - La ginestra); Giovanni Verga (Prefazioni a "Eva" e "I Malavoglia"); il Futurismo
Storia dell'arte
Il Futurismo
Filosofia
Il Positivismo; Karl Popper