La mia Etiopia. Il viaggio alle origini …
Sono nata in Etiopia, nella culla dell’umanità, precisamente ad Arbaminch,
capoluogo della regione
dei bassipiani denominata Valle dell’Omo, ai confini con il Kenya. E questo è il
racconto del mio
“viaggio” alle origini, il viaggio dentro di noi che ci porta a sentire il respiro
della grande madre Africa, a sentire battere il cuore pulsante di una terra
antica e a scoprire l’oscuro che è dentro ciascuno di noi.
Sarà un piacere per me accompagnarvi in questa scoperta.
“Un viaggio non ha bisogno di motivi. Crediamo di andare a fare un viaggio, ma
ben presto è il viaggio a farci o a disfarci”
L’usage du
Nicolas Bouvier,
monde
“La terra ci insegna di più su noi stessi di quanto possano fare tutti i libri. Perché
la terra ci resiste”
Terra
Saint-Exupéry,
d’uomini
Eva era africana
Partiamo dal principio. Le origini dell’Etiopia sono in gran parte le origini di
tutti noi. Siamo tutti africani. L’Etiopia è la culla della maggior parte dei più
antichi resti di ominidi fino ad ora rinvenuti. Charles Darwin ipotizzò che
l’umanità avesse avuto origine in Africa e gli attuali paleoantropologi sono
d’accordo con le sue teorie.
La Rift Valley è una particolare conformazione della crosta terrestre, dovuta a
sprofondamenti
della superficie terrestre, detti fosse tettoniche, in corrispondenza dell’involucro
più esterno del nostro pianeta. È come un’enorme frattura
della terra, lunga circa 6.000 km, che va dal
Mozambico alla Siria. Nel punto di massima
larghezza questo avvallamento raggiunge i 95
km di estensione. È molto probabile che tra
milioni di anni il continente africano risulterà
diviso in due proprio lungo la linea tracciata da
questa valle.
I fossili più antichi di bipedi che possono
essere messi in relazione alla specie umana
sono stati rinvenuti proprio nei paraggi della
Rift Valley, in particolare in Etiopia, nel
deserto della Dancalia, in una regione a circa
150 km da Addis Abeba, denominata Afar. In
questa area erano già stati rinvenuti
frammenti di scheletro sicuramente
appartenuti ai nostri antenati più arcaici.
Il ritrovamento di Lucy è avvenuto nel 1974
ad opera di un gruppo di giovani archeologi
della California, guidati da Donald Johanson,
che erano alla ricerca delle origini
Cartina della Rift Valley dell’umanità. Mai prima di questa scoperta si
era trovato
uno scheletro quasi intero appartenente ad un individuo singolo, della specie
intermedia tra scimmie e uomo. Il ritorno alla luce di questo esemplare di
femmina, gracile, alto poco più di un metro, avvenne nella notte del 30
novembre, mentre nell’accampamento i ricercatori ascoltavano un disco dei
Beatles (Lucy in the sky with diamonds): è così che diedero al reperto il
nome di “Lucy”. Gli operai etiopi addetti agli scavi le
diedero invece un altro nome: “Dinkenesh”
che in Amarico significa
“meravigliosa”, ed è così che Lucy è ancora
conosciuta in Etiopia. La piccola Lucy ha 3
milioni di anni ed è in grado di emozionare
ancora chi la guarda. Il suo scheletro ha
caratteristiche tipiche sia degli appartenenti alla
famiglia delle scimmie dell’emisfero australe,
come la fronte bassa, le arcate sopraccigliari
molto pronunciate e la mascella sporgente, sia
caratteristiche dei nostri primordiali antenati,
quali la dentatura e l’ossatura dell’anca, tipica di
un bipede. Le braccia erano più lunghe delle
nostre, ma l’anatomia del bacino dimostra che si
spostava su due zampe. Aveva l’andatura
ancora di un arboricolo abituato ad arrampicarsi
sulle piante. Ha un cranio piuttosto arrotondato,
con la parte che conteneva il cervello piuttosto
piccola. L’attaccatura del cranio alla colonna
vertebrale è simile a quella della specie umana.
Gli arti anteriori che non le servivano per
camminare venivano usati per afferrare oggetti.
Lucy fa parte degli Australopitechi (australos:
dal greco,
Lo scheletro di Lucy derivante dall’Africa australe, cioè del Sud;
pithecus: dal latino, scimmia). È l’anello
mancante nella catena evolutiva
del genere umano. Lucy viene definita un Australopitecus afarensis (per il
ritrovamento nella regione di Afar).
Questo reperto, insieme al ritrovamento in altre aree dell’Etiopia, del Kenya e
della Tanzania, è contrario all’ipotesi fino ad allora accettata dai
poleoantropologi, ossia che l’uomo avesse avuto origine in differenti
continenti. La variabilità genetica che si riscontra tra le diverse popolazioni
umane è una frazione rispetto alle differenze genetiche presenti nelle singole
popolazioni africane. Gli africani sono molto diversi tra di loro dal punto di vista
dei caratteri ereditari. È pertanto assai probabile che loro siano gli ultimi
antenati comuni di tutte le genti del mondo.
Un po’ di storia …
È stata la culla del più antico regno africano, una delle prime monarchie nel
mondo. È l’unico paese dell’Africa che possiede un alfabeto antico di più di
2.000 anni. È uno dei paesi con la più grande varietà di ambienti climatici,
dal deserto, alle depressioni sotto il livello del mare, alle foreste
lussureggianti e gli altipiani. È da qui che tutti deriviamo.
Questa è l’Etiopia.
L’origine del nome Etiopia è incerto. Se prendiamo come riferimento i Greci, si
legge nell'Iliade e nell'Odissea che essi chiamavano Αἰθιοπία (Etiopia) le terre
abitate dagli Αἰθίοψ (etiopi), cioè gli Etiopia
uomini “dalle facce bruciate”. Lo storico Erodoto utilizzava il nome per
riferirsi a tutte le terre a sud dell’impero dei faraoni. Se consideriamo invece
le fonti etiopi, queste confermerebbero anche nei testi sacri che la parola
Ityopp’is,
Etiopia si riferisca al termine nome che designava il popolo di Cush,
figlio di Ham, il fondatore della città di Axum. Una terza teoria farebbe
et
derivare il nome dall’espressione nella lingua dei “faraoni neri” del Sudan:
op bia
(verità o pace) (alto o superiore) (paese o terra): traducibile come “paese
della pace suprema”.
Durante la colonizzazione italiana l’Etiopia era nota come Abissinia. Il nome
deriverebbe dalla popolazione degli abissini, che a loro volta prendono nome
dall’antico clan egemone degli Habashat, antiche tribù emigrate in Etiopia dalla
penisola araba.
Nell’antichità con il nome Etiopia si individuava un’area del nord-est dell’
Africa,
confinante a nord con l’Egitto e ad est col Mar Rosso; peraltro il primo
riferimento relativo all’attuale regione etiope risulta essere la denominazione
cristiana del Regno di Axum nel IV secolo
, in un’incisione su pietra del re
Ezana.
Storia antica
La regione dell’Etiopia è abitata dall’uomo fin da tempi preistorici. La storia
antica della regione è legata a quella delle culture del Medio Oriente come i
Sabei e gli Ebrei. Ci sono prove della presenza di popolazioni di lingua
semitica in Etiopia ed Eritrea almeno dal II millennio a.C. , ed elementi della
tradizione religiosa etiopica che indicano un antico influsso dell’ebraismo. Una
delle più antiche culture note dell’area, il Regno di Dʿmt (sviluppatosi nell’VIII
secolo a.C. attorno alla città di Yeha) era strettamente legata al regno
yemenita dei Sabei (che a sua volta si ritiene corrispondere al biblico Regno
di Saba). Sembra inoltre che vi sia una stretta relazione fra il Regno di Dʿmt e
il successivo Regno di Axum, ma non è noto come sia avvenuta la
transizione. Non si conosce molto di questo regno: certamente conoscevano
l’irrigazione, coltivavano il miglio, e avevano utensili e armi di ferro.
L’influenza dell’ebraismo è evidente anche nella tradizione religiosa etiope.
Degli antichi rapporti fra Etiopia e Israele vi sono tracce nei testi medioevali
Kebra Nagast.
della chiesa ortodossa etiope, fra cui il In questi testi si narra
Makeda)
dell’incontro fra la Regina di Saba (chiamata e Re Salomone; il
Kebra Nagast
Regno di Saba viene localizzato nell’attuale Etiopia. Nel l’Etiopia
viene presentata come la terra della nuova Alleanza, e ciò viene
simboleggiato dal dono dell’Arca fatto da Salomone a
Makeda. Tramite questo racconto viene attribuita
un’origine ebraica alla stirpe reale etiope, perché il re
Menelik I viene descritto come il figlio nato dall’unione
di Salomone e Makeda.
Regno di Axum
Il primo regno importante dell’Etiopia di cui si abbiano
notizie certe è quello di Axum, sorto fra il IV e il I secolo
La Stele del Re Ezana, a.C. Il regno nacque probabilmente dall’unificazione di
ad Axum. regni minori, fra cui forse quello di Dʿmt, e inizialmente
includeva solo la zona dell’altopiano etiopico; in
seguito si iniziò a espandere, soprattutto verso sud. Nel
III secolo d.C.
il regno iniziò a coniare una sua moneta. Il profeta
persiano Mani
(padre del manicheismo) lo citò nei suoi scritti fra le quattro grandi potenze del
mondo, insieme a Roma, la Persia e la Cina. Nella prima metà del 300, in
seguito alla conversione di re Ezana da parte del primo vescovo d’Etiopia
Frumenzio, Axum divenne un regno cristiano, e fu il primo stato a usare la
croce cristiana come simbolo sulle monete.
Il regno ebbe il suo momento di massima espansione
nel IV secolo d.C., quando giunse a controllare
Etiopia, Eritrea, Sudan settentrionale, Egitto
meridionale, Gibuti, Somalia occidentale, Yemen e
Arabia Saudita meridionale. In questo periodo il regno
di Axum giunse a confinare con l’Impero Romano,
che controllava l’Egitto settentrionale.
Dopo il VI secolo il regno iniziò a declinare, cessando
nel VII secolo di battere moneta. Le cause di questo
declino non sono note.
Il monastero axumita
di Debre Damo (V o VI Il crollo definitivo avvenne intorno all’anno 1000,
secolo d.C.) forse in seguito all’invasione da parte di Gudit
(Giuditta), una regina ebrea o pagana. Nei secoli
successivi emerse una nuova dinastia reale
axumita, la dinastia Zagwe, che non riuscì comunque a riportare il regno ai
fasti del millennio precedente. Il periodo fra l’anno 1000 e il XIII secolo fu un
periodo oscuro della storia dell’Etiopia, di cui si sa pochissimo. Unica cosa
certa è che all’inizio del basso medioevo il regno di Etiopia rimaneva l’unico
baluardo cristiano in Africa.
L’Impero d’Etiopia
Intorno al 1270, Yekuno Amlak fondò un nuovo regno e una nuova dinastia, che
rivendicava la sua discendenza diretta dal biblico Re Salomone. Infatti è nota
come dinastia salomonica. Il nuovo stato era noto come "Impero Etiope", e
controllava un territorio che comprendeva le regioni di Tigrè, Amhara e
negus neghesti
Shewa. Gli imperatori adottarono il titolo di negus o (ovvero
"re dei re"). Nei secoli successivi diversi imperatori si succedettero nel
governare l’Etiopia, e furono periodi caratterizzati da guerre
feudali e dal diffondersi di scontri tra musulmani e cristiani
all’interno dell’impero. In particolare alla fine del XVIII
secolo nell’impero vi fu un periodo di forte instabilità
politica, in cui il potere della dinastia reale si affievolì
notevolmente, fino a quando non divenne imperatore nel
1889 Menelik II, che riporterà al potere la dinastia
salomonica.
La fine del XIX secolo è segnata dall’inizio della
colonizzazione europea del continente africano.
Menelik II
Nel 1870 il l’entrata meridionale del Mar Rosso, è comprato da una
porto di Assab, compagnia italiana come cessione di un sultano
in Eritrea presso
locale. Questo evento pone le basi per la fondazione di una Colonia italiana in
Eritrea. L’espansione della Colonia verso l’interno porterà ad un conflitto con
l’impero etiope, governato dal negus Menelik II, che respinse con successo
gli attacchi colonialisti dell’Italia di Francesco Crispi nella famosa battaglia di
Adua del 1896
. In quell’occasione circa trecento Italiani furono condotti in uno
sconfinamento dall’Eritrea e vennero annientati dalle forze etiopi. Il
fatto venne definito
l’Incidente di Dogali. La situazione successivamente precipitò verso un
tentativo di invasione diretta delle truppe del governo di Francesco Crispi.
Oltre ventimila italiani ed eritrei attaccarono presso il colle di Kidane Meret
sopra Adua, all’alba dell’ 1 marzo 1896, ma le truppe etiopi ebbero la meglio.
L’esercito etiope sconfisse così la giovane potenza coloniale e l’Etiopia riuscì a
rimanere indipendente. L’Italia e l’Etiopia firmarono il trattato di Uccialli che
sanciva le relazioni fra i due paesi: Menelik II però scoprì che la formulazione
del trattato faceva dell’Etiopia un protettorato italiano e rifiutò l’accordo. Una
pace fittizia prenderà il posto delle ostilità fino all’inizio della nuova espansione
coloniale italiana verso l’Etiopia.
Alla morte di Menelik II il regno passò nelle mani del nipote Iyasu V, che fu
deposto nel corso di una rivolta, e poi in quelle dell’imperatrice Zewditu I che
divise conflittualmente il potere con l’erede designato, Ras Tafari Makonnen,
che sarebbe salito al potere alla
sua morte nel 1930 con il nome di Haile Selassie I.
Haile Selassie I fu il principale artefice dell’ingresso
dell’Etiopia nella Società delle Nazioni, primo paese
africano, nel 1923.
Dopo il 1929 il governo fascista di Benito Mussolini cominciò
ad aumentare la sua brama espansionistica, nell’ottica di
ricostruire un impero sullo stile dell’Impero Romano.
Mussolini si lamentava infatti che Gran Bretagna e Francia
possedevano già allora importanti imperi in Africa, così come
molte altre nazioni europee, mentre l’Italia non aveva così
Haile Selassie I importanti colonie.
L’Etiopia inoltre era l’unico stato, insieme alla Liberia, ancora
indipendente,
e quindi una sua eventuale invasione non doveva provocare, in teoria, nessun
intervento internazionale. Oltre a ciò la vicinanza con l’Eritrea a nord e la
Somalia italiana a sud, potevano determinare la creazione di un’importante
zona di influenza italiana. Inoltre il livello militare delle truppe etiopi era
ritenuto basso e il paese era ricco di risorse naturali. Mussolini intendeva poi
vendicare la sconfitta subita nel 1896 durante la Guerra di Abissinia ad Adua.
Il 5 dicembre 1934 la postazione italiana di Ual Ual, presidiata da 200 militari,
venne sottoposta all’attacco di 1.500 soldati etiopi che causò 80 vittime tra i
casus belli
difensori italiani. Quest’ultimo episodio divenne il, anche se in
realtà, come sostenne poi lo stesso Mussolini, fin da dopo la battaglia di
Adua gli italiani stavano preparando la conquista dell’Etiopia.
L’8 giugno a Cagliari, di fronte all’ostilità mostrata in tal senso dalla Gran
Bretagna, il Duce rivendicò il diritto dell’Italia ad attuare una propria politica
Morning Post,
coloniale e, il 18 settembre, in un articolo pubblicato sul
garantì che non sarebbero stati lesi gli interessi francesi e britannici
nell’Africa orientale.
Un potenziale alleato del governo etiope avrebbe potuto essere l’impero
giapponese, nazione presa a modello da molti intellettuali di Addis Abeba:
tuttavia il 16 luglio l’ambasciatore nipponico a Roma Sugimura Yotaro dichiarò
a Mussolini che il suo governo si sarebbe mantenuto neutrale in caso di
conflitto. Infatti il Giappone preferì rinsaldare i suoi rapporti con l’Italia
piuttosto che avvicinarsi all’Etiopia, nazione con la quale non aveva
particolari affinità. Così il 2 agosto una richiesta d’aiuto bellica presentata
dal negus a Hirohito venne rifiutata, così come una successiva offerta di
alleanza non militare.
Ormai sicuro di non rischiare un conflitto su più fronti, il 2 ottobre Mussolini
annunciò la dichiarazione di guerra dal balcone di palazzo Venezia: avevano
così inizio i preparativi per l’attacco militare all’Etiopia.
La guerra italiana d’Etiopia
Il 3 ottobre 1935 l’Italia attaccò, senza formale dichiarazione di guerra,
l’impero etiope: 100.000 soldati italiani ed un considerevole numero di Eritrei,
sotto il comando del maresciallo Emilio De Bono iniziarono ad avanzare dalle
loro basi in Eritrea.
Il 6 ottobre, tre corpi d’armata italiani occuparono Adua, cittadina presso la
quale gli italiani avevano subito la cocente sconfitta nel 1896. Il 15 ottobre
venne occupata Axum, la capitale religiosa dell’Etiopia.
Contemporaneamente, all’inizio della campagna nel nord, un contingente
comandato dal generale Rodolfo Graziani dalla Somalia Italiana sul fronte sud
e, in una ventina di giorni, occupò i presidi etiopi meridionali.
Attaccando il paese africano, che era membro della Società delle Nazioni,
l’Italia aveva violato le disposizioni stesse dell’organizzazione. Per questo
motivo, la Società delle Nazioni, esprimendo principalmente la volontà della
Francia e del Regno Unito (i due stati più forti ed influenti), condannò
l’attacco italiano il 7 ottobre e il 18 novembre l’Italia venne colpita dalle
sanzioni economiche imposte dalla Società stessa.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Introduzione mia Etiopia - tesina
Questa tesina di maturità è sull'Etiopia. Sono nata in Etiopia, nella culla dell’umanità, precisamente ad Arbaminch, capoluogo della regione dei bassipiani denominata Valle dell’Omo, ai confini con il Kenya. E questo è il racconto del “viaggio” alle origini, il viaggio dentro di noi che ci porta a sentire il respiro della grande madre Africa, a sentire battere il cuore pulsante di una terra antica e a scoprire l’oscuro che è dentro ciascuno di noi.
Sarà un piacere per me accompagnarvi in questa scoperta. “Un viaggio non ha bisogno di motivi. Crediamo di andare a fare un viaggio, ma ben presto è il viaggio a farci o a disfarci”
Nicolas Bouvier, L’usage du monde
“La terra ci insegna di più su noi stessi di quanto possano fare tutti i libri. Perché la terra ci resiste”
Saint-Exupéry, Terra d’uomini
Collegamenti
Mia Etiopia - tesina
- Storia - Breve storia dell'Etiopia e la guerra con l'Italia.
- Scienze - Il virus dell'HIV.
- Scienze umane - Il sistema scolastico etiope.
- Inglese - L'importanza dell'inglese in Etiopia.
- Educazione fisica - Il segreto che fa correre gli Etiopi.
- Italiano - Marinetti e la guerra in Etiopia.