Introduzione
Il percorso che intendo intraprendere con il presente lavoro ha lo scopo di evidenziare l’unità che c’è tra l’attività sportiva e l’attività intellettiva, ma soprattutto quello di trasmettere la mia passione per lo sport in quanto per me rappresenta un modo diverso per confrontarsi e per socializzare; inoltre attraverso l’attività motoria possiamo liberare la nostra mente da mille pensieri e questo ci permette di migliorare anche nell’attività scolastica.
E’ dimostrato che attraverso l’attività motoria, lo sviluppo psicofisico e la salute individuale e quella sociale migliorano, infatti, il fine dell’attività motoria è quello di ambire alla perfezione dello spirito congiunta a quella del corpo.
Ogni persona che pratica un’attività sportiva è in qualche modo più reattiva anche psicologicamente.
Tutte le civiltà, nel tempo e nello spazio, hanno avuto quella cura per il corpo che discendeva dalla concezione dominante dell’educazione della persona propria di quell’epoca.
E’ proprio per questo che, con il mio lavoro, ho voluto analizzare tale concetto da più punti di vista.
Partirò dall’attività sportiva che è la “Pallavolo” che ho praticato per molti anni come giocatrice, anche a buoni livelli.
Posso quindi affermare, da sportiva, che l’attività motoria può essere un mezzo tramite il quale i ragazzi trovano più sicurezza e autostima, poiché c’è un confronto continuo con i coetanei e la consapevolezza delle proprie capacità.
Lo sport è un esempio di comportamento, è una grande scuola di vita, come hanno dimostrato le principali teorie socio-pedagogiche, secondo le quali l’attività sportiva ha un’evidente funzione educativa e sociale.
Infatti essa, al di là dei risultati conseguiti, del gesto tecnico e degli schemi di gioco, ha una forte valenza educativa, in quanto concorre alla formazione di una personalità armonica ed equilibrata, che pone le basi per un’apertura a valori più alti quali la cultura, la partecipazione sociale e la ricerca di significati che vanno oltre gli aspetti materiali e quotidiani della vita.
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Indice
- La pallavolo........................................................................pag. 4
- Giacomo Leopardi “A un vincitore nel pallone”........pag. 7
- Giovenale e Seneca “Mens sana in corpore sano”........pag.13
- Locke: l’educazione del corpo........................................pag.17
- Lo sport durante il regime fascista-nazista....................pag.20
- Oscar Wilde: sport as a moral value................................pag.24
- La psico-pedagogia dello sport in età evolutiva............pag.27
- Funzione continua................................................................pag.32
- Bibliografia e webografia..................................................pag.34
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La pallavolo
La Pallavolo è un gioco che può essere definito un “combattimento” ritualizzato perché, per quanto ci sia la palla, strumento che funge da intermediario tra l’attacco di una squadra e quella dell’altra, inevitabilmente è uno sport che oppone due gruppi di persone.
E’ il gioco che lì oppone in maniera un po’ particolare e proficua.
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Innanzitutto il campo è suddiviso da una rete e questo ha un’importanza fondamentale perché suddivide territorialmente due squadre evitando il corpo a corpo, rendendo la componente aggressiva del gioco meno rilevante di altri giochi come ad esempio il calcio, il rugby ecc.
Altra peculiarità di questo sport è l’intercambiabilità dei ruoli che è un altro fattore che riduce l’aggressività permettendo ad ognuno di cimentarsi in tutti i ruoli.
Oltre a questi fattori bisogna anche considerare l’importanza della palla come strumento.
“La palla” è uno dei giocattoli che più interessa ed attira i bambini grazie alla sua forma che stimola il contatto tattile e dà luogo ad una serie di spostamenti che ci danno modo di sperimentare una gamma di risposte motorie diverse.
Una ricerca condotta presso l’istituto di educazione Fisica ha messo a confronto per la dimensione frustrazione-aggressività atleti di diverse discipline: i pallavolisti sembrano avere in genere una bassa aggressività e frustrazione, inoltre sembrano tenere a risolvere in prima persona le situazioni problematiche che si presentano.
Come nel gioco del calcio e del basket il gioco della pallavolo rientra nei cosiddetti giochi sportivi, che sono caratterizzati dall’alternanza tra attacco e difesa nelle differenti fasi e momenti di gioco.
All’interno di questo grande insieme, poi, la caratteristica della pallavolo è quella di essere un gioco collettivo di squadra, dove ogni giocatore partecipa simultaneamente, il gioco, poi, è determinato dall’avversario.
Gli aspetti psicologici pertanto, influenzano i pallavolisti in due modi: il primo, che riguarda le caratteristiche intrinseche del gioco stesso. Il secondo invece è collegato direttamente alle caratteristiche di gioco dell’intera squadra, e quindi di tutti i compagni!
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Infatti l’atleta nel corso del gioco deve attivare dei processi decisionali continui che coinvolgono due aspetti caratterizzanti. La presenza di alternative e di azione e la prevedibilità delle loro conseguenze, il tutto con l’obiettivo di “costringere l’avversario a dover decidere più velocemente e di indirizzare così il gioco verso un corso di eventi prevedibili.
L’anticipazione delle sequenze di gioco, soprattutto rispetto alle scelte dell’avversario in attacco e in difesa, diventa di assoluta importanza.
Tutto ciò implica una grossa capacità attentiva ed una attività decisionale rapidissima.
Questa capacità di programmare risposte in tempi brevi è stata oggetto di varie ricerche. I pallavolisti risultano avere tempi di reazione (semplici e di scelta) particolarmente brevi rispetto alla media ottenuta da atleti di altre discipline.
Tutto ciò comunque determina l’esistenza di un gruppo, e dal punto di vista sociologico il singolo atleta non può raggiungere gli obiettivi che si è prefisso senza il concorso degli altri compagni di squadra.
Dal punto di vista psicologico, perché un gruppo esista, è necessaria una condizione in più, ossia che un atleta percepisca se stesso e gli altri per perseguire scopi interdipendenti.
La conseguenza di far parte di un gruppo è, dunque, la sua dichiarazione di “esistenza in vita” ed il motore del suo sviluppo.
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Giacomo Leopardi e lo sport
Un altro sport dove il gruppo è importante è quello del calcio.
A quanto pare anche la nostra letteratura non è stata esente dalla passione del “pallone”. Infatti, sebbene non si possa affermare che gli intellettuali abbiano attinto a piene mani dallo sport e dal calcio in particolare, sono diverse le eccezioni di importanti autori che hanno cercato di narrare il mondo di emozioni che permeano questo gioco, un mondo spesso parallelo a quello reale, tanto da fungere da metafora della vita.
Il primo caso rilevante in ordine cronologico è sicuramente quello di Giacomo Leopardi, con la sua poesia “A un vincitore nel pallone”, del novembre 1821, che rientra nel ciclo delle cosiddette Canzoni civili e patriottiche che esortano alla riscossa nazionale.
Vengono qui a delinearsi un “pessimismo storico” ed una visione radicalmente negativa della situazione politica contemporanea al poeta.
Leopardi, in questa canzone in cinque strofe, si riferisce ad un ben preciso personaggio, il giovane Carlo Didimi di Treia, campione famoso nel gioco del pallone, successivamente patriota e carbonaro, acclamandolo come campione, elogiandolo per l’energia espressa nell’azione sportiva.
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In particolare, “A un vincitore nel pallone” esalta l’agonismo e il rischio come unici rimedi ad un’esistenza svuotata di qualsiasi valore.
Una visione della vita, che va presa come un gioco, come il calcio quindi, e come tale va giocata, e non è necessario stare attenti allo scopo dell’azione, purchè azione sia: “nostra vita a che vai? Solo a spregiarle”.
E allora Leopardi, oltre ad elogiare il ragazzo, lo incita a continuare così e, anzi, fare ancora di più.
Che sia vita attiva e anche rischiosa, che offra la possibilità di salvarsi dall’infelicità e dalla noia cercando di passare dall’ignavia all’azione.
Dai versi di questa poesia emerge il fatto che per Leopardi lo sport è un’attività che comporta impegno e fatica: la “sudata virtude” (v. 4) contrapposta al “femminile ozio” (v.3).
E fin qui, non ci sembra di leggere nulla che un qualsiasi sportivo, anche dilettante, potrebbe dirci con una cognizione di causa anche superiore a quella del poeta-filosofo marchigiano.
Ma, appunto, non ci sembra nulla di notevole, perché in realtà concetti del genere, espressi da Giacomo Leopardi, hanno un significato molto più profondo ed articolato di quanto non appaia a prima vista.
Perché alla fin fine qualsiasi sport altro non è che un gioco, e cioè un’attività il cui scopo non è – non dovrebbe essere – il raggiungimento di un obiettivo pratico come, per esempio, un posto di lavoro.
Che senso ha, dunque, impegnarsi ed affaticarsi per un gioco, il quale anzi dovrebbe essere proprio un’evasione dall’impegno e dalla fatica?
La risposta a questo interrogativo Leopardi la offre ai versi 26-39, dove dopo aver rievocato la battaglia di Maratona si lancia in una serie di domande retoriche (“Vano dirai quel che disserra e scote / della virtù nativa le riposte faville? / e che del fioco / spirto vital negli egri petti avviva / il caduco fervor?”, vv. 26-31).
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