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Tesina: massa e potere: “la psicologia delle folle”

Riccardo Zamponi

VC

a. s. 2010/2011

Indice

  • Introduzione: un viaggio tra psicologia e filosofia
  • Anche il cervello ha un’anima: la neurofilosofia di Patricia Churchland
  • Riferimenti letterari: Seneca e Byron e la critica all’omologazione
  • Psicologia delle folle: istruzioni per l’uso
  • Psicologia delle masse: Freud e la visione psicanalitica
  • La saggezza della folla: una visione controcorrente
  • Totalitarismi e il consenso della folla: la piaga del Novecento
  • Gabriele D’Annunzio: poeta-Vate dell’Italia fascista 2
  • Un fenomeno fisico affascinante: la polarizzazione dei domini di Weiss
  • Conclusione: l’eroismo della folla

Introduzione: un viaggio tra psicologia e filosofia

Se dovessimo descrivere la società odierna in poche parole, sicuramente utilizzeremmo termini come “conformismo”, “omologazione” e “ipocrisia”. Questo perché la tendenza a uniformarsi a opinioni, usi e comportamenti socialmente e politicamente prevalenti si è ormai diffusa in tutti gli strati della popolazione e soprattutto nelle nuove generazioni – basti pensare alla filosofia del gruppo. Del resto, l’eredità trasmessa da un secolo che come il XX ha visto sorgere le società di massa, la folla intesa come fenomeno sociale e la sua apoteosi espressa nei totalitarismi, ha contribuito profondamente a tale scopo.

Per questo motivo molti esperti dedicano tuttora notevole attenzione a quella che viene definita la “psicologia collettiva”, che seppur profondamente revisionata e trasformata nel corso degli anni mantiene un indubbio fascino. In particolare la neurofilosofia, una disciplina di genesi recente fondata sugli studi di Patricia Churchland che si propone di trovare un terreno comune tra neuroscienze e pensiero, ha proposto un approccio originale all’argomento: tenta di analizzare le questioni filosofiche inerenti alla tematica, come per esempio l’assoggettamento dell’Io individuale a quello collettivo, basandosi sulle scoperte degli ultimi decenni nell’ambito dei meccanismi fondamentali che regolano il cervello umano.

Attualità e rilevanza storica dell’argomento: queste sono le motivazioni quindi che mi hanno spinto ad intraprendere la trattazione del tema del fenomeno della “collettività” con un metodo neurofilosofico. In questo breve ma significativo viaggio, mi concentrerò sopratutto sul concetto di “folla”, intesa come aggregato estemporaneo di individui, e sulle sue caratteristiche, soffermandoci in particolare sui metodi per conquistarla e controllarla politicamente.

Prima di avventurarmi nel cuore della trattazione però, sarà interessante esaminare l’impatto che la tematica in questione ha avuto in ambito letterario. Del fatto che persino 2000 anni fa Seneca trattava di questo argomento non c’è affatto da meravigliarsi, se si considerano i principi della dottrina stoica. Il celebre filosofo reputa infatti la folla come fonte di mali e di vizi, in cui un animo buono ma non ancora radicato nel bene può perdersi: occorre, come predica lo stoicismo, tralasciare il “negotium” per dedicarsi completamente all’“otium”, e questo non può avvenire in un ambiente così corrotto e degradato come quello del volgo.

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Seneca, tuttavia, non è stato il solo a battersi contro l’omologazione alla folla. Sicuramente meritevole di nota, il poeta, appartenente al secondo Romanticismo inglese, George Gordon Byron ha espresso questa accusa in molte sue poesie, delineando le caratteristiche di un personaggio estremamente affascinante (quello del “Byronic hero”) che si sente superiore alla massa e non intende appartenervi e che lotta incessantemente contro l’ipocrisia della società.

A questo punto, introdurrò il punto focale del discorso, ovvero il pensiero di Gustav Le Bon, patriarca della psicologia collettiva che nel clima culturale di fine ‘800 per primo si dedicò all’argomento. Egli considerava la folla attraverso il modello della patologia, secondo cui l’influenza sociale a cui è sottoposta è vista come suggestione, ossia un meccanismo psicologico che sottrae l’individuo ai freni inibitori e fa emergere quanto di inaccettabile vi è in lui.

In seguito, tratterò della psicologia sociale con lo strumento della psicanalisi freudiana e con l’originale visione del neurologo viennese, in cui viene enfatizzata nello studio della folla la dimensione inconscia: secondo Sigmund Freud infatti gli individui sarebbero spinti a riunirsi in gruppo per far emergere a livello inconscio le forze pulsionali non più inibite e per far rivivere le forze sottostanti al complesso edipico.

Tuttavia, mentre queste ultime due concezioni sulla folla fanno emergere il suo carattere negativo e di minaccia per l’ordine sociale, dato che essa è lo spazio dove possono esplodere l’emotività, l’irrazionalità e le passioni inconsce solitamente tenute a freno dalle inibizioni della coscienza individuale, diversa è la posizione di James Surowiecki, giornalista e scrittore statunitense, che la identifica come saggia e custode di una razionalità intrinseca. La sua visione sintetizza efficacemente una delle critiche principali che viene rivolta a Le Bon e quindi sarà importante affrontarla.

Dopo quindi una trattazione filosofica e psicologica, il mio intento sarà studiare come questo argomento abbia influenzato il corso della storia. In poche parole, analizzerò la struttura tipica dei totalitarismi e la loro capacità di coinvolgere la folla e di immedesimarsi in essa. Il fascismo, il nazismo e lo stalinismo sono riusciti a mettere in pratica ciò che Le Bon solo teorizzava, creando un imponente sistema socio-politico destinato a sconvolgere gli equilibri internazionali. In questo caso, il ruolo della propaganda, del culto della personalità, delle celebrazioni mitiche ha sicuramente giocato un ruolo preponderante nell’attuazione e nella stabilità dei vari regimi.

Figura di spicco, portatrice di questa ideologia in Italia e quindi degna di essere menzionata è sicuramente quella di Gabriele D’Annunzio, celebre artista vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo, vero e proprio trascinatore di folle nonché poeta-Vate dell’Italia fascista. L’importanza del suo ruolo nella società è testimoniata dalla profonda stima e al tempo stesso dalla probabile rivalità con Benito Mussolini, che si può evincere dai loro frequenti scambi epistolari.

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Infine, curioso sarà approfondire un particolare fenomeno fisico che avviene in presenza di elementi ferromagnetici, ovvero quello della polarizzazione magnetica, secondo cui i “magnetini” elementari che li compongono, disposti casualmente in un primo momento, in presenza di un campo magnetico esterno si orientano parallelamente tra loro e, rivolti verso la stessa direzione, formano un magnete. Questo comportamento è del tutto analogo a quello che avviene nella folla nei regimi totalitari, in cui il singolo perde la sua individualità e si conforma insieme a tutti gli altri a quella del capo (campo magnetico esterno).

Per concludere, “Massa e potere” è un’opera di Elias Canetti, scrittore bulgaro premio Nobel per la letteratura nel 1981. Nonostante le tesi che espone nel suo saggio siano in contrasto con le visioni di Freud e di Le Bon, ho ritenuto appropriato e significativo intitolare il mio lavoro in questo modo. Il reale scopo che mi sono proposto, infatti, analogamente a quanto fatto da Canetti, è stato quello di ricostruire e analizzare - utilizzando gli strumenti propri della psicologia, della filosofia e anche facendo uso di riferimenti letterari - uno degli aspetti fondamentali dei regimi totalitari novecenteschi, che hanno contribuito a cambiare drasticamente il volto della storia: quello del rapporto con la folla, con la massa.

Anche il cervello ha un’anima: la neurofilosofia di Patricia Churchland

Se vuoi capire la mente devi capire il cervello

“ ” (P. Churchland)

«La neurofilosofia cerca di rispondere a domande che stanno al confine tra le neuroscienze, la psicologia e la filosofia, ossia a interrogativi che riguardano i processi decisionali, la coscienza del mondo circostante, la consapevolezza di sé, le origini del comportamento morale e così via, e si occupa anche di genetica e di biologia evoluzionistica ».

Questa è la definizione assegnata da Patricia Churchland, ordinario di filosofia all’Università di San Diego e autrice, spesso insieme ai più importanti nomi delle neuroscienze mondiali, di pubblicazioni fondamentali sulle principali riviste scientifiche, nonché di libri divulgativi nei quali cerca di spiegare perché è indispensabile unificare le scienze del cervello e quelle della mente, come recita il sottotitolo del libro del 1989 chiamato appunto “Neurophilosophy”. L’idea di base su cui tale disciplina si fonda è che se si vuole comprendere la natura della mente, è necessario comprendere la natura del cervello. Tra queste due nature, c’è uno stretto rapporto di compensazione reciproca: sia le neuroscienze infatti stanno influenzando profondamente il pensiero filosofico, perché con le loro certezze hanno messo in dubbio la visione classica della separazione tra mente e cervello proponendo modelli alternativi, sia le nuove visioni filosofiche stanno modificando anche l’approccio alle neuroscienze. Per questo nell’immediato futuro si renderà necessaria una collaborazione sempre più stretta tra filosofi e neuroscienziati. La conoscenza del sistema cerebrale, notevolmente ampliata dalle scoperte degli ultimi decenni, sembra quindi proporsi come chiave per una molteplicità di fenomeni che vanno oltre le semplici capacità cognitive, come la percezione, il ragionamento, la memoria, e si estendono alla comprensione della mente altrui, e all’azione umana in settori sempre più ampi come l’economia, l’etica, l’estetica, la politica, la teologia, il marketing.

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Quello su cui è importante focalizzare però, è che questo nuovo approccio alla filosofia non ha la pretesa di cancellare il passato, di imporsi come nuova disciplina che scavalca la classica impostazione filosofica tipica del pensiero occidentale, quanto piuttosto quella di una speculazione filosofica originaria, un ritorno alla concezione della filosofia quale amore per la conoscenza, un abbandono quindi della posizione dogmatica in vista dell’interazione con gli altri saperi. Non si vuole infatti ridurre la filosofia a uno scientismo, ma semmai trovare un campo neutro nel quale far convergere il sapere teoretico tipico del pensiero classico e il sapere scientifico delle neuroscienze. L’obiettivo principale è quindi quello di superare il dualismo mente – sistema nervoso, opposizione che in termini ontologici era stata analizzata anche da Cartesio (“res cogitans” vs “res extensa”), riuscendo a connettere più saldamente le scienze dell’uomo con le scienze della natura. Pur ammettendo che per studiare la mente sono necessarie categorie, concetti e strumenti speciali e diversi da quelli che si usano nello studio degli altri fenomeni naturali, proprio le neuroscienze hanno aperto alla possibilità, ambiziosa ma estremamente affascinante, di unificare la mente al resto della realtà, permettendo una comprensione globale e divenendo principale strumento di interpretazione. Già Albert Einstein intuiva che: “Un essere umano è parte di un intero chiamato universo. Egli sperimenta i suoi pensieri ed i suoi sentimenti come qualcosa di separato dal resto: una specie d’illusione ottica della coscienza. Quest’illusione è una specie di prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione, attraverso l’allargamento del nostro circolo di conoscenza e di comprensione, sino ad includere tutte le creature viventi e l’interezza della natura nella sua bellezza”. Del resto, come sempre lui affermava, “il vero valore di un uomo dipende dal grado e dal senso in cui ha raggiungo la liberazione dal sé”.

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Quindi i neuroscienziati, oggigiorno, non mostrano più esitazioni ad affrontare questioni che solo fino a qualche anno fa nessuno avrebbe immaginato si potessero analizzare con metodo sperimentale, inclusi: la coscienza, la consapevolezza, il sentimento religioso e, appunto, il comportamento cooperativo, la morale sociale e l’altruismo.

Una delle caratteristiche principali della neurofilosofia inoltre è quella di ambire a realizzare una particolare “teoria del tutto” in grado di ridurre tutte le scienze, in ultima analisi, ad una scienza del cervello, dato che un approccio teorico integrato di diverse discipline sembra fornire una migliore spiegazione naturalistica del processo decisionale umano. Questo tentativo è analogo a quello della fisica teorica di tentare di conciliare meccanica quantistica e relatività generale (String Theory).

In conclusione, la questione dei rapporti tra neurobiologia e mente, vista nella sua complessità, può sembrare irresolubile, anche se già Freud sosteneva, nel suo “Progetto di una psicologia” nel lontano 1895, che: “Un giorno sarà possibile rappresentare il funzionamento psichico negli elementi organici del Sistema Nervoso”. Tuttavia, non possiamo non nutrire un prudente ottimismo circa la possibilità che il progresso scientifico possa fornirci, in un prossimo futuro, sorprendenti novità sulla natura della mente umana e della coscienza; basti pensare che ciò che oggi ci sembra ovvio è stato considerato un’incredibile novità, per le generazioni che ci hanno preceduto e ciò che sino a qualche anno fa era un difficile oggetto di ricerca, oggi è oggetto d’apprendimento didattico. “Neurophilosophy embraces the hypothesis that what we call "the mind" is in fact a level of brain activity. A corollary of this hypothesis states that we can learn much about the reality of mental function by studying the brain at all levels of organization. Until fairly recently, many philosophers preferred to believe that important domains of mental function could never be addressed using the tools of empirical science. Some large-scale mind-brain problems have not yet been solved, and do require significant theoretical innovation. In particular the problem of how to understand the true nature of representations remains unsolved.” (P. Churchland) 7

Riferimenti letterari: Seneca e Byron e la critica all’omologazione

In una lettera contenuta nell’epistolario a Lucilio, Seneca espone la sua personale critica all’omologazione. La condizione di vizio e di malattia morale che gli uomini vivono, abbandonati alle proprie passioni, rappresenta per il saggio – metaforicamente- un pericolo di contagio, che può far perdere la condizione di equilibrio, conquistata non senza sforzo. Portando a Lucilio la sua esperienza, egli dice che gli è impossibile ritornare a se stesso dopo un contatto con gli altri senza aver subito un danno morale e più ancora se si è trovato confuso nella folla. Di recente, infatti, gli è accaduto di partecipare a uno spettacolo gladiatorio particolarmente violento e sanguinoso, rispetto al quale i presenti hanno reagito con entusiasmo.

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Sintesi
  • Filosofia: Neurofilosofia, Freud e la psicanalisi
  • Italiano: Gabriele D'Annunzio
  • Storia: Le Bon e la psicologia della folla, Totalitarismi
  • Fisica: La polarizzazione dei domini di Weiss
  • Inglese: George Gordon Byron
  • Latino: Seneca
  • Storia dell'arte: "La libertà che guida il popolo" Delacroix
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