Esame di stato
“Istituto tecnico commerciale” “Jean Monnet”
Anno scolastico 2012/2013
Luisa Petrozziello
Alunna:
Petrozziello Luisa V A Ragioneria 1
La maschera
“Imparerai a tue spese che nel
lungo tragitto della vita
incontrerai tante maschere e
pochi volti”.
L. Pirandello Petrozziello Luisa V A Ragioneria 2
Indice
Italiano
Luigi Pirandello ........................................pag. 4
Storia
L’Età Giolittiana ........................................................pag. 18
Francese
Gouvernement français ................................................pag. 25
Economia aziendale
La funzione informativa del bilancio d’esercizio........................pag. 26
Inglese
Political institutions in the United Kingdom.........................pag. 33
Geografia economica
I flussi migratori ........................................................pag. 35
Matematica
La statistica ...............................................................pag. 38
Petrozziello Luisa V A Ragioneria 3
Italiano: Luigi Pirandello (1867–1936)
Scrittore, drammaturgo e narratore, rappresentò sulle scene l’incapacità dell’uomo di identificarsi con la propria personalità, il dramma della ricerca di una verità al di là delle convenzioni e delle apparenze.
Al centro della concezione pirandelliana c’è il contrasto tra apparenza e sostanza. La critica delle illusioni va di pari passo con una drastica sfiducia nella possibilità di conoscere la realtà: qualsiasi rappresentazione del mondo si rivela inadeguata all’inattingibile verità della vita, percepita come un flusso continuo, caotico e inarrestabile.
La vita
Pirandello nacque ad Agrigento nel 1867 da una famiglia agiata. I Pirandello, di origine ligure, si erano trasferiti da tempo in Sicilia, facendovi fortuna nell’industria e nel commercio dello zolfo.
Dopo aver frequentato le università di Palermo e Roma, si trasferisce a Bonn, dove si laurea nel 1891.
L’anno seguente ritorna in Italia e si stabilisce a Roma; nel 1894 sposa Maria Antonietta Portulano, figlia di un ricco socio del padre, dalla quale avrà tre figli. A Roma Pirandello entra in contatto con gli intellettuali siciliani e collabora con crescente intensità a riviste e giornali. Nel 1897 assume l’incarico di lingua e letteratura italiana presso l’Istituto superiore di magistero di Roma; inizia così la sua duplice attività di scrittore e insegnante.
Purtroppo nel 1903 una sciagura mineraria, l’allagamento della miniera del padre, riduce la famiglia alla povertà e in conseguenza del dissesto economico inizia la malattia mentale della moglie, che degenera più tardi in forme di follia persecutoria nei confronti del marito.
Petrozziello Luisa V A Ragioneria 4
(Il matrimonio doveva essere infatti “di convenienza” ma si trasformò sfortunatamente in matrimonio d’amore in quanto, come affermava lo stesso Pirandello <Non ci si può sposare innamorati, perché il matrimonio deve essere un patto lucido e consapevole: in un matrimonio senza amore, la donna si adatta al marito, assume il suo ruolo e lo porta avanti creando un’unione solida e portatrice di grandi risultati>), che non rimase senza influsso sulla sua dolorosa concezione del mondo.
Intanto Pirandello è costretto ad impartire lezioni private e a chiedere un compenso per le collaborazioni alle riviste.
Pirandello raggiunse notorietà con il romanzo “Il fu Mattia Pascal” e con un seguito di novelle; mentre prosegue la sua attività di narratore, inizia nel 1910 il suo interesse specifico per il teatro, che lo porterà al successo anche in campo internazionale.
Nel 1924 aderisce al partito fascista con un telegramma a Mussolini; l’anno seguente, con i finanziamenti del fascismo, fonda la Compagnia del Teatro d’Arte di Roma, i cui componenti porteranno in trionfo i suoi testi per tre anni in tutti i maggiori teatri europei e dell’America meridionale.
Nel 1934 gli viene conferito il premio Nobel e nel ’36, durante le riprese di una riduzione per il cinema de “Il fu Mattia Pascal”, si ammala di polmonite e muore il 10 dicembre; vengono rispettate le clausole del suo testamento: essere avvolto nudo in un lenzuolo e messo in una cassa sul carro dei poveri, per un funerale senza fiori, senza discorsi, senza essere accompagnato da nessuno, nemmeno dai figli.
L’arte e la personalità
Vissuto nel periodo a cavallo tra ’800 e ’900, fra il naturalismo e l’inizio del decadentismo, Pirandello è definito uno scrittore isolato, difficile da inquadrare in un movimento letterario ben definito. Nelle sue opere sono rappresentate le riflessioni sull’esistenza, sul male di vivere e sul ruolo dell’uomo nella società; vi si afferma, infatti, l’impossibilità di conseguire alcuna soluzione positiva alla crisi che coinvolge e sconvolge i singoli individui, il tessuto sociale e le istituzioni.
Pirandello imposterà i suoi primi scritti come verista, fotografando la realtà siciliana (estremamente utile sarà l’esperienza fatta in un’estate di “lavoro” alla cava di zolfo paterna), e denunciandola socialmente;
il suo realismo si discosta comunque dai temi del verismo verghiano: in Verga esiste un’analisi esterna dei personaggi e delle situazioni, intrisa di particolari idealismi (la religione, l’onore…), mentre nell’analisi pirandelliana i personaggi vivono una realtà multiforme e sfaccettata, prigionieri di un mondo illusorio e incoerente, un mondo in cui l’inutilità e la miseria della loro vita appaiono come l’unico scenario di base in cui si snoda la vicenda umana, percepita, peraltro in modo sempre diverso a seconda di chi la osserva.
Inoltre, Pirandello analizza non solo la classe operaia più umile, ma anche la borghesia, con le sue nevrosi, le sue frustrazioni.
Nella vita e nel suo flusso eterno, Pirandello avverte, da un lato disordine, causalità e caos, dall’altro percepisce disgregazione e frammentazione. Egli sente i rapporti sociali non autentici, rifiuta le forme e le ipocrisie imposte dalla società; a questo proposito, il pessimismo dello scrittore è totale e lo si nota anche, nelle sue opere, dalla caratterizzazione dei personaggi, i quali sono posti sempre in situazioni paradossali, svelando così la contraddittorietà dell’esistenza umana.
Petrozziello Luisa V A Ragioneria 5
Egli vede un mondo vuoto, privo di ideali in cui si è perso il gusto dell’eroe, del giusto. E punta il dito contro la classe borghese, vuota di ideali e cultura, che crea angosce, ansia, sopraffazione.
Dal rifiuto della società organizzata nasce una figura ricorrente in Pirandello, quella del “forestiero della vita”, l’uomo cioè che si isola e si esclude, colui che guarda vivere gli altri e se stesso dall’esterno con un atteggiamento “umoristico”, in una prospettiva di autoestraniazione.
La poetica pirandelliana viene così a basarsi su alcuni nuclei concettuali: il vitalismo e il caos della vita. Il vitalismo è la tesi secondo cui la vita non è mai né statica né omogenea, ma consiste in un’incessante trasformazione da uno stato all’altro; la vita è, in definitiva, una contraddizione insanabile: è caos, movimento, mentre gli uomini cercano disperatamente di fissare delle forme stabili, ma l’unico momento in cui vi riescono coincide con la loro morte; la frattura è così inconciliabile.
Il relativismo nel sostenere che è impossibile giungere a stabilire una verità, insieme al soggettivismo, legano Pirandello al clima culturale del primo Novecento, cioè alla fase in cui si compie la crisi del Positivismo. Pirandello rifiuta il Positivismo, movimento che riteneva la scienza capace di dare risposte certe alle angosce e all’infelicità della vita (movimento ateo), e si reputa testimone attento e consapevole della crisi della sua epoca, vivendone le contraddizioni.
Egli interpreta in modo originale l’atmosfera decadente, traendo dall’esperienza concreta del suo tempo i suggerimenti per un’analisi lucida ed amara della natura della realtà; ma, se per alcuni motivi la sua posizione rientra nell’ambito di quello che si è soliti definire Decadentismo, sotto altri aspetti (espressionismo) egli lo ha già superato.
Pirandello è stato considerato un autore “filosofico” più attento ai contenuti che alle soluzioni stilistiche e che non si limita a teorizzare le sue concezioni, ma le usa come materia, ne fa l’oggetto delle proprie composizioni. Con le sue opere, la letteratura italiana esce dall’ambito nazionale e acquista respiro europeo.
Le tematiche pirandelliane
1. La pazzia – Il senso della pazzia è una delle tematiche più importanti nell’universo pirandelliano: la pazzia è quando noi non ci rendiamo più conto di avere sul volto una maschera (oppure, rendendocene conto, ce la togliamo), maschera che cambiamo tante volte al giorno, a seconda del ruolo che dobbiamo sostenere. Quando non ci si rende conto di avere la maschera, o non la si indossa più, si può essere se stessi, dire agli altri in faccia ciò che siamo, ciò che pensiamo; gli altri vedendoci diversi ci crederanno pazzi.
Essere se stessi, liberarsi delle convenzioni, non atteggiarsi, non comportarsi come la gente vorrebbe che ci si comportasse. Il pazzo si fa portare dall’immaginazione e capisce che è padrone della vita trovando se stesso. Pirandello arriva a queste considerazioni attraverso le vicissitudini familiari della moglie: l’inizio della situazione di instabilità emotiva, e quindi di pazzia della consorte, coincidono, e ne sono causate, dal tracollo economico seguito all’allagamento delle miniere di zolfo avite. La moglie, già mentalmente instabile (si dice che ciò fu dovuto alle gravidanze), subisce un gravissimo shock. Nel 1904 impazzisce del tutto (esternando ciò in convulsi atti di gelosia e accuse di tradimento).
2. Le realtà soggettive - Lo scrittore fa curare la moglie senza però ottenere risultati (sarà internata, e morirà in ospedale psichiatrico nel 1952). Arriva così alla conclusione di lasciarla alle sue convinzioni, di non contrariarla. Infatti, quando vogliamo sconvolgere l’equilibrio raggiunto da un altro, gli facciamo del male; occorre rispettare il mondo interiore, la realtà che l’altro si è costruito, nella quale crede e sta bene sino a che qualcuno non cerca di strappargliela.
Ognuno vive sul proprio piano, ha la sua realtà, percepisce una realtà diversa e opposta da quella di tutti gli altri, l’importante è lasciarlo dove vuole stare (antipositivismo). Ma alfine, qual è la visione giusta, “normale” della realtà?
Non esiste una visione “univoca” della realtà, così, per assioma, non esiste una visione “giusta” della realtà: possono esistere solo ideologie, culture della realtà che mirano a definirsi come le uniche giuste, veritiere e corrette: fanatismi religiosi, movimenti politici, immersi peraltro nel secolo dei “dubbi”, della mancanza di certezze.
3. La frammentazione dell’essere - L’uomo non ha una sola identità, ma tante quante gli altri gliene attribuiscono. Quando la certezza dell’essere se ne va, constatando che gli altri ci vedono in modo, anzi, in miriadi di modi diversi da come ci vediamo, da come avevamo creduto di essere da sempre, le certezze si disgregano, si “impazzisce”, si capisce che ognuno di noi è una persona diversa per tutti gli altri, ogni persona vede, percepisce, prende di noi cose diverse, e non i tratti salienti da noi usualmente considerati (rif.: “Uno, nessuno e centomila”). La vita è movimento, ma l’uomo, per poter vivere, ha bisogno di fissare dei ruoli, ma la forma chiusa è immobilità, quindi morte; non c’è soluzione. Ci si vede vivere dall’esterno osservando la gabbia in cui si è stati costretti a costruire la propria vita.
4. La maschera - Non potendo quadrare il mio io, non so chi io sia, non sono, e perciò non posso comunicare agli altri. Il vivere è perciò una pena. Ci si atteggia a qualcosa che non si è, si modifica qualcosa di cui non si è sicuri e perciò ci si rende ridicoli: quindi noi continuamente ci mascheriamo, per convenire alle aspettative della gente, alle convenzioni sociali.
Il mondo è fatto di continui atteggiamenti per apparire, e perciò l’uomo si dilania; va così incontro alle psicosi dell’uomo moderno.
5. Dal comico all’umoristico – L’umorismo, nel significato comune del termine, indica la percezione o la rappresentazione, in riferimento a determinate situazioni, del ridicolo (nelle cose, nell’uomo ecc.), allo scopo di suscitare ilarità. Generalmente, fermandosi a questo primo livello di “lettura” senza successive analisi, l’umorismo è, quindi, quasi sinonimo di comico.
L’umorismo pirandelliano, invece, nasce dalle situazioni di dolore, dalle sofferenze e dal “divenire” patetico degli altri (sottintendendo il compatimento e la pietà, certo, ma anche la speranza che a noi non capiti mai una simile situazione). L’umorismo di Pirandello parte dal comico come avvertimento del contrario (la situazione anomala e ridicola che suscita l’ilarità), per poi arrivare, tramite una riflessione mirata alle cause che hanno determinato tale comportamento o situazione, cogliendone gli aspetti intrinseci, spesso dolorosi e pietosi, ad un sentimento del contrario. Nelle sue opere Pirandello lavorerà solo sull’aspetto umoristico delle vicende e delle persone, puntando sempre ad una riflessione palese, o indotta nel lettore, sulle angosce e l’amarezza derivanti dal vivere determinate situazioni.
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Pirandello è stato notevolmente influenzato da Bergson, in particolare dal suo “Saggio sul riso”, nel quale il filosofo espone la propria idea riguardo all’ironia, considerata come un distacco rispetto al coinvolgimento emotivo e rispetto alla realtà che si affronta. Pirandello ha scritto così un proprio saggio nel quale ha esposto la differenza fra il comico e il tragico, servendosi di un esempio: si ipotizza che un uomo veda una signora anziana vestita in modo non consono alla propria età. All’uomo istintivo verrà da ridere (lato comico), se però l’uomo incominciasse a domandarsi sul perché la donna è vestita in tale modo, stabilendo in un certo senso un’empatia con lei, questo gli impedirà di ridere di lei e lo porterà quasi a provarne pietà (lato tragico).
Nel comico infatti è assente la riflessione perché nasce dal semplice e immediato “avvertimento del contrario”; la risata nasce dall’avvertire che una situazione o un individuo sono il “contrario” di come dovrebbero essere. L’umorismo invece è il “sentimento del contrario” e subentra quando si riflette sul perché quella situazione o quell’individuo sono il contrario di come dovrebbero essere e così al riso si sostituisce il sentimento amaro della pietà. Il passaggio dal comico all’umoristico è quindi il passaggio dall’avvertimento al sentimento. Fu lo stesso Pirandello a darci la distinzione tra i due momenti del comico portandoci ad esempio la figura della vecchia imbellettata che cito qui di seguito:
“Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti di non si sa di quale orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata di abiti giovanili. Mi metto a ridere. Avverto che quella signora è il contrario di ciò che una vecchia signora rispettabile dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa impressione comica. Il comico è appunto un avvertimento del contrario. Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che forse quella signora non prova nessun piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente si inganna che, parata così, nascondendo così le rughe e la canizie, riesca a trattenere a sé l’amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andare oltre a quel mio primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l’umoristico”.
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Sintesi maschera tesina
"Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti". Con questa celebre frase di Luigi Pirandello viene trattato il tema del doppio attraverso la metafora della maschera "indossata" da tutti gli individui. La tesina mostra anche altri argomenti: in ambito letterario viene analizzato il pensiero di Luigi Pirandello, in Storia si prende in esame l'età giolittiana, in Francese si descrive in lingua il governo francese, in Economia aziendale invece viene trattato il tema relativo al sistema informativo del bilancio d'esercizio. La tesina di maturità inoltre prende in esame anche altri argomenti, come le politiche istituzionali nel Regno Unito in Inglese, i flussi migratori in Geografia economica e infine la statistica in Matematica.
Collegamenti
Maschera tesina
- Italiano - Luigi Pirandello.
- Storia - L'età giolittiana.
- Francese - Le gouvernement français.
- Economia aziendale - Il sistema informativo del bilancio d'esercizio.
- Inglese - Political institution in the United Kingdom.
- Geografia economica - I flussi migratori.
- Matematica - La statistica.