Estratto del documento

Mafia è un termine diffuso con cui ci si riferisce ad una particolare tipologia di organizzazioni

criminali.

Il termine mafia, le cui origini sono ancora incerte, venne inizialmente utilizzato per indicare

una organizzazione criminale originaria della Sicilia, più precisamente definita come Cosa

nostra, parola che divenne pubblica al mondo durante il processo al primo pentito della mafia

italo-americana, Joe Valachi.

Le analisi di questo fenomeno la considerano una “organizzazione di potere”, evidenziando, in

questo, modo l'importanza delle collaborazioni con i funzionari dello stato e del supporto con

alcuni strati della popolazione piuttosto che delle attività illegali.

Il modello economico utilizzato dalla mafia è basato su quello dell'economia statale ma, a

differenza di questo, si muove in modo sotterraneo. Le organizzazioni mafiose traggono profitti

da numerose attività criminali, come lo spaccio di droga di cui Roma è la piazza centrale.

La mafia si sviluppa nella Sicilia occidentale basata sullo sfruttamento del latifondo, è

un'organizzazione di tipo piramidale, al cui vertice troviamo il proprietario terriero, alla base i

contadini e i braccianti e, tra i due, una fitta rete di collaboratori del latifondista che aveva

l'incarico di riscuotere gli affitti o controllare i raccolti. Questa “classe media”, utilizzata in

precedenza dall'aristocrazia siciliana in funzione antiborbonica, venne usata contro

la classe bracciantile e contadina allo scopo di preservare i privilegi aristocratici

minacciati dalle leggi dello stato unitario tendenti a una riduzione dei latifondi.

Sfruttando la diffusa ostilità verso un'autorità statale lontana e ignara della

situazione siciliana, la mafia si trasformò, diventando un organismo sostitutivo

dell'ordine legale, e i ntervenn e nell'amministrazione della giustizia e nella gestione

dell'economia, avviando una serie di attività al limite della legalità (o del tutto

illegali) da cui gli affiliati e le loro famiglie traevano sostentamento e vantaggio;

da qui si sviluppa la struttu ra in famiglie che la mafia conserva ancora oggi. Alla

base dell'organizzazione mafiosa vi è un codice di onore e di omertà che prevede

la mediazione dei reati all'interno della struttura stessa, in modo da non dover

ricorrere alla Giustizia, con la quale ogni collaborazione viene condannata.

In Sicilia soprattutto, dopo l'Unità d'Italia, l e disperate condizioni economiche

costringono molti meridionali a un esodo che coinvolge 360 mila persone nel

decennio fra il 1872 e il 1882. Dalle navi si sbarca dopo fa ticosissime e snervanti

traversate concluse con interminabili code sulle banchine per guadagnare

l'ingresso in un mondo ostile dove si arriva con valigie di cartone piene di ricordi.

La ricerca di un alloggio, un'occupazione per i nuovi arrivati passa

necessariamente attraverso le conoscenze di quanti si sono già insediati nei

quartieri popolati dagli emigranti. Si formano gruppi ristretti pronti a far scattare

una solidarietà che, per certi versi, ripropone la fratellanza di vecchie sette con un

richiamo all'onore e alla parola. Siamo ai primi embrioni di Cosa Nostra.

C'è anche chi si inserisce nel contesto e si rafforza preparando la lotta di

penetrazione per ogni traffico, dalla prostituzione alla droga, dalle estorsioni al

contrabbando, pronti alla grand e occasione del proibizionismo che sancirà il

passaggio dalle origini rurali al gangsterismo.

Il brigantaggio e la mafia, i sequestri di persona, gli omicidi compiuti a ritmo

ossessionante fanno intanto della Sicilia una terra in cui la dittatura fascista

decide di avviare una feroce repressione. Mussolini invia il prefetto Mori in Sicilia

nel 1924 con pieni poteri. I suoi metodi sono sbrigativi, efficaci ma sicuramente

discutibili. Mussolini nel '27 rinnova la fiducia a Mori che appena due anni dopo,

viene messo a riposo con un secco telegramma, senza avviso.

La liberazione dell'Italia dal fascismo, lo sbarco alleato in Sicilia nel luglio 1943 e

l'immediata nomina di alcuni capimafia a sindaci dei loro paesi sono il frutto di

un'intesa raggiunta da Cosa Nos tra con le autorità americane e avviata tre anni

prima con un vertice dei boss in riva al fiume Hudson, nel New Jersey.

La notte fra il 9 e 10 luglio 1943 gli Alleati trovarono così la strada spianata e le

truppe anglo-americane poterono avanzare senza esp lodere un colpo anche perché

i mafiosi li precedevano scoraggiando eventuali resistenze, invitando soldati e

fascisti a deporre le armi che finirono nelle loro mani.

Liceo Classico L.A. Seneca

La mafia uccide.

Il silenzio pure.

Di Giulia Lausi

Anno scolastico 2011-2012

Perché proprio la mafia e perché collegarla con la libertà di espressione? Questa domanda mi è stata

posta da quasi tutte le persone a cui ho parlato della mia tesina. La risposta è semplice, in realtà,

perlomeno a me viene spontanea.

L'idea mi è venuta dopo aver sentito parlare di Giuseppe Impastato, in una canzone dei Modena

City Ramblers, “I cento passi”. La sua vita, sebbene breve, mi ha affascinata sin da subito. Mi ha

affascinato il modo in cui lui ha deciso, senza dubbi, di tagliare con la sua famiglia, con i suoi

parenti che a Cinisi facevano parte della criminalità organizzata. Il coraggio che ha dimostrato,

sebbene giovanissimo, e la voglia che aveva di cambiare, di fare qualcosa che fosse per la giustizia.

Forse è il senso di impotenza che abbiamo a diciotto anni che mi ha dato l'ulteriore spinta verso un

argomento del genere, sentire che, anche se solamente davanti ad una decina di persone, avrei

potuto anche io tentare di esprimermi su di una realtà della quale non si parla poi così spesso. Come

a voler dimostrare a me stessa che qualcosa anche io posso fare, che noi tutti possiamo.

L'argomento di questa tesina, “La mafia uccide. Il silenzio pure”, affronta, partendo da argomenti

quali la corruzione tra i membri più importanti dei governi di ogni epoca e dalla loro denuncia, un

tema sempre attuale in Italia: la criminalità organizzata.

La scelta di inserire, tra le materie più adatte a questo tema (storia, italiano, scienze, arte),

argomenti riguardanti la corruzione nel passato (letteratura greca e latina) e il tema della moralità

come conclusione, è stata fatta seguendo un percorso che legasse gli uomini attuali a quelli del

passato.

I libri di narrativa, ma anche le tragedie dell'antica Grecia o gli scritti dei latini, ci raccontano di

personaggi, spesso inventati, che compiono imprese fuori dal comune. Imprese che per molti di noi,

specialmente all'età di diciotto anni, sembrano impossibili da realizzarsi.

Negli argomenti scelti per questa tesina, invece, le persone di cui si parla non sono protagonisti di

libri che affrontano i problemi della realtà, ma sono sempre persone realmente esistite o ancora in

vita che hanno scelto di vivere per cambiare, o almeno provare a farlo, la storia del loro paese che,

nel caso degli argomenti strettamente legati alla mafia, è anche il nostro.

In queste pagine si parla di chi, nonostante i rischi, ha scelto di portare in tribunale un tiranno per

riscattare in qualche modo la morte del fratello, di chi ha utilizzato la sua penna come arma per

denunciare la corruzione all'interno della corte imperiale, di chi è nato in una famiglia di “uomini

d'onore” e l'ha rifiutata finendo così ucciso, di chi è cresciuto nel terrore di essere il prossimo

bersaglio di un test di Kalashnikov.

questo documento, le parole di un filosofo tedesco, Kant, che con la sua “Critica

A terminare, poi,

della Ragion Pratica” aveva provato a dare un significato al nostro agire, alla nostra morale,

indicandoci anche cosa ci spinge ad agire in un determinato modo rispetto ad un altro.

La mafia uccide. Il silenzio pure.

Introduzione all'argomento.

↓

“Contro ogni uomo che eserciti oppressione

contro ogni suo simile, contro chi è più debole”

( Fabrizio Moro – Pensa)

Lisia: Orazione contro Eratostene

↓

“Intanto chi tira le fila insabbia, corrompe

e non ha mai smesso”

(Modena City Ramblers – Giro di vite)

Tacito: Annales, libro IV.

Denuncia della condotta di Seiano.

↓

“Aveva un cognome ingombrante e rispettato

di certo in quell'ambiente da lui poco onorato

si sa come si nasce ma non come si muore

e non se un ideale ti porterà dolore”

(Modena City Ramblers – 100 Passi)

1948-1978: Peppino Impastato.

La storia di chi ha scelto di denunciare la mafia.

↓

“Ogni uomo deve comunicare

per resistere davvero, per non sentirsi solo”

(Fabrizio Moro – Non è una canzone)

Saviano: Gomorra.

↓

“Il governo ha sbloccato gli appalti

e la mafia riapre i cantieri”

(Modena City Ramblers – La banda del Sogno Interrotto)

La Mafia nell'edilizia: L'Aquila.

Terremoti.

↓

“Forse è dalle lacrime che nasce l'opera migliore”

(Finley - Domani)

La Natività di Caravaggio.

↓

“È nostra la libertà di dire che gli occhi sono fatti per guardare,

la bocca per parlare, le orecchie ascoltano. Non solo musica.”

(Fabrizio Moro – Pensa)

Morale e libertà secondo Kant.

↓

“C'è un'altra Italia che vive e si diffonde

non la trovi sui giornali la TV ce la nasconde,

è un'altra Italia che ti tende la mano,

migliaia di volti di un paese in cammino.”

(Modena City Ramblers – AltrItalia)

Mafia è un termine diffuso con cui ci si riferisce ad una particolare tipologia di organizzazioni

criminali.

Il termine mafia, le cui origini sono ancora incerte, venne inizialmente utilizzato per indicare una

organizzazione criminale originaria della Sicilia, più precisamente definita come Cosa nostra,

parola che divenne pubblica al mondo durante il processo al primo pentito della mafia italo-

americana, Joe Valachi.

Le analisi di questo fenomeno la considerano una “organizzazione di potere”, evidenziando, in

questo, modo l'importanza delle collaborazioni con i funzionari dello stato e del supporto con alcuni

strati della popolazione piuttosto che delle attività illegali.

Il modello economico utilizzato dalla mafia è basato su quello dell'economia statale ma, a

differenza di questo, si muove in modo sotterraneo. Le organizzazioni mafiose traggono profitti da

numerose attività criminali, come lo spaccio di droga di cui Roma è la piazza centrale.

La mafia che si sviluppa nella Sicilia occidentale basata sullo sfruttamento del latifondo, è

un'organizzazione di tipo piramidale, al cui vertice troviamo il proprietario terriero, alla base i

contadini e i braccianti e, tra i due, una fitta rete di collaboratori del latifondista che aveva l'incarico

o controllare i raccolti. Questa “classe media”, utilizzata in precedenza

di riscuotere gli affitti

dall'aristocrazia siciliana in funzione anti-borbonica, venne usata contro la classe bracciantile e

contadina allo scopo di preservare i privilegi aristocratici minacciati dalle leggi dello stato unitario

tendenti a una riduzione dei latifondi. Sfruttando la diffusa ostilità verso un'autorità statale lontana e

ignara della situazione siciliana, la mafia si trasformò, diventando un organismo sostitutivo

dell'ordine legale, e intervenne nell'amministrazione della giustizia e nella gestione dell'economia,

avviando una serie di attività al limite della legalità (o del tutto illegali) da cui gli affiliati e le loro

famiglie traevano sostentamento e vantaggio; da qui si sviluppa la struttura in famiglie che la mafia

conserva ancora oggi. Alla base dell'organizzazione mafiosa vi è un codice di onore e di omertà che

prevede la mediazione dei reati all'interno della struttura stessa, in modo da non dover ricorrere alla

Giustizia, con la quale ogni collaborazione viene condannata.

In Sicilia soprattutto, dopo l'Unità d'Italia, le disperate condizioni economiche costringono molti

meridionali a un esodo che coinvolge 360 mila persone nel decennio fra il 1872 e il 1882. Dalle

navi si sbarca dopo faticosissime e snervanti traversate concluse con interminabili code sulle

banchine per guadagnare l'ingresso in un mondo ostile dove si arriva con valigie di cartone piene di

ricordi. La ricerca di un alloggio, un'occupazione per i nuovi arrivati passa necessariamente

attraverso le conoscenze di quanti si sono già insediati nei quartieri popolati dagli emigranti. Si

formano gruppi ristretti pronti a far scattare una solidarietà che, per certi versi, ripropone la

fratellanza di vecchie sette con un richiamo all'onore e alla parola. Siamo ai primi embrioni di Cosa

Nostra.

C'è anche chi si inserisce nel contesto e si rafforza preparando la lotta di penetrazione per ogni

traffico, dalla prostituzione alla droga, dalle estorsioni al contrabbando, pronti alla grande occasione

del proibizionismo che sancirà il passaggio dalle origini rurali al gangsterismo.

Il brigantaggio e la mafia, i sequestri di persona, gli omicidi compiuti a ritmo ossessionante fanno

intanto della Sicilia una terra in cui la dittatura fascista decide di avviare una feroce repressione.

Mussolini invia il prefetto Mori in Sicilia nel 1924 con pieni poteri. I suoi metodi sono sbrigativi,

efficaci ma sicuramente discutibili. Mussolini nel '27 rinnova la fiducia a Mori che appena due anni

dopo, viene messo a riposo con un secco telegramma, senza avviso.

La liberazione dell'Italia dal fascismo, lo sbarco alleato in Sicilia nel luglio 1943 e l'immediata

nomina di alcuni capimafia a sindaci dei loro paesi sono il frutto di un'intesa raggiunta da Cosa

Nostra con le autorità americane e avviata tre anni prima con un vertice dei boss in riva al fiume

Hudson, nel New Jersey.

La notte fra il 9 e 10 luglio 1943 gli Alleati trovarono così la strada spianata e le truppe anglo-

americane poterono avanzare senza esplodere un colpo anche perché i mafiosi li precedevano

scoraggiando eventuali resistenze, invitando soldati e fascisti a deporre le armi che finirono nelle

loro mani. “Contro ogni uomo che eserciti oppressione

contro ogni suo simile, contro chi è più debole.”

(F.Moro - Pensa)

Autori Greci: Lisia, Orazione Contro Eratostene.

Nell'orazione “Contro Eratostene, che era stato uno dei Trenta”, dopo un'attenta lettura, Lisia traccia

un quadro degli avvenimenti in cui sono coinvolti Lisia e i componenti della sua famiglia,

descrivendone separatamente le vicende. È stato definito come il più grande oratore attico del V

secolo a.C., ma lo è diventato per costrizione e non per scelta. Così si presenta la figura di

l'ingiustizia di essere un diverso, un “meteco”,

quest'uomo che fin dalla nascita ha dovuto subire

uno che si trovava ad abitare una terra che non era la propria e per questo, secondo la costituzione di

Atene, sua città adottiva, non poteva godere dei diritti politici. Ma in alcuni momenti della sua vita

fu privato anche dei diritti civili. Infatti, durante la democrazia di Pericle, la sua esistenza fu

tranquilla, agiata. Poté compiere degli studi che lo portavano ad essere ritenuto degno di

considerazione anche da parte dei personaggi più ragguardevoli del tempo. E non è un caso che

Socrate e Platone fossero suoi amici. Dopo la morte del padre però la sua condizione di vita cambiò

inevitabilmente. Con il fratello Polemarco decise di andare a vivere in Magna Grecia e,

precisamente, nella colonia di Turii. Anche qui, tuttavia, per questioni politiche (gli abitanti del

posto non vedevano di buon occhio i filoateniesi) dovette andar via e ne approfittò per tornare ad

Atene. La situazione politica in quella città, però, era totalmente cambiata. Al governo democratico

di Pericle si era sostituito quello oligarchico dei trenta tiranni, che non facevano altro che seminare

terrore negli animi degli spiriti liberi dei cittadini ateniesi. Ma non finisce qui. Il desiderio di

ricchezza e la bramosia di potere avevano reso ciechi i nuovi governanti della città, tanto che

costoro iniziarono una persecuzione contro i meteci. Ufficialmente il motivo fu quello di punire

coloro che si lamentavano o erano contrari al nuovo governo, ma la vera causa era il desiderio da

parte di questi di impadronirsi delle ingenti ricchezze delle persone in questione. Nelle liste di

proscrizione furono inseriti trenta nominativi e tra questi c'erano anche Lisia e suo fratello. Il grande

logografo riuscì a salvarsi, anche grazie alla sua astuzia e alle sue ingenti ricchezze che gli

permisero di corrompere Pisone, il tiranno che era venuto ad arrestarlo. Gli offrì del denaro, un

talento d'argento e questi accettò di collaborare. Fece anche un giuramento nel quale invocava su se

stesso e sui componenti della sua famiglia la maledizione degli dei nel caso fosse venuto meno alle

sue promesse. Lisia, fidatosi in condizioni così estreme, aprì il cofano nel quale era conservato il

denaro e stava per porgergli il dovuto, quando si vide sottrarre dai servi di questo tutto il contenuto

del bauletto: neppure il giuramento divino era riuscito ad impaurire il terribile ed empio tiranno. Ma

non finirono qui le sue disavventure. Il fratello Polemarco, nel frattempo, era stato catturato e messo

in carcere da Eratostene che lo obbligò in seguito a bere la cicuta senza prima un regolare processo

ed una dichiarazione delle ragioni per cui Polermarco era stato catturato ed ucciso. Lisia denuncia

inoltre l'assenza di possibilità di un rito funebre degno del fratello defunto, per il quale dovette

affittare una catapecchia invece che utilizzare una delle loro abitazioni, anzi, infierirono su di loro a

causa del denaro da loro posseduto.

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Sintesi

Storia: introduzione generale alla nascita delle organizzazioni mafiose

Greco: Lisia, orazione "Contro Eratostene che era uno dei trenta"

Latino: Tacito, Annales, libro IV, denuncia di Seiano

Storia: Peppino Impastato

Italiano: Saviano e il "Caso Gomorra"

Scienze: L'infiltrazione mafiosa nell'edilizia e le conseguenze nei terremoti

Arte: La Natività di Caravaggio

Filosofia: Kant, la morale, la libertà e la coscienza

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