Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu. (Genesi 1,3)
Fin dall’origine del mondo, la luce ha sempre accompagnato l’esistenza umana, essa è fonte di vita, è energia, è calore, è gioia, è speranza, essa ci fa percepire i colori e le meraviglie della natura. La sua importanza per la vita umana è tale che viene studiata approfonditamente dal punto di vista scientifico, portandoci a conoscenze sempre più vaste. Ma l’idea alla quale la parola “luce” rimanda nelle nostre menti è anche quella di qualcosa di divino, che va oltre il contingente, qualcosa di immutabile, di essenziale.
La stessa idea è quella di cui si è servito Dante nella Divina Commedia: l’immensa luminosità che pervade l’intero Paradiso dantesco, là dove il pellegrino alla fine del suo viaggio rimane abbagliato da quella luce eterna ed infinita che è la manifestazione di Dio. Quindi questo vocabolo pervade tutte le materie dello scibile umano, da quelle scientifiche a quelle letterarie e filosofiche, fino a giungere all’arte dove esso trova la sua massima espressione. Di qui la necessità di prendere in considerazione, in questo percorso tematico, di volta in volta, i vari aspetti che sono correlati alla parola “luce”. 1
Nell’ambito della letteratura italiana, il tema della luce è molto spesso ricorrente, il Paradiso di Dante ne è la celebrazione più alta, ma esso è presente anche in opere di autori ben più recenti.
La luce nel Paradiso dantesco
“La gloria di colui che tutto move per l’universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove. Nel ciel che più de la sua luce prende fu’ io, e vidi cose che ridire né sa né può chi di là su discende;” (Canto I, vv. 1-6)
Già fin dai primi versi del Canto I del Paradiso compare il tema della luce. La scelta di questo tema deriva al poeta dalle sue letture mistiche, ma trova sostegno anche nella tradizione artistica medievale, caratterizzata dai fondi d’oro nell’arte sacra, aventi come simbolo il sole, luce terrena, che rappresentava l’immagine di Dio. Nel Paradiso la luce nella sua varia intensità, è una manifestazione sensibile dell’assoluto, non altrimenti rappresentabile. Quindi essa è una metafora per esprimere l’indicibile.
Benché tutte le anime dei beati risiedano insieme per l’eternità nell’Empireo, nel Paradiso esse appaiono a Dante disposte nei singoli cieli secondo il grado della loro beatitudine. Ciò comporta un progressivo cambiamento nella qualità e nella quantità di luce dei vari cieli e delle varie anime, dipendenti dai meriti e dalle capacità di amore degli spiriti.
“Io vidi più folgòr vivi e vincenti far di noi centro e di sé far corona, più dolci in voce che in vista lucenti:
[…]
poi, sì cantando quelli ardenti soli si fuor girati intorno a noi tre volte, come stelle vicine a’ fermi poli, donne mi parver non da ballo sciolte, ma che s’arrestin tacite, ascoltando fin che le nove note hanno ricolte.” (Canto X, vv. 64-66,76-81) 2
Luminosità, movimento armonico di danza, canto, caratterizzano questo momento della visione, che anticipa la perfezione assoluta di Dio. Con il Canto X cominciano le grandi coreografie luminose formate dalle anime che si rivelano a Dante, nel Cielo del Sole, come una corona di luci, che danzano in cerchio.
Anche la bellezza di Beatrice si traduce in luce, che corrisponde sia alla luminosità del suo sorriso che a quella dei suoi occhi. Dante, trasportato dalla forza stessa che fa ruotare i cieli e dalla luce sempre crescente degli occhi di Beatrice, sale attraverso i nove cieli e man mano che sale ogni parvenza umana e terrena scompare e le anime dei beati appaiono come fiamme, splendori, luci, in un clima sempre più rarefatto e luminoso, fino all’Empireo, dove Alighieri assistito da San Bernardo e non più da Beatrice, può contemplare la Vergine ed i beati e infine, in un’illuminazione improvvisa e sconvolgente, immergersi nella visione della luce stessa di Dio.
La luce in alcune opere di Giuseppe Ungaretti
Nella sua prima raccolta L’Allegria, composta da trentadue liriche scritte tutte al fronte, durante la guerra di trincea, Ungaretti tratta in diverse occasioni il tema della luce.
Il Porto Sepolto
Mariano il 29 giugno 1916
Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde
Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto
Ne “Il Porto Sepolto”, il poeta si immerge in questo luogo misterioso che è simbolo di “ciò che di segreto rimane in noi, indecifrabile”, l’io più profondo da cui la poesia stessa trae origine. Il viaggio rappresenta una discesa alle radici della parola poetica e della vita. L’oscurità assume quindi un valore positivo, un buio da cui si origina la poesia, mentre la luce diventa dispersione, spargimento dei semi poetici.
In “Commiato” Ungaretti riprende la tematica de “Il Porto Sepolto”. In questa lirica la parola ricercata dal poeta viene portata in superficie ed essa è sufficiente ad illuminare il mistero, l’abisso della nostra vita.
Mattina 3
Santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917
M’illumino
d’immenso
“Mattina” è una delle poesie più famose di Ungaretti ed è sorprendente come con due sole parole, il poeta riesca ad esprimere un concetto di dimensioni non misurabili. Il titolo è molto importante poiché il poeta, durante la guerra, una mattina, viene abbracciato da una luce molto forte e dunque anche da un calore molto intenso proveniente dall’alto, e che illumina lo spazio circostante, ma che soprattutto lo fa risplendere interiormente, riuscendo così quasi a percepire la vastità immensa dell’infinito.
La luce in alcune opere di Eugenio Montale
Anche nella poesia di Montale, di tanto in tanto, compaiono degli sprazzi di luce che cercano di lenire temporaneamente il “male di vivere”. Ne sono un esempio:
- “I Limoni”, lirica posta subito dopo il prologo nella prima raccolta “Ossi di seppia”, dove questo male di vivere è sempre in agguato. Il paesaggio urbano della parte conclusiva della poesia sembra infatti svilire ogni “illusione” (v.37) di trovare la verità delle cose umane; eppure non viene meno un bagliore di speranza, quando da un portone semiaperto appare nel cortile il giallo vivo dei limoni e si accende una luce (“…le trombe d’oro della solarità…” v.49) che dissolve il gelo del cuore ed evoca un piacevole insieme di profumi, suoni e colori familiari e festosi che per un istante riconciliano con la vita. I limoni, infatti, rappresentano il tentativo di entrare in contatto con l’essenza della realtà ed è in questo senso che essi diventano una sorta di “talismano soteriologico”, una speranza di salvezza per giungere al disvelamento della verità che si nasconde all’interno della natura.
- “La Bufera”, lirica che dà il titolo alla terza raccolta montaliana. Questo componimento si apre con la descrizione di una tempesta meteorologica in atto, che è metafora della guerra. In questo scenario si delinea l’immagine suggestiva del “nido”, cioè l’interno affettivo e domestico, che viene investito dall’ultima luce, barlume di speranza e segno di pace e salvezza, che si conserva ancora negli occhi di Clizia. Segue quindi il lampo (“…il lampo che candisce…” v.10) che illumina le cose e sembra fissarle per l’eternità. Il lampo diventa così simbolo della verità che si svela per un attimo nell’oscura tragedia del conflitto bellico. La sua luce allude alla distruzione che porta la guerra, ma anche alla speranza salvifica (“manna” v.12) proveniente dalla donna, il cui rapporto con l’autore non è un legame d’amore, ma si inscrive nella sfera dei rapporti con il luminoso, il quasi divino. 4
Le notizie relative alla vita di Tito Lucrezio Caro sono scarse ed incerte. La testimonianza più importante è quella fornita da San Gerolamo che nel suo Chronicon, relativamente all’anno 94 a.C., scrive: “Nasce il poeta Tito Lucrezio che, divenuto folle per un filtro d’amore, dopo aver scritto negli intervalli della pazzia alcuni libri di cui poi Cicerone curò la pubblicazione, morì suicida nel quarantaquattresimo anno di età”. (Gerolamo Chronicon, ad annum 94 a.C.).
I dati forniti dal Chronicon sono stati messi in dubbio da numerosi studiosi, ma, accettando come vera la notizia della scomparsa del poeta a quarantatré anni, è stato possibile risalire al 98 a.C. per la nascita e al 55 a.C. per la morte, probabilmente di suicidio causa della pazzia. Il “De rerum natura” è l’unica opera di Lucrezio ed è un poema epico-didascalico in esametri, suddiviso in sei libri. Didascalico perché il poeta ha l’intento di diffondere, attraverso la sua opera, la dottrina filosofica epicurea, l’unica in grado di liberare l’uomo dall’angoscia e dal turbamento esistenziale.
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Introduzione tesina: la luce
La mia tesina di maturità tratta del tema della luce. Fin dall’origine del mondo, la luce ha sempre accompagnato l’esistenza umana, essa è fonte di vita, è energia, è calore, è gioia, è speranza, essa ci fa percepire i colori e le meraviglie della natura. La sua importanza per la vita umana è tale che viene studiata approfonditamente dal punto di vista scientifico, portandoci a conoscenze sempre più vaste. Ma l’idea alla quale la parola “luce” rimanda nelle nostre menti è anche quella di qualcosa di divino, che va oltre il contingente, qualcosa di immutabile, di essenziale. La stessa idea è quella di cui si è servito Dante nella Divina Commedia: l’immensa luminosità che pervade l’intero Paradiso dantesco, là dove il pellegrino alla fine del suo viaggio rimane abbagliato da quella luce eterna ed infinita che è la manifestazione di Dio. Quindi questo vocabolo, che ricorre assiduamente nella mia tesina, pervade tutte le materie dello scibile umano, da quelle scientifiche a quelle letterarie e filosofiche, fino a giungere all’arte dove esso trova la sua massima espressione. Di qui la necessità di prendere in considerazione, in questa tesina di maturità, di volta in volta, i vari aspetti che sono correlati alla parola “luce”.
Collegamenti
Tesina: la luce
- Italiano - La luce nel Paradiso, Ungaretti (Il porto sepolto, Commiato, Mattina); Montale (I limoni, La Bufera).
- Latino - Lucrezio (De Rerum Natura).
- Storia - La Seconda Rivoluzione industriale.
- Filosofia - Il positivismo.
- Inglese - Virginia Woolf (Concezione della vita, Gita al faro).
- Fisica - La luce e gli spettri.
- Geografia astronomica - La luminosità delle stelle.
- Storia dell’arte - Impressionismo (la Cattedrale di Rouen).