Estratto del documento

Lottare per la libertà

“La libertà senza civiltà, la libertà senza la possibilità

di vivere in pace non è vera libertà.”

di Sara Bergna 5G

I.T.C. P.A.C.L.E. Elsa Morante

anno 2013/2014

Indice

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Introduzione

  • ……….pag.1

Lungo cammino verso la libertà

Nelson Mandela, ………………………………….

  • ………………….pag.2

Apartheid…………………………………….

  • ……….pag.14

1984………………………………………..

George Orwell,

  • ……………….pag.18 La libertà che guida il popolo

Eugène Delacroix,

  • popolo…………………………………..pag.21

Conclusione

  • ..……………...pag.24

Bibliografia e sitografia

  • ………………pag.25 -

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Introduzione

Come tutti sappiamo lo scorso dicembre è deceduta una delle figure che hanno caratterizzato la storia del Novecento Nelson Mandela: simbolo di democrazia, giustizia e libertà nonché idolo del Sudafrica sottomesso dall’apartheid.

Ed è proprio dopo la sua morte che ho deciso di approfondire lo studio del suo personaggio, di ciò che aveva fatto e il motivo per il quale fosse così acclamato non solo dal suo popolo ma anche da tutto il mondo.

“Lungo cammino verso la libertà”

Dalla lettura del suo libro autobiografico mi sono resa conto del fatto che il suo cammino non ha solo lo scopo di liberare sé stesso bensì quello di liberare un intero popolo dalle ingiustizie subite dall’apartheid. Egli stesso, infatti, si è definito più volte “combattente per la libertà”.

un

Procedendo nella riflessione mi sono soffermata sul concetto di lotta per la libertà negli argomenti studiati durante l’anno, più precisamente nell’opera di George Orwell, “1984” in cui la frase

“Freedom is the freedom to say that two plus two makes four”

scritta dal protagonista rappresenta il modo in cui egli prova a sottrarsi al totale controllo che il dittatore esercita sul popolo; esso è tale per cui anche le leggi scientifiche possono essere smentite.

Per quanto riguarda Storia dell’arte ho deciso di trattare il dipinto di

“La libertà che guida il popolo”

Éugene Delacroix intitolato nel quale egli rappresenta la lotta del popolo parigino per la libertà durante le cosiddette “Tre gloriose giornate” nel 1830.

Tutti gli argomenti, quindi sono collegati alla lotta per la libertà.

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Nelson Mandela

1. Vita

Infanzia e prime esperienze di lotta

Il 18 luglio 1918 nasce a Mvezo nella regione del Transkei in Sudafrica Nelson Rolihlahla Mandela.

Il suo nome Xhosa significa “attaccabrighe” il che, nel corso della sua vita, fu motivo di ironia da parte di amici e parenti.

Il nome Nelson gli fu assegnato dalla sua insegnante al collegio coloniale britannico di Healdtown.

Nei collegi britannici, infatti, ai ragazzini sudafricani erano scelti a caso nomi inglesi, al posto degli impronunciabili appellativi tribali. Forse il nome di Mandela è ispirato all’ammiraglio britannico Lord Nelson.

Mandela è noto al mondo anche come “Madiba” dal nome del clan dal quale proveniva; nel tempo ha preso anche un significato onorifico.

Fin da piccolo ha coltivato la passione per il pugilato; nel 1950 si era iscritto al Community Center di Orlando dove si allenava quasi tutte le sere e dove spesso portava il suo primogenito Thembi. Del pugilato non lo affascinava la violenza quanto la scienza. Ciò che gli piaceva era osservare i movimenti del corpo tesi a proteggersi e studiare le strategie di attacco e difesa. Un’altra cosa che lo affascinava della boxe era il suo carattere egualitario “sul ring” scrive, infatti, “l’età, la posizione sociale, il colore della pelle e la ricchezza sono irrilevanti”. Non eccelse mai in questo sport ma continuò sempre a coltivare questa passione.

Il suo spirito di ribellione nei confronti delle ingiustizie e la sua forza di volontà emersero fin da subito: nel 1940 insieme all’amico Oliver Tambo guidò una manifestazione studentesca e questo gli costò l’espulsione dall’Università di Fort Hare.

Quando tornò al villaggio, era destinato a diventare consigliere del re; questi però avrebbe avuto il diritto di scegliere la donna che egli avrebbe dovuto sposare. Mandela si rifiutò e scappò con il cugino a Johannesburg, dove iniziò a lavorare nelle Miniere della Corona di Johannesburg; lì, si rese conto che la differenza tra chi aveva diritti e chi non era scritta nel colore della pelle.

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Nel 1944, insieme a Walter Sisulu e Oliver Tambo costituì la Lega Giovanile dell’ANC (African National Congress), e in pochi anni ne divenne presidente.

Laureatosi in legge, aprì in seguito il primo studio legale per neri insieme a Tambo.

In questo modo iniziò la sua lotta pacifica contro i mali dell’apartheid incoraggiando la gente a non ubbidire alle leggi discriminatorie.

Gli arresti e la condanna all’ergastolo

Fu arrestato dopo il Processo di Treason nel 1958 e rilasciato dopo quattro anni. A quel punto egli capì che l’unica soluzione era la lotta armata.

Nel 1962 fu arrestato con l’accusa di sabotaggio e alto tradimento, fu liberato dopo pochi mesi ma in seguito accusato di nuovo e condannato insieme ai suoi compagni all’ergastolo a Robben Island. Mandela uscirà dal carcere 27 anni dopo, l’11 febbraio 1990.

La liberazione, il premio Nobel e l’elezione a presidente

Uscito dal carcere divenne nuovamente presidente dell’ANC: sospese la lotta armata e si unì al governo nei negoziati per il futuro Sudafrica post-apartheid.

La sua arma principale era il perdono; egli, infatti, cercò subito la riconciliazione con il Presidente De Klerk insieme al quale, nel 1993 ricevette il premio Nobel per la pace.

L’anno successivo, il 27 aprile 1994 venne eletto Presidente del Sudafrica nelle prime elezioni libere a suffragio universale, dove per la prima volta poterono votare anche i neri. Il suo obiettivo era di creare una “nazione arcobaleno”, ovvero una nazione democratica dove tutti gli uomini, bianchi e neri, erano liberi e potevano convivere pacificamente.

Come prova di questo nominò vicepresidente lo stesso De Klerk. Alla

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base della nuova Costituzione del 1994 c’è la “Carta delle libertà”, un documento redatto dallo stesso Mandela e da altri membri dell’ANC nel 1955. Il documento si conclude con la frase seguente:

“Lotteremo per queste libertà, fianco a fianco, per tutta la vita, finché non avremo conquistato la libertà”.

Il ritiro e la morte

Nelson Mandela si è ritirato ufficialmente dalla vita pubblica nel 1999; il 23 luglio dello stesso anno, con una cerimonia tenutasi a Orlando (Soweto), la città di Johannesburg gli ha conferito la più alta onorificenza cittadina, il “Freedom of the City”, una sorta di consegna delle chiavi della città.

Nonostante il suo ritiro, egli non ha mai interrotto la sua misericordiosa azione umanitaria, portando la sua instancabile battaglia per la pace e la comprensione umana oltre i confini del Sudafrica. Muore il 5 dicembre 2013 nella sua casa di Johannesburg.

Mandela Day

In onore di Nelson Mandela le Nazioni Unite hanno decretato nel 2009 il Mandela Day che si celebra ogni anno il 18 luglio in onore della sua data di nascita.

Questa giornata è dedicata soprattutto alla solidarietà, alla carità e alla giustizia e il suo obiettivo è di ispirare gli individui ad agire per aiutare a cambiare il mondo in meglio, e così facendo, a costruire un movimento globale per il bene.

Così come Mandela si impegnò per 67 anni nella lotta all’apartheid, allo stesso modo simbolicamente si celebra il Mandela Day occupando 67 minuti aiutando il prossimo, offrendo opere di carità oppure curando l’ambiente.

In tutto il mondo ogni anno viene celebrata questa festività; a New York, per esempio, nel 2013 uno staff di volontari si è riunito per ricostruire le case distrutte dal terremoto Sandy.

In collaborazione con l’Ambasciata del Sudafrica e l’Institute of Political Study (IEP), il Centro Informazioni di Antananarivo ha organizzato una cerimonia che includeva video messaggi dal Segretario Generale, una performance corale e la proiezione del film “Invictus.” Ambasciatori, politici e membri di varie istituzioni e del Governo erano presenti alla cerimonia che si è tenuta alla sede dell’IEP. In collaborazione con la catena di supermercati Shoprite e l’UNICEF come sponsor dell’attività, lo staff delle Nazioni Unite e le girl scouts hanno offerto ai bambini dei kit per la scuola e zuppa e pane ai residenti di una casa di riposo.

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Lungo cammino verso la libertà

Come l’autore stesso scrive, la stesura di questo libro inizia di nascosto nel 1974 quando egli era in carcere a Robben Island. Egli fu aiutato dai suoi compagni, tra cui il grande amico d’infanzia Sisolu, che operarono da copisti. In questo modo, nonostante la copia originale fu confiscata, Mandela riuscì ad averne un’altra e proseguì, dopo la scarcerazione, nel completamento dell’opera.

Il titolo dell’opera riassume tutta la vita dell’autore. La sua vita, infatti, è stata caratterizzata da una lotta continua per uno scopo solo: la libertà.

Come già accennato nell’introduzione la libertà di cui parla Mandela non è la sua, per meglio dire non solo la sua. Il suo pensiero è collettivo: egli lotta per la libertà politica del popolo nero e per la conquista di un valore irrinunciabile che il regime dell’apartheid aveva tolto ai neri: la dignità dell’uomo.

Nel primo capitolo egli descrive la sua infanzia nei poverissimi villaggi sudafricani e, dopo la morte del padre (che era

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consigliere del re) il suo cambio di vita. Il reggente, infatti, si era offerto di occuparsi dell’educazione del piccolo Rolihlahla così lo prese in casa, lo fece studiare e lo fece partecipare di tanto in tanto alle riunioni politiche che si tenevano in casa sua. In cambio di questo, però il reggente aveva deciso la ragazza che egli avrebbe voluto sposare.

Il suo spirito di ribellione uscì e insieme a Justice, il figlio del reggente che aveva lo stesso destino, scapparono a Johannesburg dove iniziarono a lavorare nelle Miniere della Corona. Dopo una serie di imprevisti e inganni scoperti, Mandela riuscì a entrare da praticante nello studio legale dell’avvocato Sidelsky.

Nello studio conobbe e strinse un forte legame con Gaur, anch’egli un nero che aveva una forte dedizione alla lotta di liberazione. Egli sosteneva che gli africani dovevano riprendersi la loro Africa. Insieme a lui partecipava alle riunioni dell’ANC.

Dopo aver preso la laurea iniziò a frequentare la facoltà di giurisprudenza in lingua inglese, detta “Wits” in cui era l’unico africano. Lì subì diversi episodi di razzismo ma, nello stesso tempo conobbe altri ragazzi bianchi che si schieravano, insieme a lui, dalla parte degli oppressi.

Nel 1944 insieme ad altri membri dell’ANC formò la Lega Giovanile volta a mobilitare il sostegno delle masse nella lotta per la liberazione dell’Africa dal dominio dei bianchi. La Lega giovanile voleva riunire tutte le tribù in una sola nazione, abbattere lo strapotere dei bianchi e istituire una vera democrazia.

Nel 1948 vinse le elezioni il National Party, che iniziò subito la sua politica dell’apartheid che divideva il popolo a seconda della razza e discriminava tutti coloro che non erano bianchi. A quel punto l’ANC divenne più attivo: si impegnò a diventare una vera organizzazione di massa e decise di operare con il principio della non-violenza sul modello di Gandhi.

Si organizzarono scioperi, boicottaggi e azioni di resistenza passiva. Mandela divenne membro dell’esecutivo dell’ANC e questo significava per lui una grande responsabilità.

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Sintesi

Collegamenti: lottare per la libertà, tesina

  • Italiano - Nelson Mandela - Vita e recensione del libro "Lungo cammino verso la libertà"
  • Storia - Apartheid
  • Storia dell'arte - La libertà che guida il popolo (Eugène Delacroix)
  • Inglese - 1984
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