Sara Elisa Zanin, classe 5a Bt, A.S. 2013/2014
1. Indice
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Introduzione: motivazione per cui ho deciso di affrontare questo argomento.....................................4
Mappa concettuale........................................................................................................5
Argomenti:
- William Sidis: è possibile vivere una “vita perfetta”?....................................6
- Morten Brask racconta Sidis.......................................................................................7
- Van Gogh: “La solitudine spinta” all’eccesso......................................................8
- Il suo animo nelle sue opere........................................................................................9
- Leopardi: Il piacere è sempre o passato o futuro, e non è mai presente..............11
- “Il passero solitario”.................................................................................................12
- Quasimodo: Che il vero destino sia quello di rimanere soli?.................................14
- “È subito sera”...........................................................................................................15
La solitudine dei numeri primi
Vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero............................................................16
Numeri primi gemelli......................................................................................................17
Fonti............................................................................................................................18
Introduzione
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Ho deciso di approfondire il tema della solitudine dopo la lettura di un articolo che riassumeva il “caso Sidis” (Il Giornale, 31 gennaio 2014). La storia di un giovane ragazzo, che a causa della sua genialità, è stato emarginato dalla società, vivendo tutta la sua vita in una ricercata solitudine; mi ha profondamente incuriosito e nel momento in cui è giunta l’ora di decidere quale fosse l’argomento che avrei dovuto affrontare per la tesina mi è tornato alla memoria quell’articolo.
Successivamente alla lettura del romanzo “La solitudine dei numeri primi”, il mio interesse per questo tema è ulteriormente accresciuto; infatti, il modo con cui il protagonista maschile si approccia con il mondo, mi ha riportato immediatamente alla memoria il giovane Sidis. Ho voluto approfondire questo tema anche per un ulteriore motivo: la solitudine è uno dei “mali del nostro tempo” e dunque mi affascinava l’idea di conoscerla al di fuori di rigidi e scontati stereotipi. Quali i motivi per cui si tende ad isolarsi dal mondo? Come viene vissuta tale condizione? E altri interrogativi sono nati durante questo approfondimento ai quali ho cercato di trovare una risposta, ripercorrendo scelte e/o percorsi obbligati in cui si è trovata, nelle singole personali esperienze, una galleria varia di umanità e non solo i grandi protagonisti della vita culturale e i personaggi più affascinanti della finzione letteraria.
È necessario precisare una cosa molto importante! Dire “solitudine” racchiude un numero molto vasto di sottoinsiemi. Il “filo conduttore” che legherà gli argomenti su cui ho lavorato è un tipo di solitudine poco nota ma molto diffusa. Essa consiste nell’incapacità del soggetto in questione a rapportarsi con il mondo circostante e questo provoca in lui una sorta di smarrimento e il desiderio di rinchiudersi in se stesso. La solitudine può infatti scaturire da esperienze di emarginazione familiare e sociale. È insito nell’uomo ricercare momenti di tranquillità per potersi rilassare, riflettere, insomma il tipico “staccare la spina”. Non tratterò della solitudine voluta e ricercata: quella dell’artista, del creativo, dell’asceta o di chi sente il bisogno di ricercare un momento suo, per recuperare le energie disperse nel mondo e per dar spazio a quella parte soffocata dall’affanno della vita. La solitudine di cui tratterò è differente! Essa è una sorta di guscio indispensabile, una conchiglia che ci appartiene e ci protegge dal caos della quotidianità e favorisce il ritrovamento di una dimensione che ci appartiene.
La scelta del titolo del mio approfondimento è stata fatta in quanto il termine inglese “loneliness” indica proprio una solitudine vissuta con sofferenza e differisce dal termine “solitude” che invece indica il piacere provato dall’esclusione.
Mappa concettuale
William Sidis, il piccolo genio che a causa delle etichette che gli erano state affibbiate dai mass media e dall’incomprensione
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della società morì nel più totale anonimato:
- È possibile vivere una “vita perfetta”?
- Morten Brask racconta Sidis.
La sofferenza di Van Gogh, un altro genio vissuto nella povertà e nella solitudine, si rispecchia nelle sue opere:
- “La solitudine spinta all’eccesso”.
- Il suo animo nelle sue opere.
“Camera da letto dell’artista” “Campo di grano con volo di corvi”
“
Giacomo Leopardi è un uomo che ha riportato su carta la sua profonda sofferenza che provava a causa della solitudine:
- Il piacere è sempre o passato o futuro, e non è mai presente.
- “Il passero solitario”.
Salvatore Quasimodo nella poesia “È subito sera” descrive i tre stadi dell’animo umano, sottolineando il carattere universale della solitudine:
- Che il vero destino sia quello di rimanere soli?
- “È subito sera”.
I due personaggi del romanzo di Giordano a causa del loro continuo rinchiudersi nei propri mondi vivranno come due numeri primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero:
- Vicini, ma mai abbastanza per sfiorarsi davvero.
- “Numeri primi gemelli”.
William Sidis
È possibile vivere una “vita perfetta”?
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“Vorrei vivere la vita perfetta. L’unico modo per avere la vita perfetta è viverla in solitudine”.
Questa è una dichiarazione che William Sidis fa ad un giornalista quando aveva sedici anni. Egli fu
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“una delle più grandi menti della storia”, infatti spetta a lui il primato per il QI più alto mai registrato: 254. E sebbene fosse dotato di abilità straordinarie morì nel più totale anonimato.
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Billy nacque il 1° aprile 1898 da emigrati ebraici di origine russa. Il padre, Boris Sidis, fu un insegnante di psicologia all’università di Harvard e scrisse anche numerosi libri. Egli fu considerato un genio e grazie alle sue brillanti teorie sulla psicologia venne spesso paragonato a Freud. La madre di William, Sarah Mandelbaum, laureata in medicina nel 1897 decise di sacrificare la propria carriera per seguire il figlio.
I genitori di William educarono il figlio in maniera tale da stuzzicare la sua curiosità fin dalla culla e questo provocò un enorme sviluppo delle capacità intellettive del bambino. Basta elencare ciò che prima di iniziare a frequentare la scuola Billy era in grado di fare. Per esempio a un anno sapeva già parlare perfettamente, a 18 mesi leggeva il Time; a sei anni conosceva sette lingue ed a otto ne
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inventò una, il Vendergood. Inerente a questa lingua egli scrisse anche una grammatica con tanto di esercizi per facilitarne l’apprendimento. Sempre a questa età egli superò i test d’ammissione ad Harvard ma dovette aspettare fino agli 11 anni per poter frequentare l’università a causa della
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giovane età. Vi si laureò a 16 anni “cum laude” in lettere.
Subito dopo la laurea però la vita di William cambiò. Nel 1915 iniziò a lavorare come docente presso la William Rice University, ma non venne apprezzato né dai propri colleghi né dai suoi alunni e a causa di questo egli rinunciò presto alla cattedra.
Di lui non si seppe più nulla fino al 1919 a causa di un arresto durante una manifestazione dei lavoratori. Infatti Billy aveva iniziato ad interessarsi di politica andando ad appoggiare le tesi bolsceviche. La notizia ebbe ampia risonanza tra i media. Al processo William si dichiarò ateo e socialista, mentre l’accusa lo indicava come il responsabile dei disordini. Il caso venne poi archiviato grazie all’intervento del padre. I suoi genitori però lo fecero internare in una loro casa di cura affermando che fosse psicologicamente malato. A questo punto i rapporti con i suoi genitori si ruppero ed egli visse fino all’età di 46 anni nel più totale anonimato.
Si narra che quando morì egli conoscesse e parlasse perfettamente 40 lingue diverse e che fosse in grado di impararne una nuova in meno di una settimana.
1. Affermazione di Sidis ad un’intervista del 1914
2. Soprannome con cui era chiamato William
3. Lingua inventata basata su grammatica e vocaboli derivanti dalla lingua latina, greca, tedesca, francese e altre lingue romanze. In essa è possibile distinguere otto differenti modi: indicativo, imperativo, infinito, ottativo, potenziale, imperativo assoluto, congiuntivo e il rafforzativo da lui inventato
4. Sidis è tuttora lo studente più giovane ad essere mai stato ammesso ad Harvard
Nella sua casa e in quella dei suoi amici vennero trovati numerosi suoi manoscritti, tra questi c’è “
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Mondo animato e Mondo inanimato” dove anticipa la teoria dei buchi neri.
Morten Brask racconta Sidis
Brask nel suo avvincente romanzo “La vita perfetta di William Sidis” ricostruisce a grandi linee,
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basandosi su articoli del tempo e sulla fedele biografia scritta da Amy Wallace, la vita del giovane genio. Sebbene non riporti le vicende in maniera fedele Morten Brask indaga sulla vita di William,
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domandandosi come sia stato possibile che un tale prodigio, da cui ci si aspettava tanto, sia morto nella più totale solitudine.
Brask sottolinea in maniera molto fine come il giovane William non si sia voluto isolare volontariamente dai suoi coetanei, ma anzi fosse desideroso di partecipare agli eventi che sconvolsero il Novecento – traduceva e diffondeva agli immigrati le idee del socialismo e della giustizia sociale. Ma ciò non gli fu sufficiente per guadagnarsi un posto nella società che anzi lo derise ed emarginò. Già tra i banchi di scuola la sua genialità non venne apprezzata. Egli era continuamente sbeffeggiato e deriso dai suoi compagni di classe.
Introduzione Loneliness - Tesina
Ho deciso di approfondire il tema della solitudine nella mia tesina maturità liceo scientifico dopo la lettura di un articolo che riassumeva il “caso Sidis” (Il Giornale, 31 gennaio 2014). La storia di un giovane ragazzo, che a causa della sua genialità, è stato emarginato dalla società, vivendo tutta la sua vita in una ricercata solitudine; mi ha profondamente incuriosito e nel momento in cui è giunta l’ora di decidere quale fosse l’argomento che avrei dovuto affrontare per la tesina mi è tornato alla memoria quell’articolo.
Successivamente alla lettura del romanzo “La solitudine dei numeri primi”, il mio interesse per questo tema è ulteriormente accresciuto; infatti, il modo con cui il protagonista maschile si approccia con il mondo, mi ha riportato immediatamente alla memoria il giovane Sidis. Ho voluto approfondire questo tema anche per un ulteriore motivo: la solitudine è uno dei “mali del nostro tempo” e dunque mi affascinava l’idea di conoscerla al di fuori di rigidi e scontati stereotipi. Quali i motivi per cui si tende ad isolarsi dal mondo? Come viene vissuta tale condizione? E altri interrogativi sono nati durante questo approfondimento ai quali ho cercato di trovare una risposta all'interno della mia tesina, ripercorrendo scelte e/o percorsi obbligati in cui si è trovata, nella singole personali esperienze, una galleria varia di umanità e non solo i grandi protagonisti della vita culturale e i personaggi più affascinanti della finzione letteraria.
È necessario precisare una cosa molto importante! Dire “solitudine” racchiude un numero molto vasto di sottoinsiemi. Il “filo conduttore” che legherà gli argomenti su cui ho lavorato è un tipo di solitudine poco nota ma molto diffusa. Essa consiste nell’incapacità del soggetto in questione a rapportarsi con il mondo circostante e questo provoca in lui una sorta di smarrimento e il desiderio di rinchiudersi in se stesso. La solitudine può infatti scaturire da esperienze di emarginazione familiare e sociale. È insito dell’uomo ricercare momenti di tranquillità per potersi rilassare, riflettere, insomma il tipico “staccare la spina”. Non tratterò della solitudine voluta e ricercata: quelle dell’artista, del creativo, dell’asceta o di chi sente il bisogno di ricercare un momento suo, per recuperare le energie disperse nel mondo e per dar spazio a quella parte soffocata dall’affanno della vita. La solitudine di cui tratterò è differente! Essa è una sorta di guscio indispensabile, una conchiglia che ci appartiene e ci protegge dal caos della quotidianità e favorisce il ritrovamento di una dimensione che ci appartiene.
La scelta del titolo del mio approfondimento è stata fatta in quanto il termine inglese “loneliness” indica proprio una solitudine vissuta con sofferenza e differisce dal termine “solitude” che invece indica il piacere provato dall’esclusione.
Collegamenti
Loneliness - Tesina
- Italiano: Quasimodo e Leopardi.
- Arte: Van Gogh.
- Oggetti extradisciplinari: La biografia di William Sidis e analisi romanzo La solitudine dei numeri primi.