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La libertà e le sue sfumature

Benedetta Talluto 5° B Design Liceo Artistico F. Muzi

Tesina per l’esame di stato a.s. 2014/2015

Indice

  • Italiano: “Libertà tra Baudelaire e Stanislavskij”
  • Storia dell’arte: “Manet e la Body Art: confronto di limiti e libertà”
  • Inglese: “Feminism in literature: the Brontë sisters”
  • Progettazione Design: “Libertà nel design: moda e fashion design”
  • Laboratorio del Design: “La Bauhaus: libertà d’espressione attraverso il colore”
  • Storia: “Il lavoro rende liberi?”
  • Filosofia: “La libertà secondo Schopenhauer”
  • Educazione fisica: “Il rugby, sport della libertà con Nelson Mandela”
  • Matematica: “I limiti: matematica e libertà”
  • Fisica: “L’elettrizzazione: fisica e libertà”

Storia dell’arte Inglese Progettazione

Italiano Design

Laboratori

La libertà

Fisica o del

E le sue sfumature design

Storia

Matematica

Educazione Filosofia

fisica

Libertà tra Baudelaire e Stanislavskij

Mappa

Il mio tema è la libertà. La visione e la ricerca della libertà sono soggettive, ma per i poeti – per Baudelaire in particolare – libertà è volare tra le parole senza che qualcuno stia sempre lì a tirar giù il poeta e a ricordargli che la realtà è misera, che lui è umano e in tutta la sua umanità è goffo, impacciato e degno dello scherno di chi sta a terra e non ha mai provato a volare. Per L’Albatro Corrispondenze.

Per questo in letteratura parlerò di Baudelaire con e A questo punto, però, si può parlare di corrispondenze e di libertà anche in chiave leggermente diversa: in chiave teatrale, con Stanislavskij, ma di questo si parlerà in seguito.

Il Decadentismo

Prima di tutto bisogna inquadrare il poeta nel periodo storico: Baudelaire è universalmente riconosciuto come il precursore del Decadentismo, corrente letteraria nata a Parigi dalla penna di Paul Verlaine che, nel 1883, dà vita al dibattito su questo argomento con Languore. C’è da dire, però, che già nei primi anni settanta del 1800 il critico Anatole Baju sulle pagine di “Le décadent” apostrofava gli scrittori più anticonformisti con il nome Dècadent per via dell’idea, sempre più in voga tra poeti e letterati, che la civiltà contemporanea si stesse esaurendo e quindi ci fosse la promozione di una cultura decadente. Ricordiamo altri nomi importanti del Decadentismo come Rimbaud, Huysmans, Mallarmé con il suo Simbolismo e poi Wilde, che però non appartiene del tutto a questa corrente, bensì ad una sua successiva fase: l’Estetismo, che gli darà la possibilità di esprimere alla perfezione il suo essere di Dandy.

Tornando al Decadentismo e a Baudelaire, ci sono alcuni punti fondamentali da fissare prima di parlarne dettagliatamente: lo spleen, il disprezzo borghese, per la società, la concezione di “poeta-veggente”, linguaggio evocativo, la triade analogia-sinestesia-metafora e il panismo.

Lo spleen

Lo spleen è il concetto chiave per comprendere Baudelaire e il Decadentismo stesso: è la malinconia che avvelena, come il significato letterale della parola, ovvero quell’organo che – se malato – con il suo dolore avvelena e fa ammalare il resto del corpo.

Il disprezzo per la società borghese è caratteristico di tutti i Decadenti, come il senso di emarginazione che provano nei confronti di tutta la società: il motivo è che l’intellettuale si tiene fuori dalla realtà per interpretarla.

Il poeta si dice “veggente” perché, analizzando da fuori la realtà, ha la capacità di vedere collegamenti che gli altri non colgono, anche e soprattutto rappresentati da parole legate a sfere sensoriali diverse, le cosiddette “corrispondenze”, che ispirano anche il titolo di un componimento di Baudelaire e fanno parte del linguaggio evocativo.

Parlando di linguaggio evocativo e di corrispondenze non si può non citare la triade di figure retoriche tipiche del Decadentismo: analogia-sinestesia-metafora.

Queste tre sono, per i poeti decadenti e in particolare per Baudelaire, strumento di conoscenza della realtà. L’analogia è l’evoluzione, se così possiamo chiamarla, della similitudine: la lenta e piatta similitudine lascia il posto alla più veloce metafora e con associazioni più immediate; quando la metafora diventa ancora più veloce, senza passaggi intermedi con associazioni di immagini e/o concetti seguenti solo l’immediatezza irrazionale della metafora e non la lentezza razionale della logica, allora può chiamarsi analogia.

(Es. 1 “Capei d’oro” di Petrarca; Es. 2 “Alba di perla”, “L’Assiuolo”, Pascoli). La sinestesia deriva dal greco συν (= con), e rende possibili le corrispondenze: mette insieme sensazioni derivanti da sfere sensibili differenti. (Es. “Profumi freschi”, v. 9 “Corrispondenze”).

Il panismo, parola che deriva dal greco παν (= tutto), vuol dire “tutt’uno con la natura” e, rapportato al Decadentismo, si può dire che sia la condizione nella quale si trova il poeta grazie alle corrispondenze e ai cinque sensi.

Charles Baudelaire

Charles Baudelaire nasce a Parigi nel 1821. Vicende famigliari incrinano già in tenera età il rapporto con la madre. Vive una vita intrisa di conoscenze letterarie ma anche di dissolutezze, perciò viene costretto ad un viaggio in India (1841) che sarà fonte di ispirazione per la sua poetica. Rientrato in Francia (1842) conosce Gautier e inizia ad interessarsi alle droghe e ai loro effetti sulla produzione artistica. Approfondisce la conoscenza delle opere di Poe che saranno fondamentali per la sua crescita poetica. Partecipa nel 1848 alle rivoluzioni parigine, ma in seguito disprezza tali gesta. Nel 1857 esce la prima edizione di “I fiori del male”, processata e ritirata dal mercato per oscenità. Produce altre opere come “Paradisi artificiali”, poi nel ’61 arriva la seconda versione di “I fiori del male” e nel ’64 pubblica quattro poemi in prosa intitolati “Lo spleen di Parigi”. Nel ’65 viene riconosciuto come un grande insegnante da Mallarmé e Verlaine, due anni dopo muore di sifilide.

“I fiori del male” è l’opera più tormentata di Baudelaire e ricorda “Il bevitore d’assenzio” di Manet, anch’esso rifiutato dalla critica e poi rivalutato successivamente. Ma delle somiglianze tra Baudelaire e Manet se ne parlerà poi.

“I fiori del male” uscì lo stesso periodo di “Madame Bovary” di Flaubert e fu ritirato dal commercio dopo un attacco violento su “Le Figaro” che obbligò il poeta a censurare le sei poesie incriminate e pubblicare nuovamente il componimento riassettato con tagli e aggiunte qualche anno dopo. Verrà poi pubblicato dopo la sua morte con ulteriori aggiunte. Al lettore, sezioni.

La struttura de “I fiori del male”

La struttura dell’opera è la seguente: c’è un prologo, poi sei sezioni. Nel prologo sono elencati i mali che affliggono l’animo umano: primo fra tutti la Noia, che Baudelaire definisce “il più immondo”, poi tutti gli altri vizi che logorano il lettore così come il poeta e viceversa, dimostrando che Baudelaire è sceso dal piedistallo ed è tornato ad essere un uomo tra gli uomini.

La prima sezione, Spleen e Ideale, è il fulcro dell’opera dove il poeta si ritrova, da protagonista, a discutere delle sue aspirazioni ideali rispetto allo spleen contemporaneo.

Mappa

La seconda sezione, Quadri parigini, mette a fuoco il palcoscenico della degradazione morale: la metropoli. Da Decadente perfetto, Baudelaire osserva la realtà dall’esterno individuando e condannando categorie di persone come malfattori, persone comuni e diseredati che popolano lo squallore urbano impersonando le sue stesse angosce.

Dalla terza alla sesta sezione è tutta una fuga inevitabile da tale miseria: Il vino, sono forme artisticamente riuscite che il poeta usa per provare a riscattare il male, senza però riuscirci; infatti nella quinta sezione, Rivolta, Baudelaire protesta contro Dio per i mali che affliggono il mondo e nell’ultima sezione, Morte, definisce un’impossibilità di fuga dalla misera realtà del mondo e si ritira nel desiderio di pace invocata nel poemetto finale, ovvero Il viaggio.

L’Albatro

«Spesso, per divertirsi, i marinai catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari, indolenti compagni di viaggio delle navi in lieve corsa sugli abissi amari.

L’hanno appena posato sulla tolda e già il re dell’azzurro, maldestro e vergognoso, pietosamente accanto a sé trascina come fossero remi le grandi ali bianche.

Com’è fiacco e sinistro il viaggiatore alato!

E comico e brutto, lui prima così bello!

Chi gli mette una pipa sotto il becco, chi imita, zoppicando, lo storpio che volava!

Il Poeta è come lui, principe delle nubi che sta con l’uragano e ride degli arcieri; esule in terra fra gli scherni, impediscono che cammini le sue ali di gigante. »

L’Albatro

Quindi è la poesia emblematica della poetica di Baudelaire per la ricerca di pace, di riaffermazione del poeta e di libertà. E qui si può parlare di “corrispondenze teatrali”.

Stanislavskij

Stanislavskij, autore teatrale russo vissuto tra la seconda metà dell’800 e la prima del ‘900, mise a punto agli inizi del ‘900 un metodo di recitazione chiamato Metodo Stanislavskij.

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Sintesi

Italiano - Libertà tra Baudelaire e Stanislavskij

  • Storia dell'arte - Manet e la Body Art: confronto di limiti e libertà
  • Inglese - Feminism in literature: the Bronte sisters
  • Progettazione design - la Bauhaus: libertà d'espressione attraverso il colore
  • Storia - Il lavoro rende liberi?
  • Filosofia - La libertà secondo Schopenhauer
  • Educazione fisica - Il rugby, sport della libertà con Nelson Mandela
  • Fisica - L'elettrizzazione: fisica e libertà
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