Libertà come scelta di pensiero
Esmail Mostatira, 5°C
A.S. 2013-2014
The really important kind of freedom involves attention, and awareness, and ...
Premessa: una storia di pesci
La tesina si intitola “Libertà come scelta di pensiero” e, in ultima istanza, è la storia di due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: – Buongiorno, ragazzi. Com’è l’acqua? – I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: – Ma che diavolo è l’acqua? –.
Con questa favola un autore americano, considerato oggi uno dei capisaldi della letteratura statunitense, cominciava il suo discorso Questa è l’acqua, un commencement speech, a una platea di giovani neolaureati e ai loro genitori durante la cerimonia di conferimento delle lauree alla Kenyon College, nel 2005.
Una riflessione e un invito indirizzati a una nuova classe intellettuale, in cui lo scrittore, perché di romanziere e saggista si tratta, giunge a una conclusione originale e antica, al contempo, su concetti, spesso ritenuti ovvi, come libertà e scelta.
David Foster Wallace nacque ad Ithaca, New York, il 21 febbraio 1962. Compì studi umanistici, ma sempre con uno sguardo attento alla matematica, che l’aveva sempre affascinato. Si laureò in filosofia con una tesi su Wittgenstein e la logica modale e insegnò come docente universitario.
Parallelamente all’attività di insegnante, condusse quella di scrittore e nel novero delle sue opere spiccano opere di fiction e non-fiction. Della prima categoria si possono ricordare le raccolte di racconti come Brevi interviste con uomini schifosi, una serie di colloqui psicologici con personaggi instabili e altri racconti, La ragazza dai capelli strani che, raccolta scritta all’età di ventisette anni, è un vero e proprio crogiolo delle tematiche, quali la droga, la cultura televisiva centrali e maggiormente approfondite in Infinite Jest (1996), romanzo di oltre mille pagine di cui un centinaio solo di note ed errata corrige e capolavoro assoluto di Foster Wallace.
Tra le opere di non-fiction risaltano brillanti pezzi di giornalismo come Una cosa divertente che non farò mai più, ironico reportage di una settimana in crociera, oppure Federer come esperienza religiosa, resoconto della finale di Wimbledon in cui l’autore, ex tennista a buoni livelli in gioventù, esprime la sua ammirazione per l’atleta svizzero, di cui parla in questi termini: “la spiegazione metafisica è che Roger Federer è uno di quei rari atleti preternaturali che sembrano essere esenti, almeno in parte, da certe leggi fisiche”. Oppure le riflessioni sulla cultura di massa nel saggio E unibus pluram.
Nonostante i notevoli successi letterari e la fama di autore di culto della sua generazione, David Foster Wallace soffriva di una forma patologica e recidiva di depressione, che affrontava mediante un massiccio e costante ricorso a psicotropi antidepressivi.
Qualche anno prima della sua morte, però, interruppe la terapia e la malattia peggiorò, fino al 12 settembre del 2008, quando si suicidò all’età di quarantasei anni. La moglie, Karen Green, rientrando la sera, lo trovò impiccato nel loro appartamento in California.
La sua ultima fatica è stata pubblicata postuma: il romanzo incompiuto Il re pallido, incentrato sulla noia vissuta da alcuni impiegati dell’Agenzia delle Entrate americana.
Gli spunti interdisciplinari in Wallace sono illimitati: si potrebbe spaziare dall’esistenzialismo di Dostoevskij al problema della brachistocrona, ma per evitare di essere dispersiva, la tesina sarà un tentativo di ripercorrere alcune tappe dell’analisi del pensiero wallaciano, tenendo in considerazione solo alcuni stretti riferimenti artistici e filosofici esterni, riscontrabili ad esempio nei grandi realisti dell’Ottocento o in pensatori più recenti come Guy Debord, con un’attenzione particolare al sorprendente epilogo in compagnia dei pesci riguardo al senso di libertà che si respira nella società postindustriale, allo scopo di cogliere la proposta di una libertà alternativa, intesa come scelta di pensiero.
Per rispondere al giovane pesce che chiede cos’è l’acqua, leggete questo.
Televisione, alcol e tennis, ossia la dipendenza
La televisione
Una tematica che costantemente sollecita l’interesse di Wallace e insediata ovunque tra le pagine dei suoi scritti è la dipendenza, nelle sue varie forme. Uno scrupolo quasi ossessivo è dedicato alla dipendenza dalla televisione, o in generale dall’intrattenimento di massa.
In Infinite Jest la trama si sviluppa intorno alla ricerca della copia riproducibile della pellicola del film omonimo, la quale provoca un tale piacere da indurre gli spettatori a uno stato catatonico e un completo disinteresse anche per i bisogni vitali, fino alla morte.
È già evidente in questo punto una critica sotterranea all’inibizione fisica, ma soprattutto intellettuale e creativa imputabile alla logica dello spettacolo che richiede al pubblico un contributo passivo, in IJ estremizzato a letale.
L’autore stesso confessò che la televisione ebbe un ruolo fondamentale nella sua gioventù, dicendo che influenzò in modo determinante la sua “esperienza schizogenica della crescita” e sua sorella, Amy Wallace, dichiarò di non aver conosciuto “nessuno con un bisogno di televisione paragonabile a quello di David”.
Alcol e droga
Importanza analoga ha la dipendenza da alcol e droga. Ancora una volta l’elemento biografico è imprescindibile: Wallace, infatti, dai diciannove anni aveva sempre consumato psicotropi per attutire la depressione e il suo primo testo in assoluto, il racconto Il pianeta Trillafon in relazione alla Cosa Brutta, scritto al college, tratta proprio di questa malattia e delle cure farmacologiche (Trillafon è un esplicito riferimento al triciclico Tofranil) a cui ricorre il protagonista, nient’altro che lo strettissimo alter ego dello scrittore.
Nel testo la depressione, a volte madre a volte figlia della dipendenza, è definita nel modo seguente:
Voglio raccontarvi com’è secondo me la Cosa Brutta.
Per me è come una nausea completa, totale, assoluta. Cercherò di spiegarmi meglio.
Immaginate di avere una nausea davvero tremenda che parte dallo stomaco. Quasi tutti hanno avuto una nausea davvero tremenda, perciò tutti sanno come ci si sente: è tutt’altro che divertente. OK. OK. Ma quella è una sensazione circoscritta: si accentra grossomodo intorno allo stomaco.
Immaginate che tutto il corpo abbia la nausea: i piedi, i grossi muscoli delle gambe, le clavicole, la testa, i capelli, ogni cosa, tutto nauseato come uno stomaco in subbuglio.
Poi, se ci riuscite, vi pregherei di immaginare la stessa sensazione ancora più diffusa e totale. Immaginate che ogni cellula del vostro corpo, ogni singola cellula del vostro corpo stia male come quello stomaco nauseato.
E non solo le cellule, ma anche gli e. coli e i lactobacilli, i mitocondri, i corpi basali, tutti con la nausea a ribollire infiammati come larve nel collo, nel cervello, ovunque, dappertutto, in ogni cosa. E tutti con una nausea da morire.
Ora immaginate che ogni singolo atomo di ogni singola cellula del corpo abbia quella stessa nausea, una nausea insopportabile. E ogni protone e neutrone di ogni atomo... gonfio e pulsante, malaticcio, nauseato, senza speranza di vomitare per liberarsi da quella sensazione.
Ogni elettrone ha la nausea, perde l’equilibrio e sbarella negli orbitali da luna park inondati da un turbinio screziato di gas velenosi gialli e viola, tutto stordito e sbarellante. Quark e neutrini fuori di testa che schizzano nauseati dappertutto, impazziti.
Immaginate questo, immaginate una nausea diffusa capillarmente in ogni vostro minimo frammento, perfino nei frammenti dei frammenti. Di modo che la vostra essenza, la vostra … quintessenza è caratterizzata unicamente dalla nausea; voi e la nausea siete, come si dice, «una cosa sola».
Ecco pressappoco cos’è in sostanza la Cosa Brutta. Tutto in voi è nauseato e paradossale. E siccome l’unica conoscenza che si ha del mondo intero passa attraverso le varie parti del corpo – tipo gli organi sensoriali, la mente, ecc. – e siccome queste parti hanno una nausea da morire, il mondo intero che voi percepite, conoscete e abitate vi arriva filtrato da questa brutta nausea e diventa brutto.
E tutto diventa brutto in voi, tutto il bello esce dal mondo come l’aria esce da un pallone rotto. […]
E succede proprio come quando ti viene la nausea e sotto sotto hai paura che non passerà mai: la Cosa Brutta ti spaventa allo stesso modo, solo peggio, perché la paura stessa è filtrata dalla brutta malattia e diventa più grande, peggiore e famelica di quando è cominciata. Ti squarcia, si insinua e ti si agita dentro.
Il passo, colloquiale nel tono e assolutamente confidenziale, esprime schiettamente e nel modo più ravvicinato possibile il sentire del depresso che prima di arrivare al suicidio, tante volte tentato e riuscito nel 2008, è in realtà già morto più e più volte.
Facciamo tante storie quando chi ha una «grave depressione» si suicida; diciamo: – Per la miseria, dobbiamo fare qualcosa per impedire che si suicidino! – Errore.
Perché, vedete, tutte quelle persone a quel punto si sono già uccise, nel senso che conta per davvero. Quando scolano interi armadietti di medicine, schiacciano un pisolino in garage o che so io, si sono già uccisi da un pezzo.
Quando «si suicidano» si dimostrano semplicemente coerenti. Danno semplicemente forma esteriore a un fatto la cui sostanza in loro esiste già da molto tempo.
Una volta che ti rendi conto di quello che sta succedendo, il fatto dell’autodistruzione esiste sotto tutti gli aspetti pratici. Rimane ben poco da fare in una situazione simile, a parte «formalizzarla», altrimenti, se non è quello che volete, c’è sempre la TEC o un viaggio che dalla Terra vi porta su altro pianeta.
Per poter traslocare su un altro pianeta è necessario munirsi di biglietti speciali che devono essere continuamente rinnovati, e possono essere l’alcol o gli stupefacenti.
In Infinite Jest, il defunto regista della tanto ambita pellicola, James Incadenza, era un alcolizzato cronico e, proprio quando stava compiendo dei progressi, decise di suicidarsi infilando la testa in un forno a microonde.
Oppure in una casa di recupero, i residenti combattono ferocemente contro la dipendenza e personaggi feriti a morte in ospedale come Don Gately, un nerboruto e muscoloso membro dello staff rimasto ferito alla spalla da un colpo da arma da fuoco, resistono all’utilizzo di Demerol anche quando soffrono tremendamente e il narcotico è un ottimo antidolorifico, che però potrebbe risvegliare il bisogno di assumerne dell’altro dopo la convalescenza, spezzando la tanto arduamente conquistata sobrietà.
Anche il romanziere alternava fasi di alcolismo e di abuso di psicofarmaci e per un certo periodo frequentò gli Alcolisti anonimi.
Il tennis
A queste forme “tradizionali” di dipendenza, se ne aggiunge un’altra: il tennis.
L’attività sportiva, soprattutto a livelli agonistici, è metafora della competitività e della brama spasmodica di raggiungere visibilità e affermazione.
In relazione a questa disciplina Wallace riflette sull’amicizia, la solidarietà e altri valori o virtù che rischiano di finire soffocati sotto il macigno narcisistico e solipsistico dell’ambizione individualistica, della corsa al successo, o come la definisce in Questa è l’acqua, della “rat race”, la corsa dei topi.
In Infinite Jest, Hal Incadenza, figlio di James Inacadenza regista e fondatore di un’accademia tennistica, è riunito con alcuni studenti reduci da sfiancanti esercizi e considera che senso abbia la loro convivenza in un ambiente che esaspera l’agonismo.
«Il punto è che avevamo appena passato tre ore in un freddo da congelarsi i coglioni a fare una partita dietro l’altra, ad assalirci, a tentare di strapparci il posto in squadra. A difendere quelle posizioni dagli attacchi degli altri. Il sistema ha l’ineguaglianza per assioma.
Sappiamo perfettamente dove ci troviamo rispetto a tutti gli altri. John Wayne è sopra di me, e io sono sopra Struck e Shaw, che due anni fa erano entrambi sopra di me ma sotto Troeltsch e Schacht che, tranne Pemulis, non può battere nessuno da quando il ginocchio e il Morbo di Crohn gli sono peggiorati, e ora si limita a difendere la sua posizione facendo sfoggio di due palle così per il semplice fatto di riuscire a mantenerla.
Due estati fa Freer mi ha dato 6/4 6/2 nei quarti dei campionati Us su Terra Battuta e ora è nella squadra B, cinque posti sotto di me, sei se Troeltsch riuscirà a batterlo ancora quando giocheranno di nuovo dopo che si sarà ristabilito».
«Io sono sopra Blott. Sono sopra Ingersoll», conferma Idris Arslamano.
«Be’, Blott ha solo dieci anni, Idris. E tu sei sotto Chu, che è in un anno di sviluppo e sta sotto Possalthwaite. E Blott è sotto Beak e Ingersoll solo per la differenza di età».
«Io so esattamente dove mi trovo in qualunque momento», scherza Ingersoll.
[...] Hal lotta per tirarsi su sui gomiti: «Ciascuno di noi è nella catena alimentare dell’altro. Tutti. È uno sport individuale. Benvenuti al significato di individuale. Siamo tutti profondamente soli qui. E ciò che tutti abbiamo in comune, la solitudine».
«E Unibus Pluram», riflette Ingersoll.
Hal li guarda tutti in faccia. Quella di Ingersoll è completamente priva di sopracciglia, rotonda e spolverata di lentiggini come un pancake della Sig.ra Clarke.
«E allora come facciamo a stare insieme? Come si fa a essere amici? Come può Ingersoll fare il tifo per Arslanian nei singoli di Idris a Port Washington quando, se Idris perde, Ingersoll può ridiventare titolare al posto suo?»
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Introduzione Libertà come scelta di pensiero, tesina
La seguente tesina di maturità liceo scientifico è una monografia su David Foster Wallace. Si intitola “Libertà come scelta di pensiero” ed, in ultima istanza, è la storia di due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: –Buongiorno, ragazzi. Com'è l’acqua? – I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: – Ma che diavolo è l’acqua?–. Gli argomenti che permette di sviluppare questa tesina sono: Matematica: teorema della media integrale, Filosofia: Guy Debord, Letteratura: Verga e Zola.
Collegamenti Libertà come scelta di pensiero, tesina
- Matematica - teorema della media integrale
- Filosofia - Guy Debord
- Letteratura - Verga e Zola