Indice
Introduzione pag. 2
- Capitolo 1 – Il lavoro nella letteratura pag. 3
- 1.1 Émile Zola e Germinal pag. 3
- 1.2 Charles Dickens e Hard Times pag. 5
- Capitolo 2 – Il lavoro nell’Unione Sovietica pag. 7
- 2.1 – Il concetto di lavoro pag. 7
- 2.2 – Il comunismo nell’URSS pag. 8
- 2.3 – Le condizioni degli operai sovietici pag. 9
Za Chleb i Wolność
- Capitolo 3 – pag. 10
- 3.1 – Il lavoro in Polonia pag. 10
- 3.2 – Lech Wałęsa pag. 13
- 3.3 – Agosto 1980 pag. 13
- 3.4 – 500 giorni pag. 16
- 3.5 – La legge marziale pag. 18
Laborem Exercens
- Capitolo 4 – pag. 19
- Conclusione pag. 21
- Bibliografia e sitografia pag. 22
Introduzione
In un tempo in cui i diritti dei lavoratori sono subordinati alla volontà dei mercati, ho deciso di scrivere una tesina dedicata alla riflessione sulle condizioni, i sacrifici e le conquiste della classe operaia del Ventesimo Secolo con la speranza che anche le generazioni future possano avvalersi dei diritti per cui i loro nonni hanno lottato.
Inoltre mi concentrerò sul valore del lavoro e, in particolare, su quello attribuitogli dalla dottrina sociale cattolica.
Innanzitutto rivolgerò la mia attenzione alle condizioni di lavoro di fine Ottocento e primo Novecento attraverso il loro riflesso nella letteratura europea, soffermandomi su quella francese con Zola e su quella inglese con Dickens. Successivamente prenderò come esempio la situazione lavorativa nell’Unione Sovietica e le riflessioni di Marx su cui essa si basava.
In seguito, osserverò il fondamentale ruolo del sindacato polacco Solidarność nell’ambito delle conquiste operaie, descrivendone la storia e i principi che lo animano. Ho scelto di dedicarmi in particolare alla situazione polacca sia per l’esempio che fu per l’Europa intera sia perché essa ha messo in atto concretamente i valori sociali cattolici che reputo particolarmente validi, soprattutto se inseriti nel clima di solidarietà della Polonia degli anni Ottanta.
Infine, ho descritto brevemente la concezione del lavoro cattolica attraverso l’Enciclica Laborem Exercens.
Lo scopo di questa tesina è quindi dimostrare il fallimento delle ideologie capitalistiche e comuniste nel corso del XX secolo attraverso la descrizione delle terribili conseguenze lavorative che esse comportarono per gli operai, e successivamente, attraverso l’esempio di Solidarność, evidenziare il valore umano e sociale che invece ha dimostrato la dottrina cattolica, ovviamente pur sempre all’interno delle possibilità e dei limiti di ognuno di noi.
Il titolo, Za Chleb i Wolność, è stato scelto non solo in quanto motto delle proteste operaie polacche in seguito trattate, ma anche perché “Per il pane e la libertà” esprime bene sia il valore materiale del lavoro che comunque si basa innanzitutto su un salario concreto che permette ai lavoratori di mantenersi, sia il valore spirituale che permette all’uomo di realizzarsi, attraverso il vero esercizio della libertà, nella sua più completa umanità.
Capitolo 1 – Il lavoro nella letteratura
1.1 Émile Zola e Germinal
Il primo esempio, qui trattato, di letteratura come riflesso e denuncia delle condizioni lavorative della fine del XIX secolo è senza dubbio il romanzo Germinal di Zola.
L’autore francese è considerato il maggior esponente del Naturalismo e ne manifesta ampiamente le caratteristiche nelle sue opere.
In Germinal Zola si dedica alla rappresentazione scientifica e realistica delle condizioni dei minatori francesi ed effettua una decisa denuncia. Ispirandosi alle proteste operaie verificatesi nel 1869 nel dipartimento della Loira e dell’Aveyron e documentandosi di persona sul posto, descrisse in maniera dettagliata la situazione in cui erano costretti a vivere i minatori, come gli alloggi sovraffollati e i turni di lavoro micidiali.
Dopo uno sguardo alla povertà disperata che pativano, Zola si concentra sulla figura del protagonista, Étienne Lantier, che è indubbiamente il più colto e il più politicizzato. È grazie a lui che Zola esprime i suoi ideali socialisti: gli operai aderiscono all’Internazionale dei lavoratori e decidono di scioperare, convinti da Étienne.
Lo sciopero diventa, in questo caso, un’occasione per dar sfogo alla rabbia accumulata in tanti anni di oppressione e sfruttamento, senza una precisa coscienza collettiva, ma con grande confusione ed ira che porteranno al fallimento dell’impresa. Tuttavia, le fondamenta di questa protesta sarebbero state solide, poiché basate sul gradualismo marxista che ha come obiettivo la rivoluzione, attuata salvaguardando la vita dei lavoratori.
I problemi dunque furono causati non solo dall’insicurezza di parte degli operai, ma anche da fattori esterni, come l’attentato dell’anarchico Souvarine.
Il realismo nella trattazione delle condizioni dei minatori è disarmante e non lascia spazio ad alcun dubbio. Attraverso le sue tecniche sperimentali, Zola costruisce una trama che, dato un preciso ambiente sociale ed individuato i principali caratteri di un individuo, si sviluppa automaticamente e necessariamente.
Come era solito dire Zola: “Il romanzo si fa da sé.” In particolare, egli si propone di dimostrare come il degrado economico e la miseria generassero inesorabilmente alcolismo, criminalità, propensione alla violenza e devastazione fisica e morale.
Rappresentò la realtà in maniera così cruda e concreta che destò grande scandalo nella società borghese. Il suo obiettivo era appunto quello di smuovere le coscienze addormentate della società francese e di chiedere un intervento a vantaggio degli operai.
Un valido esempio dell’efficacia stilistica e contenutistica del romanzo zoliano è fornito dal seguente brano in cui, senza giri di parole, l’autore mette in chiaro lo stile di vita dei minatori.
Germinal
Una scena tratta dal film del 1993, diretto dal regista francese Claude Berri.
Eh già, – ammetteva Maheu, – certo che se si avesse più denaro si abiterebbe più al largo! Comunque, è ben vero che vivere pigiati come salacche [sardine sotto sale, n.d.r.] non giova a nessuno. Si sa come va a finire: uomini bevuti [sempre ubriachi, n.d.r.] e ragazze gravide.
Prendendo lo spunto di qui, ciascuno diceva la sua; e nel tanfo di petrolio che appestava la stanza, già ammorbata da quello di soffritto, la conversazione si protraeva. No, ben certo, non era allegro vivere. Si faticava come bruti in un lavoro al quale un tempo condannavano i galeotti; vi si lasciava spesso la ghirba [la pelle, n.d.r.] prima della nostra ora; e tutto questo per non rimediare neanche un po’ di lesso a cena.
Certo, come i polli il becchime, lo stretto necessario per far tacere la fame si aveva; si mangiava, ma appena quel tanto che permetteva di stare in vita e di seguitare a patire; o carichi di debiti, perseguitati dai creditori quasi che il pane si rubasse.
Quando arrivava la domenica, si era così stracchi che si passava il tempo a dormire. I soli piaceri che restavano, quello di sborniarsi e d’ingravidare la moglie. Per di più la birra ti fa metter pancia e la pancia ti fa mancar di rispetto dai figli. Ah no; in quelle condizioni vivere non era punto [per nulla, n.d.r.] allegro.
É. Zola, Germinale, Einaudi, Torino 1994, Parte terza, cap. III, pp. 152-153
A coloro che lo accusarono di estremo realismo, Zola rispose con una lettera, nel 1885, indirizzata ad uno dei suoi critici più severi, Henri Duhamel, affermando di aver riportato solo la pura verità:
“Questa è la verità, che continuo a sostenere. Non mi si contraddica con dei motivi sentimentali; ma si vada, piuttosto, a consultare le statistiche, a informarsi sul posto. Si vedrà se ho mentito. Semmai ho attenuato le tinte.
Si sarà fatto un gran passo verso l’eliminazione della miseria, il giorno nel quale ci si deciderà a conoscerla nelle sue sofferenze e nelle sue vergogne. Mi si accusa di fantasia sconcia [pornografica, n.d.r.], di premeditata menzogna su certa povera gente, che m’ha riempito gli occhi di lacrime.
A ogni accusa potrei rispondere con un documento.”
Un altro aspetto che destò particolare scalpore fu la vivida descrizione della violenza popolare, anche da parte delle donne. Riguardo a queste scene brutali, Zola esprime ancora una volta un giudizio deterministico: sostiene l’inevitabilità della rivoluzione che, presto o tardi, poste determinate condizioni, si scatenerà con la violenza d’una forza della natura.
Jules Adler, Sciopero, 1899
L’unico modo per evitarla è migliorare radicalmente le condizioni degli operai, attraverso significative riforme sociali. In assenza di esse, benché la brutalità sia ingiustificabile, la responsabilità di essa sarà da attribuire non solo all’indole animalesca operaia, ma anche al miope egoismo borghese.
Emergono quindi quei caratteri di ribellione e di desiderio di giustizia che sono alla base di tutte le proteste e le conquiste operaie del XX secolo. È la dimostrazione della necessità umana di una vita dignitosa e della volontà di ottenerla a qualsiasi costo.
In particolare, questo romanzo, benché apparentemente pessimistico poiché l’esito delle proteste non ha successo, racchiude in sé un grande slancio di ottimismo e di fiducia nell’avvenire, che caratterizzerà anche i lavoratori polacchi di Solidarność, che tratteremo in seguito.
È Zola stesso a non rassegnarsi: la constatazione del fallimento degli oppressi riguarda in questo caso solo una specifica situazione e non l’intera umanità. È il progresso umano il vero protagonista del romanzo zoliano, il quale non è assolutamente un fantasma, ma è tangibile ed effettivo e non è mai sconfitto nei singoli episodi di fallimento.
Al contrario, esso è presente nel corso dell’intera vicenda umana ed è sempre viva la speranza che esso possa essere messo in atto dalle future generazioni.
Di questo ne è una conferma il titolo del romanzo, Germinal, che si riferisce al mese di aprile secondo il calendario della rivoluzione francese. Esso indica quindi la primavera, la rinascita che avviene attraverso la consapevolezza della proprie possibilità, dei propri diritti e della propria forza.
In questa prima tappa, si osserva dunque come le terribili condizioni lavorative di fine Ottocento ebbero una grande influenza sulla letteratura francese, permettendo a chi non aveva nessuna rappresentanza di levare il proprio grido di indignazione e di protesta e si può anche constatare il fallimento della logica di sfruttamento capitalistica che ha spesso condotto solo a disagi sociali e civili.
Inoltre, si può parlare in questo caso di una vera e propria letteratura solidale, rappresentativa, con quasi la valenza di un sindacato operaio. Nella prossima sezione, invece, analizzeremo i riflessi e le opinioni espressi attraverso le opere della letteratura inglese, in particolare quelle di Charles Dickens.
1.2 Charles Dickens e Hard Times
Anche nell’Inghilterra del XIX secolo le condizioni dei lavoratori erano pessime. La rivoluzione industriale aveva infatti causato radicali cambiamenti nella società inglese.
Crebbe, ad esempio, la densità della popolazione residente nelle grandi città, in cui ben presto, attorno alle fabbriche, si crearono veri e propri quartieri operai malsani e sovraffollati, dove le condizioni igieniche erano precarie e favorivano la diffusione di malattie come la tubercolosi ed il vaiolo.
Le nuove figure di lavoratori che si formarono erano principalmente due: l’operaio qualificato, che spesso era un ex artigiano, e l’operaio generico, il quale proveniva dalla campagna e svolgeva mansioni semplici.
A causa degli esigui salari tutti i membri di una famiglia operaia erano costretti a lavorare, compresi i bambini, ai quali era negata l’istruzione ed erano imposti turni di lavoro lunghi e sfiancanti.
Anche le condizioni dell’ambiente di lavoro erano problematiche: poca illuminazione ed areazione, forti e costanti rumori e pericolose polveri nell’aria.
Questa situazione drammatica diventò oggetto di inchieste sociali e progetti di riforma che tutelarono in parte il lavoro minorile e femminile. Ad esempio, nel 1833, fu approvato il Factory Act che ridusse l’orario di lavoro per i ragazzi al di sotto dei 13 anni a 8 ore giornaliere e per quelli tra i 13 e i 18 anni a 12 ore giornaliere.
La città industriale presto assistette ad una netta divisione tra classe borghese e classe operaia e alla creazione di un forte antagonismo tra di esse. Si ebbero i primi tumulti di protesta messi in atto dagli operai e i primi tentativi di sciopero, che all’epoca era ancora illegale.
I primi sindacati inglesi sorsero in seguito ai Combination Acts del 1825 che permisero la formazione delle cosiddette Trade Unions, che in pochi anni raggrupparono già circa 100 000 operai dei settori tessili, metallurgici e minerari.
Pressappoco in questo contesto si inseriscono i romanzi di Charles Dickens. In seguito alle dirette esperienze nelle fabbriche vissute dall’autore durante la sua infanzia, le sue opere ben riflettono le disperate condizioni dei bambini costretti a lavorare e degli operai in situazioni spesso drammatiche e difficili.
Benchè Dickens non proponga alternative a ciò che aspramente critica, è interessante tuttavia osservare ed analizzare ciò che descrive al fine di comprendere appieno i conflitti ed i problemi sociali che attraversavano l’Inghilterra ottocentesca.
In particolare, questa accurata panoramica sociale emerge nel romanzo Hard Times del 1854.
Prima della stesura del romanzo, si verificò un lungo sciopero di otto mesi nella città di Preston, nel nord dell’Inghilterra, dove erano presenti profonde divisioni di classe ed ingiustizie sociali.
Poche settimane prima di iniziare il romanzo, Dickens si recò a Preston dove assistette a due incontri sindacali, dai quali ricevette un’impressione favorevole come espresso nell’articolo pubblicato sulla rivista Household Words.
Tuttavia, a livello narrativo questa presa di posizione subì un netto ridimensionamento, sulla scia di un antisindacalismo tipicamente borghese e della paura di una rivolta popolare organizzata.
Ecco perché, nel romanzo, non v’è traccia di benevolenza nei confronti del sindacato, rappresentato, dalla figura di Slackbridge, in toni grotteschi.
Ciononostante è innegabile la volontà di Dickens di analizzare e riflettere sul prezzo che la classe lavoratrice doveva pagare per sostenere la crescita della nazione.
A livello stilistico, a differenza di Zola, egli non utilizza la tipica fedeltà documentaria realista, ma attua una trattazione più generalizzata ed astratta, pur ancorata a problemi di estrema attualità e concretezza.
Inoltre, scrivendo questo romanzo, Dickens non solo riconferma il suo ruolo di scrittore socialmente impegnato nell’interpretazione dei problemi del tempo, ma si inserisce anche in un acceso dibattito politico riguardante la legittimità di un modello economico che rispettava sempre meno le garanzie sociali di base.
Nel testo è possibile, quindi, osservare sia le degradate forme di vita operaia del Nord industriale, sia le origini e le conseguenze dei rapporti di classe e la possibilità di ricomporre le divisioni createsi.
Come è già stato sottolineato, Dickens considerava i sindacati incapaci di offrire strategie politiche accettabili. Inoltre egli contrappose alla irrealizzabile alternativa politica la classica soluzione vittoriana paternalista ed utopica, che tuttavia non prospettava di certo grandi probabilità di successo.
Il romanzo si chiude quindi senza offrire soluzioni e prefigurando un incerto futuro.
Come già evidenziato, uno dei principali scopi di Dickens in Hard Times è quello di attaccare le condizioni di vita delle città industriali dell’Inghilterra.
La cittadina inventata di Coketown fu creata su modello di Manchester. Erano, infatti, città di questo tipo che contribuivano alla produzione della ricchezza che rese l’Inghilterra la potenza industriale più importante del XIX secolo. Tuttavia il costo in termini di felicità fu grande.
A Coketown le necessità delle fabbriche dominano su tutto il resto. La città è un luogo innaturale:
“Una cupa cittadella dove mura di mattoni sbarravano il passo alla natura con la stessa prepotenza con cui custodivano gas ed esalazioni mefitiche.”
Charles Dickens, Tempi difficili, Einaudi, Torino, 1999, pag. 78
Gli operai lavorano per lunghe ore in condizioni pericolose ed abitano in luoghi dannosi alla salute. Le loro vite sono monotone, ogni giorno è esattamente come ogni altro giorno, così come appaiono monotone le loro case e le loro strade.
A Coketown dappertutto regna l’uniformità. Inoltre, Dickens si propone anche di esporre il cattivo stato dei rapporti tra i dipendenti e gli imprenditori.
Egli sta chiaramente dalla parte degli operai, come mostra il ritratto di Stephen Blackpool, l’onesto lavoratore. Dickens sottolinea anche che i titolari mostravano ben poco interesse per il benessere dei loro dipendenti e spesso li trattavano con disprezzo.
Nel romanzo questo tipo di imprenditore è rappresentato da Bounderby. Come già spesso è stato ripetuto, Dickens presenta i problemi dell’industrializzazione e dei rapporti industriali in maniera molto acuta, ma non propone alcuna soluzione, un’opinione che emerge spesso dai commenti di Blackpool.
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Sintesi Lavoro e libertà tesina
In un tempo in cui i diritti dei lavoratori sono subordinati alla volontà dei mercati, ho deciso di scrivere una tesina dedicata alla riflessione sulle condizioni, i sacrifici e le conquiste della classe operaia del Ventesimo Secolo con la speranza che anche le generazioni future possano avvalersi dei diritti per cui i loro nonni hanno lottato. Inoltre mi concentrerò sul valore del lavoro e, in particolare, su quello attribuitogli dalla dottrina sociale cattolica. Innanzitutto rivolgerò la mia attenzione alle condizioni di lavoro di fine Ottocento e primo Novecento attraverso il loro riflesso nella letteratura europea, soffermandomi su quella francese con Zola e su quella inglese con Dickens. Successivamente nella mia tesina di maturità prenderò come esempio la situazione lavorativa nell’Unione Sovietica e le riflessioni di Marx su cui essa si basava. In seguito, osserverò il fondamentale ruolo del sindacato polacco Solidarność nell’ambito delle conquiste operaie, descrivendone la storia e i principi che lo animano. Ho scelto di dedicarmi in particolare alla situazione polacca sia per l’esempio che fu per l’Europa intera sia perché essa ha messo in atto concretamente i valori sociali cattolici che reputo particolarmente validi, soprattutto se inseriti nel clima di solidarietà della Polonia degli anni Ottanta. Infine, ho descritto brevemente la concezione del lavoro cattolica attraverso l’Enciclica Laborem Exercens.
Lo scopo di questa tesina è quindi dimostrare il fallimento delle ideologie capitalistiche e comuniste nel corso del XX secolo attraverso la descrizione delle terribili conseguenze lavorative che esse comportarono per gli operai, e successivamente, attraverso l’esempio di Solidarność, evidenziare il valore umano e sociale che invece ha dimostrato la dottrina cattolica, ovviamente pur sempre all’interno delle possibilità dei limiti di ognuno di noi.
Il titolo, Za Chleb i Wolność, è stato scelto non solo in quanto motto delle proteste operaie polacche in seguito trattate, ma anche perché “Per il pane e la libertà” esprime bene sia il valore materiale del lavoro che comunque si basa innanzitutto su un salario concreto che permette ai lavoratori di mantenersi, sia il valore spirituale che permette all’uomo di realizzarsi, attraverso il vero esercizio della libertà, nella sua più completa umanità.
Collegamenti
Lavoro e libertà tesina
- Francese - Germinal di Zola.
- Inglese - Hard Times di Dickens.
- Filosofia - La concezione del lavoro di Marx.
- Storia - L'URSS, Solidarnosc, Laborem Exercens.