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Introduzione: lavoro, libertà e schiavitù

"La libertà è come l'aria, ci si accorge di quanto vale solo quando incomincia a mancare". Questa celebre frase potrebbe a buona ragione essere riconvertita in "Il lavoro è come l'aria...": anche in questo caso ci si accorge di quanto vale quando inizia a venir meno, ed ecco che proprio nel momento in cui viene meno si incominciano a vedere le falle non solo nelle vite individuali, ma nella società, percepibili anche dal paesaggio urbano che si fa sempre più confuso e pieno di figure inanimate, inquietante nella sua imprevedibilità. Insomma, solo quando si fa rarefatto, e abbandona la nostra esistenza collettiva, ci si accorge di quanto il lavoro sia parte integrante nella nostra identità e autostima.

Il lavoro quando viene meno, se ne sente l'assenza, in questo periodo di grande crisi questa mancanza la si sente sempre più, così anche per quanto riguarda la libertà. Oramai la vita è diventata una continua lotta per la libertà, una continua lotta per l'indipendenza personale e collettiva da ideologie che ormai impregnano la nostra civiltà da millenni.

Si ha voglia di cambiare, di rovesciare sistemi che ormai hanno rovinato il mondo e stanno continuando a usurpare le bellezze di esso.

Ogni uomo ha questo bisogno di distinguersi nella società, o per meglio dire di emergere nella società, per realizzare se stesso e per realizzare i propri sogni, questo fatto ci lega gli uni e gli altri in coesione.

Noi tutti siamo alla continua ricerca di un lavoro, che riesca a soddisfarci pienamente, nei nostri continui consumi.

L'immagine degli uomini e delle donne al lavoro trasmette una sensazione di sicurezza e serenità.

A una condizione però, ossia che il lavoro sia libero. E anche in questo, l'analogia tra libertà e lavoro si conferma, nel nesso stretto che lega i due termini. Senza libertà il lavoro degrada in servitù. Il lavoro non libero è lavoro servile che è la più distruttiva delle forme di prevaricazione dal quale emana un'immagine di caduta dell'umano. Di perdita di naturalità e di coesione tra tutti gli esseri viventi.

La storia ci insegna che l’uomo da sempre ha lottato per liberarsi dalla schiavitù intesa come la condizione in cui l'essere umano è privato di ogni diritto e libertà della persona.

Nella condizione di schiavo, l'essere assume una condizione di “proprietà dello schiavista”, il quale è “obbligato” ad un'obbedienza passiva nella speranza di evitare il peggio. Sono stati necessari secoli di lotte, di guerre, di tantissimi morti, ma finalmente possiamo dire che le conquiste sono grandiose e che la piaga dello schiavismo è ridotta ai minimi termini nel mondo.

L’uomo si è evoluto, ha preso coscienza, ha fondato la carta dei diritti, ha conquistato la libertà.

Ora è finalmente libero di esprimersi, manifestarsi e soprattutto è libero di agire.

L’essere umano può godere del dono della vita e gustare le emozioni più raffinate quale prerogativa della sola mente intelligente: entusiasmo, creatività, allegrezza, curiosità, passioni, interessi ed altre; la vita dovrebbe essere come un luogo meraviglioso nel quale muoversi in piena libertà nel rispetto di se stessi e degli altri, ma ahimè non è affatto così che stanno le cose.

Mai come in questa nostra epoca l’uomo accusa il male di vivere, non riesce a godere di nulla, non riesce a godere dei suoi simili; non riesce ad amare, l’uomo non è sereno, ma affannato, scontento, nevrotico ed egoista. Come detto all'inizio, l'uomo si accorge di ciò che aveva e di ciò che ha, solo quando lo perde, per questo non apprezza mai ciò che ha.

Nel mondo del lavoro, si può trovare un ambiente buono per coltivare le proprie doti, ma come in tutte le cose c'è qualcosa di negativo ed i mali sono noti: sfruttamento, illecito, abusi, mobbing, contraffazioni, falsi, ricatti, frodi, imbrogli, ingiustizie.

In un pianeta dove c’è di tutto in abbondanza per tutti un terzo della popolazione muore di fame; in un paese ricchissimo come il nostro che abbonda di risorse quali: arte, cultura, natura generosa, clima e soprattutto cervelli c’è la crisi economica, la disoccupazione, la povertà, e tanta delinquenza. Cos'è che sfugge all'intelligenza umana? In realtà è opportuno considerare che l’uomo è ancora schiavo e privo della libertà di volere e la capacità di perseguire il suo vero bene; l’essere umano non è libero dentro di volere ciò che è buono, giusto e positivo per se stesso e di conseguenza per il suo prossimo.

Un esempio lo ritroviamo nel romanzo “Il fabbricante di sogni” di Andrew Crofts, in cui dice:

- Non a tutti è concessa «la libertà di sognare ad occhi aperti, di lasciar vagare la mente quando cammini o ti siedi in qualche angolo a guardare». C'è chi non ha mai fatto un'esperienza simile e c'è chi non permette agli altri di fare un'esperienza simile; c'è chi sfrutta gli altri e c'è chi è sfruttato dagli altri; c'è chi cerca di migliorare la vita a tutti e c'è chi fa di tutto per migliorare solo la propria vita: infine c'è chi, nel tentativo di liberare gli altri, viene inevitabilmente sacrificato per portare alla luce la verità.-

Nella nostra cultura nevrotica la mente umana risulta assediata: lo schiavo e lo schiavista si sono sovrapposti impossessandosi di ogni forma di intelligenza nobile; l’uomo dimentica la sua capacità critica ed autocritica, la sua umanità per obbedire ad un tiranno introiettato che promette fama e potenza all’Io ingenuo e vulnerabile; il tiranno si chiama: Dovere: dover-essere; dover-fare. I comandi automatizzati nella mente sono: devo/non devo, devo riuscire, devo avere, devo apparire, devo ottenere, devo sembrare, devo impedire, devo fare... un continuo dovere. Questo schema operativo di fondo costituisce la matrice mentale nevrotica alla base dell’azione umana destinata pertanto a non produrre il bene, né il benessere per la persona che ignora tutto ciò e presuntuosamente si accanisce a perpetuare i suoi “devo”.

Che cos'è la schiavitù moderna?

Per molte persone, l'immagine che viene alla mente sentendo la parola schiavitù è legata alla tratta degli schiavi, ai trasferimenti via nave da un continente ad un altro, e all'abolizione di questa tratta nei primi anni del 1800. Anche se non sappiamo nulla del commercio degli schiavi, lo consideriamo come qualcosa legato al passato piuttosto che al presente.

La letteratura era il modo più efficace per fare consapevolizzare la loro condizione subordinata rispetto agli altri.

Tanti filosofi, commediografi, scrittori, retorici, politici, nel lungo corso umano, si sono cimentati nell'affrontare la questione, e alcuni di loro hanno permesso l'abolizione ufficiale della schiavitù. Un enorme passo dell'umanità verso lo Stato attuale.

La schiavitù esiste ancora oggi nonostante sia vietata nella maggior parte dei paesi dove viene praticata. È proibita anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948 e dalla Convenzione Supplementare sull'abolizione della schiavitù, la tratta degli schiavi e delle istituzioni e pratiche analoghe alla schiavitù dell'ONU del 1956. Donne dell'Europa dell'Est sono trascinate nella prostituzione, bambini sono venduti e comprati da un paese all'altro dell'Africa occidentale, e uomini sono costretti a lavorare come schiavi nei latifondi agricoli brasiliani.

Inoltre la schiavitù, ora, è divenuta interiore.

La nostra coscienza è proprietà di coloro che controllano le televisioni, le pubblicità, i mezzi di comunicazione di massa che, lentamente e consapevolmente, tentano di unificare tutti gli ideali, tutte le menti al solo fine di vendere e guadagnare.

Dal mio punto di vista, vi è soluzione. L'unico deterrente che permette di fronteggiare e difendersi da un mondo che vuole costringerti a diventare un ignavo, come diceva Dante, è usare l'arma della ragione. Bisogna sapersi ascoltare, essere in grado di analizzare e selezionare gli impulsi esterni e, soprattutto, porre un proprio punto di vista originale: quando la mente sarà libera di giudicare, anche tu sarai veramente libero.

Un film uscito nella primavera di quest'anno (2014), trattava proprio del sottile confine che passa tra libertà e schiavitù.

“12 anni schiavo” diretto da Stive Acquese e tratto da una storia vera, dall'omonima autobiografia di Salomon North up pubblicata nel 1853.

Ambientato negli anni precedenti alla prima guerra di secessione Americana, un giovane violinista di colore, libero, sposato e con due figli.

Viene improvvisamente rapito e subito schiavizzato da un feroce padrone, con il quale passerà 12 lunghi anni nei quali sarà sottoposto a continui maltrattamenti e torture, e a lavori forzati per giornate intere sotto qualsiasi intemperia.

Verrà poi liberato e ritornerà alla vita che gli era stata tolta, con la sua famiglia che lo riaccoglierà a braccia aperte.

È un film che riflette molto sulla schiavitù, sulla condizione degli schiavi neri nell'America del 1800, su come anche una persona libera e innocente possa di colpo ritrovarsi catapultata in una realtà ben diversa e atroce.

Ha vinto l'Oscar 2014 come migliore film.

Materia: Inglese — George Orwell

George Orwell

George Orwell's real name was Eric Blair, he was born in India where his father worked for the British government. He went to Eton and was a brilliant student, but chose not to go to university, instead, he carried on his family tradition and served in the Indian Police in Burma.

He was profoundly disillusioned by the unenlightened attitudes and snobbery of his British colleagues in the colony and in 1927, he resigned and returned to England. He lived in East End slums of London, and then in the poor areas of Paris.

In 1937, he went to Spain to fight for the Republican forces in the Spanish Civil War and was seriously injured. Orwell was a socialist and his sympathies lay decidedly with the working class and with the poorest and weakest members of society, but he was strongly opposed to Communism.

During the Second World War, Orwell worked for the B.B.C in India, then as a journalist. He did not become famous until “Animal Farm” was published in 1945. His final novel, “Nineteen Eighty-Four”, appeared in 1949. In early 1950, George Orwell died of tuberculosis.

Throughout his literary career, one of Orwell's main themes was the description of an isolated but conscientious, sensitive individual who lives in an oppressive social or political situation.

Though he considered himself a socialist, he was too attached to the principles of personal freedom ever to subscribe to Communism or to any totalitarian form of government. All his novels are profound expressions of social and political concern.

Nineteen Eighty-Four

Nineteen Eighty-Four was written in 1948 and describes a nightmarish totalitarian world in which every aspect of the individual's life is controlled by the omnipresent eyes and ears of the state.

The book is divided into three parts. The protagonist is Winston Smith and in the first section we learn through his own reflections, of his life in a post-revolutionary London which is now the capital of Airstrip One, in the superstate of Oceania. Oceania is a totalitarian state ruled by an ominous organisation known simply as the party. Oceania and the two other world superstates, Eurasia and Eastasia, are involved in a continuous war. As the novel progresses, it emerges that the war is largely an illusion maintained by the three superstates in order to keep their respective peoples in a state of subjection.

Winston is a member of the Outer Party, one of the minor functionaries who spend their time making sure that the Party machine is running smoothly. Like the rest of his caste, he has been systematically brainwashed from a young age and is kept under constant surveillance by ubiquitous “telescreens” and the ominous Thought Police. Above the Outer Party are the privileged Inner Party members, who enjoy the fruits of power and production, and whose sole aim is to perpetuate the Party's power forever. At the very top is the enigmatic Big Brother, a man who is nothing more than a face that appears on posters or screens and who is the supposed embodiment of the Party. Winston's job at the Ministry of Truth involves the daily rewriting of history.

In a world in which there is no privacy, Winston knows that he is engaged in a hopeless struggle. His small rebellion, the focus of the second part of the book, takes the form of an illicit love affair with a woman called Julia. Renting a room which appears to have no telescreen the couple is inducted into the Brotherhood, a legendary underground Anti-Party organisation.

However it is not long before they are arrested, betrayed by a hidden telescreen in the room and by O'Brien who turns out to be a sinister party official.

The last part of the book recounts Winston's imprisonment and eventual torture by O'Brien, ending in the notorious detention centre Room 101, where prisoners are confronted with their worst fears. Smith finally makes a voluntary confession of his crime implicating Julia in the process.

The novel ends with Winston expressing his enthusiasm for the party, his spirit finally broken.

Features and themes

Nineteen Eighty-Four is perhaps George Orwell's most famous and popular novel. The novel's title is an inversion of the year in which it was written, 1948. Though he set his story in a totalitarian state in the future, Orwell was also describing the political scenario of his own time in a way which echoed both the horrors of Nazism and the terrible oppressions of Stalinist Russia.

The society Orwell describes is a society of control, dominated by mass media propaganda and reinforced by an all-powerful police state. The media in Oceania has a double function. It is there firstly to brainwash the population with the paradoxical slogans of “newspeak” (war is peace, love is hate, freedom is slavery) which distort and redefine reality and truth according to the state's wishes. It also has the function of keeping the people under constant surveillance.

Everywhere there are images of the nation's phantasmic leader, who only ever appears on posters or on television, along with signs saying “Big Brother is Watching You”.

Contemporary critics have underlined the prophetic quality of Orwell's novel, envisaging a world where the mass media increasingly serves the interests of economic powers, simplifying and manipulating both language and images to control information and influence public opinion.

Animal Farm

Animal Farm, published in 1945, made George Orwell famous. The book is an allegory and can be read on more than one level. The story of the animals, which is enjoyable in itself, renders ideas and abstractions in concrete terms. The revolution which takes place at Manor Farm is in many ways similar to the Russian Revolution. The animals drive out their oppressor and become equals, working for their own good and calling each other “comrade”. They make attempts to use new technology and neglect their work in the fields to build the windmill, which will supposedly generate electricity and alleviate their work. The two pigs who lead them, Napoleon and Snowball, can be compared to the Soviet leaders, Stalin and Trotsky, who differed on many points of policy. The allegory, however, is not limited to an exposure of the failure of the Russian Revolution. More general issues are involved. The pigs demonstrate that power corrupts. They begin as animals who fight to rid themselves of Man and to establish the principles of Animalism; by the end of the story they have become the oppressors.

Another important theme is the subversion of the truth and the manipulation of information. After Snowball has been chased off the farm, the animals are persuaded that he was not a comrade, that he did not fight to repel Jones when he returned, that in fact he is a traitor. Since the only source of information which they have is the pigs, in time the animals come to believe what they are told and history is changed.

The style of Animals Farms is clear and precise, following the rules which Orwell set down for the writing of good prose. The tale is told with straightforward simplicity. There are few abstractions, no rhetoric and no redundant phrases.

As in classic fables, animals replace human beings.

Materia: Italiano

Giovanni Verga e la schiavitù del possesso

La produzione di Giovanni Verga (1840-1922) è, in gran parte, specchio della vita dell’autore, soprattutto quando descrive il desiderio di successo e, nel contempo, il sacrificio delle radici, delle tradizioni e degli affetti in nome della conquista dell’obiettivo tanto agognato.

Lo scrittore siciliano si trasferì da Catania a Firenze per approdare poi a Milano, la capitale economica ed editoriale dell’allora Regno d’Italia. Vagando per le diverse città, corteggiò spesso donne già impegnate e non creò radici affettive. Il successo economico lo baciò non tanto per la vasta produzione romanzesca, che ottenne un certo consenso da parte della critica, pur se non di pubblico, ma in seguito alla sceneggiatura di una sua novella, quella Cavalleria rusticana che venne musicata da Mascagni e rappresentata alla Scala. Nel 1893 Verga ritornò in Sicilia, rinchiudendosi, a quanto è testimoniato, in un cupo silenzio e in una improduttività letteraria per quasi trent’anni.

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Sintesi

Introduzione lavoro, libertà e schiavitù tesina

"La libertà è come l'aria, ci si accorge di quanto vale solo quando incomincia a mancare". La seguente tesina descrive i temi del lavoro, della libertà e della schiavitù. Questa celebre frase, potrebbe a buona ragione essere riconvertita in "Il lavoro è come l'aria...": anche in questo caso ci si accorge di quanto vale quando inizia a venir meno, ed ecco che proprio nel momento in cui viene meno si incominciano a vedere le falle non solo nelle vite individuali, ma nella società, percepibili anche dal paesaggio urbano che si fa sempre più confuso e pieno di figure inanimate, inquietante nella sua imprevedibilità. Insomma, solo quando si fa rarefatto, e abbandona la nostra esistenza collettiva, ci si accorge di quanto il lavoro sia parte integrante nella nostra identità e autostima. Il lavoro quando viene meno, se ne sente l'assenza, in questo periodo di grande crisi questa mancanza la si sente sempre più, così anche per quanto riguarda la libertà.

Oramai la vita è diventata una continua lotta per la libertà, una continua lotta per l'indipendenza personale, e collettiva da ideologie che ormai impregnano la nostra civiltà da millenni. Si ha voglia di cambiare, di rovesciare sistemi che ormai hanno rovinato il mondo e stanno continuando a usurpare le bellezze di esso. Ogni uomo ha questo bisogno di distinguersi nella società, o per meglio dire di emergere nella società, per realizzare se stesso e per realizzare i propri sogni, questo fatto ci lega gli uni e gli altri in coesione. Noi tutti, siamo alla continua ricerca di un lavoro, che riesca a soddisfarci pienamente, nei nostri continui consumi. L'immagine degli uomini e delle donne al lavoro trasmette una sensazione di sicurezza e serenità.

A una condizione però, ossia che il lavoro sia libero. E anche in questo, l'analogia tra libertà e lavoro si conferma, nel nesso stretto che lega i due termini. Senza libertà il lavoro degrada in servitù. Il lavoro non libero è lavoro servile che è la più distruttiva delle forme di prevaricazione dal quale emana un'immagine di caduta dell'umano. Di perdita di naturalità e di coesione tra tutti gli esseri viventi. La storia ci insegna che l’uomo da sempre ha lottato per liberarsi dalla schiavitù intesa come la condizione in cui l'essere umano è privato di ogni diritto e libertà della persona. Nella condizione di schiavo, l'essere assume una condizione di “proprietà dello schiavista”, il quale è “obbligato” ad un'obbedienza passiva nella speranza di evitare il peggio. Sono stati necessari secoli di lotte, di guerre, di tantissimi morti, ma finalmente possiamo dire che le conquiste sono grandiose e che la piaga dello schiavismo è ridotta ai minimi termini nel mondo.

Collegamenti

Lavoro, libertà e schiavitù tesina

  • Italiano - Verga e la schiavitù del possesso.
  • Storia - Totalitarismi.
  • Inglese - George Orwell, Romanzo 1984, Animal Farm.
  • Elettronica - Radio e Filtri.
  • Telecomunicazioni - AM ed FM.
  • Sistemi - Diagrammi di Bode e generalità.
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