Estratto del documento

I totalitarismi in genere

Quando l’impossibile è stato reso possibile, è diventato il male assoluto, impunibile, imperdonabile, che non poteva essere compreso e spiegato coi malvagi motivi dell’essere egoistico, dell’avidità, dell’invidia, del risentimento, della smania di potere, della vigliaccheria; e che quindi la collera non poteva vendicare, la carità sopportare, l’amicizia perdonare, la legge punire. Hannah Arendt

Rossella Benincasa

Indice

Definizione 3

Definizione offerta da Hanna Arendt con “Le origini del totalitarismo” e Friederich e Brzezinski 4

Il totalitarismo visto da un inglese: George Orwell con “1984” 6

L’Italia

Fascismo 8

La conquista del potere 8

La costruzione dello Stato totalitario italiano 9

Il crollo del regime 13

Il filosofo del fascismo: Giovanni Gentile 14

L’arte come strumento di propaganda 16

Lotta verso una scuola migliore: Maria Montessori 19

Le conseguenze culturali del fascismo: il neorealismo 20

Cesare Pavese: il pensiero e l’ultima opera, La luna e i falò 21

La Germania

Nazismo 25

La conquista del potere 25

La costruzione dello Stato totalitario tedesco 27

Il crollo del regime 31

La purezza della razza ariana: la “Germania” 32

Notizie su Tacito 33

Argomenti non inerenti alla tematica affrontata

Aggressività 35

Apparato circolatorio 38

Matematica: concetti generici sui “limiti” 40

Organo titolare del potere legislativo: il “Parlamento” 44

Introduzione: i totalitarismi

In generale

Definizione e nascita del concetto

Con l’espressione “Stato totalitario” noi indichiamo quello stato che vuole esercitare il proprio "totale" controllo sulla società, soffocandone ogni autonomia, abolendo ogni libertà e pluralismo attraverso sia l'uso della violenza sia l'uso degli strumenti atti a produrre consenso, invadendone ogni campo, occupando anche la sfera privata dei cittadini.

Di stato "totalitario" si cominciò a parlare in Italia verso la metà degli anni '20, per denotare le caratteristiche dello stato fascista contrapposto allo stato liberale; i primi ad utilizzare questo termine furono proprio gli antifascisti. Il termine fu poi ripreso dagli stessi fascisti in senso positivo, rifacendosi alle famose parole del duce pronunciate nel discorso del 28 ottobre del 1925, “Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato”. L'espressione è presente nella voce "Fascismo" dell'Enciclopedia Italiana redatta nel 1932, dove si afferma la novità storica di un "partito che governa totalitariamente una nazione". Colui che contribuì in modo determinante ad elaborare il concetto di totalitario fu Giovanni Gentile, filosofo ed esponente della cultura fascista, che imporrà una concezione etica dello Stato e attribuirà alla missione totalitaria dello Stato caratteri quasi religiosi.

Nella Germania nazista fu Goebbels, abilissimo ministro della propaganda, nel novembre del 1933, a definire la conquista del potere da parte dei nazisti come una “rivoluzione totale”. Anche lo stesso Hitler parla più volte di totale e totalitario nei suoi Discorsi del 1933.

Intanto l'espressione cominciava ad essere usata in tutta Europa per designare tutte le dittature monopartitiche, sia quelle fasciste sia quelle comuniste.

In modo principale il termine “totalitarismo” venne utilizzato per indicare l’ideologia dei regimi totalitari di destra di Hitler e Mussolini, e quella del regime comunista di Stalin.

I tre regimi si basavano su un unico partito fortemente legato, centralizzato e guidato da un capo carismatico, facevano ricorso al terrore e alla propaganda così come alla polizia politica. Ma sembrano esserci anche forti differenze storiche.

Le differenze tra nazi-fascismo e comunismo sono numerose. Il nazismo si basa su una teoria razziale: i tedeschi sono destinati ad essere i padroni dell'Europa, sottomettendo gli slavi ed eliminando gli ebrei con la soluzione finale. Il comunismo vede come nemici non dei gruppi razziali ma sociali: i nemici sono i borghesi, che sfruttano i proletari, oppure i piccoli proprietari contrari alla collettivizzazione della terra, i kulaki, che verranno eliminati come controrivoluzionari attraverso le carestie organizzate da Stalin negli anni 30. Il comunismo inoltre, rispetto al nazismo, possiede una base filosofica più rispettabile. Il nazismo invece è un'ideologia più confusa e nazionalistica.

Hannah Arendt e “Le origini del totalitarismo”

Ritornando al concetto di “totalitarismo”, quest’ultimo fu attentamente analizzato da diversi filosofi vissuti tra gli anni 30 e 50 del Novecento, quali tra tutti Hannah Arendt.

Hannah Arendt fu una dei tanti che subì i mali di uno stato totalitario. Era infatti ebrea, e come tale, dopo anni di studi, nel 1933 fu arrestata. Fuggì a Praga, poi a Ginevra e a Parigi e successivamente, nel 1941, a New York. Nel 1960 seguì a Gerusalemme, come corrispondente di un giornale, il processo al nazista Eichmann, uomo incapace di distinguere tra bene e male: da questa esperienza nasce una delle sue opere più lette, “La banalità del male”.

Eichmann era stato un ufficiale delle SS, un membro del partito nazista e uno tra i principali organizzatori dello sterminio degli ebrei europei. Sottrattosi alla cattura con la fuga si rifugiò in Argentina dove lo catturarono i servizi segreti israeliani. Fu trasferito a Gerusalemme e qui processato e condannato a morte per impiccagione. La Arendt descrive Eichmann come un uomo piccolo, capace solo di eseguire in maniera meccanica ordini mostruosi. Dall’analisi di questo personaggio mostruoso la Arendt giunse alla conclusione che il male si realizza attraverso la banalità o l’assenza di pensiero. Il totalitarismo si serviva di esseri come Eichmann, che altro non erano che ingranaggi della grande macchina mortale del totalitarismo.

Per la Arendt il totalitarismo era quindi una grande macchina mortale in cui l’uomo risulta superfluo e utile solo a realizzare il volere di coloro che gestiscono il potere.

“La banalità del male” è da definirsi la seconda opera principale della Arendt in cui viene esposto il problema del totalitarismo, ma la sua prima opera significativa, quella che analizza in modo più attento e migliore il tema è "Le origini del totalitarismo" del 1951.

In quest’opera la Arendt fa subito presente che gli stati totalitari devono il loro successo ai campi di concentramento: nessun governo totalitario, infatti, può sussistere senza terrore e il terrore non può essere edificato e mantenuto senza tali campi, nei quali gli individui sono ridotti a entità superflue.

In questa opera la Arendt lascia anche comprendere la propria preferenza politica, completamente diversa da quella proposta dagli stati totalitari; le sue preferenze politiche andavano ad un tipo di società socialista vicina alle idee della Luxemburg e alle tematiche consiliari.

L'opera, grande anche nel senso della voluminosità, individua i caratteri specifici del totalitarismo, legati all’antisemitismo e all'imperialismo, temi ai quali sono dedicati i due terzi dell'opera. Dal confluire delle conseguenze dell'antisemitismo e dell'imperialismo in un preciso momento storico di crisi, quale il primo dopoguerra, è nato il totalitarismo.

Il totalitarismo é un fatto nuovo, non assimilabile o riducibile, secondo la Arendt, ai tradizionali regimi tirannici o dittatoriali. Esso nasce dal tramonto della società classista; infatti la vecchia organizzazione delle singole classi lascia il posto ad un indifferenziato raggrupparsi nelle masse, verso le quali operano ristretti gruppi di élites che, giunto al potere e servendosi di polizia segreta, campi di concentramento, nei quali si rinchiudono e si annientano gli oppositori trasformati in nemici, e di un’ideologia, fondata sul razzismo, sul nazionalsocialismo e sul terrore" ha creato istituzioni assolutamente nuove e distrutto tutte le tradizioni sociali, giuridiche e politiche del paese, ha sostituito il sistema dei partiti con la dittatura del partito unico, trasferito il centro del potere dall'esercito alla polizia e perseguito una politica estera diretta al dominio del mondo ".

Tutti gli stati totalitari, secondo la filosofa si poggiano su un’ideologia che, unita al terrore, diventa illogica. E allora si chiede: “Quali sono le esperienze o i fenomeni che portano l’uomo ad affidarsi ad un governo che si regge sul terrore e su un pensiero ideologico non logico? Secondo la Arendt una di tali esperienze è isolamento sul piano politico che porta allo sradicamento, e per sradicamento la Arendt intende “non avere un posto riconosciuto e garantito dagli altri, essere superflui e quindi non appartenere al mondo”.

Il desiderio più grande della Arendt, che ella cercò di realizzare in quest’opera, fu quello di individuare gli elementi principali del nazismo, regime totalitario che lei visse in prima persona, risalire alle loro origini, e scoprire i problemi politici reali alla loro base.

La Arendt quindi presenta gli elementi del nazismo e i problemi politici che ne stavano alla base. Questi elementi sono l'antisemitismo, il decadimento dello stato nazionale, il razzismo, e l'espansionismo fine a sé stesso, cioè l’imperialismo. "Dietro ciascuno di questi elementi si nasconde un problema irrisolto: dietro l'antisemitismo si nasconde la famosa questione ebraica; dietro il decadimento dello Stato nazionale, il problema irrisolto di una nuova organizzazione dei popoli; dietro il razzismo, il problema irrisolto di una nuova concezione del genere umano; dietro l'espansionismo fine a sé stesso, il problema irrisolto di riorganizzare un mondo. La grande diffusione del totalitarismo è dovuta alla convinzione che esso fosse in grado di dare una risposta a tali problemi, e potesse quindi adempiere ai compiti della nostra epoca ".

Una volta fatti presenti gli elementi del nazismo e i problemi politici che ne stanno alla base la Arendt tende a sottolineare che “tali elementi del totalitarismo costituiscono le sue origini, purché per origini non si intenda cause. Gli elementi divengono l'origine di un evento se e quando si cristallizzano in forme fisse e definite.”

Secondo Arendt, quindi, il totalitarismo è composto da "elementi" che si sono sviluppati precedentemente e si sono "cristallizzati" in un nuovo fenomeno dopo la prima guerra mondiale. Secondo la Arendt la crisi dello stato-nazione è dovuta anche all’avanzamento del capitalismo, che inizialmente intaccava solo l’ambito economico, ma che poi diventò un pericolo, in quanto si trasformò in un nuovo tipo di politica, caratterizzato da competizione assassina e dall'espansione senza limiti. Con la trasformazione del capitalismo da teoria economica a tipo di politica si tese anche a privilegiare l’idea di “nazione come comunità esclusiva” anziché l’idea di “nazione come struttura che garantisce diritti.

Viene messo in crisi lo “stato-nazione” e tale crisi determinò difficoltà per gli ebrei che, non dotati di una propria patria, si videro negare quei diritti umani universali che, con un regime totalitario, potevano solo essere reclamati da cittadini di uno stato. Gli ebrei, non avendo uno stato in cui identificarsi come popolo, ed un territorio definito in cui poter vivere, vennero privati, come apolidi, del diritto di cittadinanza, e con esso di una tutela giuridica. Vengono negati del fondamentale diritto umano e cioè il "diritto di avere diritti". La vera causa del totalitarismo è la massa, priva di principi morali e facilmente manipolabile, che non si ribella né si scandalizza se i perseguitati sono altri esseri umani, anzi, al contrario, contribuiscono a rendere queste atrocità come un male che non può essere né punito né perdonato.

Friederich e Brzezinski

A dare una valida definizione al termine “totalitarismo” ci è stato offerto anche un aiuto da Friederich e Brzesinski che, in un saggio dal nome "Totalitarian Dictatorship and Autocracy", definiscono il totalitarismo attraverso sei punti:

  • Un'ideologia che intende spiegare e indirizzare ogni aspetto della realtà e dell'esistenza verso un futuro di perfezione;
  • Un partito unico di massa, guidato da un capo carismatico;
  • Il controllo esercitato dal partito e dalla polizia segreta che instaurano un regime di terrore;
  • Il monopolio dei mezzi di comunicazione di massa;
  • Il monopolio dell'uso effettivo di tutti gli strumenti di lotta armata;
  • La concentrazione dei poteri economici nelle mani dello Stato.

George Orwell

George Orwell is the pen name of Eric Arthur Blair who was an English writer and journalist. George Orwell is most famous for two novels critical of totalitarianism in general and Stalinism in particular: Nineteen Eighty-Four, Animal Farm.

George Orwell was born in Bengal in 1903. His family moved to England in 1907. Being poor he resented class discrimination. Thanks to a scholarship he was able to attend Eton, but after Eton took a job in the Indian Imperial Police. His imperial policeman's life led him to hate imperialism. So he left his job, changed his name and decided to get to know by personal experience the life of the lower-classes.

First he went to live in the East of London, then he moved to Paris where he led a poor life. After he worked as a teacher in private school and a bookseller’s assistant: the protagonist of “Keep the aspidistra flying” is a bookseller’s assistant with literary aspiration.

In 1937 he went to Spain as a newspaper reporter of the Spanish civil war, and during this war he was severely wounded. This experience is recorded in “Homage to Catalonia. Back in England, the publication of “Coming up for Air”, a story of a solitary man, made him a literary success.

In 1945 he published “Animal Farm”, a fable satirising dictatorship, which is generally considered his masterpiece for its clear style, sense of humor and detachment. After this important novel he published his second most literary success, Nineteen Eighty-Four. He died in 1950.

Orwell was a man of the political left in his life: he was an active socialist, defined during the Spanish civil war, and his political view is constantly present in his novels.

Nineteen Eight-Four

Nineteen Eight-Four was published after his death. The setting of the novel is a London that has become part of one of the three great powers, Oceania. Oceania is dominated by the dictatorship of Big Brother, a mysterious leader whose face invades street, houses, telescreens, but whom nobody has ever seen in person. He is the incarnation of power and he is modeled on Stalin or on a combination of Stalin and Hitler. When describing the social organization of Oceania Orwell seems to have taken inspiration from both Stalinist Russia, Nazi Germany and some aspects of Western capitalism. The manipulation of minds and the abolition of any form of freedom were typical of both Stalinist Russia and Nazi Germany.

The first theme of this novel is the political theme. The novel enacts the useless rebellion of Winston Smith against the power of the Party. Winston, the last liberal or the last humanist is destroyed physically, and the Party degraded him into an assenting automaton. The Party, in fact, cannot tolerate a martyr; it must deprive man of his dignity and his self-respect. The man, who is guilty to use a critical intelligence, must finally become a puppet in the hands of the power. The destruction of Winston consists of three phases: learning, understanding and acceptance. The final phases in the notorious room 101 will compel him to repudiate the last trace of humanity he has defended until then: his loyalty to Julia. The novel ends with the destruction of Wilson, who has learned to love Big Brother.

The second important theme is the man’s inability to communicate, and it is best represented with the diary writing by Wilson during his imprisonment, characterized by those thoughts that cannot be uttered.

A third theme of the novel is the drabness of a world in which love, pleasure and arts are canalized toward pre-established aims.

For this theme Orwell made ample use of Freud’s psychoanalytic theory. He accepted the principle that sexual love is one of the primary drives in man’s life. As sexual love concerns the individual’s most private sphere it cannot be controlled from outside. In Oceania, therefore, the Party manipulates it as a love for Big Brother and energy spent at the service of the Party.

People’s life is grey, dreary and without hope.

Other important Orwell’s novel: Animal Farm

In “Animal Farm: a fairy story” Orwell recreates the events of the Russian Revolution, the idealism behind it, the rise of Stalin, the purges, the betrayal of the original Marxist ideals and the totalitarian politics of the single party system.

The story of Animal Farm describes the happenings on a farm when the animals make a revolution. The revolution is organized by the pigs, the most intelligent animals on the farm, but all the animals take part. Immediately after the revolution, the pigs draw up a series of fundamental laws, the seven commandments, written by one of the pigs on the wall of the barn. Gradually, the day of the glorious revolution is forgotten, as the farm is beset with economic problems.

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