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Il kitsch

Tesina di maturità 2011/2012

Giulio V. Cesani

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Indice

  • Introduzione pag. 3
  • Accenni del significato di kitsch pagg. 4 - 6
  • Kitsch e arte pagg. 7 - 8
  • Kitsch e storia pagg. 9 - 12
  • Kitsch e letteratura pagg. 13 - 15
  • Il kitsch oggi pag. 16 - 18
  • Bibliografia pag. 19

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Introduzione

La scelta del kitsch come soggetto per la tesina dell’esame di maturità è stimolante per due motivi:

da una parte vi è la possibilità di approfondire un tema che spesso è visto in modo superficiale o non corretto; dall’altra la capacità di stabilire un filo rosso che tocchi alcuni degli argomenti studiati in quest’anno scolastico.

L’estetica del kitsch è interessante perché profondamente attuale, e partendo da essa si possono distinguere gli ambiti della vera innovazione da quelli più consumistici. Grazie alla comprensione delle strutture del “cattivo gusto” si può implementare il proprio senso critico nei confronti dei prodotti pseudoartistici che ci vengono propinati.

Questa tesina si propone come scopo quello di fornire qualche spunto per riuscire a riconoscere la vera esperienza estetica, distinguendola da ciò che si propone come tale senza esserlo. Pone in luce alcuni elementi falsi di una cultura che si è spesso venduta al mercato, comprata da una società sempre meno interessata alla ricerca artistica e sempre più concentrata sull’utilità o sull’apparenza.

Operazione preliminare sarà il chiarire l’etimologia del termine in oggetto e, successivamente, che cosa si intenda per kitsch. Gli ambiti in seguito toccati saranno quelli dell’arte, della letteratura e della politica nella storia contemporanea. In conclusione si ritornerà a ragionare sul significato del kitsch ai giorni nostri e a come viene utilizzato nella società con finalità anche economiche.

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Accenni del significato di kitsch

Prima di iniziare la nostra discussione sul kitsch ci chiediamo che cosa significhi questa parola e da dove derivi.

L’etimologia della parola kitsch deriverebbe dall’usanza di turisti americani, in visita in Germania, di acquistare alcuni quadri a poco prezzo, per questo chiedevano degli schizzi (sketch). Da ciò deriva il termine tedesco per indicare un oggetto artistico di poco conto, per persone desiderose di facili esperienze artistiche.

Oltre a ciò il termine kitsch ha assunto un significato di “cattivo gusto”, opere che tradiscono in qualche modo la loro artisticità per essere meri oggetti, svuotati del loro reale significato, utilizzati per la loro estetica esagerata, per fare sfoggio della propria pseudo cultura o per credere di attingere ad una cultura d’avanguardia.

Loreto impagliato ed il busto d'Alfieri, di Napoleone

i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto),

il caminetto un po' tetro, le scatole senza confetti,

i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro,

un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve,

gli oggetti col monito, salve, ricordo, le noci di cocco,

Venezia ritratta a musaici, gli acquarelli un po' scialbi,

le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici,

le tele di Massimo d'Azeglio, le miniature,

i dagherottipi: figure sognanti in perplessità,

il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone

e immilla nel quarzo le buone cose di pessimo gusto,

il cucu dell'ore che canta, le sedie parate a damasco

chermisi... rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta! [Guido Gozzano, L’amica di Nonna Speranza, 1850]

Queste appena citate sono le buone cose di pessimo gusto, che il crepuscolare Gozzano trovava nella casa di sua nonna, ma come si può definire un oggetto “di cattivo gusto”?

Le caratteristiche possono essere molteplici, ne individuiamo solo alcune:

A volte capita di osservare un’opera di buona fattura e percepire subito la sua inadeguatezza, la sua assenza di misura.

Prendiamo ad esempio una perfetta copia di una statua “classica” collocata volutamente all’interno di un’abitazione moderna. Se

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l’opera in questione è stilisticamente ineccepibile, la sua smisuratezza non sarà formale, ma storica.

Si comprende come l’idea di rifare una statua secondo le regole del Bernini non sia sbagliata, ma innegabilmente kitsch per l’epoca alla quale apparteniamo.

Un altro elemento per definire il cattivo gusto nell’arte è la predominanza nella volontà del creatore di smuovere la coscienza dello spettatore verso un sentimento già preconfezionato dall’artista stesso. L’intento del kitsch è quello di provocare un effetto passionale invece di consentire una contemplazione disinteressata.

Quando la prefabbricazione e l’imposizione dell’effetto prendono il sopravvento ecco che ci si affaccia all’esperienza kitsch.

Chiariamo che trasmettere dei sentimenti non è di per sé un effetto negativo, il cattivo gusto lo si ha quando l’opera tende continuamente a suggerire l’idea che, godendo di questi effetti, il lettore stia perfezionando un’esperienza estetica privilegiata. Il kitsch si vende quindi come arte senza riserve.

Indubbiamente esiste un doppio filo che collega il kitsch alla cultura di consumo. Questa pseudo arte prospera grazie a persone che desiderano godere degli effetti che vengono loro proposti, anziché impegnarsi in un’opera di fruizione estetica complessa e responsabile.

Questa formatività fine a se stessa tende a postporre le ragioni della moda a quelle dell’arte, dalla quale si crede bisogna solo trarre delle impressioni esteticamente gradevoli oppure possederla come status-symbol.

Si delinea un nuovo fenomeno, quello che il sociologo americano Dwight MacDonald definisce Midcult, cioè una cultura che si pone come innovativa, ma che in realtà altro non è se non una parodia, una depauperazione della cultura aggiornata. Il Midcult sfrutta le scoperte dell’avanguardia banalizzandole e riducendole a elementi di consumo.

Se il kitsch è collegato alla cultura di consumo, non si può scindere anche dalla cultura di massa. Se non altro l’estetica kitsch è tale proprio perché deve essere compresa da tutti, ciò denota un appiattimento culturale, dal quale escono solo modelli consunti e già noti ove non vi è spazio per l’innovazione.

L’avvento di questa cultura di massa ha i suoi lati positivi e negativi.

Come contro possiamo affermare che essendo i mass media all’interno di un circuito commerciale sono soggetti alla legge della domanda e dell’offerta, dando al pubblico ciò che vuole, o peggio, suggeriscono al pubblico cosa deve volere.

Imponendo simboli e miti di semplice universalità riducono al minimo l’individualità, e diventano una continua ripetizione di ciò che già pensiamo. Inevitabilmente impongono delle medie di gusto, distruggendo le caratteristiche proprie di un gruppo culturale, questo livellamento delle coscienze porta ad una visione passiva e acritica del mondo.

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A favore della cultura di massa possiamo portare il fatto che non ha preso il posto di una fantomatica cultura superiore, ma ha diffuso il suo verbo alle persone che prima non potevano accedervi. Quello che prima era appannaggio solo delle classi più elevate ora è di pubblico dominio.

È innegabile che questo forsennato bombardamento di notizie da parte dei mass media si possa risolvere anche in una formazione, seppur superficiale.

Anche se a volte i prodotti di intrattenimento non sono idilliaci, si può ribattere che da quando il mondo è mondo le folle hanno sempre amato i circenses. Quello che prima erano i duelli dei gladiatori ora sono i reality.

La verità è che la problematica è mal posta, non bisogna interrogarsi sulla correttezza dell’esistenza o meno dei mass media in quanto inevitabilmente essi appartengono ad un mondo globalizzato.

Bisogna invece chiedersi come sia possibile che questi strumenti possano veicolare dei valori culturali universali. Per non essere solo cibo culturale per le masse creato da un’élite di produttori, ma che sia cultura esercitata a livello di tutti i cittadini. Inevitabilmente mediata da personalità di spicco, ma che il rapporto da paternalistico, tra produttore e consumatore, si muti in dialettico: cosicché gli uni interpretino le esigenze degli altri.

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Kitsch e arte

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Sintesi

Storia dell'arte

Bernini (dialettica con avanguardie);

Storia

Totalitarismo - Fascismo (romanità fascista e architettura);

Italiano

Gabriele D'Annunzio e Giosuè Carducci;

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