Estratto del documento

Kenosis

Anno scolastico 2013-2014 Liceo Classico Domenico Alberto Azuni

Silvio Keivan Nemati Fard III G (V.O.)

Kenosis

Non voglio pensarti figlio di Dio

ma figlio dell'uomo, fratello anche mio.

(Fabrizio De André, La Buona Novella, Laudate Hominem)

(Il Monaco in riva al mare, olio su tela 110 cm×171,5 cm, 1809-1810 Friedrich)

Indice

Indice: 1

Introduzione pagina 3

La centralità perduta: tra Spiritualità e Rivoluzioni: pagina 7

Etica Cristiana: pagina 11

Modi della conoscenza nei vangeli: pagina 12

Spiritualità: due paradigmi a confronto: pagina 21

Tragicità e Dolore nel Cristianesimo: pagina 25

Appendice A: Testo de “Le tentazioni nel deserto” (Matteo 4,1-11): pagina 28

Appendice B: Testo della parabola del figliolo prodigo (Luca 15, 11-32): pagina 29

Fonti: pagina 30

Introduzione

Introduzione 2

A distanza di quarantatré anni, non è così difficile immaginare quelle giornate di luglio nel capoluogo della Liguria: la polizia scopre una fumeria di hashish in un quartiere genovese e la stampa locale rivolge gli occhi alla nuova notizia.

E certamente, più che i mezzi di comunicazione tradizionali, è la voce dei cittadini, mossa dall'indignazione di quella borghesia cantata da Claudio Lolli “sempre pronta a spettegolare in nome del civile rispetto” a dare volume al fatto, così lo scandalo si sparge. Ma, nel più impensabile dei luoghi, una chiesa, la “macchina-benpensante” viene bloccata dal malfunzionamento di un ingranaggio.

Il giovane prete che celebra l'omelia domenicale, prendendo spunto dal fatto, ricorda nella propria predica che nel nostro occidente ci sono droghe altrettanto pericolose: quelle del linguaggio, grazie alle quali un ragazzo può diventare “inadatto agli studi” se figlio di povera gente, oppure un bombardamento di popolazioni inermi può diventare “azione a difesa della libertà”.

Non tanto utile specificare l'estrema disapprovazione della curia genovese, quanto iniziare oggi una riflessione su queste parole, ispirate prima che provocatorie. Una riflessione che parta dai nostri spazi, dalle nostre quotidianità, dall'inizio delle nostre vite. Già dall'infanzia infatti non dobbiamo fidarci per nessuna ragione degli estranei, in modo da prestare la massima attenzione ai “clandestini” o peggio agli “zingari”, che non aspettano altro che rapire un bambino. Crescendo non possiamo mai permetterci di piangere come omosessuali o come “femmine” e quando da adulti apriremo il giornale, finché il ladro che taccheggiava la gioielleria non giacerà a terra, su quel marciapiede che calpestiamo da sempre, ucciso dalle pallottole dell'eroico negoziante, non sarà stata fatta giustizia. Moriamo da anziani, scuotendo la testa quando le forze dell'ordine scoprono le sostanze stupefacenti del nostro giovane vicino di casa, ma perlomeno rassicurati all'idea che il delinquente trascorrerà i suoi anni migliori in galera.

È proprio in questo momento che emerge la tragedia della nostra modernità: la civiltà umana inventò la legge e la giustizia per accrescere il proprio benessere ed ora, a rapporti di forza ribaltati, la felicità umana è piegata ad una giustizia distorta, vendicativa e tracotante di disciplina.

Ma torniamo nella chiesa, dove il giovane Don Andrea Gallo sta celebrando un'omelia che è 3 destinata a scuotere la quiete della parrocchia e cerchiamo di fare un percorso a ritroso nella cristianità, osservando come un pensiero così moderno, sia in realtà uno dei pilastri del Nuovo Testamento.

San Paolo, estratto dalla lettera ai Filippesi

(2)

Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,

6 il quale, pur essendo di natura divina,

non considerò un tesoro geloso

la sua uguaglianza con Dio; ἐ Ἐ

ἀ ἑ ὸ

7 ma spogliò se stesso, ( λλ' αυτὸν κένωσεν ) κένοωσεν: terza persona singolare, indicativo, aoristo, attivo da κενόω

assumendo la condizione di servo

e divenendo simile agli uomini;

apparso in forma umana,

8 umiliò se stesso

facendosi obbediente fino alla morte

e alla morte di croce.

9 Per questo Dio l'ha esaltato

e gli ha dato il nome

che è al di sopra di ogni altro nome;

10 perché nel nome di Gesù

ogni ginocchio si pieghi

nei cieli, sulla terra e sotto terra;

11 e ogni lingua proclami

che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

Il verbo Κενόω vuol dire “svuotarsi”, “spogliarsi”, da “κένωσις” che significa “vacuità”. 4

La narrazione evangelica inizia infatti con la descrizione dell'incarnazione di Dio in Cristo, del Padre nel Figlio. Questa “umanizzazione del sacro” è chiaramente il punto di forza dell'originario messaggio cristiano, perché “destruttura” una spiritualità troppo rigida che, con i suoi precetti ormai stantii, risultava disciplinata ma ipocrita e non riusciva concretamente a ispirare la vita dei popoli: lo spiega benissimo Matteo 15,17-20 a proposito delle impurità:

17 Non capite che tutto ciò che entra nella bocca se ne va nel ventre, e viene espulso nella fogna?

18 Ma le cose che escono dalla bocca procedono dal cuore; sono esse che contaminano l'uomo.

19 Poiché dal cuore provengono pensieri malvagi, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, false testimonianze, maldicenze.

20 Queste sono le cose che contaminano l'uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non contamina l'uomo".

Nell'analizzare questi scritti, è sempre essenziale partire dalla premessa che essi raccontano epoche e luoghi che non hanno conosciuto il processo di laicizzazione ed in cui non esisteva quindi una vera e propria distinzione tra “Sacro” e “Profano”: ogni azione descriveva il rapporto con il divino e viceversa il rapporto con il divino disciplinava ogni azione. Di conseguenza emerge il pensiero rivoluzionario di un cristianesimo “dell'anno zero”, che non stava semplicemente contestando dei dettami religiosi troppo severi, ma metteva a dura prova l'assetto giuridico e sociale del mondo in cui si collocava, ponendo al centro l'umanità e non dei precetti normativi astratti.

È qui che “la buona notizia” rivela la sua straordinaria attualità, nel momento in cui ci permette di comprendere appieno come la nostra politica abbia deturpato la legge, rendendola uno strumento di oppressione: quando, in nome della lotta alla droga, si rinchiudono in carceri sovraffollate centinaia di persone, senza tenere conto che i consumi non diminuiscono; quando, in nome del diritto alla vita, si conduce una guerra spietata all'aborto, consegnando alla clandestinità e alla morte donne incinte; quando, in nome del pareggio di bilancio, i capitalismi impongono ai popoli varie forme di austerità che, per far “quadrare i conti”, spargono povertà, ignoranza ed odio.

Ma se i vangeli ci mostrano “la crisi” del nostro sistema “fariseo”, quale alternativa propongono? 5

Un primo suggerimento lo offre uno dei passaggi in cui Gesù parla del Sabato:

Marco 2,23-28

Avvenne che, in giorno di sabato, Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe. I farisei gli dissero: “Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?”. Ma egli rispose loro: “Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatar, e mangiò i pani dell'offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?”. E diceva loro: “Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato”.

Nel discorso di Gesù, il Sabato diventa una sineddoche, capace di sintetizzare tutto il sistema di norme e valori con cui era, allora come oggi, impossibile relazionarsi. Dunque la frase “Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!” ci spinge a mettere continuamente in discussione economie, leggi e modelli culturali, indebolendo tali aspetti della condizione umana per rafforzare l'essenza di quest'ultima, restituendole la centralità perduta.

Nonostante la massiccia diffusione dei vangeli, insegnamenti del genere sono rimasti lettera morta, ma questo non significa che le cose non possano cambiare.

D'altronde nei secoli si sono sempre avvicendate speranze rivoluzionarie, ispirate o meno dal messaggio cristiano, che spesso hanno fallito, ma hanno lasciato “tracce” nelle storie dei popoli.

La centralità perduta: tra spiritualità e rivoluzioni

La centralità perduta: tra Spiritualità e Rivoluzioni 6

17 luglio 1918. Una fucilata uccide Nicola II, lo zar russo già deposto nelle giornate di febbraio dell'anno precedente. Con la decapitazione definitiva dell'assolutismo, la Russia fa un ulteriore passo, non certo senza difficoltà, verso il modello politico leninista. Difficoltà che venivano sicuramente dall'impostazione bolscevica, che se da un lato riusciva almeno in parte ad attuare il marxismo in una realtà così vicina al feudalesimo, dall'altro faticava a coinvolgere pienamente le masse russe, disabituate alla democrazia (persino nelle sue forme liberali).

Ma anche difficoltà provenienti dal territorio: in quello stato così grande si alternavano zone appena industrializzate a campagne che non avevano neppure conosciuto la bonifica. Di conseguenza deliberare in sede legislativa era tanto difficile quanto attuare poi le decisioni prese. In questo quadro di incertezze si colloca il soggetto principale: la guerra civile. Il conflitto, scoppiato subito dopo la presa del potere dei bolscevichi, vedeva al suo interno, oltre a gruppi minoritari di anarchici o nazionalisti, due fazioni principali: i cosiddetti “Bianchi” (principalmente monarchici, conservatori, anticomunisti…) e i “Rossi” (chiaramente i comunisti). Il primo gruppo godeva del sostegno internazionale: il capitalismo mondiale (con alla testa Francia, Inghilterra e Stati Uniti) temeva infatti che la rivoluzione socialista sconfinasse e coinvolgesse le altre nazioni, rischio che poi si manifesterà più prepotentemente con i bienni rossi. È proprio nel contesto della guerra civile che il Leninismo fa una virata in senso autoritario: dopo la soppressione del diritto allo sciopero, viene reintrodotta la pena di morte per la generica accusa di “controrivoluzione” e al rafforzamento della polizia segreta si aggiunge una diffusa censura. Questa fase, detta “Comunismo di Guerra”, raggiunse il suo culmine con la repressione della rivolta di Kronštadt. Infatti una delle città che più aveva collaborato con la rivoluzione, si era ritrovata ora dall'altra parte: lamentando una certa corruzione a vantaggio dei funzionari di partito, le preoccupanti condizioni economiche dovute al comunismo di guerra e la burocratizzazione del processo rivoluzionario, i marinai di Kronštadt organizzarono un ammutinamento. Quella che per gli anarchici, che sostennero attivamente le azioni di protesta, può ancora oggi essere definita come “Quarta Rivoluzione Russa”, fu purtroppo repressa nel sangue ed insieme ad essa il motto che l'aveva guidata: <>. Parole che di certo non suonavano nuove ai bolscevichi, che nelle tesi di Aprile (il loro 7 programma rivoluzionario) avevano proclamato “la necessità del passaggio di tutto il potere statale ai Soviet dei deputati operai, affinché le masse, sulla base dell'esperienza, possano liberarsi dei loro errori”. I soviet erano infatti le assemblee dei delegati operai, contadini e militari: nati in origine come uno strumento di coordinazione delle lotte (in un certo senso una sorta di sindacalismo), avrebbero dovuto, dopo la rivoluzione, organizzare l'economia Russa. Quello che accadde invece fu la progressiva esautorazione degli stessi, in nome dell'emergenza della guerra civile prima, del declino economico poi. Esautorazione che raggiungerà la sua massima espressione sotto lo stalinismo. Eppure il sistema dei soviet, che era teoricamente riuscito a pacificare Marxisti ed Anarchici, ha lasciato importanti eredità negli anni a venire: dai già citati bienni rossi, fino alle fabbriche senza padrone nell'Argentina dei giorni nostri. D'altronde doveva trattarsi di strutture politiche molto vicine all'idea, spesso troppo astratta nei nostri discorsi, di democrazia diretta, che avrebbero consentito di plasmare l'economia sulla base dei bisogni reali di una comunità e non di quelli indotti da un ristretto gruppo di potenti. Quello era stato il primo tentativo, fuori dal messaggio cristiano, di costruire su larga scala una politica elastica alla realtà umana: paradossalmente nel socialismo, così osteggiato dalla religione, si rintraccia quel principio di superiorità dell'uomo sul Sabato-sineddoche che ancora oggi fatica ad affermarsi.

Nonostante alcune avvisaglie, che si possono individuare ad esempio nella resistenza antifascista, il legame fra lotta di classe e spirito evangelico impiegherà diversi decenni prima di prendere forma nel fenomeno della “teologia della liberazione”.

Quest'ultimo termine viene introdotto da Gustavo Gutiérrez, teologo peruviano che nel 1971 pubblica il suo testo Teologia della liberazione, in cui racchiude le sue considerazioni sul ruolo della Chiesa Cattolica in America Latina. Egli definì la Teologia della Liberazione come il «tentativo di interpretare la fede a partire dalla prassi storica concreta, sovversiva e liberatrice, dei poveri di questo mondo, delle classi oppresse, dei gruppi etnici disprezzati, delle culture emarginate».

Queste riflessioni vengono dal fermento politico da cui il Sudamerica era travolto in quegli anni, tra dittature, povertà e colpi di stato e da cui neppure il clero poteva sentirsi immune. Un ottimo 8 esempio di questo clima si trova in Don Camilo Tosses, un sacerdote domenicano della Colombia che nei primi anni 60, dopo aver sostenuto il Fronte Popolare si era unito all'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) affermando <>.

Oppure in Leonardo Boff, teologo laico del Brasile (ex-francescano) ancora in vita, che tratta tematiche come l'olismo, la non-violenza, la povertà e che affronta questi argomenti utilizzando le categorie del Marxismo. Si tratta soltanto di due dei tanti “figli” dell'intreccio tra Cristianesimo e Anticapitalismo nell'America Latina. L'impegno che li caratterizzò non fu soltanto individuale, ma presto si manifestò in forme di aggregazione come le “Comunità Ecclesiali di base”. E la lotta contro la povertà e la dittatura non furono condotte esclusivamente dentro le nazioni interessate, ma anche dentro l'istituzione della Chiesa Cattolica: Nel 1965, poco prima della fine del Concilio Vaticano II, diversi preti del Sudamerica sottoscrissero il “Patto delle Catacombe”. Il Patto delle Catacombe (chiamato così proprio perché firmato nelle Catacombe di Domitilla) conteneva “le direttive” sulla condotta che i firmatari si impegnavano a mantenere. Ad esempio:

“Cercheremo di vivere come vive ordinariamente la nostra popolazione per quanto riguarda l'abitazione, l'alimentazione, i mezzi di locomozione e tutto il resto che da qui discende” o

“Rinunciamo per sempre all'apparenza e alla realtà della ricchezza, specialmente negli abiti (stoffe ricche, colori sgargianti), nelle insegne di materia preziosa (questi segni devono essere effettivamente evangelici). Né oro né argento. Non possederemo a nostro nome beni immobili, né mobili, né conto in banca, ecc.; e, se fosse necessario averne il possesso, metteremo tutto a nome della diocesi o di opere sociali o caritative”.

Proseguendo, il Patto non si rivelava solo una proposta di cambiamento personale, ma trasmetteva un messaggio sempre più politico:

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Sintesi

Sintesi Kenosis, tesina

La seguente tesina di maturità Liceo classico analizza la crisi economica, culturale e giuridica dei nostri tempi, mettendola in relazione con i vangeli. Le materie collegate in questa tesina sono: Storia, Italiano, Inglese, Filosofia e Greco.

Collegamenti Kenosis, tesina

Storia: La Rivoluzione Russa, la Teologia della Liberazione messe in relazione con il principio cristiano <<Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! >>

Italiano: "Canto Notturno di un Pastore errante dell'Asia", confrontato con il passaggio del vangelo di Matteo "Le Tentazioni del Deserto": tre somiglianze sulla conoscenza (entrambi partono da una condizione di estrema solitudine per cogliere una realtà universale; entrambi usano l'intuizione e non il ragionamento consequenziale; entrambi sono umili)

Inglese: Relazione tra Wordsworth e discorsi cristiani, nella forma (parabole per Gesù e Poesia per Wordsworth) e nei contenuti (entrambi trattano i temi della natura e dei bambini).

Filosofia: Confronto tra il modello cristiano e le teorie di Freud sulla religione, ragionamenti su Jung, Winnicott e Riane Eisler.

Greco: Funzione del dolore nella tragedia e analogie con la funzione del dolore nei vangeli.

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