Carolina Sammartino
Classe III^
A tesina:
“Io sono Malala” 1
Carolina Sammartino
Classe III^
A
Italiano: “Io sono Malala” Malala:
”Non sono riusciti a zittirmi con una pallottola, perché la penna è più potente delle armi. L’
istruzione è l’unica soluzione ai mali della Terra”
“Non si può immaginare un mondo senza istruzione: per questo vi imploro di dare un libro e
una penna a tutti i bambini del mondo”
“Sedermi a scuola a leggere i libri è un mio diritto. Vedere ogni essere umano sorridere è un
mio desiderio. Il mio mondo è cambiato, ma io no” 2
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Il libro racconta in prima persona la storia di Malala, nata il 12 luglio del 1997 e vissuta in
Pakistan durante il periodo precedente e successivo all’attentato dell’11 settembre 2001 alle
Torri Gemelle a New York.
Malala nasce in un villaggio pashtun nella valle dello Swat, una valle che subito viene descritta
con tanto amore e una grande passione per la natura che la caratterizza. La bambina è la
primogenita di una famiglia che, malgrado la tradizione popolare volesse che il giorno della
nascita di una femmina dovesse essere ritenuto triste, riesce comunque a festeggiare
l’avvenimento, innamorandosi subito di questa piccolina. In effetti la famiglia di Malala è
diversa dalle altre famiglie presenti nella valle: il papà è un uomo di grande cultura,
proveniente da una famiglia a sua volta istruita, buon musulmano, pacifista ed attento
all’ecologia, il cui sogno è quello di trasmettere l’istruzione a prescindere dal sesso di ogni
bambino. La mamma, invece, è praticamente analfabeta, non sa leggere, né scrivere, ma
malgrado questo il marito la tiene in gran considerazione in tutto quello che fa o che deve
decidere, dimostrandole un infinito amore ricambiato dalla donna che appare caratterialmente
molto decisa, pratica ed attenta non solo alla gestione dei figli, (Malala e i suoi due fratelli nati
dopo di lei), ma anche a condividere ogni giorno la passione del marito. In effetti ciò che
succede tra moglie e marito nella famiglia della bambina non è comune alla tradizione pashtun,
dove l’uomo non deve condividere le decisioni con la moglie, perché sarebbe un segno di
debolezza.
Il popolo della valle è infatti molto tradizionalista e fortemente condizionato dalla religione
islamica, segue le leggi del Corano, a volte dandone un’interpretazione fin troppo restrittiva;
non sembra esserci gioia nelle altre coppie, sembra solo che l’unione sia nata quasi seguendo
la tradizione dei matrimoni combinati, in cui l’uomo diviene fulcro di ogni attività della famiglia
e della società, relegando la donna alla sola cura dei figli e della casa.
Nella famiglia di Malala questa gioia c’è, spesso i genitori ridono assieme e la gente li descrive
come persone molto dolci.
Il papà, grazie alla grande capacità di parlare, riesce spesso a essere ascoltato dal suo popolo
ed inevitabilmente anche Malala ne rimane colpita. La bambina cresce nelle aule della scuola
che il padre fonda e si innamora dei libri, dichiarando sin da piccola che tutti i bimbi devono
avere la possibilità di studiare, a prescindere dal genere di appartenenza, perché in nessun
verso del Corano è imposta l'ignoranza femminile e la dipendenza della donna rispetto
all’uomo.
Malala risente delle imposizioni a cui deve sottostare: non può per esempio uscire liberamente
con la mamma anche per fare solo la spesa, se non accompagnate da un parente maschio, non
può uscire senza velo in testa e raggiunta l’adolescenza deve coprirsi anche il viso; più cresce
più si accorge di quante ragazze vengono ritirate dalla scuola per assolvere i doveri di donna,
se non addirittura per sposarsi. 3
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Malala impara con il tempo, ascoltando i racconti del padre, quanto le condizioni della donna
siano diverse a seconda del periodo storico che il Pakistan attraversa: quando era ancora vivo il
nonno, le
donne non solo si perdevano la scuola, ma avevano anche un trattamento diverso dagli uomini
all’interno della famiglia, rinunciando a cibi più sostanziosi e mangiando parti meno buone,
rinunciando a praticare sport e dedicandosi solo alle faccende domestiche in attesa del marito.
Era il periodo successivo al 1969, quando da colonia inglese lo Swat viene annesso al Pakistan,
ma anziché migliorare, le condizioni di vita erano peggiorate, facendo crescere la differenza tra
i ricchi e i poveri. Ancor peggio erano andate le cose con l’arrivo del generale Zia: il Pakistan fu
messo in cattiva luce di fronte al mondo e gli Stati Uniti sospesero gli aiuti al paese. Zia per
portare dalla sua parte il popolo impose una estrema islamizzazione dei comportamenti della
gente, arrivando a limitare sempre di più la libertà della donna: varò delle leggi che riducevano
il valore della testimonianza della donna, che necessitava di almeno quattro uomini a suo
favore per potersi difendere dalle accuse in tribunale, vietò l’apertura dei conti in banca alle
donne senza il permesso dell’uomo, proibì del tutto la pratica di qualsiasi sport. Furono
addirittura riscritti i libri di storia.
Successivamente, con l’invasione dei Russi nel 1979 nel vicino Afghanistan, la situazione
cambiò nuovamente: la gente della valle, come in tutto il paese, accolse i rifugiati afgani e il
generale Zia si trasformò in paladino della libertà, raccogliendo consensi dall’America e
dall’Europa che lottavano anch’essi per porre fine alla Guerra Fredda con la Russia. In realtà
con questa politica riuscì a ottenere non solo molto denaro e droga dall’Afghanistan, ma anche
volontari tra cui il famoso Osama bin Laden. L’invasione dei Russi durò un decennio e questo
tempo fece maturare un forte attaccamento degli uomini pashtum (sparsi non solo in Pakistan,
ma anche in Afghanistan), alle proprie origini e tradizioni religiose e culturali. Le guide spirituali
(tra le quali c’era il nonno di Malala) esortavano tutti a unirsi al Jihad (guerra santa) per
ribellarsi all’invasione dei Russi e a rafforzare la propria identità musulmana. In questo periodo
nascono i primi attentatori suicidi, ai ragazzini viene fatto il cosiddetto “lavaggio del cervello”.
Nel frattempo Zia muore in un misterioso attentato e viene eletta Benazir Bhutto, che si
alternerà per un decennio con Nawaz Sharif.
Durante questi anni il papà di Malala toccherà con mano la corruzione politica e il clientelismo,
sperimentando direttamente, mentre tentava di registrare la propria scuola, la richiesta di
“mazzette” da un alto funzionario statale.
Ma la prima grande trasformazione del paese vissuta in prima persona anche da Malala
compiuti i 4 anni è quella che segue l’11 settembre del 2001, con il potere dei Talebani.
I cambiamenti sono tanti, non solo nella politica ma anche nell’imposizione di nuove regole per
le donne da applicare quotidianamente: il burqa, la pubblica fustigazione, la negazione
dell’istruzione femminile, l’eliminazione della musica, della possibilità di proiezione dei DVD,
mentre diventa reale l'incubo dei kamikaze, delle bombe vicino a casa, delle persecuzioni.
Malala racconta nel libro quei momenti storici alternandoli alla descrizione della sua vita da
bambina e adolescente, con le sue amicizie, il suo studio, la sua famiglia e gli obiettivi condivisi
con il padre; Malala per esempio parla in un intero capitolo di bambini meno fortunati che
raccolgono da una discarica vicino alla sua casa materiale da poter vendere per portare a casa
qualche soldo, ne rimane indignata e affranta e promette a se stessa che un giorno non
dovranno esserci più bambini in queste condizioni.
Alla fine del 2001 il Pakistan, come già detto, si trova al centro della vicenda di Bin Laden
fuggito in Afghanistan, infatti gli Americani, per stanarlo, chiedono aiuto al generale pakistano
Musharraf facendolo diventare (come era stato per Zia) un leader richiesto a livello
internazionale.
Ma come scrive Malala a nessun Pakistano fa piacere che gli Americani bombardino
l’Afghanistan alla ricerca di colui che è responsabile degli attentati dell’11 Settembre, per cui,
anche se non filo-talebani il popolo della valle e non solo, non era d’accordo a concedere agli
USA collaborazione.
Tuttavia, facendo il doppio gioco, il generale Musharraf prende soldi dagli Americani e protegge
i Jihaidisti (estremisti islamici a favore di bin Laden) che riescono a nascondere bin Laden per
un anno nella valle dello Swat. 4
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La vita prima dei Talebani e all’epoca del generale sembrava essere un po’ migliorata,
soprattutto per le donne, anziché proseguire l’Islamizzazione egli aveva aperto il paese verso
una modernizzazione lasciando entrare il settore dei media, autorizzando la messa in onda di
nuovi canali televisivi privati, aveva autorizzato a lavorare in tv le donne come annunciatrici,
aveva dato il suo benestare a feste di stampo occidentale come San Valentino e Capodanno.
Aveva, cosa più importante, abolito la legge secondo cui una donna, se violentata, doveva
produrre almeno quattro uomini a sua testimonianza.
Questa situazione si deteriora quando appunto il potere del generale viene sostituito da quello
dei Talebani: i fondamentalisti islamici si rafforzano nel periodo successivo agli attacchi dell’11
settembre e fanno sentire la loro voce attraverso l’istituzione di una sorta di “polizia della
moralità”: vengono messi al bando i CD e DVD e la figura della donna torna indietro di anni.
Anche gli uomini però non vengono risparmiati dalle nuove regole: niente più vestiti
occidentali, capelli lunghi e obbligo di farsi crescere la barba.
Malala dovrà anche ricordare il terremoto del 2005 quando a causa di scosse di magnitudo 7,6
la regione del Kashmir fu devastata e persero la vita più di 30.000 persone, la maggior parte
bambini: nulla potè fare il governo per portare aiuto alla popolazione dello Swat, furono gli
Americani che ancora una volta intervennero prontamente dall’Afghanistan, oltre ai volontari
seguaci di un certo Fazlullah già conosciuto nella valle in quanto gestiva una stazione radio
clandestina attraverso la quale aveva iniziato a diffondere diversi discorsi abbastanza
estremisti, tra cui l’idea che le condotte peccaminose dei Pakistani avevano portato Dio a
irritarsi scatenando lo spaventoso terremoto.
Fazlullah aveva un certo carisma, i suoi discorsi indirizzavano la popolazione verso
atteggiamenti meno liberali, più aderenti alla religione islamica e alla sua interpretazione del
Corano, ma malgrado le idee il popolo inizia a seguirlo.
Gli abitanti della valle si spogliano dei loro beni: oro, gioielli, denaro venivano regalati a
Fazlullah che li tramutava in armi e campi di addestramento; mette al bando la televisione, i
DVD e i CD. Promette una ridistribuzione delle ricchezze tra la popolazione che inizia a pensarlo
una sorta di Robin Hood, tuttavia questo non avviene e la valle assiste all’avanzamento degli
estremisti Talebani senza nessuna riserva da parte dello stesso Fazlullah.
Malala ha solo 10 anni e assiste a un deciso peggioramento della condizione della donna, fino
alla definitiva proibizione all’istruzione avvenuta all’inizio del 2009 con la chiusura delle scuole
femminili. Purtroppo è sempre più evidente che è lo Stato a permettere l’insediamento dei
Talebani; l’attenzione del papà di Malala e della bambina stessa si sposta sul far capire al
Pakistan e al mondo quanto il popolo Pashtum non voglia questa dominazione, perché contraria
alla religione e alla pace. Per i media americani ed europei inizia in questo momento la
conoscenza di Malala, la bambina non perde occasione di intervenire sulle diverse emittenti
radio e tv per poter raccontare quanto sta succedendo nella sua terra. La situazione precipita, i
Talebani bombardano la centrale elettrica e il gasdotto, non c’era acqua potabile ed iniziava a
dilagare il colera, non si poteva uscire con l’arrivo del buio e avevano distrutto albergo e
stazione sciistica mettendo fine anche alla fonte economica del turismo.
Iniziano le persecuzioni, gli omicidi in nome della religione; Fazlullah comincia a non piacere più
e anche il marito di Benazir salito al potere poco prima non riesce ad arginare il potere dei
Talebani.
La valle di Malala inizia a svuotarsi, chi rimane dubita di tutti, nessuno si sente al sicuro
nemmeno in compagnia degli amici di una vita; i bambini iniziano a giocare a soldati contro
Talebani, ma nessuno fa nulla per ribellarsi.
Malala, chiusa la scuola, inizia a scrivere il suo diario per descrivere al mondo quanto stava
succedendo, lo deve fare usando uno pseudonimo per paura di essere riconosciuta e messa a
tacere: rimane viva in lei la convinzione che la parola possa essere più potente di qualunque
mitragliatrice.
A seguito di un accordo di pace fasullo tra Governo e Talebani e dell’intervento degli Americani
impensieriti dalle testate nucleari in Pakistan, il paese di Malala si svuota totalmente e anche la
sua famiglia abbandona la città.
Il ritorno avviene tre mesi dopo, ma la città di Mingora che si ritrovano davanti non è più quella
lasciata: il combattimento tra esercito e Talebani sembrava essere avvenuto in ogni casa, tutte
le abitazioni avevano i muri crivellati dai proiettili, i negozi erano chiusi da pesanti
saracinesche, gli altri erano stati saccheggiati e distrutti, ma almeno non c’era più traccia dei 5
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Talebani, solo l’esercito faceva sentire la sua presenza in maniera piuttosto ingombrante. La
casa di Malala non aveva subito saccheggiamenti, né distruzioni e, anche se trasformata in un
campo di battaglia, la scuola fondata dal papà di Malala sembrava ancora intatta, tanto da
riaprire all’inizio di agosto.
Fazlullah, pur non essendo stato arrestato, non ha più potere sulla valle e anche le ragazze
riprendono le lezioni.
Durante quell’estate Malala con altre compagne viene invitata ad Islamabad per una settimana
e grazie a questo viaggio incontra e conosce persone importanti, come il generale Abbas che
donò un aiuto economico per far rimanere aperta la scuola che non era stata in grado di pagare
gli insegnanti durante il periodo di dominazione talebana, partecipa all’assemblea dei bambini
dell’UNICEF, inizia a studiare giornalismo per scrivere in un progetto finanziato da
un’associazione intitolata “Menti aperte in Pakistan”.
Nei mesi successivi l’equilibrio post Talebani viene purtroppo distrutto nuovamente da un
periodo di intense piogge che causano un’alluvione che non risparmia né le montagne vicine né
la valle dello Swat. Ancora una volta in aiuto dei superstiti si mobilita la popolazione, i gruppi di
islamici che conoscevano il territorio montuoso, ma anche gli Americani, che vengono visti con
grande sospetto. Le agenzie di aiuti internazionali che dovevano intervenire per dare aiuti alla
valle non mandavano volentieri il loro personale a causa di continue notizie provenienti dalla
capitale del Pakistan, tra cui la richiesta al governo pakistano di non accettare aiuti da ebrei e
cristiani.
Malala e il suo popolo si rende conto che i Talebani non se ne erano mai davvero andati.
Con questa certezza prosegue la lotta di Malala e di suo papà per affermare la libertà, la pace e
il diritto all’istruzione nella valle, grazie ai premi ottenuti raccoglie diverso denaro da spendere
nelle scuole, nei laboratori e nelle biblioteche; prosegue la sua opera anche dopo il 2011, anno
in cui viene trovato e ucciso dall’esercito americano bin Laden, ospitato dal popolo Pashtum da
circa 6 anni.
Il 2012 è un anno difficile sia per i continui avvertimenti che ricevette il padre di Malala su un
possibile attentato alla sua vita, sia per gli esami che Malala doveva sostenere in un clima di
grande preoccupazione per il padre. Nessuno si sarebbe immaginato che i Talebani avrebbero
rivolto le armi contro una ragazzina.
Il 9 ottobre 2012, attentatori talebani bloccano il bus su cui la quindicenne sta viaggiando e
sparano tre colpi, uno di questi le penetra il cranio e scende fino alla scapola, ma non
danneggia il cervello e grazie a due interventi di neurochirurgia, il primo in Pakistan in un
ospedale militare e il secondo in Inghilterra, Malala oggi è viva ed ha riacquistato l’80% della
mobilità facciale.
Gli ultimi capitoli del libro descrivono lo stupore e la solidarietà del mondo di fronte ad un simile
gesto, il dolore e la speranza di una famiglia che non ha mai perso la forza di lottare unita, il
darsi da fare di persone che sono state anche solo sfiorate dalle parole di Malala, ma che,
ognuna attraverso la propria specializzazione, hanno saputo mettersi al servizio della bambina
e della famiglia. Malala ora vive la sua seconda vita, e tutti i giorni lo specchio le ricorda ciò che
è successo, ma la ragazza, ora a Birmingham con la sua famiglia, continua a viaggiare per
difendere e portare avanti la sua causa; i Talebani hanno riconosciuto la loro responsabilità
nell’attentato, dando al popolo della valle dello Swat la prova che l’attentato è realmente
accaduto. Malala e la famiglia continuano a sognare di poter un giorno tornare in patria.
Il libro si conclude con le parole dette da Malala:
"Sedermi a scuola a leggere libri è un mio diritto. Vedere ogni essere umano sorridere è il mio
desiderio. Il mio mondo è cambiato, ma io no. “
La maledizione di Bin Laden: Morti 22 dei 25 Marines che lo uccisero
L’11 settembre 2001 due aerei di linea si schiantarono contro le Twin Towers cambiando per
sempre il corso della storia.
Ben 22 su 25 dei Marines che uccisero Osama bin Laden
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Introduzione Sono Malala, tesina
Prendendo spunto dalla vita di Malala ho affrontato la condizione della donna dalla Grande Guerra.
Collegamenti
- Italiano: presentazione e commento libro "Io sono Malala"
- Storia: conquista dei diritti delle donne
- Geografia: Pakistan
- Spagnolo: las mujeres en España
- Inglese: Votes for women! Emmeline Pankhurst and the suffragettes.
- Religione: Islamismo
- Educazione Fisica: storia delle donne alle olimpiadi
- Scienze: la genetica umana
- Tecnica: l'energia solare - pannelli solari in Pakistan
- Arte: street art per le donne a New York
- Musica: "Donna", Mia Martini