Introduzione
L'umanità ha vissuto a lungo quello che si suole definire “il tempo quasi immobile”, in cui i cambiamenti nel
modo di vivere si misuravano in secoli o in millenni. Oggi ci misuriamo invece con cambiamenti rapidissimi:
la terza rivoluzione industriale, quella dell'energia atomica e soprattutto dell'informatica, tocca in profondità
la nostra vita quotidiana e uno dei suoi grandi sogni è l’intelligenza artificiale. Questa ha sicuramente
migliorato la nostra vita accompagnandoci tutti i giorni in diverse forme e rendendo più comoda la nostra
esistenza, aiutandoci a garantire la nostra sicurezza, tutelando la nostra salute. Ma cosa si intende per
intelligenza artificiale? L’intelligenza artificiale.
Come disse Marvin Lee Minsky, noto scienziato e informatico statunitense ed esperto nel campo
dell’intelligenza artificiale, in The Society of Mind (1989) “The question is not whether intelligent machines
can have emotions, but whether machines can be intelligent without any emotions”. Infatti, con il termine
“Intelligenza artificiale”, coniato nel 1956 dal matematico americano John McCarthy, si intende
generalmente l'abilità di un computer di svolgere funzioni e ragionamenti tipici della mente umana.
Tuttavia, la sua definizione è ancora oggi molto discussa da filosofi e scienziati; in particolare, si distinguono
due correnti di pensiero: quella della I.A. forte e quella della I.A. debole.
Intelligenza artificiale forte
L’intelligenza artificiale forte, il cui maggior esponente può essere considerato la professoressa Margaret
Boden, ritiene che un computer correttamente programmato possa essere veramente dotato di una
intelligenza pura, non distinguibile da quella umana. L’idea alla base di questa teoria risale al filosofo
empirista inglese Thomas Hobbes, il quale aveva sostenuto che ragionare non era nient’altro che calcolare: la
mente umana dunque non era altro che il prodotto di un complesso insieme di calcoli eseguiti dal cervello.
Intelligenza artificiale debole
L’intelligenza artificiale debole del filosofo John Rogers Searle, invece, sostiene che un computer non potrà
mai eguagliare la mente umana, ma potrà arrivare solo a simulare alcuni processi cognitivi umani senza mai
riuscire a riprodurli nella loro totale complessità. L’obiezione si fonda sul fatto che i computer non
possiedono una coscienza per cui si comportano come se fossero intelligenti, ma in realtà seguono procedure
meccaniche, senza comprendere le loro azioni.
Cibernetica
Alle due fondamentali correnti di pensiero, si affianca quello che è uno dei grandi risultati degli studi
moderni sull’intelligenza artificiale: la cibernetica. Questa disciplina si occupa dello studio delle analogie tra
le macchine e gli organismi viventi, soprattutto per quanto riguarda la capacità di autoregolarsi e di adattarsi
all’ambiente. Essa richiede la collaborazione di diverse discipline, quali l’informatica, la biologia, la
matematica, l’ingegneria e la fisica e trova diverse applicazioni nel campo degli organismi viventi con la
bionica, dei sistemi artificiali con i robot e delle organizzazioni sociali, politiche ed economiche, nella forma
di cibernetica applicata alla risoluzione dei problemi di regolazione e controllo.
Filosofia
Karl Popper
Come insegna Popper, la verità non è qualcosa di dato, piuttosto è un semplice ideale regolativo che guida il
processo di crescita della conoscenza, ma che non si raggiunge mai. Infatti, la sua teoria, che prende il nome
di falsificabilismo, si fonda sul concetto che la scienza è caratterizzata da un progresso che egli intende in
modo simile alla teoria evoluzionistica darwiniana: la competizione tra le teorie permette la selezione della
teoria che si dimostra più adatta a sopravvivere e che pertanto viene riconosciuta valida finché non si
presenta un’altra teoria a falsificarne la validità: ne consegue la necessità del dibattito.
Il dibattito
I dibattiti pubblici sull’Intelligenza Artificiale si accendono fondamentalmente dalla pubblicazione nel 1950
di un articolo fortemente rivoluzionario, Computing Machinery and Intelligence, apparso sulla rivista
1
“Mind”, nel quale il matematico Alan Turing si domandava “Can machines think?” e cercava di dare una
risposta attraverso un test noto come “test di Turing”. Al centro della discussione si posero in particolar
modo i due esponenti precedentemente citati: la professoressa Margaret Boden e il filosofo John Searle.
Margaret Boden
Professoressa e autorità internazionale nel campo dell’intelligenza artificiale, per i quali servizi le era stato
conferito un OBE (Order of the British Empire), fu la scrittrice della prestigiosa opera Artificial intelligence
and natural man (1979): in essa Boden descrive il modello computazionale della mente.
Secondo la teoria della professoressa, esiste una forte analogia tra il cervello umano e il computer: entrambi
hanno un substrato fisico che nel primo è biologico-neurale e nel secondo è elettronico; entrambi a livelli alti
mostrano di avere conoscenze, adattabilità, intelligenza e capacità di calcolo.
Boden definisce meglio questa analogia presentando le tre idee fondamentali su cui si fonda il modello
computazionale:
- I fenomeni mentali sono schematizzabili in: ricezione dell’informazione esterna, elaborazione
- autonoma secondo schemi, costruzione di risposte;
- L’elaborazione delle informazioni può essere espressa in forma computazionale, ovvero come
- semplice calcolo secondo regole meccaniche;
- Un qualsiasi sistema di elaborazione è costituito da sottoinsiemi collegati tra loro: a livelli bassi
- presentano componenti (biologico-neurali nel cervello e elettronici nel computer) che sono dediti alla
- comprensione e funzionano secondo leggi fisico-chimiche; a livelli intermedio-alti presentano
- sistemi (il software nel caso dei computer e l’intero sistema neurale nel cervello) che si occupano di
- tradurre il linguaggio macchina o i fenomeni o le informazioni in linguaggio naturale.
John Rogers Searle
Il filosofo è noto per aver concepito l’esperimento mentale chiamato “Stanza cinese”, con il quale vuole
dimostrare che nessun computer è in grado di “pensare” come un essere umano, partendo dal presupposto
che il computer, per elaborare l’informazione, non ha bisogno di comprendere. Dunque, in linea con il
pensiero dell’intelligenza artificiale debole, egli fonda la sua teoria sul principio fondamentale che “la
consapevolezza è frutto dell'attività fisica specifica di un sistema fisico specifico (il cervello). Benché questa
attività possa essere simulata da un computer, questa non può far sorgere la consapevolezza.”
- Filosofia: Karl Popper, IA forte e debole: Margaret Boden, John Searle
- Storia: Seconda e terza rivoluzione industriale
- Scienze: Sistemi di posizionamento globale
- Fisica: Sistemi di trasmissione del segnale
- Matematica: Calcolo combinatorio
- Latino: Plinio il Vecchio
- Italiano: Italo Calvino
- Inglese: An incorrect use of technology: George Orwell: 1984
- Arte: Il futurismo: Giacomo Balla