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Il lavoro minorile ieri ed oggi

La seconda rivoluzione industriale ha portato molti cambiamenti, spesso positivi, ma

anche negativi come il lavoro minorile che ancora oggi persiste. I bambini cominciavano a

lavorare a 4-5 anni perché le condizioni delle famiglie non permettevano di allevare 7-8

figli con i due miseri stipendi dei genitori. I bambini venivano assunti perché erano più

docili degli adulti e perché, essendo minuti, potevano svolgere lavori che un uomo per la

corporatura non poteva fare, inoltre perché li sottopagavano in quanto minori. Gli

imprenditori sfruttavano la richiesta di lavoro che era cresciuta nell’‘800 per diminuire i

salari e aumentare le ore di lavoro, per adulti e bambini, costringendoli ad orari

massacranti che arrivavano a 14-15 ore al giorno. La giornata lavorativa di un lavoratore-

bambino cominciava alle 5-6 di mattina, quando si recava in fabbrica. Anche una febbre,.

Dopo essere entrato in fabbrica il bambino cominciava il suo lavoro o meglio cominciava

ad essere sfruttato. I fanciulli venivano rinchiusi per 14 ore in una stanza, sorvegliati da

controllori senza pietà, questi, appena un lavoratore rallentava il ritmo, lo frustava.

L’ambiente di lavoro era sporco e nell’aria girava una polverina, prodotta dalle macchine,

questa si annidava nei polmoni e provocava soffocamento. Ma non solo, se un bambino si

addormentava, poteva cadere nella macchina e ne usciva mutilato o ucciso, ma a questo

punto era meglio morire che vivere in un’epoca dove neanche l’opinione pubblica

rimaneva allibita davanti a questi orrori. Inoltre il lavoro, ripetitivo e monotono, provocava

demenza e nel 1800 il tasso di analfabetismo era altissimo, infatti i bambini per mangiare

dovevano lavorare e non avevano tempo per andare a scuola. Nelle fabbriche i morti e i

feriti erano all’ordine del giorno, tra i bambini pochi tornavano a casa ancora vivi. La

giornata lavorativa veniva interrotta dalla pausa pranzo e dalla colazione, il pranzo

ufficialmente durava 40 minuti, ma 20 venivano impiegati per la pulitura delle macchine.

Nella seconda rivoluzione industriale intere famiglie vennero distrutte, padri e figli uccisi

dal gigante della povertà. Mentre i ricchi vivevano nel lusso milioni di bambini erano

costretti a massacrarsi di lavoro per un tozzo di pane, nessuno possedeva scarpe, perché

costavano troppo, il lavoro toglieva loro la gioia di vivere, non sapevano più giocare,

vivevano in un clima di terrore e non si chiedevano cosa avrebbero fatto il giorno dopo, ma

se il giorno fossero stati ancora vivi. I bambini svolgevano vari tipi di lavoro: maneggiavano

il telaio, facevano i minatori, gli spazzacamino e i picconieri. Tutti lavori pesantissimi che

provavano ancor di più i loro corpi ormai deformi a causa del lavoro e della mancanza di 2

luce. Al termine della giornata lavorativa i bambini uscivano dalle fabbriche stremati e si

addormentavano sui cigli delle strade, prima ancora di tornare a casa.

l

Il problema dello sfruttamento minorile ancora oggi persiste ed è globale e coinvolge

milioni di bambini e bambine di età spesso al di sotto dei quattordici anni, costretti ad

abbandonare la loro infanzia per aiutare sé stessi e la propria famiglia. Migliaia di

documenti ci mostrano e ci raccontano storie di sfruttamenti atroci; si pensi ai bambini

sfruttati per cucire palloni, intrecciare tappeti o impiegati nelle piantagioni, ai bambini

povertà, l’analfabetismo e le finte credenze religiose (martirio) spingono

soldato dove la

milioni di giovani ad intraprendere un viaggio spesso senza ritorno, il bambino soldato che

riesce a sopravvivere alla guerra porterà su di sé segni indelebili., la prostituzione

infantile sta sempre di più oggi toccando livelli preoccupanti, coinvolgendo centinaia di

migliaia di bambini e adolescenti, costretti al commercio sessuale da organizzazioni

clandestine che ne gestiscono i proventi. E tutto questo accomuna paesi evoluti e paesi

poveri, tutto ciò è il risultato di vari fattori tra i principali uno è la povertà: molte storie di

sfruttamenti partono infatti dalla necessità di sfamare una famiglia. Inoltre non va

dimenticato che i bambini e gli adolescenti subiscono molto più facilmente ricatti e

scorrettezze non avendo loro una “coscienza sindacale”, rappresentano la forza lavoro

ideale per gran parte dei datori di lavoro.. organizzazioni clandestine, In tema di

sfruttamento un aspetto meno conosciuto, ma sicuramente il più terribile, è quello del

commercio dei bambini finalizzato a “rifornire” il mercato nero degli organi., Un filo

conduttore unisce tutte queste situazioni: l’ignoranza e la povertà. Se ogni paese si unisse

per difendere non una razza, non una patria, non una classe sociale, ma un semplice

essere umano si potrebbe donare un sostegno economico o culturale per cercare di

migliorare la situazione di questi bambini, aprendo ad esempio scuole o ospedali. Ma il

problema è ancora più grande: bisognerebbe ancor prima distruggere l’egoismo e la

cattiveria dell’essere umano. 3

Diritto

1. Il lavoro minorile in Italia

Nel nostro paese i diritti dei minori vengono tutelati dall'articolo 37 comma 3

della Costituzione Italiana che sancisce: "La Repubblica tutela il lavoro dei minori con

speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.".

Inoltre l'articolo 31 protegge l'infanzia e la gioventù e l'articolo 30 sancisce l'obbligo dei

genitori a mantenere, istruire ed educare i figli.

Art 37 Costituzione

<<La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che

spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua

essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata

protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica

tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il

diritto alla parità di retribuzione.>>

L'articolo 37 della Costituzione tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce

ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

In Italia la normativa di riferimento in materia di lavoro minorile è rappresentata dalla legge

n. 977/1967 sulla tutela del lavoro dei fanciulli e degli adolescenti, successivamente

modificata ed integrata dai decreti legislativi n. 345/1999 e n. 262/2000.

La normativa citata distingue tra "bambini" e "adolescenti", ossia tra minori di ambo i sessi

che non hanno compiuto i 15 anni e/o che sono ancora soggetti all'obbligo scolastico, e

minori di ambo i sessi di età compresa tra i 15 e i 18 anni non più soggetti all'obbligo

scolastico. In base alla normativa vigente, l'età minima per l'avvio al lavoro viene fissata al

momento in cui il minore ha concluso il periodo di istruzione obbligatoria, e non può essere

in ogni caso inferiore a 15 anni compiuti. Per determinare, quindi, il limite di età per

l'instaurazione di un rapporto di lavoro con minori occorre verificare la sussistenza di due

requisiti: il compimento del quindicesimo anno di età e l’avvenuto assolvimento dell’obbligo

scolastico. In particolare, la vigente normativa in materia di lavoro minorile si applica ai

minori che hanno un contratto di lavoro, anche speciale (es. apprendistato, contratti di

formazione, lavoro a domicilio). Non si applica invece nei confronti degli adolescenti

4

addetti a lavori occasionali o di breve durata concernenti servizi domestici prestati in

ambito familiare o, comunque, prestazioni non nocive e non pericolose rese in imprese a

conduzione familiare (es. bar, ristorante) per i quali è sufficiente aver raggiunto l’età di 14

anni. La legge regola l'orario di lavoro e definisce i periodi di riposo a seconda del tipo di

lavoro. Stabilisce, inoltre, la durata delle ferie pagate, l'assistenza medica preventiva

gratuita e disciplina i controlli sanitari periodici, così come l'addestramento obbligatorio sul

posto di lavoro. La legge prevede, inoltre, il divieto di adibire gli adolescenti alle lavorazioni

e ai lavori potenzialmente pregiudizievoli per il pieno sviluppo fisico del minore, e il divieto

del lavoro notturno per i bambini e gli adolescenti.

La Convenzione sui diritti dell’infanzia

2.

La Dichiarazione dei diritti del fanciullo del 1959 che, pur non essendo

fonte di diritto per l'ordinamento interno dei singoli Stati, ha valore morale e sociale in

quanto espressione di nuove forme di tutela dei minori, non più considerati come oggetti

delle decisioni degli adulti, ma come veri e propri soggetti di diritto. Successivamente, il 20

novembre 1989, l'ONU approva la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia; tale

Convenzione, al contrario della precedente Dichiarazione, è invece fonte di diritto per gli

Stati che l'hanno ratificata, i quali devono far sì che i diritti e le libertà in essa proclamate

siano resi effettivi. Secondo la definizione della Convenzione sono "bambini" gli individui di

età inferiore ai 18 anni (art. 1), non ha importanza il colore della pelle, la razza, il sesso, la

religione, la lingua, in un bambino; né se è un disabile, ricco o povero.. La Convenzione

fissa una serie di diritti fondamentali e di garanzie come il diritto alla vita (art. 6), il divieto

di tortura, il diritto alla libertà personale, di associazione e riunione, di religione, il diritto di

sviluppo, il diritto alla salute e alla possibilità di beneficiare del servizio sanitario (art. 24), il

diritto di esprimere la propria opinione (art. 12) e di essere informati (art. 13). I bambini

hanno diritto al nome, tramite la registrazione all'anagrafe subito dopo la nascita, e alla

nazionalità (art. 7), hanno il diritto all'istruzione (art. 28 e 29) e hanno diritto a essere

tutelati da tutte le forme di sfruttamento e di abuso (art. 34). 5

Paesi che al 1992 avevano ratificato la Convenzione e l’età a cui hanno fissato l’avvio al lavoro

PaeseAnniPaeseAnni
Algeria16Germania15
Belgio15Grecia15
Bielorussia15Guatemala14
Bulgaria16Guinea Equatoriale14
Costa Rica15Honduras14
Cuba15Iraq15
Francia16Irlanda15
Italia15Israele15
Kenia16Romania16
Libia15Rwanda14
Lussemburgo15Russia16
Malta16Spagna15
Mauritius15Svezia15
Nicaragua14Togo14
Niger14Ucraina16
Norvegia15Uruguay15
Olanda15Venezuela14
Polonia15Yugoslavia15
Rep. Dominicana15Zambia15

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La seconda rivoluzione industriale

La seconda rivoluzione industriale ha avuto inizio negli ultimi decenni del Settecento in

Gran Bretagna, per poi estendersi nella prima metà dell’Ottocento in altri paesi quali la

Francia, la Germania, il Belgio, l’Olanda e l’Italia. Essa è caratterizzata da tre fattori: lo

sviluppo dei trasporti ferroviari e marittimi, il rinnovamento e l’ampliamento edilizio delle

città, l’apertura di nuovi settori produttivi facilitata da altre scoperte scientifiche. Tra le

numerose cause che concorsero a determinare una tale crescita bisogna ricordare il

considerevole aumento della circolazione delle merci, sia all’interno di uno stesso stato sia

tra stati diversi, che contribuirà alla formazione di un solido sistema capitalistico legato

essenzialmente all’industria. Un’altra delle ragioni va ricercata nel notevole sviluppo

tecnologico e scientifico: da allora infatti le scoperte non avvengono più per caso ma sono

la conseguenza di studi programmatici condotti in appositi laboratori di ricerca.

Dall’esigenza della ricerca scientifica organizzata e finalizzata nasce l’idea di fondare

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Sintesi

Materie e argomenti

  • Diritto - La dichiarazione dei diritti del fanciullo
  • Statistica - Le cifre del lavoro minorile
  • Storia - La seconda rivoluzione industriale, l'età Giolittiana
  • Italiano - Il verismo, pensiero, poetica, Rosso Malpelo
  • Pedagogia - Montessori
  • Psicologia - Freud, teoria della sessualità infantile
  • Igiene e puericultura - Fabbisogno calorico e alimentazione del bambino
  • Inglese - Food preservation
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