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L’India da qualunque angolo la si guardi
Appare come un paese di grandi contrasti:
Povertà assoluta e ricchezza illimitata,
tradizione millenaria e trasformazione continua,
crescita economica e analfabetismo,
colori, odori, moltitudine, traffico, caos,
fanno dell’India
un paese di contraddizioni, contrapposizioni e antitesi.
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Indice
L’India e le disuguaglianze sociali.
Società e cultura del passato e del presente.
Introduzione Pag. 01
Indice Pag. 02
Geografia
L’India fisica Pag. 05
Clima monsonico Pag. 07
La crescita economica
Agricoltura Pag. 09
- Agricoltura di sussistenza e di mercato Pag. 09
- Rivoluzione Verde Pag. 10
- OGM in India Pag. 11
- System of Rice Intensification Pag. 22
- Industria Pag. 22
- Servizi Pag. 32
Una popolazione eterogenea e sempre più numerosa Pag. 33
Pag. 35
Mumbai
Sfruttamento minorile: 13 milioni di minori al lavoro Pag. 36
Globalizzazione e lavoro minorile Pag. 39
Censimento 2011: ancora alto il tasso di analfabeti Pag. 43
Sex ratio: meno bambini ma soprattutto bambine Pag. 46
Infanticidio femminile Pag. 47
- Aborto selettivo – feticidio Pag. 49
- L’importanza del figlio maschio Pag. 51
- La carestia delle spose Pag. 51
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Storia
Dominio inglese in India
Colonizzazione inglese Pag. 52
- La figura politica di M. Gandhi Pag. 54
- Indipendenza: 15 agosto 1947 Pag. 57
Le origini delle caste indiane Pag. 68
Le quattro caste Pag. 69
- Intoccabili Pag. 71
- Casta ed intoccabilità nell’India di oggi Pag. 73
Essere donna in India
La donna e il matrimonio Pag. 74
- Le relazioni familiari Pag. 76
- La dote Pag. 77
- La pratica della Sati Pag. 78
- Città delle vedove Pag. 78
- Le violenze e abusi Pag. 79
Italiano
Il pensiero di Gandhi Pag. 58
La marcia del Sale Pag. 63
Discorso di Gandhi la sera prima della Marcia del Sale Pag. 64
Scienze
OGM. Cosa sono gli OGM Pag. 12
- Come si introduce in una pianta un gene estraneo? Pag. 13
- Perché sono state create le piante transgeniche? Pag. 15
- Il cibo ha caratteri particolari? Pag. 15
- Alcuni esempi di colture OGM Pag. 16
- Quali sono gli effetti sull’uomo? Pag. 17
Pareri contrapposti sugli OGM Pag. 18
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Tecnologia
Carbone
Classificazione geologica Pag. 25
Estrazione – trattamento - trasporto del carbone Pag. 26
Raffinazione Pag. 27
Impatto economico e sociale della produzione di carbone Pag. 27
Elementi inquinanti del carbone Pag. 28
Nube scura asiatica Pag. 29
Protocollo di Kyoto Pag. 31
Ed. motoria
Rugby
Cenni storici Pag. 82
- Piacere e divertimento Pag. 83
- Aspetti tecnici Pag. 84
La squadra Pag. 85
Regole Pag. 86
Obiettivo del gioco Pag. 87
Conclusioni Pag. 89
Bibliografia Pag. 90
Sitografia Pag. 91
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L’India fisica
L’India, situata nell’Asia meridionale, occupa un territorio vasto ed estremamente variegato, sia dal punto di vista fisico, sia dal punto di vista etnico, linguistico, religioso e, soprattutto, sociale. La regione indiana ha un aspetto triangolare o forse è meglio dire a “mandorla” e può essere fisicamente suddivisa in quattro principali regioni:
- La zona settentrionale comprende il sistema montuoso dell’Himalaya, in cui molte vette superano gli 8.500 metri, ad esempio l’Everest. Questa regione è un vero e proprio serbatoio di acque, che provengono soprattutto dal disgelo delle nevi.
- La parte centrale, formata dal bassopiano indo-gangetico, cioè una vasta pianura alluvionale creata dai fiumi Indo e Gange.
- La parte meridionale, costituita dall’altopiano del Deccan.
- Ghati orientali e occidentali.
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Alla regione indiana appartengono anche l’isola di Ceylon, ora Sri Lanka, e gli arcipelaghi delle Maldive e delle Laccadive.
L’India è ricca di grandi fiumi, che, nelle stagioni asciutte, forniscono preziose acque ai campi, ma nei periodi di piena allagano le campagne e spesso sommergono i villaggi.
I fiumi più importanti sono l’Indo, che si versa nel Mare Arabico ed ha ben cinque affluenti, ed il Gange, che si versa nel Golfo del Bengala ed ha una portata più ricca. Entrambi scendono dalla catena dell’Himalaya.
Al nord, il sistema montuoso dell’Himalaya si estende per circa 2400 km lungo i confini settentrionali e orientali del subcontinente indiano, separandolo dal resto dell’Asia. È il più elevato e il più giovane sistema montuoso del mondo, con cime che oltrepassano gli 8000 metri; è anche uno dei più attivi, dato che gli assestamenti orogenetici non sembrano ancora cessati.
Al centro, parallelamente all’Himalaya, è situata la regione delle pianure fluviali, la più estesa pianura alluvionale della Terra, formata dalle deposizioni dei fiumi Indo, Gange e Brahmaputra. Grazie all’abbondante presenza di acque e di ricchi suoli, è oggi la zona più fertile e densamente popolata dell’India, che sviluppò qui le sue prime civiltà.
La zona centrale delle pianure indiane è nota come pianura gangetica in quanto attraversata dal fiume Gange e dai suoi poderosi affluenti, che discendono dai versanti meridionali della catena himalayana.
A sud dell’area pianeggiante si trova l’altopiano del Deccan, un vasto tavolato che occupa gran parte dell’India peninsulare. Perlopiù roccioso e dall’andamento irregolare, esso è diviso in diverse regioni naturali da basse catene montuose e da valli profonde. Il Deccan è delimitato da due sistemi montuosi periferici conosciuti come Ghati orientali e Ghati occidentali, che rappresentano gli orli sollevati del tavolato.
I Ghati occidentali, alti in media circa 915 m, formano ripide scarpate che dominano il mare Arabico. I Ghati orientali, alti mediamente circa 460 m, sono separati dal golfo del Bengala. I due allineamenti montuosi si congiungono nel punto più meridionale del Deccan.
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Clima monsonico
La posizione geografica, la struttura peninsulare e l’ampia e complessa conformazione del territorio indiano fanno sì che il paese presenti condizioni climatiche estremamente diversificate. L’intera regione indiana rientra tuttavia nel dominio del clima tropicale monsonico. Il termine “monsone” deriva da una parola di origine persiana, manzin, che significa “stagione”. In queste zone, infatti, la stagione è scandita dal monsone e la vita è organizzata in base all’alternanza tra pioggia e stagione secca.
Questo termine è allo stesso tempo il nome del vento tipico dell’Oceano Indiano: ciclico, caldo, delle piogge e dell’evento climatico più violento del pianeta. In pratica, in gran parte dell’India, è solo durante la stagione delle piogge che piove veramente; prima e dopo la terra si presenta arida.
Esistono due monsoni che, alternandosi ciclicamente, determinano due stagioni:
- Quella secca.
- Quella delle piogge.
Il monsone invernale secco che spira da nord/nord-est da dicembre a marzo, dalle montagne verso l’Oceano Indiano, ed il monsone estivo umido che spira da sud/sud-ovest da giugno a novembre, periodo in cui si concentrano le piogge, che proviene dall’Oceano Indiano e va verso il continente.
Le stagioni sono determinate dall’umidità del monsone: quello di sud-ovest, avendo attraversato un tratto d’oceano più ampio, è molto più umido di quello proveniente da nord-est.
Il monsone invernale di nord-est è causato dalla differenza termica fra il continente asiatico, più freddo, e l’Oceano Indiano, che è più caldo: soffia dalle montagne indiane al mare causando un clima decisamente arido. Il monsone invernale, poco piovoso, è anche più irregolare e causa a volte rovinosi cicloni che si abbattono sulle coste del Golfo del Bengala, dove intere regioni vengono sommerse.
Il monsone estivo è provocato dalla differenza termica tra l’Oceano Indiano, più freddo, e l’entroterra asiatico decisamente più caldo e porta con sé aria satura di umidità.
Il monsone estivo da sud-ovest viene fermato dai rilievi dei Ghati occidentali. Le regioni occidentali dell’India meridionale sono perciò soggette a piogge copiosissime che permettono di ottenere 2 o 3 raccolti all’anno di riso. È questa una delle ragioni per cui il Kerala è lo stato più ricco dell’India. Di conseguenza, le zone interne del Deccan ricevono scarse precipitazioni e quindi non sono autosufficienti dal punto di vista idrico.
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Il monsone estivo da sud, invece, penetra nel golfo del Bengala, urta contro l’Himalaya orientale e su queste regioni lascia cadere la maggior parte delle piogge.
L’Assam è tra le regioni più interessate al fenomeno. Il monsone va poi ad ovest verso la pianura del Gange, dove esaurisce il suo prezioso carico. Pertanto, nella parte nord-occidentale dell’India, non essendo interessata dal monsone, vi è la presenza del deserto del Thar.
Tra aprile e maggio il vento cessa e questo periodo intermonsonico è critico in quanto il clima è torrido e l’atmosfera soffocante, nonostante si verifichino talvolta violenti temporali sulle pianure settentrionali e abbondanti nevicate sull’Himalaya. Maggio è il mese più caldo, con temperature che, nella zona centrale del paese, possono superare i 50°C. Le riserve idriche tendono ad esaurirsi e, dove non viene praticata l’agricoltura irrigua, il paesaggio appare riarso e privo di vegetazione.
L’agricoltura di sussistenza praticata nei villaggi, che rappresenta il 70% delle terre coltivate, dipende dal regime delle piogge. La temperatura si abbassa e le abbondanti piogge sciolgono la terra secca. Quando c’è una pausa nel diluvio, di solito ogni 5 o 6 giorni, è il momento di seminare. È la radio che avverte i coltivatori del sopraggiungere della pausa nelle piogge. Le piogge monsoniche, che durano per mesi, sono all’inizio sporadiche e violente. La vegetazione cresce a vista d’occhio. Spesso, soprattutto nelle zone più aride, il monsone provoca inondazioni.
Il monsone non sempre garantisce ciò che ci si aspetta: se le piogge non cessano al momento giusto il fiore del cotone viene distrutto, ma se smette troppo presto non ce la fa ad aprirsi. Gli agricoltori si indebitano per acquistare pesticidi e concimi e un improvviso rovescio può diluirli e disperderli. Restano senza raccolto e non riescono a pagare i debiti, rischiando di perdere i campi.
Può anche accadere che “salti” un’estate, causando una grave carestia e provocando l’anno successivo devastanti inondazioni. Allo scopo di cercare di prevedere l’intensità e la regolarità delle piogge monsoniche, gli inglesi crearono il dipartimento di meteorologia indiana.
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La crescita economica
Agricoltura
Nonostante contribuisca alla composizione del PIL del Paese solo per il 17%, l’agricoltura gioca un ruolo fondamentale nell’economia e nella società indiane, dal momento che da essa dipende il sostentamento del 60% della popolazione.
Grazie all’enorme estensione geografica, l’India è tra i principali produttori al mondo di diversi prodotti agricoli, quali mango, banana, papaya, cocco, anacardi, juta e diverse varietà di cereali e spezie, nonché il secondo produttore al mondo di riso, dopo la Cina, che costituisce l’alimento principale di gran parte della popolazione. Seguono, per importanza, il frumento, la canna da zucchero, il tè, il cotone e la juta.
Ma, nonostante le vaste estensioni di terreni e l’alta percentuale di popolazione dedita all’agricoltura, la produttività agricola è comunque particolarmente bassa.
Gran parte dell’agricoltura è ancora condotta con metodi tradizionali, seppur dopo l’indipendenza siano state introdotte alcune importanti trasformazioni tecnologiche volte ad intensificarla.
Agricoltura di sussistenza e di mercato
In India, come in quasi tutti gli Stati che furono colonie, l’attività agricola presenta due facce: c’è un’agricoltura di sussistenza praticata su piccoli appezzamenti diretta alla produzione di alimentari per l’autoconsumo familiare, e un’agricoltura di mercato (monocultura), destinata alla produzione di un unico prodotto che viene quasi totalmente esportato.
L’agricoltura di mercato si sviluppa su vastissime estensioni, volute in origine dalla potenza coloniale nei suoi possedimenti, e lavorate con il lavoro dei contadini del posto, come ad esempio le immense distese di cotone in India.
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Oggi le piantagioni, tuttora molto diffuse, in genere appartengono a grandi multinazionali che, con l’introduzione di moderne tecnologie a seguito della Rivoluzione Verde degli anni ’70, hanno aumentato notevolmente la produzione. Spesso, però, lo sfruttamento intensivo del suolo e l’uso eccessivo di prodotti chimici hanno determinato un rapido degrado dei terreni.
L’agricoltura di sussistenza è invece praticata con lo scopo di ottenere il cibo sufficiente per sfamare i membri della famiglia contadina, ma è praticata con metodi tradizionali e tecniche arretrate. I metodi agricoli sono rudimentali, le sementi non selezionate, le concimazioni inadeguate e l’assenza di sufficiente irrigazione contribuiscono a lasciare milioni di ettari incolti e al mantenimento della povertà e della fame. Basta una siccità prolungata o piogge eccessive perché il raccolto sia scarso.
In India, a parte il 20% delle terre arabili dove è praticata l’agricoltura di piantagione, la popolazione non solo non riesce a produrre a sufficienza per alimentarsi adeguatamente, ma neppure dispone di un reddito che consenta di acquistare quanto le serve per migliorare le tecniche agricole. E questo perché i grandi proprietari affidano le terre ai contadini, dai quali possono pretendere sino al 60-80% del raccolto, i quali si indebitano sempre più e soffrono la fame, mentre i proprietari si arricchiscono.
Inoltre, dopo che l’India è entrata nel mercato globale, gli investimenti destinati all’agricoltura di sussistenza sono progressivamente diminuiti.
Rivoluzione Verde
Ma proprio perché l’India è irrigata naturalmente per il 45% della superficie coltivata, la produzione agricola dipende in larga misura dall’alternanza dei monsoni.
Dagli anni ’70, in seguito alla “Rivoluzione Verde”, è stato diffuso l’uso di fertilizzanti e le zone che usufruivano dei sistemi di irrigazione finanziati dal governo si sono enormemente estese, arricchendo però solo i ricchi coltivatori di riso e frumento di alcuni stati come l’Uttar Pradesh e il Punjab, accentuando di fatto le disparità sociali e territoriali con gli altri stati, dov’era presente un’insufficiente rete d’irrigazione ed una scarsa disponibilità di investimenti.
È il Punjab che ha dato inizio alla “rivoluzione bianca” nella produzione del latte (White Revolution) e alla “rivoluzione verde” nella produzione di cereali (Green Revolution) ed anche oggi mantiene il suo status di “paniere dell’India” grazie al crescente impiego della meccanizzazione agricola e ad un avanzato sistema di irrigazione.
Inizialmente la Rivoluzione Verde portò ad un’agricoltura intensiva ed altamente produttiva. Il programma di innovazione agricola prevedeva infatti:
- L’incremento nell’uso dei fertilizzanti e pesticidi.
- L’aumento dell’irrigazione e quindi la necessità di utilizzare potenti pompe idrauliche.
- Una sostenuta meccanizzazione delle pratiche agricole.
L’approvvigionamento di prodotti agricoli avveniva attraverso i “contratti di coltivazione” (contract farming), cioè accordi stipulati fra le multinazionali e gli imprenditori agricoli su un dato quantitativo di fornitura che i piccoli produttori si impegnano a rifornire ad un prezzo prestabilito.
Le multinazionali inoltre forniscono i semi, i fertilizzanti, i pesticidi e qualsiasi tipo di assistenza tecnica, che viene però contabilizzato nel prezzo dell’acquisto finale del prodotto. Generalmente funzionano attraverso degli intermediari.
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Così negli anni ’80 i contadini poco a poco hanno rinunciato alle loro consuete coltivazioni per passare alle nuove varietà di riso GM. Inizialmente ebbero raccolti migliori, ma successivamente avevano bisogno di più acqua e di fertilizzanti chimici. Quindi prendevano denaro in prestito e spendevano di più in fertilizzanti e pesticidi. Inoltre dipendevano dalle multinazionali per l’acquisto delle sementi e, quando le piogge mancavano troppo a lungo, non riuscivano a far fronte alle richieste degli acquirenti.
E così, dopo gli anni ’90, molti piccoli proprietari del villaggio hanno venduto i propri terreni a basso prezzo e si sono trasferiti in città in cerca di lavoro perché la terra, nonostante il duro lavoro, non produce quasi più niente a causa dell’impiego eccessivo sia di fertilizzanti che di pesticidi. Dei restanti sono numerosi quelli che si sono indebitati per pagare i fertilizzanti e fra questi è alta la percentuale dei suicidi.
OGM in India
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Materie e argomenti
- Italiano: Gandhi e il suo pensiero
- Geografia: India fisica, economica e aspetti sociali
- Storia: Colonizzazione inglese - indipendenza - le caste - la donna indiana
- Tecnologia: Carbone
- Scienze: OGM
- Educazione motoria: Rugby