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Sommario

Sommario Pag. 1-2

Introduzione: Pag. 3-11

Italo Calvino: Pag. 12-20

Italo Svevo: Pag. 21-27

Sigmund Freud: Pag. 28-36

Arthur Schopenhauer: Pag. 37-41

L’emigrazione italiana: Pag. 42-45

James Joyce: Pag. 46-48

Legge Basaglia Pag. 49-52

Surrealismo e Salvador Dalì: Pag. 53-54

Preghiera, Fuga dalla realtà? Pag. 55-57

Stelle In fuga:

Sogno causato dal volo di un’ape:

Alice nel Paese delle Meraviglie: fuga dalla realtà

"Se io avessi un mondo che piace a me, tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è,

perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è, non sarebbe e ciò che non è,

sarebbe!"

Introduzione

Durante tutta la sua storia l’uomo si è trovato, e si trova tutt’ora, in periodi di crisi durante i quali le certezze, acquisite faticosamente nell’arco degli anni, vengono polverizzate e dimenticate in breve tempo dando motivo all’uomo di tentare la fuga per cercare un rifugio dalla realtà quotidiana. Nel periodo compreso tra la fine dell’Ottocento ed l’inizio del Novecento si verifica una vera e propria rivoluzione che colpisce i diversi campi del sapere e segna il passaggio dell’uomo all’"epoca contemporanea". Tale crisi è caratterizzata soprattutto dalla perdita della fiducia nel progresso e nella filosofia positiva.

La mia scelta d’approfondimento personale, per poter affrontare al meglio l’aspetto dell’uomo alienato dalla società e il suo desiderio di evasione, è ricaduta sull’opera “Alice nel paese delle meraviglie” di Charles Lutwidge Dodgsondel, matematico e scrittore inglese meglio conosciuto con lo pseudonimo di Lewis Carroll. Questo libro, che apparentemente potrebbe sembrare una “storiella per bambini”, in realtà svela tematiche molto interessanti come la fuga dalla realtà, l’immaginazione, la difficoltà di comunicare, l’inconscio, il sogno e l’assurdità.

Ritengo che questa opera sia un esempio di creatività e fantasia, due componenti che, a mio parere, dovrebbero essere preservate dall’individuo ad ogni età.

A svolgere un ruolo fondamentale nel racconto di Carrol è il personaggio principale, Alice, che per sfuggire alla realtà si rifugia nel suo candido e fantastico mondo:

"Se io avessi un mondo che piace a me, tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è, non sarebbe e ciò che non è, sarebbe!"

Alla fine del racconto la bambina, si sveglia e capisce che il suo paese delle meraviglie, per quanto veritiero era solo un semplice sogno in cui lei stessa aveva proiettato la sua voglia di vivere in un mondo diverso, migliore del suo, in cui la magia si sposa con il quotidiano per

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trasformare lo "sgradevole ed il banale" in qualcosa di straordinario ed unico. Alice nutre un profondo desiderio di evadere da una realtà a cui non sente di appartenere e che la spinge a continue metamorfosi, lotte contro il tempo ed ardite invenzioni linguistiche, ma è solo grazie alla sua forza immaginativa che Alice riesce "visitare" e "creare" il paese delle meraviglie.

Italo Calvino

2 Italo Calvino

Chi non ha mai desiderato di fuggire via da una realtà ordinaria e quotidiana, questo senso di libertà pervade il protagonista del Barone Rampante Opera di Italo Calvino.

"Nostro padre si sporse sul davanzale. -Quando sarai stanco di star lì cambierai idea!- gli gridò. -Non cambierò mai idea,- fece mio fratello, dal ramo. -Ti farò vedere io, appena scendi!--E io non scenderò più!- E mantenne la parola." (Il barone rampante)

Calvino nasce a Cuba, a Santiago de Las Vegas, nel 1923 ma a meno di due anni è già in Italia, a Sanremo. Il padre infatti era ligure e la madre di Sassari, si trovavano nelle Antille per dirigere una stazione sperimentale di agricoltura e una scuola di agraria. Il retaggio derivatogli da una famiglia i cui componenti erano tutti (i genitori, ma anche gli zii) scienziati ha sicuramente influenzato alcune opere e saggi successivi dello scrittore oltre che la scelta della facoltà universitaria: Agraria. Per evitare l’arruolamento nell’esercito della Repubblica di Salò, entra a far parte della Resistenza, partecipando attivamente alle azioni di una formazione delle Brigate Garibaldi (comuniste) sulle Alpi Marittime. Nel dopoguerra milita nel PCI e nel frattempo passa alla facoltà di Lettere di Torino dove si laurea nel 1947. Il suo primo libro, "Il sentiero dei nidi di ragno" viene pubblicato nel 1947, grazie all’interessamento di Pavese, e si rifà proprio all’esperienza della Resistenza inserendosi nella corrente neorealistica che nacque nel primo dopoguerra. Molto interessante, a tal proposito, l’introduzione all’opera, scritta dall’autore stesso nel 1964 per una nuova edizione del libro. Nei primi anni ’50, su suggerimento di Vittorini, Calvino decide di puntare sull’ispirazione fantastica. Nascono tre romanzi poi raccolti nel volume "I nostri antenati": "Il visconte dimezzato" (1952), "Il barone rampante" (1956) e il "Cavaliere inesistente" (1959). Questi tre libri, ambientati in un vago passato, hanno uno stretto legame col presente e con i suoi problemi. Rimangono certamente il punto più alto raggiunto dall’opera di Calvino: in essi prevale la componente fantastica e ironica, filtro necessario per misurarsi con il reale e l’amore per la favola (si ricordi a tal proposito "Fiabe italiane" (1956), una raccolta delle più belle fiabe popolari italiane divise per regione e mirabilmente tradotte dal dialetto).

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Nel "Visconte dimezzato e nel "Cavaliere inesistente" ritroviamo il prevalere del male sul bene e l’uomo alienato di Marx, la cui personalità svapora all’interno di una professione. Nel "Barone rampante" compare invece la problematica del rapporto tra intellettuale e società. La visione di Calvino dell’argomento ci riporta alla Francia settecentesca e al "Secolo dei Lumi", all’intellettuale che deve staccarsi dalla società, prenderne le distanze per meglio poterla comprendere.

Con "Marcovaldo" (1963, ancora l’alienazione) si chiude il periodo dell’ispirazione puramente fantastica e si apre quello del romanzo-saggio.

Nel mezzo il breve filone realistico ("La nuvola di smog" e "La speculazione edilizia" rispettivamente del 1957 e 1958) che tratta problemi del tempo quali l’industrializzazione e la cementificazione selvaggia e che culmina col breve romanzo "La giornata d’uno scrutatore" (1963). Qui lo scrittore affronta temi terribili come l’emarginazione e la degradazione a livello subumano e si chiede se esista un tipo di organizzazione della società che possa sopperire agli errori dell’ordine naturale. Nel 1957 dopo l’invasione sovietica dell’Ungheria (1956) che provocò una crisi in molti intellettuali comunisti, Calvino esce dal PCI (anche se resta sempre su posizioni di sinistra) e nel 1964 si trasferisce a Parigi, entrando in diretto contatto con la cultura francese.

Calvino è stato definito uno scrittore di testa piuttosto che di cuore e, in effetti, dai primi anni ’60 in poi si affaccia nelle sue opere il retaggio scientifico di cui si è già detto e nasce una fase molto sperimentale della narrazione: vengono pubblicate "Le cosmicomiche" (1965) e "Ti con zero" (1967). Bisogna però ricordare che lo scrittore ligure si avvale del dato scientifico come di una carica propulsiva per costruire situazioni irreali e paradossali, grandi invenzioni narrative, immagini quasi fumettistiche al fine di verificare ipotesi razionali come quelle sulla nascita dell’universo.

In questo modo il vecchio romanzo si sfalda, si annulla, e diventa quasi un saggio, una ipotesi narrativo-scientifica. Si ricordino a tal proposito i raffinatissimi "Il castello dei destini incrociati" (1972), dove una serie potenzialmente infinita di storie nasce da un mazzo di

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Tarocchi e "Le città invisibili" (1973). Ma è del 1979 il libro più maturo dell’attività dello scrittore: "Se una notte d’inverno un viaggiatore". E’ anche questo un romanzo saggio, anzi, il romanzo del narrare, il racconto delle peripezie a cui il Lettore la Lettrice sono costretti per poter completare il libro che stanno leggendo. La trama si delinea sotto i nostri occhi e mette in luce gli artifici su cui la letteratura si fonda. Fino al suo ritorno in Italia avvenuto nel 1980, lo scrittore aveva sempre seguito con interesse e partecipazione le vicende italiane collaborando a vari giornali “Il Corriere della Sera” e “Il Giorno”. L’ultimo lavoro di Calvino sono le "Lezioni americane" scritte poco prima della morte nel 1985, si tratta dei testi di alcune conferenze che avrebbero dovuto tenersi all’università di Harvard. L’argomento è la presenza, nella letteratura di tutti i tempi, di sei categorie: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, Consistenza (quest’ultima mai scritta).

Il sentiero dei nidi di ragno

Romanzo d’esordio di Calvino che si colloca nell’ambito del Neorealismo. Protagonista è Pin, ragazzino cresciuto nei vicoli della vecchia San Remo, che un giorno ruba una pistola ad un ufficiale tedesco e la nasconde in un fosso dove "fanno i nidi i ragni". Poi Pin fugge ed entra a far parte di un gruppo di partigiani. A molti racconta della sua pistola e del posto segreto in cui l’aveva nascosta. Ma a nessuno interessa veramente, a nessuno importa granché dei nidi di ragno. Pelle, uno dei partigiani, trova la pistola ma tradisce e si arruola nella brigata nera fascista. Solo Cugino, al termine del racconto, si sofferma con Pin a cercare le tane dei ragni, a guardarci dentro. Cugino è l’amico che Pin sognava e cercava. Insieme si allontanano, Attraverso gli occhi di un bambino Calvino ci racconta vicende di guerra e rapporti umani. L’ambiente è quello dei proletari e sottoproletari proprio della corrente neorealistica ma la differenza sta nel fatto che qui ogni cosa è vista attraverso lo sguardo di un bambino e di conseguenza proiettata in un mondo di fiaba. La Resistenza ne esce non santificata ma nemmeno disprezzata, vista attraverso il filtro della favola che, come in altre opere di Calvino, è il componente necessario per comprendere la realtà.

Il visconte dimezzato

Il visconte di Merardo di Terralba, durante le guerre contro i turchi a fine Cinquecento, viene diviso in due da una palla di cannone: ne nascono due personaggi opposti, il Gramo e il Buono, che incorrono in varie avventure, l’uno compiendo sistematicamente il male, l’altro il bene, sinché un intervento chirurgico torna a riunirli in una sola persona.

Il cavaliere inesistente

Ambientato all’epoca di Carlo Magno e narrato dalla monaca Teodora. Il breve romanzo segue le avventure di un cavaliere, Agilulfo, che non ha corpo ma esiste come pura volontà, così forte da tenere unita e far muovere una splendida armatura bianca, ma vuota.

L’uomo di Calvino si compie in quello che fa e che è. Non è la lotta tra bene e male, solo attraverso la scissione si può acquistare una più profonda conoscenza della realtà: al termine della sua vicenda il visconte, di nuovo unificato, può valersi dell’esperienza delle sue due metà separate.

Marcovaldo

Dieci racconti dedicati a Marcovaldo, un manovale di origine contadina che con la sua famiglia si trova inserito nell’alienante città industriale moderna e con disarmante candore tenta di sopravvivere ai suoi meccanismi, finendo per stravolgere i comportamenti e gli oggetti più usuali in forme surreali e stralunate. Nei modi lineari del comico e del fiabesco (che nella loro elementarità si rivolgono anche ad un pubblico infantile) le storie di Marcovaldo affrontano un problema reale e urgente in quegli anni, la seconda rivoluzione industriale e l’impatto devastante che essa aveva sul tessuto sociale di un’Italia ancora contadina. L’estraneità dello sprovveduto Marcovaldo a quel mondo nuovo e complesso assume nei confronti di esso una funzione straniante, facendone emergere con critica acutezza gli aspetti più assurdi. A queste storie, riunite nel 1958 nel volume dei Racconti, Calvino ne aggiunse poi altre dieci, raccogliendole nel volume

La giornata di uno scrutatore

Questo breve romanzo è il culmine del filone “realistico”. Il protagonista, Amerigo Ormea, durante le elezioni politiche del giugno 1953 è scrutatore di un seggio collocato all’interno del Cottolengo, l’istituto religioso torinese che raccoglie i casi umani più disperati. Intellettuale comunista, laico, egli si scontra con una realtà che non può essere sistemata nei suoi schemi interpretativi: il mondo della sofferenza, della degradazione dell’uomo a livello subumano, della pura materia dolente. Nella conclusione del romanzo

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Amerigo si rende conto che la “città”, cioè la comunità civile organizzata, non è solo quella dell’Homo Faber, dell’uomo attivo e “sano”, che lavora e produce, ma anche quell’universo derelitto in cui si raccoglie tutta la “miseria della natura”, la “città dell’imperfezione”, che è anch’essa una comunità attiva e operosa nell’alleviare la sofferenza.

La “miseria della natura” e la crisi dell’ideologia

In questo brano tratto dal romanzo si nota un momento di crisi dell’umanesimo totale che colpisce il protagonista. Dinanzi alla “miseria della natura”, un’idea astratta dell’uomo si dissolve e con essa tutta una serie di certezze politiche. Le idee di “libertà” e “giustizia” al cospetto di quella “miseria” perdono senso.

Le cosmicomiche

Nei racconti che fanno parte di questo libro, Calvino prende spunto da una teoria scientifica per trovare l’impulso necessario alle sue invenzioni narrative. Si tratta di una serie di racconti che traducono in forme narrative ipotesi scientifiche sull’origine e l’organizzazione del cosmo, sulla struttura della materia, sui corpi celesti, sull’evoluzione della vita. Consideriamo in particolare il primo racconto: "La distanza dalla luna". La storia è introdotta, come tutte le altre, da un brevissimo prologo di sapore scientifico che serve da "motivo di partenza" e che viene poi sviluppato dall’immaginazione dello scrittore.

Protagonista è Qfwfq, che assume le più varie fisionomie e si è trovato presente nei più diversi momenti dell’evoluzione del cosmo, quindi può parlare come testimone diretto racconta di come milioni di anni fa la luna fosse vicinissima alla terra, raggiungibile con una scala a pioli, poi si allontanò da essa a causa delle maree.

Sulla luna praticamente attaccata alla terra si andava a raccogliere il "latte lunare", proprio durante una spedizione il satellite si allontanò portandosi via la donna amata da Qfwfq. La teoria, il dato scientifico, diventano nelle "Cosmicomiche" invenzione pura. Ritorna l’amore per la favola, per i personaggi senza tempo, il gusto per il gioco. Li potremmo immaginare come strisce a fumetti questi racconti, come scene di cinema muto.

Non sono avvicinabili alla letteratura di fantascienza perché in essi non c’è nulla di futuristico, c’è piuttosto una parodia del mito delle origini, un’atmosfera strana e affascinante. E ci sono passi di poesia indimenticabili. Altra cosmicomica molto particolare è

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“Tutto in un punto” in cui Qfwfq ci racconta di come tutta la materia destinata a dar vita all’universo era originariamente concentrata in un punto, senza spazio né tempo, analizzando alcuni dei pochi personaggi presenti sul punto, (dove tra questi c’era lui) come il signor De Xuaeaux e la signora Ph(i)nKo (i nomi sono la parodia di irte formule fisiche e chimiche). Il testo termina con un allegro divertimento sul tema erotico, in cui la condizione originaria della materia rappresenta una realtà sessuale ideale, felice, senza conflitti né frustrazioni, perché tutti gli esseri sono compenetrati nello stesso spazio puntiforme. La signora Ph(i)nKo trasforma in una sorta di Grande Madre, di divinità femminile e materna, calda e generosa che con un atto d’amore (le tagliatelle) genera lo spazio e il tempo.

"Il castello dei destini incrociati" e "Se una notte d’inverno un viaggiatore": la sfida al labirinto

Nel 1962, sulla rivista "Menabò", viene pubblicato un articolo-saggio di Calvino intitolato "La sfida al labirinto."

Il "labirinto" è il dipanarsi continuo e potenzialmente infinito delle strade della narrazione.

Questo concetto in particolare caratterizza la produzione del Calvino più maturo che in questo labirinto si addentra, scoprendone gli artifici e i meccanismi. Consideriamo a questo proposito due opere in particolare: "Il castello dei destini incrociati" (1969) e "Se una notte d’inverno un viaggiatore" (1979). È evidente, in queste due opere, la volontà dell’autore di esplorare le molteplici strade che una vicenda può prendere, sottolineando come ogni decisione presa dal protagonista o da un personaggio implica una serie praticamente infinita di variazioni. Nel primo, raffinatissimo, romanzo i personaggi si trovano in un castello al centro di un bosco, seduti intorno ad un tavolo. Non possono parlare a causa di una specie di incantesimo e per raccontare la loro storia si servono di un mazzo di tarocchi.

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Sintesi
Introduzione Incertezza e fuga dalla realtà tesina
Questa tesina di maturità descrive il tema dell'incertezza umana e della fuga della realtà attraverso la celebre fiaba Alice nel paese delle meraviglie. La tesina permette dei collegamenti con i seguenti argomenti: in Italiano Italo Calvino e Italo Svevo, in Filosofia Arthur Schopenhauer, in Inglese Joyce "Dubliners" (escape, ephifany, paralysis), in Storia dell'arte il surrealismo e Salvador Dalì, in Diritto Legge 180 o Legge Basaglia, in Storia La Dolce Vita. La tesina continua con l'analisi in Religione della preghiera, in Scienze Stelle in fuga e infine in Sociopsicopedagogia Sigmund Freud.
Collegamenti
Incertezza e fuga dalla realtà tesina
Italiano: Italo Calvino e Italo Svevo. Filosofia: Arthur Schopenhauer. Inglese: Joyce "Dubliners" (escape, ephifany, paralysis). Storia dell'arte: Surrealismo - Salvador Dalì . Diritto: Legge 180 o Legge Basaglia. Storia: La Dolce Vita. Religione: La preghiera. Scienze: Stelle in fuga. Sociopsicopedagogia : Sigmund Freud.
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