Indice
Introduzione 1 La concezione dell’arte nel corso dei secoli
L’identità 1. La concezione dell’arte nella cultura classica
1. L’identità personale 1.1. Nella cultura greca (Gorgia, Socrate,
1.1. I tratti costitutivi dell’identità personale 2 Platone, Aristotele) 19
1.2. La costruzione dell’identità personale 2. La concezione dell’arte nella cultura più recente
nell’infanzia 2 2.1. Nel Romanticismo:
1.3. Gli studi sull’identità personale: 2.1.1. Schelling 20
1.3.1. William James 3 2.1.2. Hegel 20
1.3.2. Sigmund Freud 4 2.2. Nella filosofia del sospetto:
1.3.3. Carl Gustav Jung 4 2.2.1. Schopenhauer 21
1.3.4. Erik Erikson 5 2.2.2. Nietzsche 22
Approfondimento. La crisi di identità nella 2.3. Nel Positivismo:
storia: bohemien e scapigliati 6 2.3.1. Robert Owen 23
2. L’identità collettiva 2.4. Nel Pragmatismo:
2.1. I tratti costitutivi dell’identità collettiva 7 2.4.1. Dewey 24
2.2. La costruzione dell’identità collettiva 2.5. Nella Psicanalisi:
nell’infanzia 7 2.5.1. Sigmund Freud 25
2.3. Gli studi sull’identità collettiva: 2.5.2. Carl Gustav Jung 25
2.3.1. Sigmund Freud 7 2.6. Nella Scuola di Francoforte:
2.3.2. Carl Gustav Jung 8 2.6.1. Marcuse 26
2.3.3. Erik Erikson 8 3. La concezione dell’arte nella letteratura tra
2.4. L’identità nazionale 8 Ottocento e Novecento
2.4.1. Il concetto di nazione 9 3.1. Nella letteratura estetica decadente 27
2.4.2. Il nazionalismo 9 Approfondimento. La figura dell’esteta 27
2.4.2.1. Fichte 10 3.1.1. La diffusione del Decadentismo in Italia
2.4.3. Il concetto di patria 11 (Gabriele D’Annunzio) 28
2.4.3.1. Carlo Cattaneo 11 3.1.2. La diffusione del Decadentismo in
2.4.4. Il ruolo dell’arte nella formazione Inghilterra (Oscar Wilde) 30
dell’identità nazionale 11 4. La concezione dell’arte nella letteratura del
2.5. L’identità di classe e il proletariato 11 Novecento
2.5.1. Karl Marx 12 Nella letteratura ermetica 33
Giuseppe Ungaretti 33
Il rapporto tra identità personale e collettiva L’arte come forma terapeutica: l’arteterapia
1. Predominanza dell’identità collettiva su quella 1. L’origine e lo sviluppo dell’arteterapia
personale 1.1. L’origine 36
1.1. Makarenko 14 1.2. Nell’Ottocento e nel Novecento:
2. Interazioni tra identità personale e collettiva 1.2.1. Margaret Naumburg 36
2.1. Quintiliano 16 1.2.2. Ernst Kris 37
2.2. Washburne 17 1.2.3. Edith Kramer 37
2.3. L’identità personale e di gruppo nei giochi 1.2.4. Bernie Warren 37
di squadra 18 Bibliografia e fonti 38 4
Introduzione
Esplicazione dell’argomento
L’argomento che affronterò nella mia tesina comprende due elementi profondi e complessi: l’identità e l’arte. Questi due aspetti apparentemente non hanno niente a che fare tra loro, ma se si considerano come due componenti che interagiscono all’interno di un processo di formazione, si viene a formare una certa interdipendenza. Il lavoro qui svolto, infatti, andrà ad analizzare l’influenza dell’attività artistica sul processo di formazione dell’identità.
La mia elaborazione inizia con un chiarimento del concetto di identità, suddivisa in identità personale e collettiva, per precisare i molteplici aspetti che essa può assumere e come essi possano essere relazionati tra loro. Nella seconda parte, invece, si aggiunge il secondo elemento, l’arte: con accenni filosofici miro a spiegare come nel corso dei secoli il concetto di arte abbia avuto degli sviluppi e come le manifestazioni artistiche, secondo alcuni esponenti, abbiano influenzato positivamente la formazione dell’individuo.
Ci tengo a precisare che con il concetto di arte intendo indicare qualsiasi tipo di manifestazione artistica e creativa: non solo le arti figurative, ma anche la musica, il teatro, il canto, la danza e la stessa letteratura. Per questo è opportuno che ogni volta che nella tesina compare il termine «arte» non si faccia riferimento soltanto alla pittura, ma a tutto ciò che può essere frutto di creatività.
La scelta dell’argomento
Io ho scelto questo argomento perché per me la creazione artistica ha avuto una grande importanza nel processo di formazione della mia identità: partecipo a lezioni di musica, danza e canto fin da quando ero bambina, ma solo con la crescita interiore sono riuscita a capire cosa veramente riesce a fare l’arte per l’individuo, come essa porti ad una crescita personale a livello di qualsiasi altra attività o esperienza; anzi, molto di più, in quanto porta ad un arricchimento e ad una presa di coscienza di sé e delle proprie capacità in modo diretto, provando soddisfazione nel vedere realizzato qualcosa che ci rispecchia e che deriva dalla nostra volontà, da noi stessi, senza mediazioni da parte di altri o di eventi esterni.
L’identità
Il concetto di identità è stato sempre oggetto di ricerca per numerosi filosofi, psicologi e sociologi. La parola deriva dal latino identitas, che significa «tale, proprio quello». Il termine stesso indica, quindi, un’entità ben definita e distinguibile dalle altre. L’identità ha un ruolo centrale nella vita psichica dell’individuo, intesa sia come identità personale sia come identità collettiva (o di gruppo). Di seguito saranno analizzati entrambi i tipi per individuarne in modo più dettagliato le caratteristiche, le modalità di formazione e le loro funzioni in relazione all’individuo.
La formazione dell’identità
Il processo di formazione dell’identità si può distinguere in due fasi:
- Individuazione: il soggetto fa riferimento alle caratteristiche che lo distinguono dagli altri, sia dagli altri gruppi cui non appartiene (e, in questo senso, ogni identificazione/inclusione implica un’individuazione/esclusione), sia dagli altri membri del gruppo rispetto ai quali il soggetto si distingue per le proprie caratteristiche fisiche e morali e per una propria storia individuale diversa da tutte le altre. Da questo processo prende forma l’identità personale.
- Identificazione: il soggetto si rifà alle figure rispetto alle quali si sente uguale e con le quali condivide alcuni caratteri; produce il senso di appartenenza a un’entità collettiva definita come «noi» (famiglia, patria, gruppo di pari, comunità locale, nazione ecc.). Da questo processo prende forma l’identità collettiva.
1. L’identità personale
Il più importante contributo alla comprensione dell’identità psicologica proviene dalla psicoanalisi. Le basi dell’identità derivano dalla separazione tra il soggetto e il mondo esterno, mentre il suo sviluppo è reso possibile da una serie di identificazioni, cioè di assimilazioni delle caratteristiche dei modelli esterni (in primo luogo i genitori).
L’identità personale è destinata a rimanere relativamente stabile per tutta la vita a meno che non si verifichino eventi traumatici o stressanti di particolare gravità.
1.1. I tratti costitutivi dell’identità personale
L’identità personale può essere definita come quella dimensione psichica che consente di realizzarsi, di diventare e restare se stessi in una data società e cultura, in relazione agli altri. Sono almeno sei i tratti costitutivi dell’identità individuale:
- Continuità: consente di restare se stessi nel corso del tempo.
- Coerenza: è la presentazione più o meno strutturata che abbiamo di noi.
- Unicità: è il sentimento di essere originale, unico; può essere un tratto positivo ma può anche indicare chiusura e rifiuto degli altri.
- Diversità: l’identità ha molte sfaccettature e ognuno di noi ha svariate appartenenze; ciò può costituire una ricchezza (sfaccettature articolate dei nostri ruoli multipli) oppure una frammentazione dell’Io.
- Cambiamento: l’identità si realizza attraverso l’azione, i comportamenti; bisogna saper gestire il paradosso del cambiamento nella continuità.
- Positività: tutti hanno bisogno di pensare di valere e di sentirsi riconosciuti, in caso contrario la costruzione dell’identità individuale diventa problematica.
1.2. La costruzione dell’identità personale nell’infanzia
Fin dall’infanzia dedichiamo una parte delle nostre energie psichiche alla messa in scena del nostro Sé e a comprendere ciò che gli altri si aspettano che siamo o che diventiamo. In questa fase evolutiva ha un ruolo importante l’identificazione con i familiari, con cui il bambino assimila modelli di comportamento.
Genitori-specchio. I genitori, già al momento della nascita, facendo da specchio al proprio bambino (attraverso l’osservazione, l’attribuzione di tratti del carattere, intenzioni ed attitudini), contribuiscono all’impostazione della sua identità, anche se questa potrà mutare nel corso degli anni. Un neonato, però, non ha coscienza della propria identità ed è solo con il passare del tempo che impara a riconoscersi come individuo distinto dalla propria madre.
Questo apprendimento avviene inizialmente attraverso il corpo. I bambini piccoli imparano a localizzare le sensazioni e le emozioni nel loro corpo e a distinguere ciò che è interno da ciò che è esterno, ciò che appartiene a sé da ciò che appartiene agli altri (ad esempio gli stimoli della fame e i propri vocalizzi). L’esplorazione del corpo, la manipolazione degli oggetti, forniscono una prima forma di coscienza di sé. Tra l’1 e i 3 anni i bambini imparano anche a riconoscere la propria immagine allo specchio e a usare il pronome «io». Nel corso di questo processo evolutivo una tappa importante è quella dell’«oggetto permanente» (oggetto e persona che continua a esistere al di fuori del soggetto e di qualsiasi contatto percettivo): da allora in poi il bambino sa che un essere può restare identico a se stesso anche se cambia il contesto. Con l’emergere dell’identità corporea compare anche quella di genere: i bambini vogliono sapere se sono maschio o femmina, se assomigliano al padre o alla madre. Ciò che avviene a livello motorio, sensoriale ed emotivo avviene anche a livello cognitivo.
Tre organizzatori. Attraverso il contatto con la madre, il bambino sviluppa una concezione di sé come essere dipendente ma anche separato. René Spitz, un noto psicoanalista che ha studiato a lungo i bambini piccoli, ha posto l’accento sulle interazioni precoci nella formazione dell’identità sottolineando il ruolo di tre «organizzatori»:
- Il sorriso, che a volte esprime uno stato interno e altre volte è una risposta a stimoli esterni;
- L’angoscia dell’ottavo mese di fronte a persone sconosciute che rivela come il bambino sia in grado di conferire identità alle persone;
- Il no, intorno ai 2 anni, che consente al piccolo di contrapporre il proprio Io a quello degli altri e quindi di difendersi.
Insomma, nelle prime fasi della vita l’identità emerge in un duplice movimento relazionale fatto di avvicinamenti e opposizioni, aperture e chiusure, assimilazioni e differenziazioni. In questo processo ha un ruolo rilevante l’identificazione: il bambino si identifica con i genitori, i fratelli, gli amici, gli ideali della famiglia e della cultura nazionale (eroi, personaggi mitici, attori ecc.) e in questo modo assimila norme e modelli di comportamento. Interiorizzano anche i modelli di comportamento del gruppo dei pari e sviluppano le prime forme di identità del gruppo, all’interno del quale trovano le prime conferme alla propria identità individuale. Per tutta l’infanzia il «noi» familiare ha un peso notevole per i bambini, che capiscono quanto sia ridotto il loro ruolo nella società degli adulti. Ciò spiega perché essi tendano a identificarsi con i modelli che trovano in famiglia più di quanto non facciano gli adolescenti e perché la maggior parte di loro desideri avere una famiglia «presentabile», di cui poter essere orgogliosi. In seguito, a partire dai 12-13 anni, avrà inizio un movimento verso una progressiva indipendenza personale e generazionale cosicché l’appartenenza familiare avrà, nella costituzione dell’identità, un ruolo meno pregnante.
La preoccupazione di riuscire a dare un’immagine di noi stessi che sia in linea non soltanto con le richieste degli altri ma anche con le nostre aspirazioni e inclinazioni aumenta nettamente nell’adolescenza e ci accompagna per tutta la vita.
1.3. Gli studi sull’identità personale
1.3.1. William James (1842-1910)
La vita. Lo psicologo e filosofo William James nasce nel 1842 a New York, in una famiglia di origine calvinista, emigrata dall’Irlanda: il padre, Henry James, è un filosofo trascendentalista. William studia Medicina e si laurea nel 1869, poi prosegue gli studi in modo autonomo per approfondire le sue conoscenze nel campo della psicologia. La sua carriera universitaria inizia nel 1872 presso l’università di Harvard, dove lavorerà per il resto della vita; nel 1876 diviene assistente professore di Fisiologia. Nel 1885 assume l’incarico di professore di Filosofia e cinque anni dopo gli viene assegnata la cattedra di Psicologia.
Ad Harvard James crea uno dei primi laboratori di psicologia sperimentale di tutti gli Stati Uniti; dal 1894 al 1895 è quindi presidente della «Society for Psychical Research». Nel 1890 pubblica il trattato «Principi di Psicologia», una delle sue opere maggiori, anticipatrice della corrente del funzionalismo. I suoi studi influenzeranno Henri Bergson. Si ritira definitivamente dall’insegnamento nel 1907.
All’inizio del Novecento William James è ormai il filosofo più noto negli USA; nel 1909, invitato dalla Clark University, giunge dall’Europa il medico viennese Freud, insieme ai suoi collaboratori, tra cui Jung. In quest’occasione James ha modo di esprimere a Freud la sua ammirazione e la sua stima per la psicoanalisi pronunciando la frase: «Il futuro della psicologia è nel suo lavoro». Muore nel 1910.
L’identità personale. James è il primo psicologo che ha affrontato in modo sistematico il tema dell’identità individuale. James paragona l’identità ad un torrente: ha confini ben netti nei confronti dell’ambiente che lo circonda, ha continuità lungo la sua lunghezza, si muove autonomamente sotto il proprio peso e impeto. La perdita di uno o più di questi aspetti del senso di identità è associata ad un disagio, a una sensazione di depersonalizzazione, a volte persino di panico. Si può avere l’impressione che i propri «confini» si siano dissolti e gli altri possano «vedere la nostra anima».
1.3.2. Sigmund Freud (1856-1939)
La vita. Sigmund Freud nacque a Freiberg, in Moravia, nel 1856 da genitori ebrei; essi si trasferirono a Vienna nel 1860. Si laureò in medicina e intraprese gli studi di anatomia del sistema nervoso. Nel 1882 fu costretto ad abbandonare la ricerca scientifica per motivi economici e intraprese la professione medica dedicandosi alla psichiatria. Nel 1885, grazie a una borsa di studio, si recò in Francia, dove Charcot sta studiando i fenomeni isterici. Tornato a Vienna intraprese ricerche sull’isteria in collaborazione con Breuer e arrivò alla scoperta dell’inconscio. La formulazione della teoria psicanalitica fece sì che si formasse nel 1910 a Norimberga la «Società internazionale di psicanalisi», di cui Jung è il primo presidente. Nel 1938 Freud fu costretto a rifugiarsi a Londra per fuggire dai nazisti e vi morì nel 1939.
La crisi di identità nella società. Oggetto della ricerca di Freud nello scritto «Psicologia delle masse e analisi dell’Io» è il fondamento dei comportamenti umani collettivi indotti dalla coesione sociale. I singoli membri si identificano nell’«anima della massa», perdendo la propria identità personale, la propria autonomia ed iniziativa intellettuale, acquistando in cambio un sentimento di forza che deriva dall’essere parte di un tutto rassicurante e coerente.
L’identificazione. L’identificazione è per la psicanalisi la prima manifestazione di un legame emotivo durevole con un’altra persona. L’Io assume su di sé le caratteristiche dell’oggetto. All’interno di una massa il legame reciproco ha il significato di un’identificazione dovuta alla comunanza di un sentimento nei confronti del capo.
1.3.3. Carl Gustav Jung (1875-1961)
La vita. Carl Gustav fu uno dei più noti e influenti seguaci di Freud. Nacque nel 1875 a Kesswil, in Svizzera; il padre era un pastore protestante. Si laureò in medicina e nel 1900 entrò a lavorare nell’ospedale psichiatrico di Zurigo, diretto da Bleuer. Venuto a conoscenza delle teorie di Freud, entrò a far parte del movimento psicoanalitico ma, con la pubblicazione del suo volume «Trasformazioni e simboli della libido» (1912), vennero alla luce i suoi dissensi con Freud e nel 1913 il loro rapporto si interruppe. Nel 1920 intraprese dei viaggi in vari continenti per studiare le culture primitive e nel 1921 pubblicò il libro «Tipi psicologici». Nel 1930 fu nominato presidente onorario della «Società tedesca di psicoterapia».
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Identità
- Psicologia: L’identità personale e collettiva
- Italiano e storia: Approfondimento. La crisi di identità nella storia: bohemien e scapigliati
- Storia: L’identità nazionale (concetto di nazione, nazionalismo, patria)
- Filosofia: Fichte (identità nazionale tedesca)
- Pedagogia: Carlo Cattaneo (educazione al patriottismo)
- Storia: Identità di classe (proletariato)
- Storia e filosofia: Marx
- Pedagogia: Makarenko (predominanza dell’identità collettiva su quella personale)
- Latino: Quintiliano (interazioni tra identità personale e collettiva)
- Pedagogia: Washburne (interazioni tra identità personale e collettiva)
- Educazione fisica: Identità personale e di gruppo nei giochi di squadra
- Filosofia: Schelling, Hegel, Schopenhauer, Nietzsche, Dewey, Freud, Jung, Marcuse
- Pedagogia: Robert Owen, Dewey
- Italiano: Decadentismo (D'Annunzio, Wilde), ermetismo (Ungaretti)
- Psicologia: Arteterapia