Estratto del documento

Percorso di studio interdisciplinare

Cortese Pietro 3°A

Istituto Comprensivo Statale “Giovanni Pascoli”

San Giorgio Jonico (TA)

Indice

  • Introduzione – Chi è Martin Luther King?
  • Antologia - Analisi de “Io ho un sogno” e “Amare i propri nemici”
  • Cittadinanza e Costituzione - Il “No!” di Rosa Parks
  • Inglese – Slavery in America
  • Geografia – L’Africa equatoriale e le condizioni dei bambini nella Rep. Dem. del Congo
  • Storia – La grande trasformazione sociale, i nuovi movimenti di protesta e le trasformazioni della società
  • Ed. Tecnica – La bomba atomica
  • Letteratura – Giuseppe Ungaretti: “Si chiamava Moammed Sceab” (Biografia autore, chi è il protagonista e analisi)
  • Testo Poetico – “A te” di Walt Whitman, “Jim Crow” di Langston Hughes (Analisi, significato e autore)
  • Musica – Il Jazz e Louis Armstrong
  • Arte – Pop Art, Roy Lichtenstein e Andy Warhol
  • Scienze – La genetica di Mendel e le sue tre leggi
  • Ed. Fisica – Messico 1968, un pugno nero nella storia
  • Francese – Nelson Mandela

“Io ho un sogno” – Italiano

28 agosto 1963. Quel giorno 250mila persone si radunarono al Lincoln Memorial di Washington per partecipare alla marcia per il lavoro e la libertà (For Jobs and Freedom). Una grande manifestazione politica a sostegno dei diritti civili ed economici degli afroamericani, organizzata da Philip A. Randolph, sindacalista militante, e dal pacifista Bayard Rusting, omosessuale dichiarato con un passato da comunista. Sul palco intervennero sindacalisti, leader religiosi, protagonisti dei movimenti, artisti e attivisti.

Tra questi anche il pastore protestante Martin Luther King, capo del Southern Christian Leadership Conference, che prese la parola per pronunciare uno dei discorsi divenuti simbolo della storia americana e, più in generale, di tutta l’umanità. Un discorso memorabile preparato in ogni minimo dettaglio per ricordare a tutta la nazione che, cento anni dopo l’Editto di emancipazione degli schiavi firmato dal presidente Abraham Lincoln, i neri d’America erano ancora considerati cittadini di serie b.

“Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un “pagherò” del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo “pagherò” permetteva che tutti gli uomini, sì, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.”

Davanti ad una folla incantata Martin Luther King continua a leggere ma poi decide di andare a braccio per esprimere i concetti chiave. Chissà quante volte ha preparato quel discorso, o forse non ha semplicemente bisogno di riguardare quelle parole scritte di getto a tutela della sua comunità, la comunità afroamericana. Fino al passaggio cruciale di quel «I have a dream», pronunciato una, due, tre, quattro, cinque, sei volte, come un mantra di speranza.

“Ho un sogno. È un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.”

“Ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.”

“Ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.”

“Ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!”

“Ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli esseri viventi, insieme, la vedranno. È questa la nostra speranza.”

Quel sogno che cambiò il corso della storia è ancora vivo? «Non è il momento delle commemorazioni nostalgiche. E non è il momento delle autocelebrazioni – ha commentato il figlio maggiore di King, Martin Luther King III -. Il lavoro non è finito. Il viaggio non è completato. Possiamo e dobbiamo fare di più».

Amare i propri nemici

Dalle pagine dei discorsi di Martin Luther King, raccolte nel libro “La forza di amare”, emerge un amore verso la non-violenza. Lui interpreta la speranza non con pessimismo e impossibilità, ma la interpreta con il coraggio e la determinazione. Luther apre il discorso dicendo:

“Noi dobbiamo, con forza e con umiltà, corrispondere all’odio con l’amore”

In questa frase possiamo capire la volontà di Martin Luther King di continuare con la sua lotta pacifica e non violenta senza ricorrere alle armi. Infatti continua dicendo che la “via pratica” è un sentiero che non porta da nessuna parte, solo verso la confusione e il caos. Bisogna seguire un’altra via:

“Con ogni grammo della nostra energia dobbiamo continuare a liberare questa nazione dall’incubo della segregazione, ma, nel fare questo, non dobbiamo rinunciare al nostro privilegio ed al nostro dovere di amare. Pur aborrendo la segregazione, dovremo amare i segregazionisti”

Luther dice che questa via si può solo percorrere con l’amore, perché è sempre l’amore che vince contro l’odio. Ecco perché bisogna amare anche i nostri acerrimi nemici dicendo:

“Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenze con la nostra capacità di sopportare le sofferenze”

Sono queste le basi di una buona comunità, amare tutti senza distinzioni, la guerra non risolve nulla, l’amore invece risolve più del necessario. E non sarà una vittoria per la nostra libertà, ma anche per il nostro cuore e per la nostra coscienza. Ecco perché

“L’amore è il potere più duraturo che vi sia al mondo!”

Il “No!” di Rosa Parks – Cittadinanza e Costituzione

Quella che raccontiamo è la storia di Rosa Parks, una donna afroamericana nata nel 1913 in Alabama. Negli Stati Uniti la schiavitù era stata abolita nel 1865, ma la condizione dei neri era rimasta ovunque critica: le popolazioni bianche erano convinte della propria superiorità rispetto ai neri.

Qui all’inizio del XX secolo vigeva ancora il regime della segregazione, per il quale bianchi e neri non potevano frequentare gli stessi luoghi. In Alabama era inoltre attiva una setta, il Ku Klux Klan, i cui membri incendiavano le case dei neri e ne aggredivano gli abitanti. Da bambina Rosa aveva passato molte notti seduta sul pavimento accanto al nonno materno, che dormiva in una sedia vicino al focolare con accanto un fucile, pronto a sparare contro i membri del Ku Klux Klan, nel caso questi avessero fatto irruzione in casa. Grazie all’esempio del nonno, Rosa imparò a ribellarsi alle ingiustizie che vedeva ogni giorno attorno a sé e a difendere i propri diritti.

Rosa si impegna per i diritti degli afroamericani

Nel 1943 Rosa si iscrisse alla NAACP, l’Associazione nazionale per il progresso delle persone di colore. Rosa divenne segretaria del presidente della NAACP di Montgomery e tra i suoi compiti vi era la registrazione di tutti gli episodi di discriminazione ai danni dei neri. Nel maggio 1954 la Corte Suprema, il massimo organo della giustizia statunitense, decise che le scuole separate per bianchi erano contrarie alla Costituzione e che quindi dovevano cessare di esistere. Ma la NAACP si domandò subito: se la segregazione è illegale nelle scuole, allora è illegale in tutte le situazioni, anche nei locali pubblici e sugli autobus?

Rosa dice “No!” e inizia il boicottaggio degli autobus

Il 1° dicembre 1955 Rosa Parks, uscita dal lavoro, salì sull’autobus. C’era un posto libero nelle file intermedie e lei si sedette. Poi iniziarono a salire molti bianchi e uno di loro si trovò in piedi. Gli altri neri seduti accanto a lei si alzarono. Anche Rosa avrebbe dovuto lasciare il suo posto, ma decise di rimanere seduta. L’autista allora si alzò e le disse:

<<Guarda che se non ti alzi ti faccio arrestare>> e Rosa rispose: <<Sì, lei può farlo>>.

Così Rosa fu arrestata. In risposta, la popolazione afroamericana decise che era giunto il momento di reagire e per il giorno del processo, il 5 dicembre, fu organizzato il boicottaggio degli autobus. Il boicottaggio si rivelò un trionfo: gli autobus rimasero vuoti, quasi tutti gli afroamericani erano rimasti a terra! Davanti al palazzo di giustizia una folla di persone accolse l’arrivo di Rosa. Ma, all’interno, i giudici, bianchi, la condannarono al pagamento di un’ammenda di dieci dollari. Sembrò una sconfitta, ma in realtà presto si sarebbe rivelata una vittoria.

La Corte Suprema abolisce la segregazione

A questo punto si rivelarono decisive le parole pronunciate in una riunione da Martin Luther King che sarebbe diventato uno dei leader della lotta per i diritti degli afroamericani, sostenendo che il boicottaggio doveva continuare fino alla vittoria finale. Il boicottaggio andò avanti compatto per più di un anno. Gli avvocati di Rosa portarono il caso della segregazione sugli autobus davanti alla Corte Suprema americana con l’accusa di incostituzionalità. Il verdetto definitivo si ebbe il 20 dicembre 1956: la segregazione dell’autobus venne abolita per legge. Fu una vittoria per tutta l’umanità.

Inglese

L’Africa equatoriale

Dopo le grandi scoperte geografiche del XV e XVI secolo, l’Africa Equatoriale divenne un vero e proprio “serbatoio” di schiavi diretti verso le Americhe per poi essere venduti ai latifondisti e ai proprietari terrieri per essere impiegati nelle piantagioni di cotone, tabacco, caffè e canna da zucchero.

Ambienti e paesaggi

L’Africa Equatoriale si affaccia ad ovest sul Golfo di Guinea ed è attraversata dalla linea dell’Equatore. Il territorio è occupato da un ampio bassopiano delimitato dai seguenti rilievi: il Rwenzori e il Karisimbi; il massiccio della Adamaoua e i rilievi Nord-Equatoriali a nord; i Monti Mitumba e l’altopiano del Katanga a sud; l’altopiano del Gabon ad ovest. La regione è ricca di corsi d’acqua e il fiume principale è il Congo, secondo fiume africano per lunghezza. Le coste sono basse e diventano paludose in corrispondenza delle foci dei fiumi. Il clima è di tipo equatoriale e tropicale, è caratterizzato da intense precipitazioni e temperature elevate. Il paesaggio è costituito dalla foresta pluviale, mentre le zone settentrionali sono occupate dalla savana.

Gli Stati della regione

La regione è divisa in sette Stati: São Tomé e Principe, Camerun, Repubblica Centrafricana, Guinea Equatoriale, Gabon, Congo e Rep. Dem. del Congo.

Popoli e culture

L’Africa Equatoriale ha avuto un processo di popolamento molto lento. La sua densità abitativa è tra le più basse del continente. La maggior parte della popolazione vive in villaggi rurali, ma recentemente lungo la costa occidentale si è sviluppato il fenomeno dell’urbanizzazione, particolarmente rilevante in Gabon. Nella regione vive la popolazione originaria dei Pigmei accanto ai gruppi Bantu e Sudanesi. L’idioma più diffuso è il Bantu ma le lingue ufficiali degli Stati sono quelle europee.

Risorse e sviluppo

La regione può contare su una ricchezza e abbondanza di risorse del sottosuolo come oro, uranio, gas naturale, petrolio e diamanti e anche di una ricchezza forestale. Nonostante tale disponibilità non vi è stato uno sviluppo socio economico uguale per tutti gli Stati, infatti solo il Gabon, il Camerun e il Congo godono di una situazione migliore grazie alla diversificazione delle attività produttive, infatti qui lo sfruttamento delle miniere, dei giacimenti petroliferi e delle risorse forestali (da cui si ricavano legnami pregiati) si affianca alla coltivazione di prodotti di piantagione (caffè, arachidi, cacao, cotone e canna da zucchero, frutta tropicale), alla pesca e al turismo.

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Sintesi

Introduzione Have a dream tesina

La seguente tesina di terza media parte dal celebre discorso I have a dream di Martin Luther King, per collegarsi alle varie materie scolastiche: in Antologia l'analisi de "Io ho un sogno" e "Amare i propri nemici", in Cittadinanza e Costituzione Il "No!" di Rosa Parks, in Inglese Slavery in America, in Geografia L'Africa equatoriale e i diritti negati dei bambini nella Repubblica Democratica del Congo, in Storia la fine della Guerra Fredda, la grande trasformazione sociale, i nuovi movimenti di protesta e le trasformazioni della società, in Tecnologia la bomba atomica, in Letteratura Giuseppe Ungaretti: "In memoria" (biografia autore, analisi e descrizione del protagonista), in Testo Poetico - "A te" di Walt Whitman e "Jim Crow" di Langston Hughes (biografia autori e analisi), in Musica il Jazz e Louis Armstrong, in Arte e Immagine la Pop Art, Roy Lichtenstein e Andy Warhol, in Scienze la genetica di Mendel e le sue tre leggi, in Scienze Motorie Messico 1968, un pugno nero nella storia, in Francese Nelson Mandela.

Collegamenti

Have a dream tesina

  • Antologia - Analisi de "Io ho un sogno" e "Amare i propri nemici".
  • Cittadinanza e Costituzione - Il "No!" di Rosa Parks.
  • Inglese - Slavery in America.
  • Geografia - L'Africa equatoriale e i diritti negati dei bambini nella Repubblica Democratica del Congo.
  • Storia - La fine della Guerra Fredda, la grande trasformazione sociale, i nuovi movimenti di protesta e le trasformazioni della società.
  • Tecnologia - La bomba atomica.
  • Letteratura - Giuseppe Ungaretti: "In memoria" (biografia autore, analisi e descrizione del protagonista).
  • Testo Poetico - "A te" di Walt Whitman e "Jim Crow" di Langston Hughes (biografia autori e analisi).
  • Musica - Il Jazz e Louis Armstrong.
  • Arte e Immagine - Pop Art, Roy Lichtenstein e Andy Warhol.
  • Scienze - La genetica di Mendel e le sue tre leggi.
  • Scienze Motorie - Messico 1968, un pugno nero nella storia.
  • Francese - Nelson Mandela.
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